Il “segreto” di Andrea Pirlo: Calcio & Funzioni Esecutive

Il "segreto" di Andrea Pirlo. Ultimamente numerose ricerche di psicologia dello sport si sono concentrate sullo studio delle abilità percettivo-cognitive

ID Articolo: 29218 - Pubblicato il: 16 aprile 2013
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Il "segreto" di Andrea Pirlo: Calcio & Funzioni Esecutive.

Andrea Pirlo – fonte: Napolinetwork.it

Il “segreto” di Andrea Pirlo. Ultimamente numerose ricerche di psicologia dello sport si sono concentrate sullo studio delle abilità percettivo-cognitive.

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Se pensiamo a un giocatore italiano di uno sport di squadra, che spicca per talento e capacità, vuoi per la grande popolarità di cui gode ancora il calcio nel nostro paese, vuoi per le residue tracce di memoria degli Europei della scorsa estate, a molti di noi potrebbe venire in mente il nome di Andrea Pirlo.

Per chi non lo conoscesse, Andrea Pirlo è uno dei calciatori in attività più vincenti e apprezzati degli ultimi dieci anni, vero e proprio regista e “cervello” del centrocampo prima del Milan, ora della Juventus, e della Nazionale italiana. Detto ciò, quali potrebbero essere le caratteristiche alla base del suo successo sportivo?!  E più in generale quali sono le gli elementi che differenziano un buon giocatore, da un campione?!

La psicologia ha iniziato ad approcciarsi alle discipline sportive occupandosi tradizionalmente di capire come favorire e migliorare le performance degli atleti, focalizzandosi su aspetti come la motivazione, le dinamiche di gruppo, il training mentale. Una diversa linea di ricerche si è successivamente dedicata, senza troppo successo, all’ “identificazione di talenti”, ovvero a ricercare quali potessero essere i tratti e le caratteristiche di personalità che predicono il potenziale successo di un atleta, in modo da poter stilare un vero e proprio identikit psicologico del futuro campione.

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Negli ultimi vent’anni sempre più numerose ricerche di psicologia dello sport si sono concentrate sullo studio delle abilità di tipo percettivo-cognitivo, evidenziando come il successo negli sport di squadra, in particolare nei cosiddetti “ball-games” (sport dove si utilizzano palle e palloni) richieda, oltre a spiccate doti fisiche e di coordinazione motoria, anche una notevole abilità nell’elaborare le informazioni, a causa della complessità e del rapido cambiamento del contesto durante una gara.

Un giocatore di sport di squadra di successo deve essere in grado di tenere sott’occhio costantemente le situazioni di gioco, paragonarle a esperienze passate, creare nuove occasioni, prendere decisioni nel minor tempo possibile, ma anche inibire velocemente le scelte già pianificate che non sono più adatte al contesto presente. Il giocatore ideale, perciò, possiede specifiche qualità: un’eccellente attenzione spaziale e divisa,  notevoli capacità di memoria a breve termine e di mentalizzazione, abilità nel rapido adattamento al contesto, nel cambio di strategie e nell’inibizione di risposte automatiche. Questo tipo di caratteristiche sono indicate nell’ambiente sportivo come “intelligenza di gioco”. Se ascoltiamo opinionisti e telecronisti delle trasmissioni calcistiche commentare le azioni di giocatori particolarmente brillanti, notiamo elogi al loro “senso tattico”, alla “visione di gioco” e più in generale alla loro ”intelligenza calcistica”.

Nel linguaggio neuropsicologico molte di queste abilità sono generalmente conosciute come “funzioni esecutive”.

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Uno studio condotto da ricercatori svedesi, guidati da Predrag Petrovic, del Dipartimento di Neuroscienze Cliniche del Karolinska Institute di Stoccolma, ha evidenziato l’importanza delle funzioni esecutive nella possibilità di prevedere future performance di successo di un calciatore.

In una prima parte dello studio sono stati sottoposti a una valutazione delle funzioni esecutive giocatori di “serie A” svedese (High Division, HD), calciatori di divisioni minori (Lower Division, LD) e un gruppo di controllo standardizzato per età e scolarità.

Messaggio pubblicitario Nella seconda parte dello studio, due stagioni dopo, sono stati comparati i risultati ottenuti al test cognitivo dai giocatori, con delle statistiche calcistiche (ad esempio il numero di goal e di assist) in grado di misurare in maniera più oggettiva possibile il successo delle prestazioni di un calciatore.

Il test principalmente impiegato è stato il Design Fluency (DF), un compito non-verbale di fluenza grafica, che va a indagare capacità di creatività cognitiva, pianificazione, flessibilità, memoria di lavoro e inibizione, in cui è richiesto ai partecipanti di disegnare con una penna il maggior numero possibile di figure-combinazioni diverse tra loro, unendo con linee rette alcuni puntini contenuti in dei quadrati, in un limite di tempo prestabilito. Altri due test esecutivi (Stroop test e il Trail Making test) sono stati utilizzati come controllo del primo compito.

I risultati della prima parte di ricerca hanno evidenziato come i giocatori che militavano nel campionato più importante abbiano ottenuto nei test dei risultati significativamente migliori rispetto a quelli dei calciatori di divisioni inferiori e come entrambi i gruppi di sportivi abbiano collezionato delle prestazioni nettamente più elevate rispetto al gruppo di controllo della popolazione generale. Nella seconda parte dello studio i ricercatori hanno trovato una correlazione significativa tra il test di Design Fluency e i punteggi delle statistiche calcistiche delle due stagioni successive all’esecuzione del compito, risultato che, secondo il gruppo di ricerca, suggerisce un ruolo causale da parte delle funzioni esecutive nel successo dell’attività calcistica.

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Secondo gli autori l’idea che i cosiddetti “top-players” possiedano delle capacità esecutive superiori, potrebbe cambiare il modo di concettualizzare la relazione tra cognizione e successo sportivo. La ricerca di giovani talenti e futuri campioni, infatti, potrebbe avvalersi di valutazioni che tengano conto non solo delle caratteristiche fisiche o tecniche basate sulle performance attuali dell’atleta, ma anche delle misure delle funzioni esecutive tramite test neuropsicologici validati.

In attesa di vedere osservatori-talent scout e neuropsicologi impegnati in fruttuose collaborazioni per scoprire i campioni del futuro, sarebbe curioso e interessante vedere alla prova con i test esecutivi anche i fuoriclasse del presente, come il nostro Andrea Pirlo, per verificare se nell’unire i puntini con un tratto di penna c’è lo stesso talento e la stessa imprevedibile genialità che mostra con il pallone tra i piedi nel rettangolo verde di gioco.

 

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