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Muore a 53 anni Susan Nolen-Hoeksema, grande studiosa del legame tra Ruminazione e Depressione

Susan Nolen-Hoeksema era Capo Dipartimento di Psicologia dell'Università di Yale. Aveva studiato il legame tra Ruminazione e Depressione.

ID Articolo: 24992 - Pubblicato il: 16 gennaio 2013
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 Muore a 53 anni Susan Nolen-Hoeksema, grande studiosa del legame tra Ruminazione e Depressione - Immagine:  © Yale University

Susan Nolen-Hoeksema , Psicologa, ricercatrice e Capo del Dipartimento di Psicologia all’università di Yale, è morta il 2 gennaio 2013 all’età di 53 anni in seguito a un operazione chirurgica.

Il 2 gennaio a seguito di un intervento cardiaco è morta Susan Nolen-Hoeksema, professoressa di psicologia alla Yale University che ha esplorato per prima la prevalenza degli episodi depressivi tra le donne e l’importanza dello stile di pensiero ruminativo come fattore di mantenimento e di rischio per la depressione (Nolen-Hoeksema, 2000).

Il particolare, l’interesse di Susan Nolen-Hoeksema si è focalizzato negli anni sulle possibili spiegazioni della prevalenza della depressione tra le donne (doppia rispetto agli uomini) e, più recentemente, ha indagato le differenze di genere nei problemi di abuso di alcool, nonché la relazione tra alcolismo e depressione (Nolen-Hoeksema, 2004).

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Dalle queste ricerche, la variabile che sembra fare la differenza tra il genere e la tendenza a sviluppare sintomi depressivi è la ruminazione; esisterebbe cioè una maggior tendenza femminile a ragionare sulle cause e le conseguenze di una situazione problematica, contrapposta a una maggiore tendenza ad agire da parte degli uomini.

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Questi studi focalizzati sulla vulnerabilità femminile hanno portato la ricercatrice a vincere nel 2001 il premio della commissione per le donne in psicologia della Amercan Psychiatric Association e nel 2002 il premio per la carriera di ricercatrice da parte del National Institute of Mental Health.

Per chi si occupa di ricerca, il nome di Nolen-Hoeksema richiama soprattutto gli studi sulla ruminazione, che lei ha definito come “la tendenza a rispondere a un disagio focalizzandosi sulle cause e sulle conseguenze dei propri problemi, senza intraprendere nessuna azione di problem solving concreto”. In questo senso, ha senz’altro contribuito a spostare il focus dell’attenzione rispetto al ruolo delle cognizioni nei disturbi mentali dai fattori automatici come le distorsioni cognitive o i bias ai fattori più “volontari”, che richiedono l’impiego costante di risorse attentive e cognitive e che rappresentano oggi un importante tassello nel trattamento protocollizzato dei disturbi d’ansia e dell’umore.

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Negli ultimi anni la ricercatrice si è occupata del ruolo della ruminazione in altri disturbi, come i disturbi di abuso di sostanze e i disturbi alimentari, mostrando come i ruminatori abbiano più probabilità rispetto alle persone che non ruminano di mettere in atto comportamenti impulsivi e disfunzionali, come ubriacarsi e abbuffarsi (Nolen-Hoeksema, Stice, Wade & Bohon, 2007).

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Messaggio pubblicitario MASTER DSA Le ultime ricerche di Nolen-Hoeksema si stavano focalizzando sulla componente adattiva e funzionale della riflessione su se stessi, del modo cioè in cui la ruminazione può avere una controparte costruttiva, che porti a una crescita personale e non a un doloroso black-out (Nolen-Hoeksema, Wisco & Lyubomirsky, 2008) In questo senso, i suoi lavori stavano indagando le componenti personali e temperamentali che possono facilitare l’utilizzo di un’auto-riflessione positiva e l’evitamento di una ruminazione negativa e sterile.

Quella che la Professoressa Nolen-Hoeksema lascia è una comunità scientifica che ringrazia per il suo contributo, per l’aiuto che ha apportato a spostare l’attenzione sulle modalità di pensiero e sui training di gestione della ruminazione. Questo serve agli addetti ai lavori, in un mondo in cui, dalle parole di Nolen-Hoeksema “quando abbiamo una pausa dalle nostre attività quotidiane la maggior parte di noi è inondata da preoccupazioni, pensieri e emozioni che scorrono incontrollate, prosciugando le nostre energie sempre di più. Il mondo sta soffrendo di una epidemica eccessività di pensiero”.

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

 

 

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