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Dietro alle Teorie del Complotto, Cosa si Nasconde?

Teorie del Complotto: un'associazione tra la credenza nelle Teorie del Complotto e la disposizione dell'individuo stesso a complottare.

Di Costanza Prinetti, Daniele Bruni

Pubblicato il 21 Dic. 2012

Aggiornato il 04 Set. 2023 10:59

Dietro alle Teorie del Complotto, Cosa si Nasconde?. - Immagine: © Costanza Prinetti - 2012. Teorie del Complotto: un’associazione tra la credenza nelle Teorie del Complotto e la disposizione dell’individuo stesso a complottare.

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E se l’attentato alle Torri Gemelle dell’11 Settembre fosse in realtà stato orchestrato dallo stesso governo americano? Cosa c’è di vero dietro alla morte della principessa Diana? Siamo davvero sbarcati sulla Luna o è stato tutto progettato sullo scenario di set cinematografico? Cosa si nasconde dietro alle scie chimiche tracciate nel cielo dagli aerei di linea? Siamo sicuri che la cura per il cancro non sia già stata trovata?

Con il verificarsi di eventi socialmente significativi, spesso nell’opinione pubblica possono svilupparsi credenze in scenari alternativi che vanno sotto il nome di Teorie del Complotto (o Teorie della Cospirazione).

Le Teorie del Complotto sono definite come i tentativi da parte dell’opinione pubblica di spiegare la causa di un evento significativo come frutto di una macchinazione da parte di un’alleanza segreta costituita da individui potenti ed al di sopra delle masse (McCauley & Jacques, 1979).

È importante sottolineare però che non tutte le cospirazioni sono teorie folli a priori. Alcune teorie sono state infatti in ultima analisi verificate, come la cospirazione del Watergate (1970). Tuttavia, le più comuni teorie della cospirazione ad oggi diffuse, non sono state ancora provate. È per questo che spiegare la formazione di tali credenze rappresenta un fenomeno di rilevante interesse scientifico. La ricerca ha già infatti mostrato che la popolarità delle teorie del complotto è aumentata negli ultimi anni, probabilmente proprio per effetto della facilità con cui queste teorie si sono diffuse attraverso internet e l’esponenziale sviluppo dei mezzi di comunicazione (Coady, 2006).

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Comunque, qualunque cosa gli psicologi possano pensare personalmente circa le teorie del complotto, ci sono buone ragioni per studiarne il fenomeno. Infatti, le teorie del complotto sono in grado di influenzare le masse senza la loro consapevolezza, e questo può già dirsi molto rilevante. Ad esempio, dopo l’espansione delle teorie del complotto sulla morte della principessa Diana, l’opinione pubblica britannica si dimostrava più incline ad approvare quelle teorie, nonostante razionalmente le persone pensassero che le loro credenze in merito alla casualità dell’evento non fossero cambiate (Douglas & Sutton, 2008).

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In un recente studio (Douglas & Sutton, 2011) viene proposta una spiegazione al quanto convincente, secondo cui, per effetto di un meccanismo socio-psicologico, l’approvazione delle teorie del complotto dipenda dalla disposizione alla cospirazione da parte dello stesso individuo.

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La logica di questa spiegazione può essere esposta seguendo determinate premesse, che ora esponiamo. L’opinione pubblica ricercherebbe in automatico delle spiegazioni socialmente coerenti per eventi ad alto impatto emotivo, come per la morte di celebrità o per l’accadimento di grandi catastrofi internazionali (Leman & Cinnirella, 2007). Per tali eventi, però, le persone in genere non hanno accesso diretto ai fatti che le possano aiutare a distinguere le spiegazioni corrette da quelle non corrette. Al contrario, l’individuo è tenuto a fare affidamento ad una matrice di informazioni spesso contrastanti, provenienti dalle più variegate fonti di informazione (Wallace, 2001). Uno strumento socio-cognitivo che può aiutare le persone in queste situazioni è la cosiddetta “proiezione” (Ames, 2004).

La proiezione è definita come il processo attraverso il quale i pensieri, i sentimenti, le motivazioni, o le tendenze all’azione dell’individuo sono attribuite ad altri individui. Il primo teorico a parlare di questo particolare “meccanismo di difesa” fu il ben noto Sigmund Freud (1896), padre della psicanalisi, teorizzando il fatto che l’essere umano utilizzi questo stratagemma, senza averne consapevolezza, per liberare la propria mente da desideri e motivazioni socialmente indesiderate, proiettandole appunto su qualcuno di esterno al Sé. Al contrario, i modelli teorici contemporanei tendono a vedere la proiezione come un mezzo inconsapevole ed automatico per dare un senso al contesto sociale e coerenza ad informazioni esterne poco attendibili o comunque ambigue (Ames, 2004).

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Il punto teorico cruciale proposto da Douglas e Sutton (2011) è che di fronte alla valutazione delle teorie del complotto, le persone possono utilizzare la proiezione come strumento per capire ciò che gli altri potrebbero avere fatto. Così, per esempio, potrebbero essere meno propensi a respingere l’ipotesi che l’AIDS sia stato creato dagli stessi scienziati del governo, se ritengono che personalmente, trovandosi nella posizione degli stessi ipotetici scienziati, sarebbero stati disposti a crearlo. In questo modo, chi affermerebbe “sì, probabilmente nella loro posizione lo farei”, è soggetto alla relativa affermazione “sì, sicuramente l’hanno fatto”.

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I risultati di questo studio segnano un significativo passo avanti per le ricerche precedenti, che solitamente hanno spiegato la presenza nell’individuo di credenze a favore dell’esistenza di cospirazioni governative segrete come semplice e diretta conseguenza di un deficit individuale, come la sfiducia cronica nei riguardi del prossimo (Goertzel, 1994), o la presenza di conclamati disturbi psichiatrici, come la Paranoia (Knight, 2002).

Ma pensateci bene: e se questo articolo fosse stato redatto per ingannarvi?

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