Sviluppi traumatici. Eziopatogenesi, Clinica e Terapia della Dimensione Dissociativa – Recensione

Sviluppi traumatici: trattazione complessa e sul tema del trauma, delle componenti dissociative e della psicopatologia ad esse riconducibile.

ID Articolo: 23114 - Pubblicato il: 06 dicembre 2012
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Sviluppi Traumatici - Giovanni Liotti, Benedetto Farina (2011) - Copertina

Il libro di Liotti e Farina (2011) è una trattazione complessa e illuminante sul tema del trauma, delle componenti dissociative e della psicopatologia ad esse riconducibile.

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Il concetto di trauma viene riformulato attraverso la definizione di “sviluppi traumatici“, intesi come “condizioni stabili di minaccia soverchiante da cui è impossibile sottrarsi che costellano, ripetendosi con effetti cumulativi, ampi archi di tempo dello sviluppo individuale” (pag. 33).

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Nel modello di Liotti e Farina le esperienze traumatiche non generano patologie dissociative secondo una rigida logica deterministica, bensì appare una realtà clinica consolidata la prospettiva complementare, ossia che i fenomeni dissociativi possano originarsi anche da sviluppi traumatici.

Il Disturbo da Stress Post-Traumatico non descrive eventi traumatici più fini, in particolare le prolungate esposizioni ad esperienze emotivamente disturbanti e la costante assenza di sintonizzazione affettiva tra il bambino e le figure di attaccamento; in questo senso parlare di sviluppi traumatici consente di includere nel quadro clinico molteplici strutture di funzionamento, poiché numerosi disturbi di Asse I e Asse II possono correlarsi a traumi evolutivi virando su processi dissociativi anche a molti anni di distanza dalle esperienze critiche, in concomitanza con fasi di scompenso significative.

EABCT 2012 – Attaccamento & Traumi Complessi. Meet the expert: Giovanni Liotti

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Liotti e Farina non condividono l’interpretazione più diffusa della dissociazione secondo cui essa avrebbe la funzione iniziale di proteggere l’Io da contenuti mentali intollerabili e in seguito esprimerebbe il proprio portato sotto forma di alterazioni della coscienza di sé; al contrario, la dissociazione è in primis un’esperienza di dolore psichico e per la sua gravità richiede che l’Io ne venga protetto mediante l’attivazione di altre operazioni difensive.

Il libro esamina poi alcune importanti implicazioni cliniche, ponendo al centro della riflessione la tematica dell’attaccamento. Gli autori sostengono che, essendo il Modello Operativo Interno dell’attaccamento disorganizzato una delle strutture mentali più facilmente predisposte a rispondere ai vissuti traumatici con modalità dissociative, l’attivazione del sistema motivazionale dell’attaccamento nell’ambito del setting clinico costituisce un rischio rilevante. Un paziente con attaccamento disorganizzato può infatti entrare rapidamente in contatto con la dimensione dissociativa e l’annichilimento psichico che ne deriva, qualora la terapia attivi il suo sistema di attaccamento in maniera precoce o inopportuna.

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A differenza di quanto avviene nella cura del Disturbo da Stress Traumatico, il terapeuta che tratta un soggetto vittima di sviluppi traumatici esitati in altre costellazioni cliniche deve agire con estrema prudenza, perseguendo in primo luogo l’attivazione del sistema cooperativo e mettendo in sicurezza il paziente, così che attraverso una fase di stabilizzazione dei sintomi e di costruzione della fiducia sia possibile disinnescare il pericolo di una nuova traumatizzazione susseguente all’entrata in scena delle dinamiche di attaccamento disorganizzato.

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Diventa perciò fondamentale lavorare sulle abilità metacognitive, le competenze relazionali, le capacità di regolazione emotiva; insieme a queste aree, obiettivi prioritari dell’intervento clinico saranno la costruzione di esperienze emotive correttive a partire dalla relazione terapeutica, il graduale superamento delle angosce legate ai vissuti di attaccamento, l’integrazione di stati mentali ed emotivi dissociati.

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Messaggio pubblicitario  I soggetti con attaccamento disorganizzato – pattern in cui vengono attivate in un processo paradossale entrambe le risposte al trauma, la difesa e la richiesta di cure – si impegnano per mantenere le proprie relazioni interpersonali svincolate dal sistema motivazionale dell’attaccamento, ricorrendo a strategie controllanti che non implichino un investimento emotivo; per questa ragione il trattamento degli sviluppi traumatici si rivolge alla dimensione attuale dell’esperienza dolorosa, affinché l’individuo possa elaborare una rappresentazione di sé nella quale il contenuto traumatico si leghi agli altri elementi della coscienza in un quadro unitario e tollerabile.

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