Vita e Opere di Paola Luzzatto, la Sciamana dell’Arteterapia Italiana

Paola Luzzatto ha dato un considerevole contributo teorico e pratico all’arteterapia.

ID Articolo: 23105 - Pubblicato il: 11 dicembre 2012
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Di Veronica Vincenzi e Gaspare Palmieri 

Vita e opere di Paola Luzzatto, la sciamana dell’arteterapia italiana. - Immagine: © olly - Fotolia.comPaola Luzzatto ha dato un considerevole contributo teorico e pratico all’arteterapia. I suoi insegnamenti, individuabili in numerose pubblicazioni scientifiche, sono preziosi elementi da assimilare per chiunque si interessi di questa disciplina.

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Paola Luzzatto descrive la sua vita come “una treccia colorata”, composta da diversi percorsi che si sono uniti fino a costituire una figura di arteterapeuta dal percorso professionale ed esperienziale unico. Già dalla laurea in Filosofia, con una tesi in Estetica dal titolo Susanne Langer: Il simbolismo nell’arte e nella religione, si potevano intuire i suoi futuri ambiti d’interesse: l’arte e la spiritualità. Da sempre appassionata di cinema e cineamatrice, l’attenzione al simbolo e la sua analisi attraverso la cinepresa, erano manifestazioni del bisogno di individuare forme capaci di esprimere l’esperienza umana e magari di astrarre dal caos uno spazio più organizzato e dotato di senso nel quale poter condividere e comunicare. Questo prelevare frammenti di vita e rappresentarli in modo visivo ritornerà anni dopo nel lavoro clinico con i pazienti, a cui Paola Luzzatto chiederà di rappresentare la propria storia autobiografica attraverso delle immagini. 

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Dopo la laurea, il Dottorato di Ricerca in Religioni Comparate a Ibadan in Nigeria, per studiare la religione e la psicologia del devoto, dove avviene l’incontro con Susanne Wenger, artista viennese trasferitasi nel 1949 a Oshogbo e divenuta sacerdotessa di alcuni culti Yoruba, di cui Paola ha recentemente pubblicato la biografia (Luzzatto 2009).

Nel 1981 si trasferisce a Londra, iscrivendosi alla School of Psychotherapy and Social Studies, che unisce l’insegnamento della psicoanalisi a quello delle psicoterapie cosiddette umanistiche (Rogers, Gestalt, Analisi Transazionale). L’incontro con l’arteterapia avviene frequentando questa scuola, durante la presentazione di un caso clinico. L’idea di poter usare le immagini (simboliche) in una terapia, unire il verbale al non verbale, “il concreto e il simbolico, come dice Susanne Wenger: la Terra e il Cielo”, la conquista a tal punto da iscriversi l’anno seguente al Goldsmith College e divenire lei stessa un’arteterapeuta. 

Per dieci anni rimane a Londra occupandosi di pazienti psichiatrici prima al Tooting Bec Hospital e successivamente al St. Thomas’ Hospital, utilizzando inizialmente la tradizionale modalità arte terapeutica dello Studio Aperto e poi sperimentando al St. Thomas’ un nuovo intervento di carattere maggiormente interattivo: l’Open Session (Luzzatto 1997 ).

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Successivamente si dedica di più a casi individuali, e approfondisce il ruolo dell’arte terapia nelle dipendenze e nei disturbi alimentari (tossicodipendenza; alcoolismo; anoressia), spesso utilizzando la Self-World Image, una tecnica d’ispirazione winnicottiana in cui guida i pazienti a rappresentare graficamente l’idea dell’Io, inserito nel mondo circostante (Luzzatto 1987; 1989; 1994a; 1994b). In questa tecnica il foglio bianco rappresenta il contenitore del mondo, che è a sua volta contenitore della persona.

Messaggio pubblicitario  Paola Luzzatto costruisce un percorso di cura lavorando sulle immagini in divenire, sulle loro successive modificazioni, proponendo delle ipotesi di irrealtà che danno il potere all’individuo di cambiare una situazione data partendo dall’immaginare la situazione stessa trasformata.

Risale a questo periodo anche l’elaborazione della teoria del setting triangolare dell’arte terapia: se fino a quel momento la comunicazione tra il paziente e il terapeuta era stata immaginata come una comunicazione lineare, da lì in avanti avrebbe assunto la forma tripolare caratteristica dell’arteterapia, dove il terzo polo è costituito dall’immagine che esternalizzata visivamente diventa concreta e di conseguenza più diretta ed efficace della parola (Luzzatto 1998).

Il punto fondamentale di questo concetto è che l’atto della visualizzazione sarebbe capace di modificare le proprietà spazio-temporali della comunicazione.Nel processo arteterapeutico non solo l’immagine assume una valenza metaforica, ma diviene “partner silenzioso” del terapeuta, determinando agevolazioni e complessita’ del setting. Il trasfert e il controtransfert si configurano in questi caso come “doppi”, in quanto rivolti anche all’immagine (Luzzatto 2009a). 

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La celebrità di Paola Luzzatto è però dovuta soprattutto all’attività presso il Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, dove dal 1995 si è occupata di pazienti oncologici. Come è noto tra i malati di cancro vi è un’alta percentuale di persone che reagiscono alla malattia con stati di ansia e di depressione. In questa tipologia di pazienti il lavoro psicologico non può prescindere dal corpo: un corpo malato, che ha subito interventi chirurgici, debole, talvolta estraneo al suo possessore.

A questo riguardo l’arteterapeuta ha ideato la tecnica del Contorno del Corpo (Luzzatto et al 2003), in cui viene utilizzato un foglio A4, con disegnata una sagoma corporea, che il paziente e’ invitato a riempire. Con questa tecnica è stato riscontrato come sia più semplice esprimere innanzitutto visivamente la presenza del dolore fisico, ma anche inserire il corpo in una situazione positiva o avvolgerlo in una sorta di protezione divino-spirituale.

Durante la sua attività in ambito oncologico ha inoltre messo a punto il Viaggio Creativo (Luzzatto & Gabriel 2000), un intervento in dieci tappe, rivolto a piccoli gruppi di pazienti che hanno appena terminato le cure (chirurgia, radioterapia, o chemioterapia). Lo scopo di questa tecnica è quello di aiutare ciascun paziente a non lasciarsi intimidire dalla pagina bianca (metaforicamente dall’incognita del futuro), sperimentare varie tecniche espressive per scoprire quelle più congeniali e trovare al termine di ogni incontro un’immagine significativa che rafforzi l’identità personale.

Messaggio pubblicitario  Una maggiore consapevolezza, la riscoperta di ricordi perduti, un differente approccio verso la negatività, una rinnovata empatia, sono solo alcuni dei risultati raggiunti da chi ha intrapreso il viaggio. Paola Luzzatto, in collaborazione con i suoi studenti, ha poi portato per la prima volta l’arte terapia in camera sterile, ai pazienti oncologici che si trovano in isolamento per settimane e mesi, per il trapianto di midollo, offrendo  interventi che facilitano la comunicazione e aiutano ciascun paziente a ricontattare le sue risorse personali (Gabriel et al 2001).  

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Paola Luzzatto ha dunque dato un considerevole contributo teorico e pratico all’arteterapia. I suoi insegnamenti, individuabili in numerose pubblicazioni scientifiche, sono preziosi elementi da assimilare per chiunque si interessi di questa disciplina. Al momento attuale, tornata in Italia, si sta adoperando per dare maggiore “dignità” a una professione purtroppo non sempre riconosciuta in ambito accademico (Luzzatto 2002; 2010).

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BIBLIOGRAFIA:

  • Luzzatto P. (1987) The internal world of drug-abusers projective pictures of self-object relationships ( a pilot study), B. J. Projective Psychology, 32 (2), pp. 22-33
  • Luzzatto P.(1989) Drinking problems and short-term art therapy: working with images of withdrawal and clinging, in A. Gilroy, T. Dalley, Pictures at an Exibition, Tavistock/Routledge, London, pp. 207-219
  • Luzzatto P. (1994a) Anorexia Nervosa and Art Therapy: The double trap of the anorexic patient in The Arts in Psychotherapy, 21(2), pp. 139-143 
  • Luzzatto P. (1994b) Art therapy and anorexia. The mental double trap of the anorexic patient. The use of art therapy to facilitate psychic change, In D. Dokter, Arts therapies and clients with eating disorders: fragile boards,London, Jessica Kingsley Publishers, pp. 60-75
  • Luzzatto P. (1997) Short-term art therapy on the acute psychiatric ward: the open session as a psychodynamic development of the studio-based approach, INSCAPE journal of BAAT, 2 (1), pp. 2-10
  • Luzzatto P. (1998a) From psychiatry to psycho-oncology. Personal reflections on the use of art therapy with cancer patients,In Pratt M., Wood M., Art therapy in Palliative care: the creative response, Routledge, London, pp. 169-175
  • Luzzatto P. (1998b) L’approccio comunicativo in arte terapia e l’uso delle tre dimensioni: espressiva, cognitiva e analitica, In Belfiore M., Colli L. M., Tra il Corpo e l’Io: L’Arte e la Danza-Movimento Terapia ad orientamento psicodinamico, Pitagora, Bologna, pp. 59-69
  • Luzzatto P., Gabriel B. (2000) The creative journey: a model for short-term group art therapy with post treatment cancer patients,Art therapy: Journal of the american art therapy association, 17 (4), pp. 265-269
  • Gabriel B., Bromberg E., Vandenbovenkamp J., Walka P., Kornblith A., and Luzzatto P. (2001) Art therapy with adult bone marrow transplant patients in isolation:  a pilot study, Psycho-Oncology, 10, pp.114-123
  • Luzzatto P. (2002)  L’intervento di arte terapia e Il ruolo dell’arte terapeuta. In: Bellani et al (eds) Psicooncologia. Masson, Milano. pp 933-941; 1093-1041.
  • Luzzatto P., Sereno V., Capps R., (2003) A communication tool for cancer patients with pain: The art therapy technique of the Body outline,in Palliative and Supportive Care, 1 (2), pp. 135-142
  • Luzzatto P. (2009a) Arte terapia una guida al lavoro simbolico per l’espressione e l’elaborazione del mondo interno, Cittadella editrice, Assisi
  • Luzzatto P. (2009b) Susanne Wenger, artista e sacerdotessa, Atheneum, Firenze
  • Luzzatto P., Scassolini S. (2010), L’arte terapia nella depressione infantile, Cap.17. In: C. Ciampi et al. La Depressione 0-14 anni, Hygeia,Cagliari
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