SITCC 2012 – DISTURBI DELL’ ALIMENTAZIONE: PROGRESSI E SFIDE FUTURE

SITCC 2012 - Terapia Cognitivo-Comportamentale Transdiagnostica (CBT-E), l’ultima versione del trattamento per i Disturbi dell’Alimentazione

ID Articolo: 19632 - Pubblicato il: 29 ottobre 2012
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Riccardo Dalle Grave - Medico Psicoterapeuta -

Dott. Riccardo Dalle Grave, Medico Psicoterapeuta, al Congresso SITCC 2012

SITCC 2012 – Disturbi dell’alimentazione, progressi e sfide future: l’intervento del dott. Riccardo Dalle Grave

 

Il DSM-IV distingue i Disturbi della Condotta Alimentare (DCA) in Anoressia Nervosa (AN), Bulimia Nervosa (BN) e Disturbi dell’Alimentazione non altrimenti specificati (NAS), suggerendo che tali disturbi siano tra loro distinti. In realtà, però, presentano molte caratteristiche comuni e in ambito clinico si osserva spesso nel decorso di queste malattie una migrazione da una diagnosi all’altra.

Alla luce di ciò Christopher Fairburn, autorità di fama internazionale sui DCA, propone che tali disturbi vengano considerati come un’unica categoria. Fairburn (2010) ha pertanto sviluppato una specifica terapia cognitivo comportamentale focalizzata sulla psicopatologia dei DCA, flessibile, cucita su misura per il paziente e volta al trattamento di BN, AN e DCA NAS: la Terapia Cognitivo-Comportamentale Transdiagnostica (CBT-E), l’ultima versione del principale trattamento empiricamente fondato per i Disturbi dell’Alimentazione (la CBT-BN, che però fu ideata per pazienti con BN).

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Alla SITCC il dott. Dalle Grave ha illustrato in anteprima due interessanti studi in fase di pubblicazione sull’applicazione della CBT-E in adulti (Enhanced Cognitive Behaviour Therapy for Adults with AN: a UK – Italy Study) e adolescenti (Enhanced Cognitive Behaviour Therapy for Adolescents with AN: An Alternative to Family Therapy) con Anoressia Nervosa.

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Da questi studi emerge che la CBT-E è ben accettata anche dai pazienti affetti da AN ed ottiene un esito soddisfacente in termini di aumento del BMI, di riduzione della psicopatologia e di mantenimento del peso nel tempo. Si osserva però una difficoltà nell’agganciare le pazienti alla terapia: un terzo infatti non completa il trattamento; il BMI non pare essere predittivo del drop-out delle pazienti, a differenza, invece, della psicopatologia specifica del DCA: più elevata risulta essere la psicopatologia, maggiore è la probabilità che il trattamento non venga completato.

Accertata l’efficacia della CBT-E, le sfide future di certo non mancano.

Secondo Dalle Grave innanzitutto è necessario comprendere meglio i meccanismi d’azione di questa terapia e a tal proposito sono in corso studi che ne stanno valutando i potenziali mediatori del cambiamento, ovvero la procedura della misurazione settimanale del peso, del mangiare in modo regolare, dell’affrontare le regole dietetiche e il check della forma del corpo.

Messaggio pubblicitario In secondo luogo bisogna potenziarne l’efficacia e migliorare il tasso di riposta valutando il trattamento di eventuali problemi coesistenti con il DCA (es. depressione) o valutando la possibilità di intensificare il trattamento sia a livello ambulatoriale (es. pasti assistiti, aumento del numero di sedute di psicoterapia settimanali) che ospedaliero.

In ultimo, si deve “disseminare il trattamento; “pochi terapeuti utilizzano la CBT-E e tra questi non tutti la applicano in modo rigoroso”. Ecco perché sono in corso di valutazione diverse strategie come la stesura di manuali per i terapeuti, l’organizzazione di corsi di formazione intensiva sulla CBT-E, la creazione di un progetto di formazione CBT-E online (Oxford Study) e la supervisione a distanza (via Skype).

TECNOLOGIA E PSICOLOGIACYBERPSICOLOGIA

In conclusione la CBT-E è un trattamento efficace empiricamente supportato, transdiagnostico, nonché l’intervento evidence-based di prima scelta da consigliare ad adulti affetti da DCA. Auspichiamo che sempre più terapeuti ne vengano a conoscenza e la applichino in maniera corretta sia a livello ambulatoriale che ospedaliero.

 

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