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Discalculia evolutiva: caratteristiche, eziologia e trattamento

La discalculia evolutiva è un disturbo delle capacità di calcolo in assenza di deficit neurologici e fa parte dei disturbi specifici dell'apprendimento. 

ID Articolo: 118868 - Pubblicato il: 16 marzo 2016
Discalculia evolutiva: caratteristiche, eziologia e trattamento
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Con il termine discalculia evolutiva (o disturbo del calcolo) si intende un disturbo caratterizzato da prestazioni inferiori a quelle previste in base all’età cronologica nella capacità di calcolo (produzione e comprensione della quantità, riconoscimento dei simboli numerici e corretta esecuzione delle operazioni aritmetiche di base), escludendo la compromissione di abilità più complesse, per esempio riguardanti la risoluzione di problemi di carattere algebrico o geometrico (Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012).

Per poter parlare di discalculia sono necessarie altresì altre condizioni (che accomunano tutti i Disturbi specifici dell’apprendimento): intelligenza generale nella norma, assenza di deficit neurologici, sensoriali o psichiatrici e frequenza scolastica e istruzione adeguata (Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012).

Secondo quanto riportato nel DSM-5 (American Psychiatric Association, 2013) la discalculia fa riferimento a una serie di compromissioni dell’abilità numerica, che vanno dall’apprendimento del concetto di numero, alla memorizzazione di fatti aritmetici, al calcolo accurato o fluente, fino al ragionamento matematico corretto, con un’interferenza significativa sia con l’apprendimento scolastico che con le normali attività della vita quotidiana.

Discalculia evolutiva: prevalenza e comorbidità

I dati sulla diffusione del fenomeno, calcolati sulle segnalazioni fatte dalla scuola, indicano che il 20% degli studenti italiani incontra difficoltà, spesso significative, nell’apprendimento del sistema dei numeri (con una media di cinque bambini per classe): un dato allarmante, che si scontra però con quanto riportato dall’autorevole International Academy for Research in Learning Disabilities (IARLD, 2005) secondo cui solo lo 0,2% dei bambini sarebbe affetto da discalculia evolutiva (Lucangeli e coll., 2006). La differenza tra le due fonti sarebbe spiegabile con la confusione tra le categorie di difficoltà di apprendimento e disturbo specifico di calcolo, attraverso il concetto di “resistenza al trattamento”. Se, infatti, un bambino, in difficoltà nell’area del calcolo, con aiuti mirati, ottiene un miglioramento significativo delle proprie competenze, nel caso di discalculia evolutiva, gli stessi trattamenti tendono a una minore efficacia (Lucangeli e coll., 2006).

Messaggio pubblicitario Se la discalculia è di per sé un problema invalidante, raramente esso si presenta da solo; frequente è l’associazione con altri disturbi specifici dell’apprendimento quali Dislessia, Disortografia o Disgrafia: circa il 40% dei bambini presenterebbe infatti dislessia e discalculia, suggerendo la presenza di un comune deficit di automatizzazione o a carico della memoria di lavoro (Simmons e Singlenton, 2007, citato in Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012).

Riguardo le cause del fenomeno, la presenza di una predisposizione genetica alla discalculia è stata avanzata fin dal 1974 da Kosc; più recentemente, Shalev e Gross-Tsur (2001) hanno riscontrato, in circa la metà di fratelli e sorelle di bambini con discalculia, la presenza della patologia, con un rischio di 5-10 volte maggiore rispetto alla popolazione dove la familiarità è assente (citato in Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012).

Discalculia evolutiva: l’importanza della diagnosi precoce

Il primo passo per affrontare la discalculia è porre particolare attenzione a segni di riconoscimento precoci, che corrispondono alle aree da indagare ai fini della formulazione di una diagnosi accurata, in particolare (Vio, Tressoldi e Lo Presti, 2012):
1. Abilità lessicali (riconoscimento visivo dei numeri, per esempio 2 e 6, e lettura o scrittura di numeri sotto dettatura);
2. Corretta stima della grandezza e del rapporto maggiore/minore, che include la capacità, presente dall’età prescolare, di conoscere la quantità “a colpo d’occhio” (3 maggiore di 5);
3. Abilità pre-sintattiche (associazione di una quantità di oggetti a un numero);
4. Strategie di conteggio (enumerazione all’indietro, ordinare dal più grande al più piccolo);
5. Memorizzazione di fatti numerici (somma di numeri uguali o tabelline con numeri uguali).

In relazione al trattamento è importante sottolineare come per poter parlare di un efficace progetto riabilitativo, esso debba rientrare nella prospettiva de-medicalizzante del disturbo: limitazione, dunque, del ricorso alla certificazione legale della disabilità e focalizzazione delle risorse professionali ed economiche sulla messa in atto sia di strategie riabilitative specifiche per migliorare le abilità di calcolo che di misure compensative e dispensative da parte dei docenti.

Discalculia evolutiva: il trattamento con il Programma Feuerstein

Riguardo al primo aspetto, uno dei programmi più adoperati a livello internazionale è il Programma di Arricchimento Strumentale di Feuerstein che si prefigge come obiettivi fondamentali l’arricchimento del repertorio individuale delle strategie cognitive necessarie per l’apprendimento e il recupero delle funzioni cognitive carenti. L’intervento si compone di quattordici strumenti, che intervengono ciascuno su precise funzioni cognitive, al fine di fornire nuove occasioni per sperimentare le proprie capacità, avviare una riflessione metacognitiva e trasformare il tipico stile cognitivo passivo e dipendente in direzione di una maggiore autonomia (Feuerstein e coll., 2008).

Messaggio pubblicitario centro psicoterapia Insieme a una riabilitazione vera e propria, caratterizzata da strumenti operativi efficaci, la scuola deve adoperarsi attraverso alcune semplici regole, quali l’utilizzo di un linguaggio semplice, evitando spiegazioni articolate, ovvero l’utilizzo preferenziale di materiali concreti, come disegni o semplici diagrammi, in linea con le raccomandazioni elaborate dalla Consensus Conference sull’uso delle misure compensative per i soggetti con Disturbi specifici dell’apprendimento (2007).

In particolare, per favorire un miglior approccio all’apprendimento numerico, Butterworth e Yeo (2011) suggeriscono l’utilizzo di materiali specifici, come blocchi che rappresentano i valori in base 10, monete, piste numeriche, metri rigidi, con l’aggiunta dell’uso della calcolatrice, strumento che riduce il carico della memoria di lavoro, pur non dovendosi però ritenere sostitutivo di un adeguato programma di stimolazione delle competenze, come prima esposto. Vi sono poi da considerare le ricadute negative della discalculia sull’autostima e sull’umore, il rifiuto della scuola o i comportamenti ostili: ecco perché la psicoterapia assume un’importanza fondamentale nel trattamento. La psicoterapia cognitivo-comportamentale, a questo scopo, fornisce un valido supporto, stimolando la valutazione realistica dei propri mezzi e delle difficoltà dei compiti proposti, focalizzandosi sulla regolazione dell’autostima e dell’aggressività, cause frequenti della demotivazione scolastica, e prevedendo il coinvolgimento della famiglia (Terzocentro di psicoterapia cognitiva, 2016).

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Psicopedia - Immagine: © 2011-2012 State of Mind. Riproduzione riservata

Discalculia - Definizione Psicopedia

La discalculia riguarda l’abilità di calcolo, sia nella componente dell’organizzazione della cognizione numerica sia in quella delle procedure esecutive.

Bibliografia

  • American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC: Author.
  • Butterworth, B., e Yeo, D. (2011). Didattica per la discalculia. Attività pratiche per gli alunni con DSA in matematica. Trento: Erickson.
  • Feuerstein, R., Feuerstein, R.S., Falik, L.H., e Rand, Y. (2008). Il Programma di Arricchimento Strumentale di Feuerstein. Trento: Erickson.
  • Lucangeli, D., Dupuis M., Genovese, E., e Rulli, G. (2006). L’apprendimento difficile: la percezione dei disturbi e delle difficoltà a scuola. Indagine pilota nella scuola primaria e secondaria di primo grado. Firenze: Istituto degli Innocenti.
  • Terzocentro di psicoterapia cognitiva (2016). Il Disturbo del calcolo o Discalculia. Consultato il 29 Febbraio 2016, su http://www.terzocentro.it/cosa_curiamo/disturbi_adolescenza/disturbo_del_calcolo_discalculia.html
  • Vio, C., Tressoldi, P.E., e Lo Presti, G. (2012). Diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento scolastico. Trento: Erickson.
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