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Conversazioni con Alfredo Canevaro. L’incontro e l’emozione in psicoterapia (2026) di A. Canevaro ed E. Torres – Recensione

Conversazioni con Alfredo Canevaro (2026) approfondisce il ruolo del rispetto reciproco nella terapia di coppia e nel cambiamento terapeutico

Di Alberto Vito

Pubblicato il 03 Nov. 2026

Conversazioni con Alfredo Canevaro (2026): il ruolo delle emozioni in psicoterapia

L’editore napoletano Luigi Guerriero è divenuto da alcuni anni il principale riferimento italiano per le pubblicazioni di Alfredo Canevaro, il noto psichiatra argentino che vive da alcuni decenni in Italia, pur mantenendo costanti contatti professionali sia con la penisola iberica che con il Sud America.

L’ultimo volume, stampato a Maggio 2026 ed uscito sia in Italia che in Spagna, si intitola: Conversazioni con Alfredo Canevaro (2026) ed è il resoconto di lunghi dialoghi avvenuti tra Alfredo e Eduardo Torres, venuto nel nostro paese per una settimana proprio per intervistarlo.

Torres è psicologo, dirige una scuola di psicoterapia a Madrid, docente presso istituzioni universitarie spagnole, cofondatore nel suo paese dell’approccio definito Psicoterapia emozionale Sistemica.

Canevaro è già noto ai lettori di State of Mind, psichiatra e psicoterapeuta con un’iniziale formazione psicoanalitica, è stato il primo presidente della Società Argentina di Terapia Familiare e fondatore della prima rivista in lingua spagnola di tale approccio, autore di volumi influenti nel campo della psicoterapia, impegnato da molti anni come clinico, didatta e supervisore.

I due si sono conosciuti nel 2024 e dal testo emerge con chiarezza la vicinanza culturale e la simpatia tra i due colleghi. Il più giovane si avvicina con rispetto a quello più anziano reputato un proprio maestro, il quale, come sa chi lo ha frequentato personalmente, a sua volta non si risparmia in un confronto ampio e sincero in cui trasmettere il suo pensiero ma anche ricordi e aneddoti personali.

Il fil rouge del libro Conversazioni con Alfredo Canevaro (2026) è l’importanza delle emozioni in psicoterapia, oggetto di un altro libro di Canevaro scritto a quattro mani con Esteban Lazo. La psicoterapia non è solo un’esperienza cognitiva ed il cambiamento avviene in virtù dell’attivazione emotiva suscitata dall’incontro con l’altro. Il recupero dell’importanza delle emozioni, sia del terapeuta che dei pazienti, in terapia familiare, inizialmente escluse nei modelli con riferimento alla prima cibernetica, ha comportato nel suo modello di terapia l’uso di esercizi talvolta anche semplici ma capaci di una profonda riattivazione emotiva. L’esercizio dello zaino e il rituale di ringraziamento reciproco in una coppia in via di separazione sono tra i più noti, ma Alfredo ricorda sempre l’importanza di guardarsi negli occhi o di prendersi per mano. 

Canevaro e la terapia di coppia: il ruolo della famiglia d’origine e della fiducia

Altra pietra miliare del pensiero di Canevaro, rimasto coerente nel tempo, è il rilievo dato al contesto, a partire da quello familiare, per comprendere il comportamento umano. 

Questo è molto evidente nel modello di terapia di coppia da lui adottato, che costituisce il tema di uno dei capitoli, ove è prevista la convocazione delle famiglie d’origine dei due partner, in incontri separati che avvengono nella fase iniziale del processo terapeutico. Anche lo statunitense James Framo utilizzava la presenza della famiglia d’origine ma nelle fasi conclusive del processo, come una sorta di completamento del percorso. Per Canevaro, invece, si tratta di un momento iniziale, necessario per comprendere il funzionamento psichico ed il modello relazionale che, come una sorta di copione, viene poi attivato nella vita di coppia. Egli fa riferimento al concetto kleiniano di identificazione proiettiva, che qui diventa “reciproca” tra i partner come meccanismo difensivo attivato nei momenti di stress in cui entrambi attribuiscono all’altro proprie caratteristiche irrisolte. Gli incontri con la famiglia d’origine consentono proprio di ricollocare la differenziazione non completamente risolta nel suo ambito originale, senza coinvolgere il partner. E, altra originalità del modello, non viene fatto obbligo ai partner di riferirsi i contenuti delle sedute con la propria famiglia, lasciando piena libertà a ciascuno di scegliere cosa raccontare alla/al compagna/o. 

In questo profondo rispetto per la privacy emerge un’altra convinzione cardine di Alfredo: la fiducia non è sapere tutto dell’altro, bensì rispettare la sua sfera privata. Non è vero, ricerche alla mano, che le coppie che funzionano meglio sono quelle in cui ci si racconta tutto. Qui compare la sua profonda conoscenza dell’essere umano e la necessità di una visione realistica per affrontare i problemi che inevitabilmente la relazione con l’altro ci pone. 

Eppure egli ci ricorda anche come siano proprio le relazioni, con la possibilità di pensare, fare e sentire, a costituire la migliore opportunità di cura per gli esseri umani, laddove sono fondate sull’ascolto e sul profondo rispetto reciproco, pur nelle diversità. 

Infine, nel libro, trattandosi del resoconto di lunghe chiacchierate, non mancano considerazioni riguardanti il ruolo della famiglia d’origine nella vocazione del terapeuta, gli strumenti anche di autocura per proteggersi dallo stress professionale e dal contatto continuo con la sofferenza, ricordi personali di chi ha fatto dell’onestà privata ed intellettuale la cifra più evidente di una vita ben spesa.

Riferimenti Bibliografici
  • Canevaro, A., & Torres, E. (2026). Conversazioni con Alfredo Canevaro. L’incontro e l’emozione in psicoterapia. Luigi Guerriero Editore.
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