expand_lessAPRI WIDGET

Cosa succede quando usiamo le app di dating in vacanza – Psicologia Digitale

Le app di dating in vacanza vengono utilizzate in modo diverso rispetto alla quotidianità, influenzando incontri, aspettative e dinamiche relazionali

Di Chiara Cilardo

Pubblicato il 17 Lug. 2026

App di dating in vacanza: perché il nostro modo di conoscere gli altri cambia

PSICOLOGIA DIGITALE – (Nr. 92) Cosa succede quando usiamo le app di dating in vacanza

Luglio: tempo di estate, sole caldo e vacanze. Che la meta sia il mare, la montagna o un viaggio esotico, per le tanto agognate ferie basta chiudere la valigia perché la nostra mente cambi assetto e si predisponga a nuovi modi di vivere il tempo e le relazioni.
La vacanza, infatti, è una sorta di tempo sospeso, una parentesi racchiusa tra un punto di partenza e uno di ritorno in cui le aspettative e le abitudini di tutto l’anno si allentano. 
Lontano dallo sguardo del nostro contesto sociale e lavorativo abituale, senza i nostri ruoli abituali addosso, ci riscopriamo più curiosi e aperti all’inedito. È una preziosa occasione per sperimentare sfumature di noi che la routine tende a lasciare sullo sfondo.
Questa apertura verso il nuovo si riflette inevitabilmente anche sul nostro modo di usare la tecnologia. Certo, nessuno di noi rinuncia allo smartphone che sia per scattare una foto o per scrollare pigramente nei momenti di relax. Eppure, quando cambiamo coordinate geografiche, cambia anche il nostro modo di porci nei confronti del mondo digitale (Soro et al., 2022). 
È ciò che accade con le app di dating. Strumenti ormai sdoganati nella routine di tutti i giorni per cercare conoscenze o relazioni, subiscono una vera e propria trasformazione nel modo in cui li utilizziamo quando cambiamo città. Ma quali sono, concretamente, queste differenze? Cosa succede quando usiamo le app di dating in vacanza?

Dalla curiosità culturale all’ego-boost: perché apriamo le app in viaggio

Quando ci troviamo in un luogo nuovo, le motivazioni che ci spingono ad aprire un’app di dating si trasformano profondamente rispetto a quando siamo a casa. Molti viaggiatori, infatti, non si muovono spinti dal solo desiderio di trovare un incontro romantico o l’avventura estiva, ma utilizzano queste piattaforme come una vera e propria scorciatoia per entrare in contatto con l’anima più autentica del territorio (Broeker, 2024). 

L’app viene così utilizzata per fare social sourcing, ovvero per usare la rete come una fonte diretta di contatti e informazioni sul campo. La chat si trasforma in un canale privilegiato per accedere alla cosiddetta local knowledge, quella conoscenza del territorio che appartiene solo a chi ci vive davvero: un modo per interagire con i residenti e scovare ristoranti non turistici, spiagge nascoste o piccoli eventi culturali fuori dai circuiti di massa (Soro et al., 2022). 
Accanto al desiderio di scoperta, si attivano meccanismi di ego-boosting e novelty seeking. Con il primo termine intendiamo quella spinta a rinvigorire la nostra autostima attraverso l’approvazione altrui, mentre il secondo descrive l’inclinazione a ricercare stimoli sempre nuovi e inediti.

Proprio per questo, ricevere un apprezzamento da qualcuno che appartiene a un contesto diverso dal nostro si traduce in un’immediata sensazione di gratificazione. Diventa una forma di validazione utile a testare il proprio appeal in un territorio neutro, del tutto svincolato dai giudizi e dalle dinamiche della nostra routine (Leurs, & Hardy, 2019). 

Le dinamiche nascoste delle app di dating in vacanza

Se da un lato questo approccio arricchisce l’esperienza del viaggio, dall’altro può generare qualche fraintendimento e scivolare in un comportamento un po’ utilitaristico. Il rischio è che si crei uno squilibrio nelle intenzioni: l’approccio all’altro può non essere dettato da desiderio o interesse nella conoscenza quanto dal bisogno di qualcuno da “usare” durante le vacanze. In questo modo la relazione si svuota di un autentico scambio reciproco e il contatto viene archiviato non appena si prepara la valigia per il ritorno. 

C’è poi un fattore legato al tempo. Se nella vita di tutti i giorni il sovraccarico di scelta (choice overload) dovuto ai tantissimi profili online si gestisce con calma nell’arco di settimane, in vacanza, invece, la consapevolezza di avere i giorni contati mette una certa fretta: si avverte la pressione di dover concretizzare subito il match, trasformando la chat in un incontro reale nel più breve tempo possibile (Thomas et al., 2025). 

Questa fretta può generare una leggera frustrazione se le cose non si concretizzano subito. Inoltre, muoversi in un contesto che non si conosce richiede un briciolo di attenzione in più. Senza i punti di riferimento e i codici culturali a cui si è abituati a casa, decodificare i profili e le intenzioni degli altri richiede un carico mentale extra. Quello che era nato come un semplice svago può richiedere così una quota di prudenza e di impegno organizzativo che finisce per togliere un po’ di spensieratezza all’esperienza (James et al., 2019).

Il ghosting da rientro e il bilancio emotivo a fine vacanza

Il vero impatto di queste dinamiche si fa sentire soprattutto alla fine, quando l’illusione estiva finisce ed è il momento di chiudere i bagagli per tornare alla realtà. Anche se si è consapevoli che certe storie hanno una data di scadenza, lo smartphone rende facilissimo continuare a rimanere in contatto, alimentando aspettative e proiezioni sul futuro. Il cortocircuito si consuma proprio al ritorno: basta che uno dei due smetta di rispondere per rimettersi nei binari della propria routine quotidiana ed ecco che si materializza il “ghosting da rientro”.

È difficile vivere questo silenzio come la logica conclusione di una parentesi estiva, somiglia più a un piccolo lutto relazionale, un rifiuto che finisce per alimentare dubbi e insoddisfazione. Chi tende a legarsi rapidamente può soffrire particolarmente per questa dinamica e provare un senso di vuoto e di delusione. Questo dispiacere va così a sommarsi e ad amplificare la classica malinconia del ritorno alla routine, quel mix di stanchezza e nostalgia definito post-vacation blues (Bretones, 2017).
È un po’ l’ironia di queste dinamiche: usiamo la tecnologia per goderci la leggerezza estiva e aggiungere un pizzico di novità, ma i giorni di vacanza, per definizione, hanno i minuti contati. Senza una chiara consapevolezza di come funzionano questi meccanismi, può capitare di chiudere la valigia a fine stagione scoprendosi un po’ più svuotati e stanchi, anziché rigenerati e pronti a ripartire.

Riferimenti Bibliografici
CONSIGLIATO DALLA REDAZIONE
Lutto digitale: come i social media cambiano l’elaborazione della perdita – Psicologia Digitale

Il lutto digitale modifica il rapporto con la perdita, intrecciando bisogno di connessione, validazione emotiva e nuove modalità di elaborazione del dolore

cancel