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Alle prese con la rabbia propria e dei figli: come se la cavano i genitori?

Comprendere e gestire la rabbia nei bambini implica riconoscere fattori emotivi, contesto familiare e strategie educative efficaci

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 14 Mag. 2026

La gestione della rabbia nei bambini: sfide quotidiane per i genitori

Le reazioni rabbiose dei bambini nella quotidianità possono mettere a dura prova i genitori: che siano litigi tra fratelli, non volersi alzare dal letto per andare a scuola oppure proteste per i limiti di tempo riguardo all’uso dei dispositivi digitali, capita che i genitori si ritrovino alle prese con intense espressioni di rabbia dei figli. 

Per alcuni genitori non è così semplice né scontato aiutare i loro bambini a regolare quest’emozione intensa. Secondo un sondaggio americano (University of Michigan Health C.S. Mott Children’s Hospital National Poll on Children’s Health), una persona su sette ritiene che suo/a figlio/a si arrabbi più frequentemente rispetto ai coetanei, 7 genitori su 10 riconoscono di essere “un cattivo esempio” per i propri figli nella gestione della rabbia; due su cinque temono che queste esplosioni di rabbia possano causare problemi e difficoltà per i loro figli (tra cui anche conseguenze negative come difficoltà con gli amici, farsi del male o fare del male a terzi, avere difficoltà di condotta anche a scuola). 

Il ruolo genitoriale nella regolazione della rabbia: evidenze da un sondaggio recente

Il sondaggio ha coinvolto più di 1000 genitori di bambini di età compresa tra i 6 e i 12 anni e si è svolto nel 2024.

Le figure genitoriali giocano un ruolo chiave nel supportare e nell’insegnare ai bambini come elaborare e gestire la rabbia in modo adeguato. Per questo è essenziale che siano consapevoli dell’importanza del loro ruolo, si riconoscano nei loro limiti e difficoltà e possano comprendere strategie utili al fine di essere validi riferimenti per agevolare la regolazione delle emozioni, rabbia inclusa, dei figli. Anche dal sondaggio nazionale americano, infatti, si evidenzia che ben 1 genitore su tre non ha ricevuto nessun consiglio o raccomandazione su come aiutare i propri figli a gestire la rabbia

Dal sondaggio emerge allo stesso tempo una percentuale di genitori più fiduciosi: più di un terzo dei genitori intervistati vede dei miglioramenti nella gestione della rabbia nei propri figli. 

Come aiutare i bambini a gestire rabbia e frustrazione: strategie pratiche per i genitori

Alcune strategie che i genitori intervistati trovano utili per supportare il proprio bambino a gestire la rabbia o la frustrazione sono: 

  • Aiutare i bambini a identificare alcuni modi pratici e veloci per calmarsi, ovvero per diminuire l’intensità della rabbia: ad esempio, allontanarsi dalla situazione che genera rabbia, portare l’attenzione sul respiro, contare fino a 10, sfogare la rabbia in modo fisico ma sicuro (es. stringere una pallina antistress), pensare a qualcosa di bello. Questi suggerimenti semplici e pratici sono finalizzati a creare in prima battuta un break dal momento di alta frustrazione, favorendo la diminuzione dell’intensità dell’emozione. 
  • Riconoscere cosa si cela dietro la rabbia. In tal senso, i genitori riconoscono l’importanza di riconoscere i fattori di vulnerabilità che possono rendere più probabile l’insorgenza di episodi di rabbia, come ad esempio assicurare una giusta quantità di ore di sonno e di riposo, evitare anche un sovraccarico di impegni e identificare quali potrebbero essere i trigger attivanti per ciascun bambino. Spesso, l’emozione della rabbia si configura come uno stato emotivo secondario rispetto alla paura oppure alla delusione e alla tristezza per aspettative che non vengono soddisfatte. Validare lo stato emotivo del bambino è importante, quindi riconoscendolo e rimandando l’idea che la rabbia sia comprensibile.  
  • Proporsi come esempi di regolazione della rabbia: la rabbia è un’emozione che si può gestire, che si può calmare e il genitore può essere un valido esempio e guida di come provare a farlo. Il genitore può dare parole alla propria emozione, esprimendo verbalmente di essere arrabbiato ed esplicitando come agisce per calmare la sua emozione: “Mi sento molto arrabbiata, ora mi concentro un attimo sul mio respiro per calmarmi”. Anche quando il genitore sente di essere stato un cattivo esempio per i figli, può riconoscerlo e comunque trasformare il momento successivo in un’opportunità per rendersi modello di regolazione emotiva adeguata. Infatti, è importante essere consapevoli che l’apprendimento avviene in modo anche implicito e informale, proprio quando i genitori non intendono insegnare: i bambini osservano e in qualche misura interiorizzano come si reagisce, come si comunica, come ci si arrabbia e come ci si calma. Imprecare, urlare, sbattere o rompere oggetti, farsi del male o fare del male ad altri sono esempi di modeling negativo: comportamenti da evitare non solo nei confronti del bambino, ma anche nei confronti di terzi; anche in queste situazioni il bambino, più o meno silenzioso, osserva e apprende cosa sono le emozioni, come si dispiegano nei rapporti con gli altri e come si vivono le situazioni di disaccordo.  
  • Ricordarsi di rinforzare positivamente. Prestare attenzione a tutti quei momenti e situazioni in cui il bambino è stato in grado di calmarsi e regolare in modo costruttivo e adattivo la propria rabbia e frustrazione. È il rinforzo positivo che non va dimenticato, che manda messaggi positivi di miglioramento. 
  • Evitare le escalation. Essere consapevoli dell’inefficacia e della dannosità delle reazioni di rabbia genitoriale in risposta agli episodi di rabbia del bambino: queste modalità rischiano di ingenerare circoli viziosi in cui a rabbia si aggiunge altra rabbia, aumentando l’intensità dell’emozione sia nel genitore che nel figlio, e non fornendo un esempio – oltre un’opportunità – di modellamento su come poter elaborare un’emozione intensa. 

Gestire la rabbia in famiglia: linee guida dell’American Psychological Association

L’American Psychological Association ha messo a punto alcuni suggerimenti, spiegati per step, per i genitori alle prese con la propria rabbia e la rabbia dei figli, di fronte a comportamenti che non si ritengono appropriati e accettabili:  

  • Riconoscere quando ci si sta arrabbiando e allontanarsi per un minuto dalla situazione;
  • Ricordare a sé stessi che la propria rabbia non aiuta a risolvere la situazione problematica, ma la peggiora; 
  • Decidere consapevolmente come si vuole provare a gestire la situazione (ad esempio, evitando di urlare, validando l’emozione del bambino e spiegando al bambino possibili conseguenze negative del suo comportamento).
  • Immaginarsi nell’utilizzare delle modalità tranquille e assertive, mentre si affronta la situazione secondo quanto deciso al punto 3. 
  • Ritornare a contatto con il bambino e provare a mettere in atto il piano immaginato. 
  • Infine, trovare un momento per congratularsi con sè stessi per essere riusciti a rimanere calmi. 

Inoltre, secondo l’APA vi sarebbero tre informazioni fondamentali da tenere bene a mente: 

  • Non pensare che sia necessario mostrare rabbia per far capire a tuo figlio che disapprovi il suo comportamento. 
  • I comportamenti non adeguati e non appropriati di tuo figlio non riflettono il fatto che tu sei un cattivo genitore. 
  • I comportamenti non adeguati e non appropriati di tuo figlio non stanno a significare che non ti voglia bene, che non ti porti rispetto e/o che voglia intenzionalmente crearti disagio e metterti in difficoltà.  

In generale, è consigliabile anche capire che cosa succede in ambito scolastico, come il bambino interagisce con i pari, se e quali situazioni possono accendere la sua rabbia o frustrazione, e quali strategie si utilizzano in ambito scolastico e familiare. Si tratta di un passaggio importante per agire in ottica sinergica e cooperativa con le altre figure educative. 

Si sottolinea comunque di richiedere un aiuto professionale specialistico nel momento in cui gli episodi di rabbia dovessero essere gravi, ricorrenti o permanere senza margini di miglioramento, con difficoltà emotive nella gestione sia nel bambino che nel genitore stesso, affinché lo specialista possa valutare attentamente il quadro complessivo e offrire un adeguato aiuto e supporto per il bambino e la famiglia. 

Riferimenti Bibliografici
  • Michigan Medicine – University of Michigan. “National Poll: Some parents need support managing children’s anger.” ScienceDaily. ScienceDaily, 18 November 2024.

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