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Quando la psicologia incontra il diritto: il contributo di un Giudice Onorario alle decisioni giudiziarie

Il Giudice Onorario nella giustizia minorile integra diritto e psicologia a tutela del superiore interesse del minore

Di Isabella Barbon

Pubblicato il 18 Feb. 2026

Tra psicologia e diritto

Articolo a cura della dott.ssa Isabella Barbon, Giudice Onorario Corte d’Appello di Venezia-sezione minorenni (triennio 2023-2025)

 

L’incontro tra psicologia e diritto, nell’ambito della giustizia minorile italiana, dà vita a uno spazio complesso e affascinante, in cui due saperi apparentemente lontani si confrontano con un obiettivo comune: la tutela del minore e il perseguimento del suo miglior interesse possibile.
In questo contesto si colloca la figura del Giudice Onorario (N.d.A. – nel presente contributo l’espressione ‘‘Giudice Onorario’’ viene utilizzata in senso estensivo per includere, nell’ambito della giustizia minorile, anche i Consiglieri Onorari della Corte d’Appello. Tale scelta risponde a criteri di chiarezza e semplicità espositiva), professionista che, pur non appartenendo alla magistratura di carriera, porta all’interno del sistema giudiziario competenze specifiche di natura psicologica, criminologica, sociale pedagogica o educativa. La sua presenza rappresenta una risorsa preziosa, rendendo possibile l’integrazione dello sguardo giuridico con una prospettiva più ampia e attenta agli aspetti relazionali, emotivi e contestuali delle vicende umane sottoposte a giudizio. 

La figura del Giudice Onorario

Figura prevista e regolamentata dall’ordinamento giudiziario italiano (art. 43 del regio decreto 30 gennaio 1941, n. 12), il Giudice Onorario è un magistrato non togato, selezionato tra professionisti con specifiche competenze tecnico-umanistiche maturate in differenti ambiti professionali di intervento e nominato dal Consiglio Superiore della Magistratura, su proposta di commissioni composte sia da magistrati ordinari impegnati negli uffici minorili, che da onorari nominati in precedenza. In termini operativi, queste figure sono presenti nei Tribunali per i Minorenni e nelle Corti d’Appello – sezione minorenni (N.d.A. – nella Corte d’Appello-sezione minorenni le decisioni di secondo grado richiedono un riesame dei fatti, al fine di prendere una decisione sugli esiti della precedente valutazione di primo grado), sia nell’ambito penale sia in quello civile, con una durata triennale eventualmente rinnovabile. Ed è proprio in questi contesti che i Giudici Onorari compongono, insieme ai Giudici Togati, i Collegi Giudicanti, ovvero gli organi composti da più giudici che prendono congiuntamente le decisioni nei procedimenti e dove il voto di ogni componente ha il medesimo valore. 

Le mansioni del Giudice Onorario

Sul piano pratico, in ambito penale e civile le principali mansioni richieste ai Giudici Onorari comprendono: discussione preliminare del caso, valutazione dei fascicoli, partecipazione alla discussione collegiale e deliberazione finale. Tutti passaggi particolarmente importanti considerando che le tematiche affrontate in queste sedi riguardano spesso aspetti legati alla crescita e allo sviluppo del minore, alle capacità genitoriali e alla tutela del minore. In particolare, vale la pena sottolineare che le storie familiari e le vicende che arrivano davanti alla Corte sono complesse e delicate: reati di vario genere, adozioni, affidi, collocamento, maltrattamenti, violenze, abusi, decadenza della responsabilità genitoriale e molto altro. È infatti opportuno fare una precisazione importante sulla differenza tra ambito penale, in cui il minore è autore di reato, e ambito civile, in cui il minore è solitamente coinvolto in circostanze di vulnerabilità o pregiudizio. Sicuramente, a prescindere dalla situazione, il criterio che guida il lavoro di tutti i giudici e che costituisce una vera e propria bussola per orientarsi nelle decisioni da prendere è la centralità dell’interesse del minore. L’attenzione è sempre rivolta ai minori, alla fase dello sviluppo, al loro contesto di vita, alle risorse, alla rete familiare e sociale. Nel corso del confronto collegiale vengono, quindi, esaminati e discussi i casi, tenendo sempre presente il punto di riferimento principale: favorire il benessere del minore, sostenendone la crescita e la possibilità di evolvere in un contesto più sano e favorevole. 

Lo psicologo come Giudice Onorario

In questa cornice, quando a rivestire il ruolo di Giudice Onorario è uno Psicologo, il contributo si realizza attraverso la capacità di offrire una prospettiva psicologica in grado di arricchire la valutazione complessiva del caso, aiutare a leggere la storia evolutiva, comprendere il significato dei comportamenti e la qualità delle relazioni familiari, riconoscere i bisogni emotivi e affettivi, le risorse e le fragilità delle persone coinvolte.
Più nello specifico, dopo aver analizzato tutto il materiale processuale lo Psicologo, attraverso la propria formazione, ha il compito di favorire una comprensione più ampia dei contesti di vita dei minori e delle persone coinvolte, andando spesso oltre il fatto in sé. Questo comporta un’attenzione particolare alla distinzione tra aspetti situazionali e strutturali, per cogliere la presenza di fragilità momentanee e per individuare, invece, i funzionamenti più profondi. Un ulteriore elemento di rilievo del contributo psicologico è la valutazione dei fattori di rischio e di protezione, sia del minore sia del sistema relazionale e sociale in cui è inserito. Il professionista, grazie alla sua formazione clinica, non si limita a un’analisi descrittiva delle difficoltà ma approfondisce il significato emotivo e relazionale che tali fattori assumono nella storia del minore e della sua famiglia. Allo stesso tempo, lo Psicologo osserva anche le risorse relazionali ed emotive, individuali e familiari, che possono favorire uno sviluppo più equilibrato e sostenere percorsi di tutela adeguati. Uno sguardo che deve saper andare in profondità, per riconoscere dinamiche affettive sottostanti e modelli relazionali che si ripetono. Tutti contributi importanti, insieme al prezioso lavoro dei Giudici Togati, se teniamo presente anche la continua sfida che rappresenta la collaborazione tra due discipline così diverse (il diritto e la psicologia) e il lavoro congiunto che prende forma attraverso il dialogo tra loro. È proprio in questo spazio di lavoro che si intrecciano, quindi, due linguaggi differenti: quello giuridico, orientato all’applicazione delle norme e alla corretta interpretazione del diritto, e quello psicologico. Quando queste prospettive si incontrano nasce una collaborazione che richiede inevitabilmente un impegno costante, il riconoscimento e la valorizzazione delle rispettive competenze e la capacità di tradurre i diversi linguaggi.
In conclusione, la figura del Giudice Onorario rappresenta un ruolo di grande spessore nel panorama giuridico poiché contribuisce a costruire un lavoro più completo, approfondito e umano. L’esperienza di collaborazione tra saperi diversi dimostra quanto questo incontro sia prezioso e quanto vada incoraggiato e valorizzato. L’auspicio è che queste figure e, più in generale, il confronto interdisciplinare continuino a crescere, diventando sempre più riconosciute come risorsa fondamentale per il lavoro della giustizia minorile e per la tutela dei minori.

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