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Just in case: quei momenti in cui cediamo a controllare o a evitare per poterci sentire più sicuri

La logica del Just-in-case porta a comportamenti di controllo e prevenzione continua, che possono aumentare l’ansia e indebolire la fiducia in sé stessi

Di Linda Confalonieri

Pubblicato il 05 Feb. 2026

La logica Just-in-case: agire per sicurezza, agire per ogni evenienza

Attenzione a sottovalutare situazioni o momenti in cui proviamo ansia di intensità medio-lieve. Se alcuni eventi di elevata intensità ansiosa si imprimono nella nostra mente in modo lampante, come ad esempio fuggire da una situazione che temiamo o avere un attacco di panico durante un viaggio, anche situazioni che passano più inosservate alla nostra attenzione possono incidere nel peggiorare lo stato ansioso, ad esempio cedere a comportamenti di controllo o a piccoli evitamenti, che goccia dopo goccia erodono il senso di autoefficacia e di fiducia in sé, aumentando la percezione di intollerabilità dell’incertezza e dell’imprevisto. 

Alcuni esempi possono essere il ritornare indietro a controllare di avere chiuso la porta di casa, cedendo al dubbio e all’insicurezza di non averlo fatto, piuttosto che il decidere di non guidare in autostrada, prendendo strade secondarie, per il dubbio di non saper gestire la situazione mettendo in discussione le proprie capacità alla guida. 

In queste situazioni di ansia medio-lieve si attiva una modalità di pensiero che gli anglosassoni definiscono “just in case”. Il ragionamento “just in case” funziona un po’ così: “Se perdessi la carta di credito sarebbe un bel problema da risolvere, posso essere davvero sicuro di averla riposta nel portafoglio? Just in case, “per sicurezza”, controlliamo di averla nel portafoglio”. È cosi semplice, veloce e mi richiede così poco sforzo aprire il portafoglio e accertarmi che la carta sia lì al suo posto, che posso farlo, meglio controllare ora per evitare un disastro in seguito. 

Questi comportamenti fanno parte della nostra quotidianità e in alcune circostanze sono utili; tuttavia, se divengono uno stile di pensiero e una modalità di comportamento frequente e pervasiva, rappresentano uno dei fattori di mantenimento e peggioramento dei sintomi ansiosi, sino ad arrivare a compromettere la qualità della vita quotidiana della persona causando un eccessivo disagio. 

Comportamenti disfunzionalmente protettivi e controllanti includono ad esempio compulsioni di controllo, ripetizione di azioni “per avere la certezza che…”, risposte di evitamento e di fuga da situazioni temute, continue richieste di rassicurazione: il risultato è un indebolimento della sicurezza di sé, dell’autoefficacia e di fiducia nelle proprie capacità. Il tutto per prevenire una minaccia che si ritiene di non poter gestire e tollerare. 

Perché la logica Just-in-case peggiora l’ansia?

Comportamenti di controllo ed evitamenti mantengono l’ansia a lungo termine attraverso il meccanismo del rinforzo negativo: i comportamenti “just-in-case” regalano sollievo immediato dalla sensazione emotiva che qualcosa di temibile e spiacevole potrebbe accadere; ed è proprio per il sollievo da questa sensazione negativa che siamo portati a ripetere il comportamento “just in case” come strategia che ci assicura comfort emotivo immediato. D’altro canto, questa strategia non è esente da costi: mettere in atto comportamenti con la logica di prevenire “ogni evenienza”, riducendo il disagio emotivo nell’immediato, rischiano di divenire sempre più frequenti e di divenire strategia unica e inflessibile per la gestione delle emozioni; in tal senso, divengono problematici e possono compromettere il funzionamento della persona nella vita quotidiana, portandola ad esempio a controllare eccessivamente o a evitare sempre più situazioni.
Quindi, i comportamenti Just-in-case messi in atto in modo ripetitivo, a discapito di strategie più adattive (ad esempio, accettare l’idea che gli imprevisti e le difficoltà possano accadere e che si possano affrontare e tollerare) instaurano circoli viziosi in cui gli atteggiamenti e i comportamenti di tipo ‘just in case‘ (JIC) si rinforzano e divengono più frequenti, rischiando di trasformarsi in rigide doverizzazioni (“se non controllo non posso stare tranquillo”). Paradossalmente, con il passare del tempo i comportamenti compulsivi divengo poi ulteriormente inefficaci nel fornire sollievo emotivo; un solo controllo non basta più, si insinua nuovamente il dubbio e una sfiducia nelle proprie capacità, si controlla nuovamente. 

 Senza assumere posizioni estreme ed eccessive che portano a una totale mancanza di controllo e di possibilità di verifica, è utile monitorare il proprio stato emotivo e rendersi conto quando la logica “just in case” prende il sopravvento, tentare di arginarla e, se dovesse risultare troppo complesso,  chiedere aiuto a professionisti della salute mentale. 

Riferimenti Bibliografici
  • Salkovskis, Paul M. “The Importance of Behaviour in the Maintenance of Anxiety and Panic: A Cognitive Account.” Behavioural Psychotherapy, vol. 19, no. 1, 1991, pp. 6–19. Cambridge University Press. 
  • Radomsky, Adam S., Michel J. Dugas, Gabrielle M. Alcolado, and Sarah L. Lavoie. “When More Is Less: Doubt, Repetition, Memory, Metamemory, and Compulsive Checking in OCD.” Behaviour Research and Therapy, vol. 59, 2014, pp. 30–39. 

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