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Il trauma e il corpo (2023) di Pat Ogden, Kekuni Minton, Clare Pain – Recensione

"Il trauma e il corpo" di Pat Ogden, Kekuni Minton, Clare Pain risponde all’esigenza di un approccio somatico alla terapia del trauma

Di Antonio Scarinci

Pubblicato il 22 Set. 2023

Il trauma e la psicoterapia sensomotoria

Il corpo elabora l’informazione e se l’informazione deriva da esperienze traumatiche il corpo è marcato somaticamente, l’esperienza è incarnata (embodied). Siano esperienze avverse infantili (ACE adverse childhood experience), episodi di maltrattamento e abuso o forme di trauma comunque legate ad avvenimenti che minacciano l’integrità fisica o psichica dell’individuo la risposta è sintomatologica sulle dimensioni cognitiva, emotiva e sensomotoria. “La capacità di assimilare l’esperienza traumatica all’interno di una narrazione di vita non è all’inizio disponibile, sia perché i ricordi traumatici non sono codificati nella memoria autobiografica, sia perché la riattivazione dell’arousal legato al trauma continua a produrre una sensazione somatica di minaccia – un “terrore senza parole” (Van der Kolk, Van der Hart, Marmar, 1996; vedi anche Siegel, 1999)”. Nel soggetto traumatizzato l’arousal disregolato guida l’elaborazione emozionale e cognitiva determinando il fallimento della capacità integrativa e la compartimentalizzazione delle esperienze traumatiche.

La psicoterapia sensomotoria considera il corpo come elemento centrale nella costruzione del campo di consapevolezza terapeutica e lavora con le sensazioni fisiche e con il movimento. Il cambiamento prodotto nelle cognizioni e nelle emozioni influenza un cambiamento nell’esperienza fisica, incarnata, della percezione che l’individuo ha di sé. Ai classici interventi sulla ristrutturazione narrativa e sull’attribuzione di significato si aggiungono interventi bottom-up che agiscono sulle sensazioni fisiche, le inibizioni motorie e le intrusioni somatosensoriali caratteristiche del trauma irrisolto. Interventi di questo tipo includono il corpo in modo attivo all’interno della terapia e forniscono un approccio mente-corpo più unificato.

Il libro di Pat Ogden, Kekuni Minton, Clare Pain risponde all’esigenza di un approccio somatico alla terapia del trauma.

“Il trauma e il corpo” è suddiviso in due parti, la teoria e il trattamento. La prima parte esplora i fondamenti teorici e le basi degli interventi di psicoterapia sensomotoria, La seconda parte del libro descrive la filosofia di trattamento e le tecniche della psicoterapia sensomotoria con esempi clinici che chiariscono la teoria della cura e la teoria della tecnica.

Le teoria sul trauma

La prima parte si apre con un capitolo dedicato all’elaborazione gerarchica dell’informazione, mentre il secondo capitolo si occupa della disregolazione emotiva e la scarsa tolleranza all’arousal come componenti principali dei disturbi trauma-correlati. Si evidenzia, poi, il ruolo regolatorio dell’esperienza di attaccamento e l’effetto sul corpo delle rotture traumatiche diadiche. Il capitolo quarto tratta della risposta di orientamento e della selezione degli stimoli sensoriali esterni e interni. “Per la persona traumatizzata la capacità di orientarsi, di interpretare e di integrare la stimolazione sensoriale in modo adattivo è notevolmente compromessa e tale compromissione deve essere affrontata come parte di un efficace trattamento del trauma”.

Le persone traumatizzate devono essere aiutate a riorganizzare le risposte difensive e renderle più adattive e flessibili. Gli autori dal punto di vista teorico trattano quest’ultimo argomento nel quinto capitolo.

Gli ultimi due capitoli della parte teorica del libro esaminano e approfondiscono i sistemi psicobiologici che si sono evoluti per sostenere risposte adattive che l’individuo traumatizzato ha difficoltà di utilizzare perché l’attivazione cronica dei sottosistemi difensivi ha la precedenza sugli altri (attaccamento, accudimento, gioco, esplorazione, regolazione dell’energia, socialità, sessualità). Ogden e collaboratori attingono alla ricerca neuroscientifica per chiarire gli effetti del trauma sulle strutture e sul funzionamento cerebrale ed esplorano gli effetti su di essi dei trattamenti orientati al corpo.

L’organizzazione del trattamento

La seconda parte inizia con l’illustrazione dei principi di trattamento applicando la teoria dell’elaborazione gerarchica dell’informazione all’intervento clinico. Il lavoro di Janet costituisce una traccia su cui sono collocati gli interventi, articolati secondo prospettive teoriche e pratiche attuali. Sono descritte tecniche specifiche riprese dal metodo Hakomi. Paziente e terapeuta osservano, articolano ed esplorano in sicurezza l’esperienza presente utilizzando anche tecniche di mindfulness.

La prima fase dell’intervento ha come obiettivo la stabilizzazione attraverso l’uso delle risorse somatiche per migliorare la modulazione dell’arousal, la cura di sé, la tolleranza all’attaccamento, la collaborazione terapeutica e il funzionamento quotidiano. Si tratta di far sì che il paziente regoli l’iperaruosal e l’ipoarousal in modo da farli rientrare nella finestra di tolleranza. La stabilizzazione e la regolazione, sia in termini di autoregolazione, sia in modalità interattiva è favorita dal terapeuta che funziona come “corteccia ausiliaria”.

La seconda fase concerne l’elaborazione dei ricordi traumatici e il ripristino degli atti di trionfo. Una volta raggiunta una buona stabilizzazione e integrazione il paziente è pronto a sviluppare un senso di padronanza sulle emozioni e sulle sensazioni corporee. Il lavoro terapeutico si conduce con il paziente ai margini della finestra di tolleranza per favorire il completamento delle azioni difensive ed eseguire gli “atti di trionfo”.

Nell’ultima fase si favorisce la costruzione e lo sviluppo di sé, delle relazioni e di una buona qualità di vita. “In questa fase, gli interventi somatici aiutano il paziente a risolvere i problemi relazionali, a reintrodursi nella società e a tollerare un’aumentata intimità, attraverso l’assunzione di rischi e capacità di affrontare il cambiamento”.

Le fasi del trattamento sono descritte dalla prima alla terza in successione, sebbene la psicoterapia non procede in modo lineare e le procedure e le tecniche possono essere riproposte nelle diverse fasi in relazione alla specificità del caso clinico.

L’integrazione degli interventi top-down e bottom-up della psicoterapia sensomotoria si pone nell’alveo di un modello assimilativo di approcci teorici diversi e ha come obiettivo di promuovere in persone traumatizzate un significato più funzionale e adattivo dell’esperienza, ricostruendo contemporaneamente un senso di sé nuovo e integrato.

“Il trauma e il corpo” è sicuramente una lettura interessante e ricca di spunti di riflessione, anche per terapeuti che non hanno ricevuto una formazione alla psicoterapia sensomotoria. Formazione, comunque, necessaria e indispensabile per chi fosse motivato e interessato a praticare efficacemente questo approccio, viste le peculiarità dello stesso legate alla capacità fine di osservare e tracciare lo stimolo d’orientamento, le sensazioni e i movimenti del paziente, riorientare e ridirigere l’attenzione, individuare ed elaborare tutti i markers somatici. Un’attenzione e una sensibilità maggiore a tutti questi aspetti comunque è senz’altro utile a tutti gli psicoterapeuti, peccato che nel libro, nonostante alcune esemplificazioni cliniche, gli autori non si soffermino a sufficienza sulle tecniche impiegate, descrivendole in maniera più dettagliata.

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Antonio Scarinci
Antonio Scarinci

Psicologo Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Ogden, P., Minton, K., Pain, C. (2023). Il trauma e il corpo. Manuale di psicoterapia sensomotoria, Milano: Raffaello Cortina Editore.
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