La depressione attraverso l’arte e la letteratura

Attraverso la letteratura e i dipinti, diversi artisti hanno raccontato la malattia mentale e la depressione, provando a trasmetterne il vissuto

ID Articolo: 197033 - Pubblicato il: 10 gennaio 2023
La depressione attraverso l’arte e la letteratura
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La depressione è la principale causa di disabilità a livello globale (World Health Organization, 2017) e questa disabilità è aggravata dallo stigma che viene associato alla sua diagnosi. La natura della sua condizione rende il disturbo un’esperienza molto soggettiva e isolante, che allontana i pazienti dalla famiglia e dagli amici.

 

 Mustafa e Normahani (2020) si sono rivolti alla letteratura e all’arte per offrire un nuovo paio d’occhiali con cui osservare la depressione, al fine di aumentare la nostra comprensione e la nostra capacità di mostrare compassione ai pazienti che ne sono affetti.

Un’oscurità trasparente, William Styron

“Un’oscurità trasparente” di William Styron (1990) è uno straordinario libro di memorie che traccia il declino dell’autore nella depressione e la sua successiva guarigione. Il titolo del libro è tratto dal Paradiso perduto di John Milton (1667), all’interno del quale emerge un senso di opprimente disperazione che Styron riprende nella sua descrizione della depressione che: “assomiglia al disagio di essere imprigionati in una stanza surriscaldata… poiché non c’è via di fuga da questa reclusione, ed è del tutto naturale che la vittima cominci a pensare incessantemente all’oblio”.

Questa rappresentazione della sofferenza è incredibilmente evocativa e permette al lettore di farsi un’idea della gravità dell’angoscia provocata dalla depressione. Sottolinea l’importanza delle narrazioni dei pazienti nella comprensione di questa condizione, e Styron lo ribadisce: “Quando si dice che il disturbo dell’umore si è evoluto in una tempesta –una vera e propria tempesta, che è in effetti ciò a cui la depressione clinica assomiglia come nient’altro– chiunque potrebbe mostrare compassione, piuttosto che la reazione standard che la depressione evoca, qualcosa di simile a Ne uscirai, abbiamo tutti brutte giornate.

Styron chiarisce, tuttavia, che “l’incomprensione è di solito dovuta all’incapacità di base delle persone sane di immaginare una forma di tormento così estranea all’esperienza quotidiana”.

Egli documenta il declino della sua salute mentale per diversi mesi, culminando in una grave depressione suicida che lo porta a essere ricoverato per circa sette settimane. In ospedale trova un “rifugio” e la sua guarigione è costante. Conclude il suo libro di memorie con l’affermazione positiva che la depressione “si può vincere”.

La campana di vetro, Sylvia Plath

“La campana di vetro” di Sylvia Plath (1963) è un romanzo semi-autobiografico basato sulle lotte della stessa Plath contro la malattia mentale. Plath impiega immagini molto vivide per descrivere l’esperienza della depressione, con la “campana di vetro” del titolo che funge da metafora centrale della depressione: “Non riuscivo a sentire nulla… perché ovunque mi sedessi… ero seduta sotto la stessa campana di vetro, a stufare nella mia stessa aria”.

Attraverso questa immagine, Plath fornisce un’idea della disperazione che può accompagnare questa condizione, poiché la protagonista del romanzo, Esther, si chiede: “Come facevo a sapere che un giorno –da qualche parte, in qualsiasi luogo– la campana di vetro, con le sue soffocanti distorsioni, non sarebbe scesa di nuovo?”.

Messaggio pubblicitario  Seguiamo Esther attraverso una serie di tentativi di suicidio e di cura, fino al momento in cui comincia a sentire la campana di vetro “sollevarsi” con un conseguente miglioramento dell’umore. Tuttavia, l’inquietante campana non è mai lontana e il lettore è lasciato a contemplare le implicazioni di questa condizione che dura tutta la vita quando, anche dopo un trattamento riuscito, Esther commenta la presenza della “campana di vetro appesa, sospesa, a qualche metro sopra la [sua] testa”.

Mentre la protagonista di Plath guarisce, purtroppo la stessa Plath si suicida nel 1963, alcune settimane dopo la pubblicazione del romanzo.

Campo di grano con volo di corvi, Vincent Van Gogh

Vincent Van Gogh lottò con la malattia mentale per tutta la vita, e il suo stato di deterioramento culminò nel suicidio nel luglio 1890. Nel mese precedente la sua morte, dipinse il “Campo di grano con volo di corvi”. L’oscurità della notte è quasi opprimente e incombe minacciosa sul paesaggio, creando un senso di presagio. Questo è aggravato dagli stormi di corvi, forieri di sventura. I sentieri serpeggianti nel campo non sembrano portare da nessuna parte, creando un senso di confusione e di paurosa incognita. L’effetto è enfatizzato dalle brusche pennellate, che creano l’impressione di un paesaggio ostile e spietato.

Depressione nell arte e nella letteratura quali rappresentazioni Fig 1

Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890, Amsterdam, Museo Van Gogh.

Malinconia, Edvard Munch

Edvard Munch presenta nel suo dipinto “Malinconia” (1894-96) un’immagine di isolato sconforto. La figura principale è seduta da sola in primo piano, con lo sguardo vuoto davanti a sé, lontana dalle figure sullo sfondo che interagiscono tra loro. L’uso del colore da parte di Munch è particolarmente efficace nel trasmettere un senso di dolore: i toni spenti del marrone e del blu creano un senso di cupa tristezza. Inoltre, l’oscurità dei capelli e dei vestiti del personaggio lo contraddistingue, quasi come un lutto. La sua espressione lugubre e la sua posa scoraggiata trasmettono ulteriormente un senso di infelicità. Questa rappresentazione allude alle lotte dello stesso Munch con la sua sofferenza mentale, forse più chiaramente rappresentate nel suo dipinto del 1893 “L’urlo”. Nel 1908, Munch fu ricoverato in un istituto in seguito al declino della sua malattia, aggravato dal consumo di alcol. In seguito, trascorse gran parte della sua vita in isolamento.

Depressione nell arte e nella letteratura quali rappresentazioni Fig 2

Edvard Munch, Malinconia, 1894-96. Collezione Rasmus Meyer, Bergen.

Questi sono solo alcuni esempi di artisti che, nelle loro opere, hanno rappresentato e/o espresso la depressione, le cui sfumature nella letteratura e nell’arte sono gremite di metafore e spunti visivi in grado di promuovere una comprensione più profonda del disturbo, facilitando la nostra capacità di cura compassionevole.

 

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Bibliografia

  • Edvard Munch, Malinconia, 1894-96. Collezione Rasmus Meyer, Bergen
  • Milton J. Paradise Lost. London: Samuel Simmons, 1667.
  • Mustafa, C., & Normahani, P. (2020). Exploring depression through literature and art. Journal of the Royal Society of Medicine, 113(4), 136–139.
  • Plath S. The Bell Jar. London: Faber and Faber, 1963
  • Styron, W. Darkness Visible, New York, Random House, 1990.
  • Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi, 1890, Amsterdam, Museo Van Gogh
  • World Health Organization. Depression and Other Common Mental Disorders. Geneva: World Health Organization, 2017.
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