Esiste uno stress positivo che non serve a fronteggiare una minaccia per la sopravvivenza?

Molti studiosi dello Stress non si limitano a descrivere lo stress positivo nel contesto di un rischio per la sopravvivenza, ma anche in altri contesti

ID Articolo: 194456 - Pubblicato il: 08 settembre 2022
Esiste uno stress positivo che non serve a fronteggiare una minaccia per la sopravvivenza?
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Lo Stress Positivo viene quasi sempre descritto come uno Stress che serve a preservare la nostra sopravvivenza attivando la famosa reazione “lotta o fuggi” per mobilitare le energie e le risorse necessarie per affrontare una situazione potenzialmente rischiosa.

 

La concezione classica dello stress

Messaggio pubblicitario Nel paradigma attuale, allo Stress viene riconosciuto quindi anche un valore positivo, ma questa qualità positiva viene quasi esclusivamente riferita alla finalità biologica legata a situazioni particolarmente minacciose per l’organismo con il risultato che sostanzialmente tutti gli altri contesti in cui vi è un’attivazione del meccanismo dello Stress (del ramo endocrino e di quello nervoso), sia nel caso di una iper-attivazione troppo intensa che di una attivazione prolungata nel tempo (anche se meno intensa), vengono considerate “tout court” Stress negativo (Distress) perché disadattive.

Non è un caso che nel paradigma attuale dello Stress, lo Stress Acuto può essere positivo (Eustress), ma qualsiasi forma di Stress Cronico (quindi che perdura nel tempo) è considerato sempre Distress proprio perché l’attivazione prolungata nel tempo dello stesso meccanismo dello Stress viene sempre considerata svantaggiosa per la fitness dell’organismo.

Nel concetto tradizionale di Stress, derivante dall’iniziale definizione del fisiologo Hans Selye (Selye, 1976) focalizzata sugli aspetti patogenetici del meccanismo, viene assunta implicitamente una visione puramente quantitativa del fenomeno stressante, nel senso che esso può essere positivo solo nel contesto “acuto” (attivazione neuroendocrina breve e intensa) e solo all’interno della finalità strettamente biologica legata alla sopravvivenza (Agnoletti, 2020).

La prospettiva quantitativa dello Stress si sposa bene con il concetto che vede l’andamento dello Stress connesso linearmente, in maniera riduzionistica, con la produzione del cortisolo per cui, in maniera semplicistica, “più si è stressati, maggiore cortisolo viene prodotto dall’organismo” e quindi spesso la soluzione proposta al problema causato dal Distress risulta essere il rilassamento perché corrisponde ad una minore produzione di cortisolo.

Le evidenze scientifiche non sono concordi con questa semplicistica visione dello Stress (si veda ad esempio il fenomeno dell’adrenal fatigue), ma spesso la comunicazione, anche professionale, propone questa prospettiva che, malgrado sia accattivante e persuasiva, oltre ad essere imprecisa, è anche potenzialmente pericolosa.

Citando le parole di Chrousos e Agorastos (Agorastos & Chrousos, 2021):

Lo stress è definito da uno stato di minaccia all’equilibrio omeodinamico da un’ampia gamma di sfide o stimoli intrinseci o estrinseci, reali o percepiti, definiti come fattori di stress. Per preservare questo stato omeodinamico ottimale all’interno di un intervallo fisiologico, gli organismi hanno sviluppato un sistema altamente sofisticato, il sistema dello stress, che serve all’autoregolazione e all’adattabilità dell’organismo mediante il re-indirizzamento dell’energia in base alle esigenze presenti.

Una nuova prospettiva sullo stress positivo

Personalmente non sono concorde con questo paradigma che presenta più di qualche lacuna concettuale (Agnoletti, in press; Agnoletti, 2022a; Agnoletti, 2021a; Agnoletti, 2021b; Agnoletti, 2029) ma, al di là di questa riflessione, anche accettando per ipotesi che il paradigma attuale fosse completamente corretto, possiamo constatare che sia molti professionisti della salute psicofisica che molti studiosi dello Stress non si limitano a descrivere l’Eustress nel contesto di un possibile rischio per la sopravvivenza, ma utilizzano questo concetto anche in contesti nei quali non esiste un pericolo di vita (Sapolsky, 2006; Sapolsky, 2018; McEwen & Akil, 2020).

Esempi di questi contesti vanno dalla positiva funzione dello Stress nel fornire di energia e risorse finalizzate ad affrontare un esame importante o per raggiungere una performance sportiva o per descrivere la situazione in cui ricerchiamo attivamente un’intensa stimolazione psicofisiologica che troviamo emotivamente positiva.

Citando l’autorevole prof. Robert Sapolsky:

Sarebbe facile dire: – Ah! Eliminiamo lo stress dalla nostra vita! -. Ma questa è un’assurdità. Per un breve periodo, lo stress fa cose meravigliose per il cervello e lo adoriamo. Ci fa sentire bene. Siamo disposti a pagare per farci terrorizzare dalle montagne russe. Perciò la domanda diventa: – Quando lo stress è una buona cosa? -. Lo stress buono è ciò che chiamiamo stimolazione quando c’è una sfida da superare. Che cos’è che rende lo stress stimolatorio? (Davidson, Tenzin, Kabat-Zinn, 2011).

Un altro esempio di questo tipo di definizione di Stress positivo è quello espresso dall’Istituto Italiano Superiore della Sanità (ISS, 2020):

Lo stress è la risposta psicologica e fisiologica che l’organismo mette in atto nei confronti di compiti, difficoltà o eventi della vita valutati come eccessivi o pericolosi. La sensazione che si prova in una situazione di stress è di essere di fronte ad una forte pressione mentale ed emotiva […] Lo stress può essere positivo quando, ad esempio, aiuta a concentrarsi per un esame, dà la carica per affrontare una gara sportiva o un nuovo lavoro. In questi casi viene definito stress positivo o eustress. Diventa, invece, negativo quando dura nel tempo senza che si abbia la capacità di affrontare la situazione che l’ha provocato. In questi casi si determina un sovraccarico o carico allostatico, che logora le cellule, i tessuti e gli organi compromettendone le funzioni.

Chiaramente questa tipologia di descrizioni è incoerente con la visione ortodossa dello Stress concettualizzato unicamente come meccanismo di difesa biologico finalizzato all’omeostasi (Agnoletti, in press), ma è funzionale a spiegare alcuni comportamenti umani (e non) che non sono riconducibili ad un contesto pericoloso per la vita, ma dove c’è l’esigenza, da parte dell’organismo, di fornire energia e risorse per raggiungere uno scopo non legato alla difesa biologica.

Nella visione classica dello Stress, a mio avviso riduzionistica, l’unica soluzione allo Stress negativo sembra essere esclusivamente il rilassamento (vedi ad esempio il concetto di “Relaxation Response” del prof. Herbert Benson o le stesse tecniche di meditazione attualmente molto di moda anche in ambito clinico) perché rappresenta il suo contrario logico.

Risulta particolarmente interessante notare che in questa visione classica non vi è attualmente uno spazio logico ben definito dedicato allo Stress Positivo svincolato dalla sua funzione strettamente biologico difensiva.

In altri termini, almeno dal punto di vista comunicativo, vi è la generale contraddittorietà consistente nell’ammettere l’esistenza di uno Stress Positivo quale meccanismo di difesa biologico, ma anche di una tipologia di Eustress non ben definito, finalizzato ad una teleonomia non strettamente biologica (per esempio superare un test importante, migliorare una prestazione sportiva, ecc.).

Cosa si intende quindi con stress positivo?

Personalmente sono convinto che questa contraddizione concettuale relativa allo Stress comporti molteplici implicazioni anche cliniche sfavorevoli (Agnoletti, in press) perché fino a quando non si raggiungerà una chiara ed operativa definizione di Stress dove è misurabile la differenza tra Eustress e Distress, il modo di supportare un paziente non può che essere, almeno in parte, approssimativo (Agnoletti, 2022a; Agnoletti, 2022b).

Nell’inflazionata metafora che vede la zebra cercare di scappare dal tentativo predatorio della leonessa per descrivere il meccanismo “lotta o fuggi” innescato dalla zebra per salvarsi dall’attacco della leonessa, la maggior parte ai focalizza sulla condizione della zebra, ma quasi nessuno si chiede in che situazioni si trovi la leonessa.

La leonessa sicuramente non si trova in una situazione di rilassamento, ma altrettanto chiaramente non sta fornendo di energie e risorse il proprio organismo per salvarsi da un pericolo di vita, né tantomeno si trova in uno stato psicologico (cognitivo, emotivo e motivazionale) simile a quello della zebra.

Messaggio pubblicitario Nel momento in cui la leonessa sta cercando di predare la zebra si trova in uno stato di Eustress? Personalmente sono convinto di sì, ma, al di là della mia opinione personale, è importante chiedersi come classifichiamo il suo comportamento, perché la risposta che forniremo rispecchia l’implicito concetto che abbiamo relativamente al “cosa” consideriamo Stress ed in cosa consiste la differenza tra Distress ed Eustress.

Alla domanda: “cosa intendi per Eustress?”, se la risposta è limitata al contesto di pericolo per la sopravvivenza, rispettiamo il concetto classico di Stress, ma non diamo spiegazione ai contesti, tra l’altro molto tipici per la specie umana, in cui l’organismo deve fornire energia e risorse anche per raggiungere scopi che non sono quelli strettamente biologici o comunque riservati alla sopravvivenza.

Se invece la risposta comprende anche i particolari contesti che esulano dal pericolo di vita, significa che utilizziamo il concetto di Eustress in un modo che non è più coerente con la funzione principale ed esclusiva di modalità “lotta o fuga” preziosa per garantire la nostra sopravvivenza.

Potremmo dire che, in base alla risposta che diamo alla domanda espressa poche righe fa, possiamo capire se siamo coerenti con il paradigma ad oggi largamente condiviso dello Stress, ma non diamo spiegazione a tutta una serie di comportamenti molto frequenti nella specie umana o se, al contrario, non siamo coerenti con la teoria classica dello Stress ed estendiamo questo meccanismo psicofisico anche per dar conto a vari comportamenti che nella specie umana fanno parte della sua complessità bio-psico-sociale.

Per le notevoli implicazioni, anche cliniche, che il concetto di Stress possiede per il benessere e la salute psicofisica umana risulta quindi fondamentale chiedersi come classificare i processi che forniscono energia e risorse all’organismo per raggiungere finalità che non sono direttamente riconducibili alla difesa reale o potenziale dell’omeostasi (e quindi della sopravvivenza).

Se questi processi non riconducibili alla difesa dell’omeostasi dell’organismo li attribuiamo al meccanismo dello Stress, siamo costretti a riconsiderare il paradigma stesso di Stress estendendo la sua logica ad aspetti anche non strettamente biologici, quindi che includono, in un’ottica integrata ed olistica, la complessità bio-psico-sociale.

Questa posizione comporta un rifiuto del paradigma puramente quantitativo dello Stress (Agnoletti, 2020; Agnoletti, 2022a) che prevede che la differenza tra Eustress e Distress sia interamente riconducibile al livello di produzione ottimale o subottimale di cortisolo.

La letteratura attualmente disponibile ha già ampiamente smentito questa visione semplicistica puramente quantitativa (Crum, Salovey & Achor, 2013; Jamieson, Nock, & Mendes; Keller et al., 2012; Lazarus & Folkman; 1984) facendo emergere la necessità di considerare la dimensione psicologica del significato attribuito allo Stress (Agnoletti, 2021a; Agnoletti, 2022b).

Nel caso in cui invece i processi suddetti, non riconducibili alla difesa dell’omeostasi dell’organismo, li attribuiamo ad un meccanismo diverso dallo Stress, allora dobbiamo accettare l’esistenza di un meccanismo completamente a sé stante rispetto allo Stress che necessita ancora di essere identificato.

Personalmente sono più favorevole ad un concetto di Stress che includa anche le dinamiche non omeostatiche, sia per il principio chiamato “del rasoio di Occam”, relativo alla parsimonia esplicativa, sia perché questo paradigma è maggiormente coerente con molti dati già emersi dalla letteratura, convergenti con una visione dello Stress più complessa rispetto quella attualmente condivisa.

In linea con quanto espresso da Kurt Lewin, il famoso psicologo sociale, che disse: “Non c’è nulla di più pratico che una buona teoria” (Lewin, 1951, p. 169), sono convinto che riuscire a concettualizzare più correttamente e realisticamente lo Stress abbia importanti implicazioni pratiche, e cliniche, nel promuovere la salute ed il benessere.

Per questo motivo è auspicabile progredire definendo con maggiore precisione il fondamentale concetto di Stress così centrale per migliorare il benessere, la salute e la qualità di vita umana.

 

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