Il potere della discordia (2021) di Tronick e Gold – Recensione

Muovendo dal libro 'Il potere della discordia' l’intento dell'articolo è evidenziare il potere della discordia e come il conflitto rafforzi le relazioni

ID Articolo: 195045 - Pubblicato il: 23 settembre 2022
Il potere della discordia (2021) di Tronick e Gold –  Recensione
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Il potere della discordia non risiederebbe tanto nell’incentivare l’armonia, quanto, nel riparare le disarmonie: esso deriverebbe dall’attraversare la rabbia insieme, dall’esplorare la paura ed il dolore, disinnescando il conflitto ed abbracciando il perdono.

 

Abstract

Messaggio pubblicitario  Il libro di Tronick e Gold (2021) ben si presta a far luce su quanto la concordia e la discordia rappresentino i poli verso cui le linee evolutivo-relazionali umane (e non solo) convergano, secondo una logica ciclica e ricorsiva. Nel volume in oggetto, la concettualizzazione tipicamente Freudiana del conflitto viene rivisitata alla luce della più moderna letteratura di stampo intersoggettivo.

Il corso dell’esistenza umana, infatti, si snoda lungo conflitti costruttivi e distruttivi: sarà proprio il modo di affrontare congiuntamente un conflitto, come verrà chiarito a seguire, a sancirne la qualità e le traiettorie dei suoi esiti relazionali. Muovendo dal libro in oggetto, l’intento del presente articolo è mettere in evidenza il potere della discordia, tentando di approfondire perché il conflitto rafforza le relazioni.

Prefazione

Ultimamente ho avuto modo di vedere la serie This Is Us: il suo tema centrale è rappresentato dal complesso intreccio delle relazioni umane e, più in generale, dal conflitto evolutivo. Le continue sfide ed opportunità della vita – e il loro attraversamento – divengono, d’episodio in episodio, sfaccettati strumenti di crescita, sospinti dal vento dell’amore familiare. Quell’amore talvolta gioioso e plateale, quell’amore così necessario, quell’amore altre volte stravolto, frustrato e deluso, che nasce dal dolore e dal vuoto, e si trascina, si inflette – assumendo forme peculiari – persino contrapposte – pur d’aver luce e nutrimento, inscatolandosi per infiniti schemi e spazi, strategie e comportamenti; a prima vista, affatto intelligibili. Chiusa parentesi: non parlerò affatto di This Is Us. Quanto scritto è più una piccola premessa per introdurvi ad alcuni concetti maturati dopo aver letto il libro “Il potere della discordia. Perché il conflitto rafforza le relazioni” di Tronick e Gold.

Io, tu, noi, tutti: la mente relazionale

Il libro in questione si apre ribadendo come le prime relazioni a cui un essere umano partecipa strutturino e organizzino il suo cervello (o meglio, il modo in cui i suoi neuroni si cablano), altresì, la propria mente.

Il docente e ricercatore dello sviluppo infantile J. Ronald Lally usa il temine social womb (utero sociale) per descrivere il modo in cui un bambino appena nato continua a crescere e svilupparsi nel contesto delle interazioni sociali dopo la nascita (p.110, Tronick & Gold, 2020).

Le interazioni in cui l’infante viene immerso ed il modo specifico in cui ad esse partecipa (ad es. in base al suo temperamento innato, ecc.) divengono i proto-significati ch’egli attribuisce a sé e al mondo circostante (ad es. un luogo tendenzialmente sicuro oppure pericoloso, ecc.).

Non parliamo, dunque, di significati veicolati dal linguaggio verbale, bensì di tipo nucleare, esistenziale, emotivo:

Spesso, riteniamo che la cultura sia esclusivamente radicata nel linguaggio, ma un bambino piccolo costruisce il significato del suo mondo e diviene parte della sua specifica cultura ben prima che abbia la capacità di linguaggio. La cultura è integrata in una moltitudine di sistemi (…). (p.140, ibidem) Generalmente le persone pensano che le relazioni siano rappresentate dal pensiero cosciente e dalle parole. Per esempio, voi usate il linguaggio per descrivere la vostra relazione con i vostri genitori come stretta o piena di conflitti o in altri modi più complessi. Una persona potrebbe dire qualcosa come: “Mia madre lavorava molto e spesso era emotivamente distante ma a volte mi dava tutta la sua attenzione”. Questa frase è la rappresentazione verbale di una relazione. Ma come abbiamo visto, le relazioni sono inscritte in molti altri sistemi oltre che nel pensiero cosciente. L’esperienza sociale, attraverso gli infiniti giochi interattivi che le persone fanno, diventa il contenuto del cervello e del corpo. In una partita di calcio i compagni di squadra che si coordinano per fare goal con pattern di interazione inscritti nel movimento dei loro corpi, con uno scambio minimo o assente di parole, offrono un esempio di come la rappresentazione delle relazioni si verifichi in tutto l’organismo (p.149, ibidem).

Armonia e Disarmonia, ossia, Match e Dismatch

D’altronde sono proprio le relazioni che temperano e (inter)mediano tali vissuti, in un continuo processo di co-regolazione ed auto-regolazione congiunta, risultante dai contributi dei componenti fondanti il sistema: ad es. la madre ed il bambino (Verdesca, 2018a; b; c).  Naturalmente, queste interazioni possono assumere caratteristiche armoniche o disarmoniche – in altre parole, le due parti possono essere in armonia e sincronia tra loro (ossia in match) o, al contrario, confliggere e scomporsi (ossia in dismatch).

La filosofia del Kintusugi: perché il conflitto rafforza le relazioni

Il potere della discordia, dunque, non risiederebbe tanto nell’incentivare l’armonia, quanto, nel riparare le disarmonie: esso deriverebbe dall’attraversare la rabbia insieme, dall’esplorare la paura ed il dolore, disinnescando il conflitto ed abbracciando il perdono. Una filosofia molto simile alla pratica giapponese nota come Kintsugi, secondo cui le rotture di un vaso non andrebbero coperte ma valorizzate quali simbolo di resilienza, secondo il motto “ciò che non uccide ti fortifica” (Hammil, 2016).

Messaggio pubblicitario  È lungo questa strada che si giungerebbe a costruire e rinforzare una solida fiducia reciproca; il conflitto, dunque, in questi termini, sarebbe una occasione da attraversare, una opportunità di crescita maturativa e – perché no? – una stimolante sfida, alla stregua di quelle curve che, nel corso di un viaggio, sarebbero necessarie alla volta di nuove mete inesplorate (Verdesca, 2020a; b; c).

Piuttosto – e alla luce di quanto detto – sarebbe il tentativo ostinato di negare ed evitare il disaccordo a tutti i costi a porsi in essere come problematico, generando il non-detto, il tabù. Il polo estremo di tale situazione coinciderebbe con l’assenza totale di accordo e disaccordo: una relazione costituita da una “assente presenza” genitoriale, che agli occhi di un bambino apparirebbe come uno spazio di (non) significato mortifero e terrificante, come vuoto avvilente e nefasto: pietrificante – in merito si rimanda ai famosi studi di Tronick, Harlow e Spitz, descritti nel corso delle pagine, volti a studiare quanto detto facendo ricorso a specifiche condizioni sperimentali, ad es. il paradigma dello Still Face (ad es. Tronick, 2003).

Coltivare la resilienza: resistere agli errori e agli orrori

L’interazione amorevole, tra madre e bambino e, più in generale tra gli esseri umani, può farsi carico allora di questi incidenti di percorso, di queste cadute, per farne pregiato carburante di vita, divenendo occasione di sviluppo per i propri muscoli relazionali (Verdesca, 2022a; b).

È questo il significato di resilienza, quella capacità che si apprende e si instaura al centro della propria anima, permettendo di intravedere una fiducia radicata, una fede: la speranza di sopravvivere agli errori e agli orrori, alla stregua di un’onda che se un momento pare infrangersi sulla fredda e rocciosa scogliera, l’altro, già torna imperterrita a far parte dell’immenso a cui appartiene, ricostituendosi.

Se è vero, dunque, che nell’accordo totale non vi sarebbe spazio per l’originalità – semmai per una sorta di imitazione adempitiva – analogamente, nel disaccordo estremo e violento, non vi sarebbe spazio per l’intesa.

Conclusioni: il potere della discordia nel gioco della vita

Sarebbe una skill cruciale e soggetta ad apprendimento, in tale logica, quella che permetterebbe di gestire i conflitti, ricorrendo via via a nuove soluzioni co-create, rinsaldando l’appartenenza reciproca e rinforzando un senso di intima connessione. Nessuno vince, nessuno perde: insieme si cambia, è il gioco cooperativo della vita; un gioco destinato ad essere scritto a più mani. È questo il (sano) potere della discordia che pare imbastire le pagine del libro in questione.

Questa forma di sapere implicito, alla stregua di un linguaggio, si apprende – dalla culla alla tomba – attraverso il disaccordo nelle relazioni e, solo in esse, si può esercitare e modificare, crescendo insieme in intimità e responsabilità; plasmando la vita interiore del corpo, che diviene il luogo in cui tutte le trame delle vite si innervano, si intrecciano: nel silenzio del cuore e delle viscere tutte, a ritmo polivagale (Porges, 2011).

 

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Bibliografia

  • Beebe, B., & Lachmann, F. (2003). The relational turn in psychoanalysis: A dyadic systems view from infant research. Contemporary Psychoanalysis, 39(3), 379-409.
  • Hammill, S. (2016). Technical: Kintsugi. Journal of Australian Ceramics, The, 55(3), 70-73.
  • Porges, S. W. (2011). The polyvagal theory: neurophysiological foundations of emotions, attachment, communication, and self-regulation (Norton Series on Interpersonal Neurobiology). WW Norton & Company.
  • Tronick, E. Z. (2003). Things still to be done on the still‐face effect. Infancy, 4(4), 475-482.
  • Tronick, E.Z., Gold M. C. (2021). Il potere della discordia, Raffaello Cortina, Milano.
  • Verdesca, M. (2018a). A partire dai contributi di Imbasciati: alcune considerazioni sulla psicoterapia come progressivo apprendimento in PsicoPuglia vol.22, pp.68-71 Notiziario dell’Ordine degli Psicologi della Puglia. Disponibile qui.
  • Verdesca, M. (2018b). Teoria dei sistemi dinamici un framework metateorico per la psicoterapia? in PsicoPuglia. vol.22, pp-277-281, Notiziario dell’Ordine degli Psicologi della Puglia. Disponibile qui.
  • Verdesca, M. (2018c). Le Forme vitali (2011) di Daniel Stern. State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche.
  • Verdesca M. (2020a). Il mondo evaporato e l’isolamento sociale nel Covid-19. Una riflessione empatico-esperienziale ispirata a Dissipatio H.G. State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche.
  • Verdesca M. (2020b) “Facci Caso” di Gennaro Romagnoli – Recensione del libro. State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche.
  • Verdesca M. (2020c), Anatomia del trauma: cenni teorico-applicativi integrati, PsicoPuglia vol.25, pp.92-100, Notiziario dell’Ordine degli Psicologi della Puglia. Disponibile qui.
  • Verdesca M. (2022a) Le prigioni esistenziali in “America Latina (2022)”. State of Mind, il giornale delle scienze psicologiche.
  • Verdesca M. (2022b) Un libro sovversivo di uno psicologo poco noto: “teoria psicoanalitica” di George Klein. Psicopuglia, vol. 27 Giugno 2022. Disponibile qui.
  • [1] https://www.studio-psyche.it/kintsugi-filosofia-giapponese
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