She-Hulk e la DBT che non fa venire le chiappe sode (ma aiuta a gestire la rabbia)

Bruce Banner sa bene quanto sia pericoloso un Hulk in preda all’ira. Ecco perché in She-Hulk, propone a Jennifer la Terapia Dialettico Comportamentale

ID Articolo: 194563 - Pubblicato il: 29 agosto 2022
She-Hulk e la DBT che non fa venire le chiappe sode (ma aiuta a gestire la rabbia)
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Grazie alla Terapia Dialettico Comportamentale (DBT), She-Hulk imparerebbe a identificare la rabbia, la sua funzione e le sue manifestazioni, oltre a riconoscere le situazioni ambientali in cui è più a rischio di trasformazione.

 

Messaggio pubblicitario L’autobus in ritardo, il caffè che si rovescia sulla camicia, la scia di semafori rossi quando avete fretta…  L’occhio comincia a tremare, la mandibola si serra, il sangue sale al cervello. In sottofondo la voce di Dave Grohl vi accompagna in un crescendo musicale che prelude all’inevitabile. E poi, l’esplosione:

You know you make me breakout
Make me breakout
I don’t wanna look like that
I don’t wanna look like that
Know you make me breakout

Sbroccate malamente, urlando, lanciando roba, sbattendo porte, tirando pugni al muro, mentre la vena vi pulsa pericolosamente. Avete un problema di rabbia, e questo è chiaro, ma poteva andarvi peggio: potevate essere l’incredibile Hulk.

Bruce Banner sa bene quanto possa essere pericoloso un Hulk in preda all’ira, sia per sé stesso sia per gli altri. Ecco perché nella prima puntata della serie tv She-Hulk: Attorney at Law, appena scopre che la cugina Jennifer Walters ha i suoi stessi poteri, si offre di insegnarle modi efficaci per gestire l’emotività ed evitare che si trasformi nella versione incazzata spaccatutto della Principessa Fiona. E cosa le propone?

Terapia Dialettico Comportamentale: ci permette di detenere due verità opposte allo stesso tempo. Prima esercitiamo la consapevolezza con delle tecniche di Yoga.”

“Non ti facevo appassionato di queste cose mente – corpo – spirito!”

“La Terapia Dialettico Comportamentale è una psicoterapia di base scientifica, è clinica, non è spirituale! […] Si tratta di presenza, di accettare la tua situazione…”

“Quindi non è per avere un culo bello sodo!”

[…]

“Vedo che non sei pronta per la DBT…”

Mindfulness, dialettica e skill training: un mix perfetto per provare a controllare le emozioni esplosive!

Bruce Banner correttamente puntualizza che la Terapia Dialettico Comportamentale (Dialectical Behavior Therapy, DBT) è un trattamento evidence based. Sviluppata da Marsha Linehan negli anni 70 per trattare i pazienti con disturbo borderline di personalità, la DBT associa terapia individuale e skill training, integrando tecniche di meditazione caratteristiche delle pratiche spirituali orientali zen a un approccio cognitivo-comportamentale; tuttavia non è un approccio spirituale, ma una vera e propria forma di psicoterapia che si fonda su una visione del mondo, appunto, dialettica.

In una realtà dinamica e complessa che presenta ben più di 50 sfumature di grigio, abbracciare una visione dicotomica bianco o nero, oscillare continuamente tra opinioni, posizioni, punti di vista contradditori o arrocarsi su uno dei due poli, è fonte di grande sofferenza e conseguenze nefaste: basta un piccolo sgarro per mandare all’aria l’intera dieta e abbuffarsi “perché tanto ormai…”, basta un minimo errore per decretarsi un completo fallimento, basta una lieve mancanza da parte dell’altro per sentirsi non amati e decidere di non volerci più avere nulla a che fare.

Il fallimento del processo dialettico è l’incapacità di riconoscere che paradossalmente gli opposti possono coesistere e che, per esempio, un amico può volerci bene anche se non è disponibile h24, o che abbiamo fatto un buon lavoro anche se non è perfetto; è l’impossibilità di raggiungere una sintesi che ci permetta di fare un passo avanti verso il cambiamento.

Quindi la Terapia Dialettico Comportamentale si pone l’obiettivo di aiutare a “vedere sia il bianco sia il nero, e a raggiungere un livello di sintesi dei due opposti in maniera tale da non disconoscere la realtà dell’uno o dell’altro” (M. Linehan, 1993).

Un’ulteriore caratteristica dei pazienti borderline è la vulnerabilità emotiva: scattano facilmente alla minima occasione con una reazione emotiva estrema, esagerata e di lunga durata, che li porta a mettere in atto comportamenti così impulsivi e disfunzionali che Hulk, a confronto, è un dilettante.

Messaggio pubblicitario Per questo motivo la Terapia Dialettico Comportamentale prevede uno skill training per imparare a regolare i livelli affettivi in maniera funzionale. Per esempio, grazie alla DBT, She-Hulk imparerebbe a identificare la rabbia, la sua funzione e le sue manifestazioni, oltre a riconoscere le situazioni ambientali in cui è più a rischio di trasformazione. Grazie alla mindfulness Jennifer riuscirebbe a esperire la rabbia senza giudicarla come un’emozione cattiva o sbagliata e senza tentare di inibirla o bloccarla, ma accettandola e validandola.

Se la rabbia fosse di un’intensità tale da spingerla sull’orlo della trasformazione, avrebbe a sua disposizione un set di comportamenti da adottare per abbassare il livello emotivo di She-Hulk a un normale livello di rabbia e scongiurare il disastro: allontanarsi dalla situazione, autoconsolarsi, distrarsi, migliorare il momento presente o mettere in atto comportamenti diametralmente opposti alla rabbia per modificarne la percezione, sono alcune delle abilità che vengono insegnate durante lo skill training.

Ma She-Hulk non ha bisogno di alcun percorso DBT: a differenza del cugino, è perfettamente in grado di gestire rabbia e super poteri.

Invece, per avere un culo sodo, nulla può la Mindfulness. L’unica soluzione è farsi il mazzo in palestra (e di fronte alla cruda verità, arrabbiarsi è del tutto inutile).

 

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Bibliografia

  • Linehan, M. M. (1993). Cognitive-behavioral treatment of borderline personality disorder. Guilford Press. Edizione italiana: Linehan, M. (2011). Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline. Raffaello Cortina Editore.
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