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“Stay home”: riflessioni sulla perdita perinatale durante la pandemia

Ansie e solitudine che contraddistinguono le gravidanze normative si amplificano esponenzialmente in caso di lutto perinatale, cosa è successo in pandemia?

Di Annalisa Sensi, Gabriella Gandino

Pubblicato il 19 Lug. 2022

Aggiornato il 20 Lug. 2022 14:26

Questo articolo si propone come una riflessione sul vissuto di isolamento sperimentato durante la pandemia da Covid-19, con un focus specifico sulle emozioni delle donne che hanno fatto esperienza di una perdita perinatale

 

Covid-19 e gravidanza

L’emergenza da Covid-19 ha avuto un profondo impatto in ambito perinatale. Il lockdown, la dissoluzione dei servizi di cura e la paura delle attese nelle strutture sanitarie ha influenzato il benessere delle donne in gravidanza e dei loro neonati. Alcune ricerche hanno messo in evidenza un aumento dei tassi di natimortalità (Chmielewska B., Barratt I., Townsend R., Kalafat E., van der Meulen J., Gurol-Urganci et al. 2021), di sintomi ansiosi-depressivi, di stress psicologico materno (ISS, 2020) e di conflitti coniugali e familiari (Aydin & Aktaş, 2021). Anche nelle nascite senza complicazioni, l’assenza del partner in ospedale pare abbia influito sul livello di ansia delle donne ricoverate (Morniroli, Consales, Colombo, Bezze, Zanotta, Plevani et al., 2021). Poiché alle situazioni critiche conseguono periodi di aumentato malessere psicofisico, è inoltre verosimile aspettarsi un incremento della psicopatologia perinatale (ISS, 2020).

La pandemia da Covid-19 ha portato alcuni cambiamenti per quanto riguarda la ricerca e l’erogazione delle visite sanitarie in ambito materno-infantile: da una parte, è stata registrata una diminuzione dei comportamenti di ricerca verso i servizi sanitari o un minore accesso agli stessi dall’utenza. Questo fatto è stato correlato alla paura di contrarre il Covid-19, al lockdown, al distanziamento sociale e alla riduzione dei trasporti pubblici. Dall’altra, sono state osservate variazioni, cancellazioni e riduzioni da parte dei servizi stessi, anche a causa della diminuzione dei medici nei reparti ospedalieri. Molte unità materno-infantili hanno comunque proposto i servizi a distanza, servendosi di dispositivi digitali. Sebbene le tecnologie abbiano consentito di creare una continuità nelle cure, non sempre è stato possibile garantire a tutti un accesso equo (Chmielewska B., Barratt I., Townsend R., Kalafat E., van der Meulen J., Gurol-Urganci et al. 2021).

A proposito di controlli in gravidanza, durante la pandemia alcune donne hanno raccontato di essersi sentite come “incastrate” in un paradosso decisionale, che scatena una duplice ansia: da una parte, saltare le visite comporta un abbassamento dei controlli e un aumento dei rischi connessi a eventuali problematicità non evidenziate; dall’altra, recarsi ai controlli e verificare lo stato di salute proprio e del figlio espone a un maggiore rischio di contagio.

Anche il ricovero ospedaliero per il parto genera paradosso e ansia: l’ospedale viene considerato il posto più sicuro dove partorire, perché garantisce le cure e la presa in carico di eventuali emergenze, ma espone anche maggiormente al virus. Ci racconta una madre: “Purtroppo ho avuto alcune complicazioni al momento del parto e mi hanno trattenuto qualche giorno in ospedale. Ero angosciata perché non stavo bene, ma soprattutto perché la mia bambina era in ospedale con me, esposta al virus molto più che nella nostra casa”. Inoltre, alcune donne hanno dichiarato di aver una forte solitudine: da un lato, essa è condivisibile a livello sociale, collegata alle disposizioni governative di distanziamento e lockdown; dall’altro è connessa al fatto che la gravidanza stava procedendo e sarebbe terminata: ciò che non veniva condiviso in quel momento, non sarebbe stato più condivisibile,  perduto per sempre.

Una donna all’ottavo mese di gravidanza ha espresso in modo molto lucido i suoi timori con queste parole: “Mia madre è lontana, non può appoggiare la mano sulla mia pancia che cresce, non sente i movimenti del suo nipotino. Se la situazione non cambierà, sarà lontana anche quando suo nipote nascerà. E come farò io senza il suo aiuto quando nascerà il bambino?” (Sensi & Gandino, 2021).

Covid-19 e lutto perinatale

Le ansie e la solitudine che contraddistinguono le gravidanze normative si amplificano esponenzialmente in caso di lutto perinatale. Molte madri spesso giudicano qualsiasi decisione presa (intensificare o diradare i controlli in gravidanza, ad esempio), come sbagliata e causa della morte del figlio. Da ciò si scatenano vissuti di colpa, vergogna, inadeguatezza e incapacità, oltre a disperazione e rabbia. Inoltre, la nostra esperienza clinica suggerisce che la condizione di distanziamento sociale abbia aumentato il vissuto di isolamento a seguito di un lutto perinatale e sia un fattore predisponente per la mancata risoluzione del lutto. Le parole di una donna sono esemplificative: “Oltre a me e a mio marito nessuno ha potuto vedere la mia bambina. Loro hanno visto la mia pancia e ora non c’è più nulla. È come se per le nostre famiglie nostra figlia non ci fosse mai stata”. L’elaborazione del lutto è infatti facilitata se si percepisce riconoscimento, vicinanza e supporto da parte dell’ambiente relazionale; al contrario, l’assenza di rituali che permettono di condividere il dolore con il proprio gruppo familiare e sociale peggiora i vissuti di solitudine e di incomprensione (Gandino, Vanni, Bernaudo, 2018).

Tuttavia, durante il periodo di lockdown altre tipologie di morti hanno generato lutti complicati, legati alle numerose restrizioni a cui le persone sono state sottoposte: l’impossibilità di vedere il proprio caro defunto, di vegliarlo, di svolgere funerali e sepolture, di ricevere visite di parenti e amici (Albuquerque, Teixeira & Rocha, 2021). Pertanto, i vissuti di colpa nei confronti del defunto, per il quale si sente che non si è fatto abbastanza, e un’amplificazione di sconforto e solitudine, dovuta al non aver condiviso e commemorato socialmente la propria perdita, accomunano altre morti alle perdite in gravidanza: sembra paradossale, ma l’ampliamento della difficoltà – sebbene per un periodo limitato – ad altre morti, ha diminuito l’isolamento emotivo e relazionale del lutto perinatale, rendendolo più condivisibile.

In conclusione, i racconti, raccolti in ambito clinico, di donne che hanno vissuto una perdita perinatale durante il periodo pandemico evidenziano diffusi sensi di colpa, vergogna, inadeguatezza e incapacità rispetto alla perdita, amplificati dalla situazione paradossale per cui il sistema di cura è anche un veicolo amplificato di contagio. Rispetto al rischio di sviluppare un lutto complicato, il lockdown ha aumentato il vissuto di solitudine e il distanziamento sociale, incrementando di conseguenza la difficoltà di condividere ed espletare rituali che aiutano l’elaborazione del lutto. Ci domandiamo però se il fatto che altre morti siano state poco ritualizzate a causa del lockdown, ma ugualmente riconosciute, aumenti la possibilità di un riconoscimento da parte del contesto circostante anche in caso di lutto perinatale, e renda questa perdita più comunicabile e il lutto conseguente meno diseredato (Doka, 2002).

 

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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Albuquerque S., Teixeira A. M. & Rocha J.C. (2021). Covid-19 and disenfranchised grief. Frontiers in Psychiatry: volume 12; 114.
  • Aydin R., Aktaş S. (2021). An investigation of women’s pregnancy experiences during the COVID-19 pandemic: a qualitative study. The International Journal of Clinical Practice. Original Paper; Obstetrics & Gynaecology; 75: e14418. DOI: 10.1111/ijcp.14418.
  • Chmielewska B., Barratt I., Townsend R., Kalafat E., van der Meulen J., Gurol-Urganci I., O’Brien P., Morris E., Draycott T., Thangaratinam S., Le Doare K., Ladhani S., von Dadelszen P., Magee L. & Khalil A. (2021). Effects of the COVID-19 pandemic on maternal and perinatal outcomes: a systematic review and meta-analysis. Lancet Global Health; 9: e759-72.
  • Doka K.J. (2002). Disenfranchised grief: new directions, challenges, and strategies for practice. Champaign, II. Research Press.
  • Gandino, Vanni, Bernaudo (2018). A cerchi concentrici. La complessità della perdita perinatale e le sue ripercussioni. [Concentric circles. The complexity of perinatal loss and it’s consequences]. UTET (TO).
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS). Indicazioni di un programma di intervento per la gestione dell’ansia e della depressione perinatale nell’emergenza e post-emergenza COVID-19. [Indications for an intervention program to manage perinatal anxiety and depression during and after COVID-10 emergency]. Rapporto ISS COVID-19 [Report ISS COVID-19], n. 44/2020.
  • Morniroli D., Consales A., Colombo L., Bezze E.N., Zanotta L., Plevani L., Fumagalli M., Mosca F. & Giannì M. L. (2021). Exploring the Impact of restricted partner’s visiting policies on non-infected mother’s mental health and breastfeeding rates during the COVID-19 Pandemic. International Journal of Environmental Research and Public Health; 18, 6347.
  • Sensi A., Gandino G. (2021). “’Stay home’: psychological and relational difficulties of stillbirth during covid-19 time”. Digital Conference ISA-ISPID 11-13 nov. 2021, Driving Change in STILLBIRTH, SIDS and INFANT DEATH.
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