Il ruolo dell’olfatto nei veterani di guerra con PTSD

Gli odori possono innescare ricordi antichi ed emotivi come quelli di eventi traumatici: è possibile quindi una relazione tra sensibilità agli odori e PTSD

ID Articolo: 189979 - Pubblicato il: 13 gennaio 2022
Il ruolo dell’olfatto nei veterani di guerra con PTSD
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È importante studiare il funzionamento del sistema olfattivo per comprendere i processi cerebrali coinvolti nel Disturbo da Stress Post Traumatico. Poiché l’anatomia del sistema olfattivo coinvolge le stesse strutture del cervello che supportano la memoria dichiarativa e l’elaborazione delle emozioni, gli odori possono innescare ricordi di esperienze traumatiche

 

Messaggio pubblicitario L’olfatto svolge diverse funzioni per gli esseri umani tra le quali la comunicazione sociale, il legame, la regolazione del comportamento alimentare (Beauchamp & Mennella, 2009) e la rilevazione di minacce: ci mette in allarme da un incendio, una fuga di gas, un cibo potenzialmente nocivo, è dunque fondamentale per la sopravvivenza.

Sistema olfattivo e PTSD

Alcuni studi della letteratura hanno dimostrato un aumento di rilevamento degli odori e dell’eccitazione simpatica tra cui la frequenza cardiaca (HR) e la conduttanza cutanea (SCL) in corrispondenza di odori legati alla paura, odori sgradevoli, ansia di tratto o disturbi d’ansia (Pacharra et al, 2016). Per quanto riguarda il disturbo da stress post traumatico (PTSD) non è chiaro se un odore possa provocare disfunzioni autonomiche e di attenzione legate ad una minaccia, in quanto spesso gli studi utilizzano stimoli uditivi o visivi. Negli ultimi 40 anni, c’è stato un interesse sporadico in quello che è comunemente noto come fenomeno Proust, in cui le memorie autobiografiche vengono recuperate e vissute in modo diverso se evocate da odori rispetto ad altri tipi di segnali, come le parole, le immagini o i suoni. Il fenomeno Proust, si riferisce a un passaggio del libro di Marcel Proust, “Swann’s Way” (1913). In questo passaggio, l’autore descrive in modo molto dettagliato come l’odore, tra gli altri segnali, di un biscotto gli faccia riemergere un ricordo a lungo dimenticato della sua infanzia. La ricerca sulla memoria per gli odori ha dimostrato infatti che questi ultimi possono essere dimenticati a un ritmo più lento rispetto ad altri tipi di stimoli (Engen & Ross, 1973). Inoltre, gli odori sembrano essere efficaci segnali contestuali della memoria (Hackländer e Bermeitinger, 2017) e la memoria autobiografica sembra funzionare in maniera differente quando i ricordi personali sono associati a odori rispetto ad altri tipi di segnali.

È importante, quindi, studiare il funzionamento del sistema olfattivo per comprendere i processi cerebrali coinvolti nel PTSD. Poiché l’anatomia del sistema olfattivo coinvolge le stesse strutture del cervello che supportano la memoria dichiarativa e l’elaborazione delle emozioni (cervello limbico e circuiti del lobo temporale mediale), gli odori possono innescare ricordi antichi ed emotivi tra cui ricordi di esperienze traumatiche (Willander & Larsson, 2006). Diversi studi in letteratura hanno studiato l’effetto di alcuni odori di bruciato legati a esperienze di combattimento, sui veterani di guerra in Iraq e in Afghanistan, trovando un significativo aumento dell’angoscia provocata dagli odori in soldati con PTSD. Sembra quindi che esista una relazione tra trauma, sensibilità agli odori e disturbo da stress post traumatico: alcuni risultati hanno dimostrato che l’HR suscitato dagli odori aumenta in funzione della valenza edonica negativa (sgradevolezza) e che i veterani di combattimento con PTSD considerano l’odore di bruciato come sgradevole e che provoca forte angoscia legata al trauma (Cortese et al., 2015).

Un studio su olfatto e PTSD

Messaggio pubblicitario Inoltre, uno studio di Croy e colleghi del 2010 ha misurato i potenziali chemiosensoriali correlati agli odori in adulti che avevano subito maltrattamenti infantili, riportando un aumento della gravità dei sintomi del disturbo da stress post traumatico e un’elaborazione più rapida degli odori spiacevoli. Wilkerson e colleghi, nel 2018, hanno condotto uno studio per comprendere la reattività autonoma suscitata da alcuni odori nei veterani di guerra (con o senza PTSD), determinandone la relazione con la sensibilità agli odori, le valutazioni degli odori di ciascun soggetto e infine la sintomatologia del PTSD provocata da un odore. Gli autori ipotizzavano che ci fossero dei cambiamenti maggiori in SCL e HR provocati da un odore nei veterani con PTSD rispetto ai soldati sani. Inoltre si aspettavano che l’odore di bruciato provocasse dei cambiamenti fisiologici correlati positivamente alle valutazioni dell’intensità e della sgradevolezza dell’odore e ai sintomi del disturbo da stress post traumatico. Per lo studio sono stati reclutati veterani della guerra in Iraq o in Afghanistan con diagnosi di PTSD (CV+DPTS) e senza (CV-PTSD), valutata tramite la Clinician Administered PTSD Scale (CAPS; Blake et al., 1995). Ai soldati sono state somministrate la Combat Exposure Scale (CES; Keane et al., 1989), per determinare il grado in cui sono stati sperimentati fattori di stress da guerra; la Smell Threshold Test TM (STTTM; Doty, 2009): una serie di bottiglie da annusare contenenti alcol etilico fenile (PEA), un odore neutro “simile alla rosa” per valutare la sensibilità generale degli odori. Inoltre ai veterani sono stati presentati stimoli odorosi (Cortese et al., 2015) alcuni relativi a possibili ricordi traumatici (es.: gomma che brucia), altri invece piacevoli (es.: lavanda). Tramite scale analogiche (VAS) sono state valutate l’intensità dell’odore, la sgradevolezza e i sintomi del PTSD provocati dall’odore (rivivere ricordi legati all’odore, evitamento/stordimento, iperarousal). Infine sono state rilevate diverse misure fisiologiche tramite il sistema di acquisizione dati MP150 e il software AcqKnowledge 4.1 per Windows e i valori di SCL e HR in serie da 90 secondi (LaRowe et al., 2007).

I risultati, coerentemente con le ipotesi, mostrano che l’intensità dell’odore e le valutazioni di sgradevolezza per gli odori “di bruciato” sono aumentati significativamente nei CV + PTSD rispetto ai CV – PTSD. Inoltre, tali odori erano significativamente più efficaci di quelli piacevoli nel suscitare i sintomi del PTSD nei veterani (CV+DPTS). In aggiunta, la sensibilità per gli odori di bruciato sembrerebbe correlare con il tempo trascorso dal trauma nei (CV+DPTS): contrariamente ai sintomi generali del PTSD che di solito diventano meno gravi, la sintomatologia innescata dall’odore può intensificarsi con il tempo (Perkonigg et al., 2005). Le variazioni di HR e di SCL correlate a maggiore intensità e valenza negativa degli stimoli odorosi sono state invece variabili; la diminuzione della frequenza cardiaca e della conduttanza cutanea provocata da stimoli minacciosi può essere, però, una strategia di sopravvivenza per evitare l’individuazione dei predatori, caratterizzata da immobilità/congelamento comportamentale e decelerazione della frequenza cardiaca (Lang et al., 2011).

Infine, i risultati mostrano una maggiore sensibilità per gli odori di bruciato dopo un trauma da combattimento, che provoca evitamento e risposte fisiologiche alterate per far fronte all’intensificazione di tale sensibilità. In conclusione i risultati ottenuti e ulteriori indagini approfondite potrebbero dimostrare i benefici per alcuni individui dell’integrazione di stimoli odorosi nei trattamenti comportamentali del disturbo da stress post traumatico (Wilkerson et al., 2018).

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