L’età tradita. Oltre i luoghi comuni sugli adolescenti (2021) di Matteo Lancini – Recensione del libro

L'età tradita parte da un'analisi di cosa è accaduto in pandemia nelle menti di tutti e riflette sulla necessità di superare i pregiudizi sugli adolescenti

ID Articolo: 190441 - Pubblicato il: 28 gennaio 2022
L’età tradita. Oltre i luoghi comuni sugli adolescenti (2021) di Matteo Lancini – Recensione del libro
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Il testo L’età tradita di Lancini è un libro onesto e sincero, di chi ha maturato con gli adolescenti una solida esperienza clinica.

 

Messaggio pubblicitario È anche però uno scritto umano, che trasmette contenuti tecnici in modo chiaro e comprensibile anche ai “non addetti ai lavori”, ai quali in fondo si rivolge.

Nato in piena pandemia, il testo si apre con una sorta di “mea culpa” generazionale, una lettera che l’autore pubblica a Marzo 2020, sentendo l’esigenza di scusarsi con gli adolescenti e di “ridistribuire le responsabilità”.

Durante i mesi faticosi e incerti che hanno visto tutti coinvolti in sforzi umani e organizzativi per fronteggiare qualcosa di inaspettato, è fuor di dubbio che la società abbia puntato il dito in particolar modo contro gli adolescenti.

Accusati di essere irresponsabili, menefreghisti, addirittura contenti di poter saltare mesi di scuola, molti adulti non si sono resi conto di quanto fossero contraddittorie queste affermazioni.

Il libro parte da una puntuale e sincera analisi di cosa sia accaduto a livello psicodinamico in pandemia nella mente di adulti, adolescenti e istituzioni, ma si apre ad una riflessione che va al di là del momento peculiare.

Le scuse in apertura sembrano doverose e necessarie per sottolineare la fragilità non solo delle istituzioni, ma anche dei singoli adulti, che non sono sembrati capaci di sostenere l’adolescenza e, anzi, l’hanno utilizzata come “fonte di ogni male”, trincerandosi dietro i luoghi comuni che spesso etichettano gli adolescenti di oggi come irresponsabili, egoisti e poco empatici.

Il libro di Lancini si pone come una sincera disamina di questi luoghi comuni e aiuta a comprendere perché e come non siano più “attuali”.

Da diverso tempo, infatti, l’etichetta di adolescente ribelle ha perso significato e veridicità. Il crollo dei tre grandi garanti sociali (Stato, Famiglia, Chiesa), ha reso pressoché inesistente lo scontro generazionale, che ad oggi si gioca su un terreno e all’interno di un clima emotivo ben diverso da quello delle epoche precedenti.

Ogni adolescente, infatti, indipendentemente dal periodo storico che vive, è chiamato ad autonomizzarsi, ad affrontare cambiamenti corporei e mentali, a inserirsi in una società che ha richieste e modalità di espressione peculiari, incontrando dunque difficoltà specifiche.

Il mondo extradomestico viene vissuto da genitori ed educatori come particolarmente minaccioso; si fa sempre più fatica a tollerare le ferite del corpo (e dell’anima) dei propri figli, spingendoli quindi a cercare nuove piazze di confronto.

Dal parchetto, dove ci si sbucciava le ginocchia, alle piattaforme virtuali, per poter sperimentare se stessi al di fuori del controllo di adulti troppo angosciati per poter accettare che crescere (invecchiare!) possa significare anche lasciar andare (e sbagliare, talvolta) i propri figli.

E’ molto interessante la riflessione trasversale di Lancini, sulla difficoltà della generazione adulta attuale a riconoscere la trave nel proprio occhio, ma pronta ad additare la pagliuzza in quella altrui.

Messaggio pubblicitario Altrettanto meritevole di attenzione quella sul significato perso dell’Altro. Riprendendo una riflessione di Luigi Zoja (“La morte del prossimo”), l’autore sottolinea come la società odierna sia una società concentrata sull’uso dell’altro come pubblico, strumento utilizzato esclusivamente per controaltare, mai come oggetto relazionale. Si è perso l’interesse dell’Altro come vicino a noi, ma si è acuito l’interesse dell’altro come pubblico.

Questo porta necessariamente l’adolescente a confrontarsi/scontrarsi in una società della performance, del risultato, dell’apparenza, nella quale si deve essere visti, altrimenti si rischia di morire (metaforicamente e letteralmente).

Tutto questo, abbinato ad una cultura della pornografia, intesa non tanto come sessualizzazione, ma quanto esagerato esibizionismo di qualunque aspetto della vita (dal sentimento del dolore, che viene spettacolarizzato, alla violenza, al mero mostrare tutto senza un criterio e/o una protezione) che ha necessariamente un impatto sui nostri adolescenti e sul loro modo di reagire.

Gli adolescenti di oggi sono esattamente come abbiamo chiesto loro di essere. Sono cresciuti in famiglie attente alle esigenze dei propri bambini, sicuramente meno rigide e anche più attente ad una autonomizzazione e ad un potenziamento delle risorse. Di contro, si trovano a dover affrontare adulti fragili, a loro volta narcisisti e incapaci di tollerare il dolore altrui.

Non sempre e non tutti, ovviamente.

Il testo non è un’accusa alla generazione adulta o alle istituzioni, bensì un sincero invito a comprendere o quantomeno osservare il reale funzionamento degli adolescenti di oggi, con lo scopo di potersi interfacciare efficacemente con loro, pandemia o meno che sia.

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Bibliografia

  • Zoja. A. (2009). La morte del prossimo. Einaudi.
  • Lancini, M. (2017). Abbiamo bisogno di genitori autorevoli. Mondadori.
  • Lancini, M. (2021). L’età tradita. Oltre i luoghi comuni sugli adolescenti. Raffaello Cortina Editore.
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