Il cambiamento della funzione sessuale nelle donne che sono state trattate per il vaginismo durante la pandemia COVID-19

Come sono cambiate, durante la pandemia, la funzione sessuale femminile e la frequenza dei rapporti sessuali nelle donne trattate per il vaginismo?

ID Articolo: 189725 - Pubblicato il: 14 dicembre 2021
Il cambiamento della funzione sessuale nelle donne che sono state trattate per il vaginismo durante la pandemia COVID-19
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Il trattamento del vaginismo ha un elevato tasso di successo (Pacik, 2011) e identificare la gravità del disturbo aiuta il terapeuta a capire cosa la paziente sta sperimentando e cosa è in grado di fare.

 

Messaggio pubblicitario ISFAR EFT Il vaginismo è attualmente definito dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM5- APA, 2013) come un sottoinsieme del Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione (DGP-P) all’interno del quale qualsiasi forma di penetrazione vaginale come tamponi, dita, dilatatori vaginali, esami ginecologici e rapporti sessuali sono spesso dolorosi o impossibili. Il vaginismo ha una componente psicologica che si manifesta con marcata paura o ansia che possono essere sperimentate prima, dopo o durante la penetrazione; tali emozioni sono diffuse tra le donne che hanno provato regolarmente dolore durante un rapporto e in molti casi possono portare a un marcato evitamento di situazioni sessuali o intime. Inoltre, è presente anche una componente fisica che si manifesta con marcata tensione o contrazione dei muscoli del pavimento pelvico durante il tentativo di penetrazione vaginale (Pacik, 2011). Le difficoltà nella penetrazione vaginale possono presentarsi in maniera generalizzata a tutte le esperienze di penetrazione oppure essere specifiche ad alcune situazioni.

Il tasso di prevalenza del vaginismo in un ambiente clinico è stimato tra il 5% e il 17% e si ritiene che sia una delle più prevalenti disfunzioni sessuali femminili (Spector & Carey, 1990). Diversi fattori psicologici sono stati associati al vaginismo, tra i quali esperienze sessuali traumatiche, abusi sessuali, una rigida educazione religiosa e/o educazione sessuale, paura e/o problemi di ansia (Lahaie et al., 2010), sebbene diversi dati mostrino che non è sempre associato a problemi psicologici e alcune pazienti hanno un’anamnesi negativa per questi fattori.

Il vaginismo, inoltre, spesso porta a problemi coniugali, depressione e sentimenti di isolamento (Hamilton e Meston, 2013).

Trattamento del vaginismo

Rispetto ad altri dolori sessuali come la vulvodinia e la vestibulodinia, il trattamento del vaginismo ha un elevato tasso di successo (Pacik, 2011) e identificare la gravità del disturbo aiuta il terapeuta a capire cosa la paziente sta sperimentando e cosa è in grado di fare.

Solitamente i trattamenti maggiormente utilizzati prevedono l’uso di dilatatori vaginali di dimensioni gradualmente crescenti, utilizzati per realizzare il rilassamento pelvico. La maggior parte delle donne, dopo la terapia, riporta un miglioramento complessivo nella funzione sessuale e di avere penetrazioni confortevoli (Pacik & Geletta, 2017).

Sessualità, vaginismo e pandemia

La pandemia di COVID-19 è stata la principale crisi sanitaria globale degli ultimi decenni e ha creato enormi cambiamenti sociali, economici e politici in tutto il mondo. Allontanamento sociale, cambiamenti improvvisi nella routine quotidiana, lunghi periodi chiusi in casa e alcune limitazioni delle attività sociali, hanno avuto un significativo impatto psicosociale sulle persone (Wang et al., 2020).

La funzione sessuale femminile è influenzata da molteplici fattori che condizionano lo stato emotivo e ormonale (Hamilton & Meston, 2013): lo stress, il cambiamento della routine quotidiana e la paura di ammalarsi hanno effetti negativi sulla funzione sessuale e provocano cambiamenti emotivi e cognitivi con conseguenti effetti anormali sull’eccitazione genitale e soggettiva (Schiavi et al., 2020).

Messaggio pubblicitario Diversi studi hanno valutato il cambiamento della funzione sessuale femminile durante la pandemia di COVID-19 in donne sane in età riproduttiva (Yuksel & Osgor, 2020). In particolare, uno studio di Ugurlucan e colleghi del 2021, si è occupato di valutare il cambiamento della funzione sessuale e della frequenza dei rapporti sessuali nelle donne che sono state trattate per il vaginismo durante la pandemia COVID-19. Sono state quindi incluse 77 donne trattate con dilatatori tra il 2018-2019 e sono stati confrontati i dati ottenuti 3 mesi dopo la prima penetrazione confortevole con quelli durante la fase di picco della pandemia (aprile-maggio 2020). In particolare sono stati somministrati il Female Sexual Function Index (FSFI-Rosen et al., 2000) per valutare la funzione sessuale (in sei domini: desiderio, eccitazione, lubrificazione vaginale, orgasmo, soddisfazione e dolore); il Golombok-Rust Inventory of Sexual Satisfaction (GRISS- Rust & Golombok, 1986), per valutare la disfunzione sessuale nelle coppie eterosessuali; infine il Beck Depression Inventory (BDI-Beck et al., 1996) per valutare gli atteggiamenti caratteristici e i sintomi depressivi. La frequenza dei rapporti sessuali e il dolore sperimentato sono stati confrontati utilizzando una scala analogica visiva. L’interesse degli autori era dapprima confrontare i punteggi  FSFI, GRISS e BDI; successivamente valutare il cambiamento della frequenza e del dolore dei rapporti. I risultati mostrano che ci sono stati miglioramenti significativi nelle sottoscale del desiderio, dell’eccitazione, dell’orgasmo e del dolore FSFI. C’è stato inoltre un miglioramento significativo nel punteggio totale e nei domini infrequenza, non comunicazione, evitamento, non sensualità e vaginismo del GRISS. Tuttavia, i punteggi sono significativamente peggiorati nei domini dell’insoddisfazione e dell’anorgasmia. Anche i punteggi del BDI mostrano un significativo peggioramento mentre la frequenza dei rapporti sessuali non è cambiata significativamente e i punteggi del dolore sono diminuiti significativamente.

Sessualità, vaginismo e pandemia: conclusioni

Le donne trattate per il vaginismo hanno quindi mantenuto la loro funzione sessuale durante la pandemia e nessuna ha sviluppato un disturbo secondario da dolore genito-pelvico e della penetrazione. Sebbene la frequenza dei rapporti sessuali sia rimasta la stessa e la scala del dolore sia diminuita, la qualità del rapporto sessuale è risultata essere peggiore durante la pandemia, come evidenziato dalle sottoscale del GRISS di insoddisfazione e anorgasmia e dalle sottoscale FSFI di lubrificazione e soddisfazione. La paura di prendere la malattia dai partner durante i rapporti, il contatto intimo e l’aumento di stress e ansia durante la pandemia potrebbero pertanto aver avuto un effetto negativo sulla funzione sessuale. È noto che l’attività sessuale è associata alla salute mentale e psicologica (Sansone et al., 2021) e dunque alti livelli di stress cronico possono provocare una diminuzione del desiderio sessuale. Sarebbe importante, quindi, valutare l’effetto del supporto psicologico in queste donne per far fronte allo stress, all’ansia e alla depressione e migliorare conseguentemente la loro funzione sessuale (Ugurlucan et al., 2021).

 

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