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Il dolore nell’intimità sessuale: il disturbo da dolore genito-pelvico e della penetrazione

Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione: caratteristiche, classificazione, eziologia e prevalenza del disturbo.

ID Articolo: 172253 - Pubblicato il: 24 febbraio 2020
Il dolore nell’intimità sessuale: il disturbo da dolore genito-pelvico e della penetrazione
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Il Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione è una condizione che interessa dal 15 al 25% delle donne della popolazione mondiale, causando disagi intensi e pervasivi dal punto di vista fisico, psicologico e relazionale.

Alessandra Epis – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Modena

 

Messaggio pubblicitario Nel DSM IV-TR le disfunzioni sessuali riguardavano il dolore sessuale o un disturbo in una o più fasi del ciclo di risposta sessuale. La ricerca suggerisce che la risposta sessuale non sia sempre un processo uniforme lineare, ma che vi sia una distinzione tra alcune fasi ad esempio, il desiderio e l’eccitazione.

A differenza della precedente edizione, nel DSM5 (APA, 2013) i disturbi sessuali non sono più incorporati in una stessa categoria ma in tre categorie distinte: le Disforie di Genere, le Parafilie, le Disfunzioni Sessuali. Sono inoltre state aggiunte disfunzioni sessuali specifiche per genere e, per le donne, il Disturbo da Desiderio Sessuale e il Disturbo di Eccitazione Sessuale sono stati combinati in un unico disturbo: Disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile.

Di seguito i criteri:

A: Mancanza o significativa riduzione di desiderio/eccitazione sessuale come manifestato da almeno 3 dei seguenti problemi:

  • assente o ridotto interesse per l’attività sessuale;
  • assenti o ridotti pensieri o fantasie sessuali/erotiche;
  • nessuna iniziativa di attività sessuale e nessuna risposta ai tentativi da parte del partner;
  • assente o ridotto piacere ed eccitazione sessuale durante l’attività sessuale;
  • il desiderio non è scatenato da alcuno stimolo sessuale;
  • assenti o ridotti cambiamenti genitali e/o non-genitali durante l’attività sessuale.

B. I sintomi sono protratti come minimo per circa 6 mesi.

C. Il problema causa disagio clinicamente significativo o impedimenti.

D. La disfunzione sessuale non è meglio giustificata da un altro disturbo mentale non sessuale o dalle conseguenze di stress relazionale (e.g. violenze da parte del partner) o altri eventi traumatici e non è attribuibile agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a una condizione medica generale.

Per aumentare la precisione e ridurre sovrastime, le disfunzioni sessuali in generale devono avere una durata minima di sei mesi, ad eccezione di quelle secondarie all’uso di sostanze psicoattive. Queste modifiche prevedono soglie utili per fare una diagnosi e distinguono transitorie difficoltà sessuali da disfunzioni più persistenti.

Per identificare l’esordio della difficoltà vengono utilizzati alcuni sottotipi:

  • permanente – se un problema sessuale è presente dalle prime esperienze sessuali;
  • acquisita – se i disturbi sessuali si sviluppano dopo un periodo di prestazione sessuale normale;
  • generalizzata – se le difficoltà sessuali non sono limitate a determinati tipi di stimolazione, situazione o partner;
  • situazionale – se le difficoltà sessuali si verificano solo con alcuni tipi di stimolazione, situazione o partner.

E’ stata abolita la distinzione tra disfunzioni legate a fattori biologici e a fattori psichici in quanto spesso entrambi questi aspetti ne prendono parte. Vengono inoltre presi in esame fattori inerenti il partner, la relazione, la vulnerabilità individuale, i fattori religiosi e culturali e i fattori medici.

La raccomandazione è comunque quella di considerare i sintomi sessuali come disturbi psichici solo dopo aver escluso ogni componente organica. La collaborazione tra diversi specialisti è quindi indispensabile.

Nel DSM 5 anche il vaginismo (contrazione dei muscoli perivaginali che impedisce la penetrazione) e la dispareunia (dolore nel rapporto sessuale nell’uomo o nella donna) che erano spesso coesistenti e difficili da distinguere, sono stati incorporati nel Disturbo da dolore genito-pelvico e della penetrazione.

Il Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione (DGP-P) viene classificato all’intero del DSM 5 come una disfunzione sessuale femminile caratterizzata dalla presenza persistente e ricorrente di uno o più dei seguenti problemi:

  • Incapacità di avere una penetrazione vaginale; questa difficoltà può presentarsi sia durante il rapporto sessuale sia in altre situazioni che prevedono penetrazione, come ad esempio visite ginecologiche o l’utilizzo dell’assorbente.
  • Marcato dolore pelvico e vaginale durante il rapporto o i tentativi di penetrazione vaginale; in alcuni casi il dolore può perdurare anche dopo la fine del rapporto o essere presente durante la minzione.
  • Marcata paura e ansia per la penetrazione vaginale o per il dolore pelvico e vaginale prima, durante o come risultato della penetrazione vaginale; questa paura è molto diffusa tra le donne che hanno provato regolarmente dolore durante il rapporto e in alcuni casi può portare a un marcato evitamento di situazioni sessuali o intime.
  • Marcata tensione e indurimento dei muscoli pelvici durante i tentativi di penetrazione vaginale.

B. I sintomi sono protratti come minimo per circa 6 mesi.

C. Il problema causa disagio clinicamente significativo o impedimenti.

D. La disfunzione sessuale non è meglio spiegata da un altro disturbo e non dovuto esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza o a condizione medica generale.

“Perché un gesto così normale, come il rapporto sessuale mi provoca così tanta angoscia da bloccarmi totalmente?” si chiede la donna che scopre di avere questa dolorosa cintura di castità. “E perché proprio a me?” (Jannin et al., 2017)

Eziologia del disturbo

Messaggio pubblicitario All’interno della categoria “Dolore Genito-Pelvico” sono raccolte numerose condizioni cliniche che hanno un’origine multifattoriale, biopsicosociale. Ghaly e Chien (2000) hanno individuato la presenza sia di cause organiche che non. Tali cause possono essere legate allo stato ormonale (menopausa, allattamento), alla neurologia (nevralgia, sclerosi multipla), alle infezioni (vaginosi batterica, candidosi), a disturbi sistemici (sindrome di Behcet, disturbo di Crohn), all’uso di alcune categorie di farmaci (terapie oncologiche, contraccezione ormonale), a problemi “meccanici” (traumi da penetrazione, poca lubrificazione, abrasione), alla salute ginecologica. In particolare, procedure chirurgiche o processi infiammatori organici, come l’endometriosi o la sindrome del colon irritabile, posso portare alla formazione di aderenze e cicatrici, le quali possono provocare dolore nelle aree interessate.

In merito alle cause non organiche risulta fondamentale indagare la presenza di una storia di abuso sessuale o emotivo e di sintomi ansiosi e/o depressivi. Grace e Zondervan nel 2006 e Pitt e colleghi nel 2008, all’interno delle loro ricerche, hanno riscontrato come le donne con DGP-P riportano di frequente disturbi del sonno, depressione, ansia oltre a interferenze nelle relazioni affettive intime.

Altre cause non organiche del disturbo possono riguardare difficoltà relazionali con il partner, come ad esempio scarsa comunicazione di coppia o diverso desiderio sessuale, la presenza nell’uomo di problemi sessuali, come la disfunzione erettile o l’eiaculazione precoce le quali possono causare difficoltà nella penetrazione, fattori stressanti (lutti, difficoltà lavorative, ecc.) o aspetti culturali o religiosi, che possono influenzare convinzioni e atteggiamenti rispetto alla sessualità (APA, 2013).

Prevalenza del disturbo

Il Disturbo da Dolore Genito-Pelvico e della Penetrazione è una condizione che interessa dal 15 al 25% delle donne della popolazione mondiale, prevalenza non nota in Italia data la mancanza di studi. Le lamentele associate al dolore vaginale e pelvico sembrano avere un picco nella prima età adulta e nel periodo premenopausa.

Le linee guida per il trattamento consigliano una combinazione di interventi educativi sulla gestione del dolore, fisioterapia del pavimento pelvico, terapia sessuale e approcci medici seguendo una strategia integrata multidimensionale.

È sempre fondamentale non limitarsi solo al trattamento sintomatico, ma analizzare le dinamiche di coppia e, soprattutto, le modalità di gestione del rapporto sessuale da parte del partner. (Davide Dèttore)

Utile sarebbe condurre ulteriori ricerche sui fattori cognitivi e meta-cognitivi del DGP-P al fine di una miglior comprensione dei meccanismi psicologici alla base del disturbo con l’obiettivo di sviluppare interventi mirati.

Il trattamento cognitivo comportamentale dei disturbi sessuali in generale mira a fornire informazioni e tecniche volte ad aumentare la consapevolezza del proprio corpo e la comprensione dei fattori fisiologici e psicologici coinvolti nel rapporto sessuale oltre all’utilizzo di tecniche di rilassamento, esercizi di esposizione graduale insieme al partner, identificazione dei comportamenti disfunzionali che possono mantenere il problema e la loro sostituzione con strategie più funzionali.

 

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Bibliografia

  • American Psychiatric Association (2013). Diagnostic and Statistic Manual of Mental Disorders, fifth edition.
  • Ghaly, A. F., &Chien, P. F. (2000). Chronic pelvic pain: clinical dilemma or clinician’s nightmare. Sexually transmitted infections, 76(6), 419-425.
  • Grace, V., & Zondervan, K. (2006). Chronic pelvic pain in women in New Zealand: comparative well-being, comorbidity, and impact on work and other activities. Health care for womeninternational, 27(7), 585-599.
  • Boscia, F., Simoncelli, C. (1997). Diagnosi e trattamento delle disfunzioni sessuali. Franco Angeli: Milano.
  • Kaplan, H.S. (2000). Disturbi del Desiderio Sessuale. Mondadori.
  • Jannini E., Lenzi A. e Maggi M. (2017). Sessuologia medica. Edra
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