Variazioni della concentrazione di testosterone e competitività in concomitanza delle fasi mestruali in atlete professioniste

Uno studio longitudinale ha indagato il legame tra il livello di testosterone salivare e la competitività in atlete agoniste e non agoniste

ID Articolo: 189429 - Pubblicato il: 22 novembre 2021
Variazioni della concentrazione di testosterone e competitività in concomitanza delle fasi mestruali in atlete professioniste
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Il testosterone, un ormone steroideo, solitamente viene associato al dominio sociale, alla competizione e alla motivazione sessuale negli animali e nell’uomo (Archer, 2006).

 

Messaggio pubblicitario Tuttavia, alcuni studi mostrano che l’ormone spesso agisce anche sulla motivazione: la ricerca psicobiologica suggerisce che l’aumento dei livelli di testosterone modula il funzionamento delle strutture cerebrali coinvolte nella motivazione e nelle emozioni (Packard et al., 1997); l’ormone sembra infatti migliorare la motivazione ad impegnarsi in un comportamento senza priming di ricompensa e in modo inconscio (van Honk et al., 2005). Altri autori sostengono che il testosterone (T) alimenti la motivazione a raggiungere la superiorità quando si compete per diverse risorse, elicitando comportamenti per raggiungere e mantenere uno status più elevato (Stanton & Schultheiss, 2009). Il modello biosociale (Mazur, 1985) dello status postula infatti che il testosterone suscita comportamenti per affrontare i confronti di dominio sociale, aumenta e diminuisce i suoi livelli dopo la vittoria e la sconfitta e fornisce un feedback affettivo che influenza i successivi stili di coping.

Testosterone e motivazione

Dal momento che sembrerebbe avere un legame con la motivazione, c’è un crescente interesse nei ruoli androgeni ed eccitanti del testosterone nello sport e nell’esercizio fisico, in particolare per quanto riguarda i comportamenti competitivi tra le donne (Cook & Beaven, 2013). La letteratura mostra che i cambiamenti o le differenze nei livelli di testosterone delle donne sono positivamente correlati all’autoefficacia, all’attenzione pre-evento, alla motivazione all’azione, al legame di squadra e ai carichi di lavoro (Aarts & van Honk, 2009). Il testosterone sembrerebbe essere quindi reattivo alla competizione e aumentare con l’allenamento. A conferma di ciò, i risultati di uno studio riportano una correlazione positiva tra il testosterone salivare (sal-T) e la motivazione pre allenamento di alcuni atleti maschi professionisti (Crewther et al., 2016); alti livelli di sal-T sono stati trovati anche in donne professioniste (più del doppio rispetto a donne non professioniste) e l’aumento di testosterone è stato indotto dall’esercizio fisico, sostenendo così potenzialmente quei comportamenti necessari per mantenere le prestazioni a livello agonistico (Keizer et al.,1987).

Messaggio pubblicitario Diversi studi hanno riscontrato che nelle donne la concentrazione di testosterone varia anche con le diverse fasi del ciclo mestruale; solitamente si verifica un aumento di testosterone fino al 40% a metà ciclo o in fase ovulatoria, seguito da una diminuzione durante la fase follicolare, prima fase del ciclo ovarico che termina con l’ovulazione, e luteale, fase che segue la maturazione dei follicoli e che decorre fra l’ovulazione e l’inizio del periodo mestruale successivo (Cook, 2018). Inoltre sembra che tra le donne atletiche il testosterone aumenti conseguentemente ad uno stressor fisico durante l’ovulazione (16%) rispetto alle altre fasi (6-8%) (Crewther, 2019).

Testosterone e competitività

Poiché fino ad oggi nessuna ricerca ha esaminato l’effetto della sal-T sulla competitività nelle atlete, Crewther e colleghi (2018) hanno condotto uno studio longitudinale con l’obiettivo di indagare il legame tra il livello di testosterone salivare e la competitività in atlete agoniste e non agoniste. In particolare, i test sono stati eseguiti durante le tre fasi mestruali (follicolare, ovulatoria e luteale) e hanno tracciato il profilo della variazione dei livelli di sal-T e due misure di competitività legate allo sport: desiderio di competere e motivazione nell’allenamento. Le ipotesi formulate dagli autori erano che il testosterone salivare e la competitività sarebbero risultati elevati in fase di ovulazione rispetto alle altre fasi, che i cambiamenti di sal-T sarebbero stati più marcati nelle atlete professioniste e infine che queste ultime avrebbero mostrato relazioni più forti tra sal-T e competitività. Trenta atlete di diversi sport sono state reclutate e suddivise in due gruppi: atlete concorrenti a livello nazionale (professioniste) e atlete competitive in club o ricreativi (non professioniste) (Pokrywka et al., 2005); entrambi i gruppi sono stati monitorati nelle tre distinte fasi del ciclo mestruale: il test si è verificato nei giorni 6-8 (fase follicolare), 13-15 (fase ovulatoria), e 20-22 (fase luteale), dall’inizio delle mestruazioni precedenti e, dopo un prelievo salivare, alle atlete sono state poste alcune domande sulla competitività.

Come ipotizzato, il testosterone salivare ha mostrato fluttuazioni significative in concomitanza delle fasi mestruali: un aumento dalla fase follicolare a quella ovulatoria, seguito da una diminuzione in fase luteale. Tali risultati sono coerenti con i dati inerenti al sal-T in donne sane in età riproduttiva (Roney & Simmons, 2013). In particolare i cambiamenti del testosterone sono risultati più pronunciati nelle atlete professioniste, le quali hanno mostrato anche un picco in fase ovulatoria sia del desiderio competitivo sia della motivazione all’allenamento (Crewther & Cook, 2018). Ci sono diversi dati in letteratura che forniscono come spiegazione il fatto che esercitare il potere in modo mascolino durante una prestazione sportiva aumenti i livelli di sal-T nelle donne, per cui un’elevata concentrazione di testosterone potrebbe anche essere il prodotto di comportamenti mascolini per raggiungere e mantenere il dominio fisico. Un’ulteriore spiegazione può essere la selezione naturale per cui gli individui che possiedono livelli elevati di testosterone di base spesso scelgono uno stile di vita attivo e prediligono gli sport che massimizzano il loro potenziale di adattamento.

Infine, una maggiore competitività intrasessuale in fase ovulatoria, determinerebbe anche cambiamenti in  diversi altri ambiti oltre allo sport, tra i quali le scelte economiche, i comportamenti per migliorare il proprio aspetto (Saad & Stenstrom, 2012) o la posizione sociale (Durante et al., 2014) e le preferenze per i volti maschili (Welling et al., 2007).

 

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Bibliografia

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