Esiste il rapporto sessuale? (2021) di Massimo Recalcati – Recensione del libro

Il nuovo libro di Recalcati Esiste il rapporto sessuale? parte dalla tesi di Lacan per cui il rapporto sessuale non esiste per poi approfondirne i risvolti

ID Articolo: 189000 - Pubblicato il: 08 novembre 2021
Esiste il rapporto sessuale? (2021) di Massimo Recalcati – Recensione del libro
Messaggio pubblicitario SFU 2020
Condividi

Il punto di partenza nel volume Esiste il rapporto sessuale?, come avviene spesso nelle riflessioni di Recalcati, è ancora una volta Lacan.

 

Messaggio pubblicitario Il connubio psicoanalisi/sessualità appare inscindibile sin dall’inizio con Freud e la sua rivoluzione. Non stupisce affatto, quindi, che Recalcati, dopo aver affrontato in testi divulgativi di ampio successo temi quali la madre, il padre, l’insegnamento come passione, le varie declinazioni dell’amore, la biografia di alcuni artisti, l’importanza dei libri, tralasciando i volumi più specialistici e complessi dedicati alla teoria e alla pratica clinica, abbia dedicato l’ultima sua fatica letteraria alla sessualità.

La psicoanalisi condivide il principio dell’identità di genere secondo cui non è il sesso anatomico ad essere decisivo nella determinazione dell’identità sessuale, quanto la scelta soggettiva che, sebbene non possa prescindere né dall’anatomia né dai condizionamenti culturali, non può essere ridotta a funzione di essi. Recalcati nota come il tema dell’identità di genere fosse assente nella prima fase dei movimenti di liberazione sessuale iniziati sotto la spinta della contestazione del Sessantotto, mentre oggi ha acquisito centralità. Tuttavia, in questa legittima rivendicazione della scelta anche inconscia del proprio sesso, egli segnala giustamente il rischio di reputare come automaticamente pacificata e risolta una sessualità che abbia adeguato il proprio genere non all’anatomia ma alla scelta soggettiva.

Il punto di partenza, come avviene spesso nelle riflessioni di Recalcati, è comunque ancora una volta Lacan. Stavolta, si tratta dell’affermazione relativa all’inesistenza del rapporto sessuale. Affermazione di certo paradossale e, come spesso avviene per le tesi di Lacan, e ancor più per quelle di novelli allievi che si autodefiniscono da lui ispirati, si tratta di assunti che vanno contro il pensiero comune. Banalizzo, e so di farlo, ma per fare un esempio: tutti pensiamo che l’amore materno sia importante e fondante e, allora, giù a segnalarne le potenzialità distruttive. In questo caso, se pensavamo che la sessualità fosse un momento di profondo incontro con l’altro, ebbene, ci sbagliavamo: mai come durante l’atto sessuale siamo soli con noi stessi e distanti dall’altro. Insomma, l’esperienza erotica è quella che ci consente di sentire il corpo e l’anima del partner nella loro massima vicinanza, fino a poter raggiungere vette estatiche come nelle pratiche tantriche, o si tratta sempre solo del proprio godimento, anche quando si esprime nella capacità di far godere l’altro? Inoltre, la questione del rapporto tra desiderio sessuale e dimensione affettiva/amore non è mai facilmente risolvibile. La potenziale forza eversiva della sessualità, con il conseguente timore che suscita in chi detiene il potere, è testimoniata dal fatto che anche le lotte della comunità Lgbt sinora si siano risolte più nel diritto al matrimonio piuttosto che condurre al riconoscimento del diritto a un sesso libero, svincolato dal legame affettivo. Ad esempio, come segnala Manzotti, anche in tempi recentissimi nella emancipata California è stata sdoganata la poligamia, ma solo a patto che avvenga all’interno di relazioni affettive significative tra più persone. Insomma, il piacere sessuale puro, fine a se stesso, continua a essere un tabù. Ma perché è cosi? Perché, in tante culture, è considerato sbagliato che persone adulte e consenzienti traggano piacere dai loro corpi attraverso pratiche sessuali?

Messaggio pubblicitario Tornando al libro, la tesi di Lacan secondo cui il “rapporto sessuale non esiste” mira a ricordarci come nella sessualità umana, a prescindere dalla declinazione in cui essa si concretizzi, vi sia qualcosa che rende impossibile il rapporto. Anche se fosse possibile emancipare la sessualità da tutti i dispositivi disciplinari e morali che la opprimono, essa resterebbe comunque perturbante e disarmonica. Per la posizione psicoanalitica non si tratta di combattere per i diritti civili di tutti, battaglia in sé sacrosanta, ma di affrontare il tema più profondamente. La lezione della psicoanalisi ci impone di credere che il desiderio, prima di incontrare il partner, sia guidato sul piano inconscio da una pluralità di fantasmi che regoleranno tale incontro.

È ciò che rende irriducibilmente diversa la vita sessuale umana da quella animale: la sessualità umana, a prescindere da come si realizza, non poggia su nessun istinto ed è, dunque, obbligata a separarsi dalla natura. L’accoppiamento sessuale nella vita umana non dipende solo da risposte e reazioni istintuali e le nostre complessità perverso-polimorfe ci impongono tragitti tortuosi e contraddittori, dice Recalcati. “Contrariamente a quanto accade nel mondo animale, dove colori, odori, stagioni, maturazione degli organi riproduttivi sono comandi naturali sufficienti a innescare un accoppiamento tra i sessi senza inciampi, il percorso del desiderio sessuale umano è inevitabilmente labirintico e accidentato”. L’istinto obbedisce alla legge universale della natura, mentre la pulsione sessuale è senza legge, per principio sregolata, deviata, assolutamente singolare, anarchica, iperedonista, perversa e polimorfa. Ciò che ci differenzia dagli animali è l’esperienza del godimento, che va oltre l’istinto. Questa esperienza comporta sempre, oltre all’estasi e alla gioia, all’eccitazione e all’erotismo, al piacere e al godimento, una quota irriducibile di turbamento e di inquietudine. Il rapporto dell’essere umano con il proprio corpo è sempre un “rapporto disturbato” dal godimento che si pone come un’esigenza, un eccesso, una spinta che irrompe nella routine della vita altrimenti regolata dal sonno istintuale. Infatti, mentre il piacere si mantiene in un’area di equilibrio e di moderazione, il godimento con il suo carattere eccessivo scompagina questa zona che diviene tumultuosa, eccitante e inquietante insieme. La natura anarchica del desiderio umano rivela il suo statuto nomade, erratico, che mal si combina con la normatività di una relazione coniugale monogama. La potenza del desiderio rischia di mettere a repentaglio ciò che si è costruito in tanti anni ed in tante situazioni, che a volte ritroviamo nella pratica clinica; è proprio l’irruenza del desiderio a mettere in crisi relazioni stabili e durature dove non manca l’affetto ma è venuta meno la passione.

In ogni caso, nonostante tutto, Recalcati lascia aperta una speranza. Il confine oltre il quale il piacere deborda nel godimento è sempre sottile. La vita sessuale dell’uomo, per definizione, va oltre il principio del piacere. Il godimento spinge a travalicare questo limite. Quando ciò avviene in negativo assistiamo alla trasformazione dell’eccitazione in impeto violento, della tenerezza in possesso, del desiderio in brama incontrollabile, dal trovarsi insieme al perdersi. Tuttavia, questo andare oltre, che può diventare un eccesso rovinoso e distruttivo, può costituire anche un’eccedenza positiva, che arricchisce la vita. Il godimento perverso è distruttivo, ma il godimento erotico afferma la vitalità della nostra esperienza umana. L’essenza della perversione non risiede nella scelta di talune pratiche piuttosto che altre ma è più radicale e consiste nella riduzione del partner a puro oggetto del proprio godimento. L’altro diviene solo uno strumento e il perverso accentua la dimensione autistica, senza rapporto, del sesso. Non si tratta, come è ovvio, di un’opposizione rigida tra sessualità buona e cattiva. Il rapporto tra piacere e godimento è molto complesso ma non necessariamente irrisolvibile. Mentre infatti il piacere si mantiene in una zona di equilibrio e di moderazione, il godimento scompagina quella zona rendendola tumultuosa, eccitante e inquietante insieme. Tuttavia, è possibile che tale perturbazione possa essere “il nome di una gioia” (p.200). Ciò  avviene quando c’è l’amore che sottrae il corpo sessuale all’anonimato, per renderlo unico e insostituibile. Come dire, nonostante Freud e Lacan, duemila anni di cristianesimo non si possono buttare…. E sarà dunque ancora una volta la forza dell’amore a renderci migliori…

 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 6, media: 4,83 su 5)

Consigliato dalla redazione

Interessi parafilici: quale relazione con la soddisfazione sessuale

La relazione tra interessi parafilici e la soddisfazione sessuale in soggetti non clinici

Sulla base della letteratura attualmente esistente si potrebbe ipotizzare che sia possibile “convivere” con i propri interessi parafilici

Bibliografia

  • Recalcati M., Esiste il rapporto sessuale?, Cortina, 2021
  • Lombardi Vallauri E., Ancora bigotti, Einaudi, 2020
  • Manzonni, R. (2020). La dittatura della monogamia. Doppiozero.
State of Mind © 2011-2021 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario