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Il pregiudizio di conferma

Il pregiudizio di conferma è la tendenza a cercare elementi che convalidano quanto sappiamo, piuttosto che a cercare prove che negano le nostre cognizioni

ID Articolo: 186632 - Pubblicato il: 09 luglio 2021
Il pregiudizio di conferma
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Ci illudiamo di essere persone che utilizzano sempre la ragione, ma la realtà dei fatti è che molti pregiudizi guidano, spesso inconsapevolmente, le nostre azioni; uno di questi è sicuramente il “pregiudizio di conferma” (in inglese “confirmation bias”).

 

Definizione

Messaggio pubblicitario Ma cos’è questo “pregiudizio di conferma”?

In generale, possiamo definire come tale la “tendenza a cercare evidenze che confermano le nostre precedenti conoscenze e credenze, piuttosto che cercare prove che negano tali conoscenze e credenze” (Martin Jones, Robert Sugden, 2001; Julie A. Nelson, 2014; Jonathan D. Nelson, Craig R.M. McKenzie).

Ciò significa che tendiamo più a cercare elementi che convalidano quanto sappiamo, piuttosto che a cercare prove che negano le nostre cognizioni; questo sia nella fase di ricerca delle evidenze, che nella fase di valutazione delle medesime.

Ad esempio, se io sono convinto che una certa dieta dimagrante sia efficace, nel momento in cui andrò a cercare maggiori informazioni, tenderò a selezionare solo gli elementi confermativi della mia opinione; però, se per ipotesi vengo a contatto con un qualcosa che va contro la validità di quella dieta (ad esempio il parere di un esperto), di sicuro tenderò a minimizzare tale evidenza.

I perché del pregiudizio di conferma

Ma perché la nostra mente ci porta ad agire in questo modo? Siamo così irrazionali da non riuscire a capire i limiti della nostra conoscenza?

Innanzitutto, è da dire che la nostra mente ci porta maggiormente a ricordare quello che è coerente con le nostre conoscenze precedenti (Jon S. Byrd, 2006).

In ogni caso, un meccanismo del genere non è sempre negativo. Ciò in quanto se io ho delle conoscenze corrette (magari su un qualcosa di oggettivo), è giusto che io difenda il mio punto di vista.

Peraltro, può anche accadere che io abbia dei punti di vista totalmente irrazionali od oggettivamente non sostenibili, ed insista nel sostenere le mie posizioni, anche contro ogni prova. In questo caso, quindi, il pregiudizio di conferma diventa una patologia e non un semplice “meccanismo di difesa” della nostra mente (Maria Lewicka, 1998).

La (non) correlazione con l’intelligenza

Ma possiamo dire che chi è guidato da questo pregiudizio sia una persona stupida o poco ragionevole?

I vari studi effettuati hanno messo in luce come il pregiudizio di conferma non abbia nulla a che fare con l’intelligenza (Uwe Peters, 2020). Se quindi ci sorprendiamo a ragionare con questo pregiudizio non siamo irrazionali, ma semplicemente siamo poco attenti agli inganni della nostra mente (ma il fatto di diventarne consapevoli è già un passo avanti!)

Possibili “lati buoni” del pregiudizio

Quindi possiamo dire che il pregiudizio di conferma è sempre negativo? La domanda non ha una risposta valida per ogni situazione.

Se pensiamo ad alcune pagine della storia dell’umanità possiamo tranquillamente affermare che esso sia assolutamente deleterio e pericoloso.

Si pensi ad esempio alla caccia alle streghe che ebbe luogo nell’Europa occidentale tra il 15° ed il 17° secolo (Raymond Nickerson, 1998). Durante quel periodo furono uccise migliaia di presunte streghe, in generale a seguito di processi sommari.

Nei predetti processi, il pregiudizio di conferma si manifestava nel senso che qualunque risultanza veniva interpretata come confermativa della natura di strega dell’accusata.

Altre volte, invece, il pregiudizio di conferma ha addirittura portato a progressi nella conoscenza dell’umanità. Vi era quindi uno scienziato con la “testa dura” che, sfidando i paradigmi dell’epoca, dimostrava qualcosa di totalmente nuovo ed oggettivo (Raymond Nickerson, 1998).

Si pensi a Galileo Galilei, il quali aderì al modello eliocentrico di Copernico con la Terra che gira intorno al Sole, dimostrando il modello medesimo e gettando le basi del metodo scientifico.

Talvolta il pregiudizio di conferma può portare anche a conseguenze positive, come per esempio nel caso di un professore che creda (falsamente) che un suo allievo sia particolarmente dotato e quindi lo incoraggia in continuazione. Tali continui incoraggiamenti possono quindi portare ad un effettivo miglioramento dello studente nella specifica materia (Stephanie Madon, Lee Jussim, Jacquelynne S. Eccles, 1997)

Il pregiudizio di conferma nelle decisioni di gruppo

In linea generale, i vari studi condotti hanno visto che “uscire” dal pregiudizio di conferma è veramente difficile (Uwe Peters, 2020; Jon S. Byrd, 2006).

Quanto detto innanzitutto per i meccanismi della nostra mente.

Messaggio pubblicitario Ulteriori situazioni in cui le persone possono essere “intrappolate” (senza rendersene conto) in propri pregiudizi, è quando frequentano persone con le loro stesse credenze ed opinioni (Uwe Peters, 2020; Jon S. Byrd, 2006). In questo modo non c’è confronto sulle opinioni dei singoli, in quanto specifiche credenze e valori sono ampiamente condivisi.

Ma cosa accade nel momento in cui un gruppo di persone si trova a condividere opinioni diverse e contrastanti? È stato visto che, se vi è un vero confronto e vi è la (vera) volontà comune di “raggiungere la verità”, il risultato sarà sicuramente positivo (Hugo Mercier, Dan Sperber, 2011).

Rimedi possibili?

Ma come possiamo rimediare a queste nostre insufficienze? Come possiamo ragionare in maniera efficace ed indipendente e fare in modo che il pregiudizio di conferma non ci condizioni? (Johan E. Kortelling, Anne-Marie Brouwer, Alexander Toet, 2018).

Ovviamente non c’è una formula magica.

Quando stiamo per prendere decisioni importanti dobbiamo chiederci: perché sto pensando di agire in questo modo? Sto valutando sulla base di elementi oggettivi o sto valutando tutto in base alle mie credenze? E quanto sono corrette le mie credenze?

Il cammino verso l’autocritica è sicuramente lungo, ma come diceva il filosofo cinese Lao Tzu, “Un viaggio di mille miglia comincia sempre con il primo passo”.

 

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