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Food addiction: analogie e differenze tra i disturbi da addiction e gli episodi di binge-eating

Nonostante siano evidenti le analogie tra food addiction e la fenomenologia delle dipendenze patologiche, ci sono anche differenze significative

ID Articolo: 185484 - Pubblicato il: 28 maggio 2021
Food addiction: analogie e differenze tra i disturbi da addiction e gli episodi  di binge-eating
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L’espressione food addiction ha raggiunto negli ultimi anni una significativa diffusione mediatica, generando una conseguente proliferazione di dibattiti nella comunità scientifica circa la validità e l’utilità clinica di tale dicitura e concettualizzazione.

 

Messaggio pubblicitario  Nonostante siano evidenti e dimostrabili analogie tra gli episodi di binge-eating e la fenomenologia dei disturbi da addiction; vi sono anche delle differenze intrinseche significative, riguardanti: psicopatologia, epidemiologia e fattori di rischio (Dalle Grave, 2019). La prima comparsa in letteratura del concetto di food addiction risale al 1890 (Meule, 2015), con riferimento al consumo di cioccolata; l’espressione è stata, però, ufficialmente coniata dal ricercatore americano Theron Randolph per descrivere il consumo, analogo alla dipendenza pura, di alimenti quali: caffè, latte e patate (Randolph, 1956).

Tale concettualizzazione si è concretizzata nel modello della food addiction i cui sostenitori ritengono che alimenti processati, colmi di grassi e zuccheri, siano caratterizzati da proprietà che potrebbero innescare il meccanismo della dipendenza, in soggetti biologicamente più vulnerabili (Schulte, Avena, & Gearhardt, 2015). Negli ultimi anni è stata postulata l’ipotesi secondo cui tali alimenti possano assumere la valenza di trigger circa l’esordio della psicopatologia alimentare (Treasure, Leslie, Chami, & Fernandez-Aranda, 2018). Oggigiorno permane un disaccordo intrinseco anche nei sostenitori del modello stesso della food addiction: chi ritiene che si tratti di una dipendenza da sostanza, in maniera analoga ai canonici disturbi da uso di sostanze e chi sostiene l’ipotesi di una dipendenza comportamentale, come ad esempio il gioco d’azzardo. Altri autori ribadiscono la scarsità dell’evidenza scientifica sulle proprietà di dipendenza intrinseche nei cibi, motivo per cui hanno proposto una nuova dicitura: eating addiction (Hebebrand et al., 2014). Per favorire maggiore chiarezza sul confine di demarcazione tra episodi di abbuffata e disturbo da uso di sostanze, vengono di seguito riportate le relative analogie e differenze. Le similitudini: il craving (desiderio propulsivo e inarrestabile di ricercare la sostanza), la sensazione di perdita di controllo, la preoccupazione per il comportamento attuato, la finalità immunizzante dell’atto, il tentativo di mantenere segretezza a riguardo, la persistenza del comportamento nonostante le conseguenze avverse e infine i ricorsivi tentativi fallaci di eliminare il comportamento problema (Fairburn, 2013).

Risulta, però, opportuno rivolgere il focus attentivo sulle altrettante divergenze tra i due fenomeni:

  1. Gli episodi di abbuffata non implicano necessariamente il consumo di categorie specifiche di alimenti e l’elemento discriminante, in termini diagnostici per definire un episodio di abbuffata, non è la qualità del cibo, bensì la quantità e il tempismo (Wilson, 2010).
  2. Gli individui con disturbi dell’alimentazione hanno una spinta repulsiva ad evitare gli episodi di abbuffata, a differenza di quelli con disturbo da addiction che devono essere motivati a resistere all’assunzione della sostanza (Fairburn, 2013).
  3. Gli individui soggetti ad abbuffate sono spesso vittime del circolo restrizione-abbuffata che inevitabilmente li rende più vulnerabili a cedere all’impulso (Fairburn, 2013), contrariamente al disturbo da uso di sostanze che non prevede una maggiore vulnerabilità all’abuso della sostanza quando si cerca di evitarla (Benton, 2010).
  4. L’eziologia del disturbo da binge-eating è multifattoriale: caratterizzata dall’interrelazione tra fattori di rischio biopsicosociali e ambientali, dunque non esclusivamente connessa alla malnutrizione (Fairburn et al., 1998).

Messaggio pubblicitario  La relazione tra uso di sostanze ed episodi di abbuffata non è, dunque, propriamente specifica (Wilson, 2010): sebbene sia stato osservato che l’età di insorgenza della psicopatologia alimentare sia antecedente a quella dei disturbi da addiction; i dati epidemiologici indicano che i pazienti che riducono gli episodi di binge-eating non li sostituiscono con l’abuso alcolico o con altre sostanze stupefacenti (Karacic et al., 2011). Sostenere, dunque, i modelli di food addiction o eating addiction in toto risulterebbe inappropriato e impreciso, in quanto renderebbe il concetto di addiction riduttivo e onnicomprensivo; in quanto applicabile a qualunque manifestazione di comportamento ricorsivo caratterizzato da una ricerca costante; come ad esempio l’attività sessuale. In conclusione è fondamentale ribadire che, nonostante venga escluso il modello della food addiction nell’eziologia della psicopatologia alimentare, è comunque raccomandabile l’implementazione di interventi di natura preventiva, che possano favorire l’adozione di un’alimentazione salutare, cercando di ridurre al minimo la sedentarietà e il consumo massivo di cibi processati (Dalle Grave, 2019).

 

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