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Contesto sanitario e covid. Dare voce e significato alle esperienze degli operatori sanitari – REPORT

Contesto sanitario e covid. Dare voce e significato alle esperienze degli operatori sanitari - Report dal webinar dell’associazione "Lutto e crescita"

ID Articolo: 183809 - Pubblicato il: 06 aprile 2021
Contesto sanitario e covid. Dare voce e significato alle esperienze degli operatori sanitari – REPORT
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Quale vissuto emotivo hanno sperimentato gli operatori sanitari nella situazione emergenziale attuale? Quale significato hanno attribuito agli eventi che hanno vissuto? Quale senso ha avuto nelle loro vite? Cosa dovrebbe cambiare per fare in modo che si sentano maggiormente sostenuti e supportati nella propria professione?

 

Messaggio pubblicitario Il giorno 27 Febbraio 2021 l’Associazione Lutto e Crescita ha promosso, attraverso un webinar, un incontro multidisciplinare tra diverse figure professionali nell’ambito sanitario, facendo dialogare la psicologia e la medicina. All’evento hanno partecipato la presidentessa dell’Associazione Maria Luisa De Luca, la vice-presidentessa Cinzia Messana, il dottor Marco Tineri, il dottor Giuliano Grossi, la dottoressa Giovanna Prosseda, il dottor Alfredo Altomonte, la dottoressa Barbara Ricci e la dottoressa Susanna Bianchini. Il Webinar è stato un’occasione di incontro con gli operatori sanitari ai quali sono state poste delle domande che andavano al di là delle loro competenze professionali, dei dati scientifici e delle statistiche ma che riguardano il loro vissuto emotivo, il significato che loro hanno attribuito agli eventi che hanno vissuto nella situazione emergenziale attuale, il senso che ha avuto nelle loro vite e delle valutazioni su cosa si dovrebbe cambiare per sentirsi maggiormente sostenuti e supportati nella propria professione.

L’evento si è aperto con l’introduzione del dottor Marco Tineri e l’esposizione degli obiettivi che si intendevano raggiungere e del significato che ha oggi parlare di Covid, e degli aspetti connessi, in termini multidisciplinari e maggiormente sistemici. In questa presentazione iniziale si è messa in luce l’importanza dell’umanizzazione delle cure, dove è centrale la comunicazione e la relazione come strumento curativo cardine, che ormai da tempo l’Associazione Lutto e Crescita promuove. Un aspetto che prima dell’emergenza sanitaria veniva preso poco in considerazione è l’umanizzazione del curante e dei bisogni del curante in quanto persona e quindi considerare le differenti figure professionali che operano in ambito sanitario sotto molteplici dimensioni: cognitiva, emotiva, esistenziale. Durante questa mattinata formativa proprio queste due ultime dimensioni, che caratterizzano l’essenza dell’essere umano, sono state accolte, ascoltate e messe in primo piano e questo ha reso la condivisione autentica e arricchente anche sotto il punto di vista umano e personale; non a caso la parte del dottor Tineri si conclude con una domanda e ci invita a lasciarla in sospeso per riprenderla solo alla fine: “Quale dono ti porti a casa?”.

Dopo l’introduzione e dopo l’intervento della presidentessa Maria Luisa De Luca riguardo la Death competence e la sua dimensione esistenziale, sul quale mi soffermerò, lo spazio è stato lasciato a chi ha operato e ha vissuto sul campo la pandemia (nello specifico cinque operatori sanitari) facendo emergere i vissuti emotivi, la possibile ricerca di senso e di significato e di crescita emotiva, relazionale ed esperienziale. Tornando all’intervento della professoressa De Luca focalizzato sulla Death competence con un taglio esistenziale. La professoressa ha messo in evidenza come la pandemia potesse essere considerata come un multistressor e come un evento traumatico, sebbene non esiste un evento che sia traumatico di per sé ma si incontra sempre con la soggettività, con le risorse e con i limiti dell’individuo; la professoressa non a caso ha citato Siegel (2014): Un’esperienza che oltrepassa la capacità di fronteggiamento e di adattamento ottimale dell’individuo. La pandemia intesa come multistressor ha un impatto che può essere nocivo per la salute sia fisica che mentale e può esacerbare le psicopatologie già esistenti. Per quanto riguarda l’impatto traumatico connesso alla pandemia è possibile incontrarlo in chi svolge professioni di cura essendo probabilmente dominante la sensazione di impotenza davanti a questo evento soverchiante, aspetto caratteristico della definizione di trauma, basti pensare alla definizione della Herman (2005).

La professoressa De Luca è passata poi a mostrare le curve prototipiche di risposta agli stress traumatici e si è visto come la ricerca abbia identificato quattro traiettorie prototipiche, di cui la quinta è quella che viene definita Crescita Post Traumatica (Tedeschi & Calhoun, 2007).

Messaggio pubblicitario Queste traiettorie derivano dall’interazione di più fattori, in quanto, come scritto prima, non vi è un evento che sia traumatico per definizione; i fattori da considerare sono: i livelli di funzionamento psicologico precedenti all’impatto traumatico, la gravità dell’esposizione all’evento, le risorse per il fronteggiamento dello stress traumatico. Essendo la professoressa un’esperta nel trauma e lutto si è soffermata poi a spiegare il concetto di lutto sospeso connesso al lutto complicato o prolungato già presente nell’ICD-11 e da Novembre del 2020 anche nel DSM. Infatti le persone che hanno vissuto uno o più lutti durante il lockdown e/o in questo momento emergenziale sembrano essere maggiormente a rischio per lo sviluppo del Disturbo da Lutto Prolungato; la De Luca mostra i fattori di rischio per lo sviluppo del disturbo in questo momento storico caratterizzato dalla pandemia rifacendosi ai dati di ricerca di Neimeyer (2020): impossibilità o gravi limitazioni ad assistere i propri cari, mancanza di informazioni e contatto regolare con il personale sanitario, limitazione o impedimento alla celebrazione dei funerali e altri momenti rituali come la veglia, la preghiera e altro, riduzione o assenza del sostegno interpersonale da parte di parenti, amici e della rete sociale allargata.

Da quello che emerge dai primi studi svolti nel contesto pandemico risulta che ci sono due fattori principali, oltre alla difficoltà di dare un senso alla morte, che predicono il lutto “cronico”: i desideri non realizzati intesi come le cose non dette o non fatte e i conflitti irrisolti e quindi le discussioni non affrontate.

La professoressa De Luca si è soffermata poi sulla “Grief and Growth Therapy” un modello di intervento dell’Associazione Lutto e Crescita che mira a prevenire il Disturbo da Lutto Persistente Complicato e promuovere la Crescita Post Traumatica. La professoressa mostra come questo intervento integri e faccia suoi il modello duale e quello “del legame che continua” connesso dagli studi di Dennis Klass (1996). Il principale concetto che riprendono dal modello duale è che le persone in lutto hanno bisogno di oscillare e alternare in modo idiosincratico tra un tempo dedicato alla perdita e uno dedicato alla ricostruzione. L’alternarsi di questi due momenti e degli stati emotivi ad essi connessi sono alla base dell’integrazione del trauma, della costruzione di un significato e della prosecuzione in termini adattivi del legame. Mentre riprendendo l’idea del legame che continua si fa riferimento all’obiettivo terapeutico che non deve essere il dimenticare la persona perduta ma ricostruire e rinnovare una nuova forma di legame e di relazione. L’integrazione di questi due modelli mira a promuovere la Crescita Post Traumatica e il piano di trattamento utilizzato è quello proprio dell’Analisi Transazionale.

A questo proposito la professoressa sceglie di soffermarsi a descrivere brevemente il concetto di Crescita Post Traumatica (Tedeschi & Calhoun, 2007). Per Crescita Post Traumatica si intende un cambiamento positivo sperimentato dalle persone che hanno vissuto un trauma, un lutto e più in generale una situazione stressante. Il concetto di Crescita Post traumatica risulta essere differente da quello di resilienza, che è la capacità di saper fronteggiare in modo ottimale gli eventi avversi; infatti per crescita si intende il saper cogliere delle opportunità nel dolore e dare ad esso un nuovo senso e significato, saper fare delle esperienze stressanti e dolorose un’occasione di crescita e miglioramento personale. La Crescita Post Traumatica non è solo assenza di patologia o guarigione ma è un cambiamento generativo che arricchisce l’individuo come essere umano ma che spesso diventa utile anche per la comunità.

L’individuo che fa del trauma un’occasione di crescita e di scoperta di senso cambia la percezione che ha di sé, degli altri e della propria filosofia di vita e ciò permette di: sperimentare cambiamenti positivi nella relazione con gli altri, di percepirsi più forti e più competenti, di apprezzare maggiormente la propria esistenza, di cimentarsi in nuovi aspetti e ambiti della vita, riconoscere una crescita nella propria dimensione spirituale ed esistenziale (Bonanno, 2004; Tedeschi & Calhoun, 2007).

La De Luca conclude il suo intervento parlando di Death Competence e la sua importanza in un contesto multistressante come quello sanitario, specialmente in una situazione come quella attuale. Per Death Competence si intende la capacità di saper tollerare e gestire i problemi dell’individuo relativi alla morte, al morire e al lutto (Gamino & Ritter, 2012).

La Death Competence non è solo efficace per evitare i possibili fallimenti in termini di empatia e altri errori connessi a una assenza di competenze specifiche, ma anche per rendere etica ed umanizzare la propria professione. La De Luca e il suo gruppo di lavoro per definire la Death Competence aggiungono alla competenza emotiva e quella cognitiva, pensate da Gamino e Ritter nel loro modello gerarchico, la competenza esistenziale; la competenza esisteziale è per loro la chiave di volta della Death Competence e definiscono questa competenza come: “la capacità di accogliere la propria e altrui mortalità in uno specifico e idiosincratico “orizzonte di senso”” (De Luca, Iatesta, Tineri, 2017). Fanno riferimento al concetto di ricerca di senso pensato da Frankl e al “Meaning Making” di Neimeyer sistemi che vengono attivati soprattutto quanto viviamo eventi e situazioni che possono lacerare il senso della nostra esistenza e soverchiare le nostre risorse di fronteggiamento. La professoressa De Luca sottolinea la differenza tra la Terror Management Theory e la prospettiva esistenziale di Frankl in quanto la prima vede la malattia come qualcosa da sconfiggere e da combattere e il malato come un guerriero, mentre la visione frankliana pensa che sia fondamentale confrontarsi con la mortalità in quanto generatrice della domanda di senso che a sua volta struttura e organizza le competenze cognitive, emotive e relazionali e dunque per questo viene definita la colonna portante della Death Competence.

La De Luca chiude il suo intervento con le parole del rabbino Hilliel che sono il motore per la ricerca di senso, per la scoperta del nostro “compito”, la nostra missione nella vita.:

Se non lo faccio io, chi lo farà? Se non lo faccio adesso, quando lo farò? Se lo faccio solo per me stesso, chi sono io?

Per tornare alla domanda iniziale è emerso da un confronto finale che il dono che gran parte di noi partecipanti si è portato a casa è sicuramente l’arricchimento umano nel sentire le storie e le esperienze dei diversi professionisti che hanno condiviso la loro storia e l’importanza di intraprendere sempre di più un lavoro interdisciplinare e sistemico che non coinvolga solo gli aspetti cognitivi ma anche altre dimensioni come quella emotiva ed esistenziale che troppo spesso vengono trascurate ma che caratterizzano la natura dell’essere umano, sopratutto oggi che abbiamo bisogno, ancora di più, di sentirci tali e di stringerci in quanto esseri limitati ma costruttori di senso.

Voglio chiudere con questa citazione di un componimento della poetessa Chandra Livia Candiani la descrizione di questa giornata formativa a livello professionale ma anche e soprattutto umana:

Pensa, la relazione di ora questa nuova faccia dell’amore, la chiamano lutto

Voglio chiudere con questo frammento di poesia in quanto la speranza che mi porto dentro dopo questo webinar è quella di riuscire a cogliere nella situazione emergenziale che tutti viviamo, carica di morte, morte di vite umane, della quotidianità e della forma in cui abitualmente entravano in relazione, un nuovo inizio e di riuscire dunque a vedere nel lutto una nuova faccia dell’’amore, un invito a ricostruire dalle macerie tra le quali viviamo da ormai un anno una realtà anche migliore rispetto a quella che abbiamo vissuto fin ora.

 

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Bibliografia

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