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I fattori che ostacolano e favoriscono la Mindfulness in pazienti con Disturbo Bipolare

La mindfulness permette di sviluppare meta-consapevolezza e auto-compassione e sembra essere promettente nell'aiutare i pazienti con disturbo bipolare

ID Articolo: 183682 - Pubblicato il: 01 aprile 2021
I fattori che ostacolano e favoriscono la Mindfulness in pazienti con Disturbo Bipolare
Messaggio pubblicitario SFU 2020
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Il disturbo bipolare (BD) è un disturbo dell’umore grave e cronico caratterizzato da ricorrenti episodi depressivi, (ipo) maniacali e/o episodi misti.

 

Messaggio pubblicitario Il disturbo bipolare si associa ad alti livelli di stress psicologico (Davis e Kurzban 2012), auto-colpevolizzazione (Valtonen et al. 2007), ideazione suicidaria (Valtonen et al. 2005) e una scarsa qualità della vita (Pascual-Sánchez et al. 2019). Oltre agli interventi psicosociali e farmacologici esistenti, c’è un crescente bisogno di ulteriori interventi per aiutare questi pazienti ad affrontare la loro malattia, per ridurre il rischio di ricaduta e per migliorare il benessere sociale e psicologico e la qualità della vita (Farkas 2007).

La Mindfulness Based Cognitive Therapy (MBCT) potrebbe essere un promettente intervento per questa tipologia di pazienti per la riduzione dei sintomi depressivi residui, delle difficoltà attentive, dei problemi di regolazione emotiva, il benessere psicologico, l’effetto positivo e il funzionamento psicosociale (Deckersbach et al. 2012). Implica la pratica dell’essere presenti “nel momento” e un atteggiamento di accettazione non giudicante. La MBCT è stata sviluppata per ridurre le ricadute in persone con una storia di disturbo depressivo maggiore (Segal et al. 2002), ed è efficace nel ridurre il rischio di ricadute e recidive (Kuyken et al. 2016). Precisamente, migliora il riconoscimento, il decentramento e il disimpegno da schemi di pensiero ruminativi, sviluppando meta-consapevolezza e auto-compassione (Segal et al. 2012). Inoltre, sembra essere promettente nell’aiutare i pazienti a far fronte a gravi malattie mentali, come il BD (Lovas e Schuman-Olivier 2018). Nello specifico, Una recente revisione sistematica ha dimostrato un effetto positivo della MBCT su ansia, sintomi depressivi residui, regolazione dell’umore e riduzione dei sintomi maniacali in persone con BD (Lovas e Schuman-Olivier 2018). Nonostante la crescente ricerca sull’efficacia della MBCT nel BD, ci sono solo pochi studi che indagano la fattibilità, le barriere e i facilitatori che le persone con BD sperimentano partecipando alla MBCT.

A questo scopo, Hanssen e colleghi (2020) hanno condotto uno studio qualitativo su pazienti ambulatoriali (N=16) (Silverman et al. 2013). Questi sono stati formati sulla MBCT per la depressione ricorrente, adattata alle esigenze di pazienti con disturbo bipolare: è stata inclusa una parte psico-educazionale sui sintomi (ipo)maniacali e depressivi; lo spazio di respiro della durata di 3 min è stato anticipato e ripetuto più spesso nel programma; i possibili partner sono stati coinvolti nella sesta sessione; infine, gli esercizi di movimento sono stati ripetuti più frequentemente (Hanssen et al. 2019). La formazione consisteva in 8 sessioni settimanali di 2,5 ore, più un giorno di riposo. Inoltre, i partecipanti sono stati istruiti a praticare 45 minuti al giorno gli esercizi di mindfulness guidati e a completare gli homework in un Workbook. Il training era condotto da un insegnante qualificato in coppia con un infermiere specializzato nella cura delle persone con BD. Entro 3 mesi dal completamento della MBCT, i partecipanti sono stati invitati a partecipare a un’intervista individuale faccia a faccia. Prima di iniziare le interviste, la Altman Self-Rating Mania Scale (ASRM) (Altman et al. 1997) e il Quick Inventory of Depressive Symptomatology-Self Report (QIDSSR) (Rush et al. 2003) sono stati somministrati per verificare la presenza di sintomi (ipo)maniacali e depressivi. L’intervista semi-strutturata era composta da domande del tipo “nella sua esperienza, quali cose le hanno reso più facile partecipare alla formazione? E quali gliel’hanno reso più difficile?”.

L’analisi dei dati ha identificato quattro grandi categorie di facilitatori e barriere percepite: (1) formazione, intesa come setting, (luogo, spazio, tempo), contenuto (fisico, sessione, materiali, compiti a casa), insegnante e gruppo di pari; (2) fattori psicosociali, inteso come parenti stretti, contatti sociali, tempo libero e lavoro; (3) caratteristiche personali, inteso come personalità; e (4) disturbo bipolare, inteso come sintomi (ipo)maniacali e depressivi. I risultati hanno mostrato che la maggior parte dei (sotto)temi agisce sia come facilitatore che come barriera, solo alcuni hanno agito unicamente come barriera.

Tra i fattori facilitanti vi erano: una buona accessibilità al training; un’ambiente naturale e tranquillo e la presenza di materiali, precisamente la presenza della cartella di lavoro; la sesta sessione, in cui vi partecipavano partner o parenti stretti; la respirazione e la camminata consapevole; l’adozione di un approccio flessibile da parte degli insegnanti a seconda dello stato d’animo attuale dei partecipanti, pronti a fornire eventualmente un supporto aggiuntivo; il fatto che l’insegnante fosse ben informato sul BD; i compiti a casa come parte della formazione sono stati considerati utili, anche se la maggior parte ha riferito che fossero eccessivi; la formazione fatta in gruppo ha stimolato il supporto tra pari, favorendo un atteggiamento di apertura e di sicurezza, inoltre il fatto che ogni partecipante riconoscesse i propri problemi negli altri è stato motivo di conforto.

Riguardo agli aspetti psicosociali, facilitante è stato il supporto pratico e mentale ricevuto dai parenti stretti: l’assunzione di più compiti da parte loro così da lasciare che il partecipante si impegnasse di più nella formazione, il ricordare al paziente di svolgere gli homework, o semplicemente l’assunzione di un atteggiamento non giudicante nei confronti della MBCT. Altri facilitatori sono stati il sostegno emotivo nel modo di condividere l’entusiasmo e l’esperienza positiva con la mindfulness da parte di amici e conoscenti (contatti sociali), il fatto di avere abbastanza tempo a disposizione per partecipare alla formazione, l’assunzione di una mentalità positiva, ovvero avere un’aspettativa positiva nei confronti della mindfulness, o addirittura non avere alcuna aspettativa. Coscienziosità, curiosità, perseveranza e prendersi cura di se stessi erano facilitatori per quanto riguarda il sottotema personalità. Infine, facilitanti sono stati i momenti di formazione fissati quotidianamente sempre alla stessa ora, così come il giorno di riposo. Quest’ultimo risultato è stato inaspettato, in quanto gli insegnanti ritenevano che il giorno di riposo sarebbe stato troppo lungo per i pazienti bipolari, a causa dei problemi di attenzione e concentrazione indipendenti dal loro stato d’animo (Wingo et al. 2009). Al contrario, i partecipanti hanno riferito che la giornata di pausa li ha aiutati ad approfondire la loro pratica di meditazione e a comprendere di più i loro modelli comportamentali.

Messaggio pubblicitario Tra i fattori – barriera troviamo: il luogo in cui avviene, ovvero se era interno o vicino all’ospedale ricordava ai partecipanti i ricoveri precedenti; la scarsa grandezza del luogo in cui avveniva la formazione, responsabile dell’essere troppo vicini agli altri partecipanti, la mancanza di pulizia e di luce; l’assenza di severità dell’insegnante riguardo ai compiti e alla partecipazione; disinteresse dei membri della famiglia, nei confronti del training; la mancanza di tempo dei partecipanti da dedicare alla formazione; il lavoro; l’assunzione di una mentalità negativa o erronea (es. pregressa credenza che tale pratica coincidesse con il rilassamento); la considerazione della mindfulness come un qualcosa di isolato dal resto della propria vita. Per quanto riguarda le caratteristiche personali, tra le barriere sono state riportate la tendenza a pensare piuttosto che a fare, l’incapacità di concentrarsi e la repressione dei sentimenti (es. un partecipante ha riferito di usare la formazione come una fuga dai sentimenti). Anche la difficoltà nel prendersi del tempo per se stessi e rilassarsi, la mancanza di perseveranza e di auto-accettazione hanno reso più difficile per i partecipanti frequentare il corso.

Infine, è emerso che i sintomi depressivi hanno agito da barriera durante il training, soprattutto a causa della mancanza di energia, concentrazione e diminuzione della motivazione, suggerendo che durante questa fase le persone con BD potrebbero aver bisogno di un supporto aggiuntivo (es. aiuto per svolgere gli homework). La presenza di sintomi (ipo)maniacali attuali, invece, può agire sia come facilitatore che come barriera. Probabilmente perché i sintomi (ipo)maniacali esistono su un ampio spettro con diversi livelli di compromissione e gravità (American Psychiatric Association 2013): quando i pazienti si trovano all’estremità bassa dello spettro maniacale, durante il quale sperimentano una maggiore energia e concentrazione, ma nessuna compromissione funzionale, potrebbero essere più motivati a praticare la mindfulness. D’altra parte, quando le persone con BD sono all’estremità superiore dello spettro maniacale e hanno difficoltà di concentrazione, potrebbero avere più difficoltà a fare gli esercizi. Infine, l’umore eutimico può agire sia come un facilitatore durante la MBCT, sia come una barriera: i partecipanti sentono meno urgenza di praticare la mindfulness quando non sperimentano alcun sintomo dell’umore. Pertanto, la MBCT è assolutamente attuabile in pazienti con disturbo bipolare, a patto che venga utilizzato un approccio flessibile e sensibile alle oscillazioni dell’umore di questi pazienti.

 

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