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La comunicazione non verbale con persone affette da demenza e l’uso della mascherina durante la pandemia di Covid-19: il metodo ABC

La comunicazione non verbale è fondamentale per le persone con demenza. Quale impattano hanno le misure di contenimento per il Covid-19 su questi pazienti?

Di Maria Sole Antolini

Pubblicato il 19 Apr. 2021

Le attuali condizioni dovute alla pandemia di Covid-19 non favoriscono la comunicazione in generale, specialmente quella non verbale. L’uso di mascherine impedisce il riconoscimento delle espressioni facciali, in modo particolare ai pazienti con demenza

 

Non si può non comunicare. Questo è il primo degli assiomi di Watzlawick (1967) sulla comunicazione. Ciò vuol dire che le parole, il silenzio o l’attività sono un messaggio, influenzano gli altri e gli altri a loro volta rispondono a tale comunicazione. Tutto è comunicazione.

Nelle interazioni sociali il linguaggio non può fare a meno della comunicazione non verbale.

Albert Mehrabian (1981) aveva diffuso alcuni dati abbastanza sorprendenti sulla comunicazione non verbale: in un messaggio vocale la comunicazione non verbale (movimenti del corpo e soprattutto del volto) inciderebbero al 55% nella sua comprensione, mentre l’aspetto verbale conterebbe solo il 7%. Il 38% è dato dalla comunicazione para-verbale, quindi tono, volume e velocità. Ciò dimostra l’importanza di tutti gli elementi che compongono la comunicazione non verbale e para-verbale, oltre chiaramente al messaggio verbale.

Questo tipo di comunicazione ha un ruolo fondamentale con persone che soffrono di demenza.

La cura degli anziani affetti da patologie degenerative come l’Alzheimer è legata molto alle interazioni sociali: familiari, operatori sanitari tutti devono approcciarsi considerando le difficoltà cognitive e quindi linguistiche della persona con cui si relazionano.

L’uomo, in quanto essere sociale, ha bisogno delle interazioni con gli altri. Dal momento che il declino delle abilità del linguaggio può portare a incomprensioni, conflitti e isolamento è importante capire come affrontare la comunicazione quando ci si prende cura di una persona affetta da demenza.

La comunicazione verbale diviene sempre più povera e decadente, sia in produzione che in comprensione, mentre la comunicazione non verbale rimane per lo più intatta (Ge, et al., 2020). Per questo dovremmo cercare di favorire e arricchire l’interazione con il paziente con l’utilizzo di aspetti della comunicazione non verbale altrettanto fondamentali per una comunicazione efficace.

In questo momento storico vanno considerate le chiare difficoltà nella gestione del paziente affetto da demenza e anziani fragili legate alla pandemia Covid-19 (Caratozzolo, et al., 2020).

Inoltre, studi hanno dimostrato come le persone anziane sembrano essere particolarmente vulnerabili all’attuale pandemia da un punto di vista sia fisico che psicologico e la narrazione autobiografica dei pazienti anziani ospedalizzati per Covid-19 (raccontare storie, dar loro la parola e ascoltarli attivamente) può avere un effetto positivo (Poli et al., 2020). Questa è un’ulteriore conferma dell’importanza di un’efficace comunicazione.

Purtroppo, però, le attuali condizioni dovute alla pandemia Covid-19 non favoriscono di certo la comunicazione in generale, specie quella non verbale. In particolare, ciò a causa dell’uso di mascherine che impediscono il riconoscimento delle espressioni facciali (Feng, et al., 2020): i pazienti con demenza riescono a leggere un sorriso come gioia o capire dal tono di voce uno stato di rilassamento o agitazione e così via.

Ed è chiaro poi che queste difficoltà nella comunicazione non verbale si ripercuotono nell’interazione nonché nella vita sia con i familiari che con gli operatori sanitari.

Di seguito solo alcuni esempi di difficoltà a cui si può andare incontro: le persone con demenza tendono a distogliere frequentemente l’attenzione, le famiglie non possono entrare in ospedali e case di riposo e, nella migliore delle ipotesi, possono parlare con i loro cari solo con videohiamate, possono entrare in stanza solo pochi operatori per volta indossando i dispositivi, inclusi camici, maschere e protezioni per gli occhi. Ora, tutto ciò va sovrapposto alla complessità dell’assistenza a persone con demenza e alle sfide comunicative come: fornire cattive notizie, supportare durante periodi di declino funzionale o cognitivo e stabilire obiettivi di cura appropriati nel contesto di malattie gravi o pericolose per la vita. Inoltre, il delirium o la depressione possono confondere ulteriormente.

A tal proposito, l’American Geriatrics Society (Schlögl, et al., 2020) ha messo a punto una serie di istruzioni che aiutano nella comunicazione efficace con pazienti che soffrono di demenza. Questo “metodo” è chiamato ABC e si fonda sui seguenti principi:

A – Attend mindfully

È importante che chi entra in relazione con una persona con demenza sia ben consapevole del proprio modo di comunicare. Solo se ciò si ha ben chiaro, solo se si conosce la propria mimica e i gesti che di solito si fanno ci si può rendere davvero consapevoli delle asimmetrie tra la comunicazione verbale e non verbale. Eliminando tali asimmetrie e sottolineando tutto ciò che si dice con gesti e mimiche adeguati, il linguaggio diventerà nettamente più interpretabile per la persona con demenza che ascolta.

B – Behave calmly

È fondamentale creare un’atmosfera positiva e di fiducia tra l’operatore o il familiare di riferimento e la persona. Bisogna trasmettere un senso di sicurezza, facendo in modo che il messaggio verbale concordi con quello non verbale della voce, degli occhi e della postura. Inizialmente ci si può presentare dicendogli chi siamo e che funzione abbiamo, porci davanti alla persona, all’altezza degli occhi mantenendo il contatto visivo e facendolo sentire a suo agio. Il tutto va correlato ad una voce lenta, calma e chiara. La relazione andrebbe stabilita in modo lento e graduale, secondo i ritmi della persona.

C – Communicate clearly

È importante dare alla persona il tempo sufficiente per comprendere il messaggio, cercando un luogo adatto e tranquillo con una buona illuminazione, senza distrazioni visive o acustiche. Utilizzare frasi brevi, chiare, sottolineando le parole con i gesti delle mani. Il tono deve essere gentile e né troppo alto né troppo basso. Per rafforzare il messaggio che si vuole comunicare può essere utile affiancare al messaggio verbale oltre che con i gesti anche con l’utilizzo di oggetti familiari alla persona. Si può anche ripetere il messaggio detto utilizzando sempre le stesse parole, senza aggiungere concetti nuovi che possono creare confusione.

Certamente, queste semplici linee guida non risolveranno tutti i problemi di comunicazione legati alla pandemia con le persone anziane vulnerabili e con demenza, ma possono aiutare l’operatore sanitario e familiare a comunicare chiaramente e in modo efficace con loro. Anche se si indossano i presidi obbligatori in questo periodo, in particolare la mascherina che non permette, come detto, una comunicazione non verbale agevole, soprattutto per pazienti con demenza, la comunicazione non verbale deve essere in qualche modo salvaguardata.

 

 

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