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Paralisi del sonno: aspetti neurofisiologici e interpretazioni del fenomeno nella cultura popolare

La paralisi del sonno è molto frequente e si manifesta con uno stato di immobilità nel passaggio dal sonno alla veglia, o dalla veglia al sonno.

ID Articolo: 183407 - Pubblicato il: 25 marzo 2021
Paralisi del sonno: aspetti neurofisiologici e interpretazioni del fenomeno nella cultura popolare
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La paralisi del sonno è un fenomeno al quale, in diversi contesti culturali, sono stati attribuiti vari significati – spesso di tipo sovrannaturale – che ancora oggi è possibile ritrovare in alcune credenze popolari.

 

Si tratta di un’esperienza che per le sue caratteristiche ha ispirato da sempre leggende e racconti di gnomi, spiriti o altre spaventose presenze in grado di prendere possesso del corpo durante il sonno fino a paralizzarlo (Piazzi, 2019).

La paralisi del sonno ha una frequenza diffusa nella popolazione generale e si manifesta con uno stato di immobilità nel passaggio dal sonno alla veglia, o dalla veglia al sonno. Può essere accompagnata da esperienze allucinatorie che possono interessare tutti i canali sensoriali: allucinazioni uditive come udire un rumore di passi o delle voci nella stanza, sensazioni tattili, allucinazioni riguardanti la percezione visiva di figure umane o ombre che si avvicinano al soggetto provocando reazioni di terrore (Jalal et al., 2020b). Proprio questo aspetto ha fatto sì che si diffondessero una serie di credenze che hanno descritto la paralisi del sonno come un evento scatenato da circostanze misteriose al limite del paranormale.

In una review riguardante la paralisi del sonno nei racconti del folklore, de Sá e Mota-Rolim (2016) hanno messo in evidenza l’impatto che la cultura può avere sul modo in cui questo evento biologico viene interpretato. Nel loro studio vengono passate in rassegna diverse descrizioni del fenomeno provenienti da paesi anche molto distanti tra loro, ma che richiamano elementi comuni. Ad esempio, in alcune zone del Canada l’esperienza della paralisi del sonno viene attribuita ad un incantesimo lanciato da uno sciamano in grado di indurre l’immobilità del soggetto causandogli allucinazioni visive di una presenza dalla forma indefinita. In Giappone si dice che il responsabile di una simile esperienza sia uno spirito vendicativo che tenta di soffocare i propri nemici durante il loro sonno. E ancora, nella cultura Nigeriana sarebbe un demone dalle fattezze femminili ad attaccare durante il sonno provocando uno stato di paralisi. In un’ottica più contemporanea, alcuni hanno associato la paralisi del sonno ai rapimenti alieni riferendo anch’essi l’incapacità di muoversi durante il risveglio accompagnata dalla visione di figure extraterrestri.

Anche in Italia non mancano le descrizioni di personaggi spaventosi che minacciano la persona mentre giace indifesa nel sonno. In Abruzzo, ad esempio, molti si riferiscono all’esperienza della paralisi del sonno come all’attacco di una creatura con intenzioni malvagie chiamata Pandafeche. Il suo nome deriva dalla parola “fantasma”, ma i racconti della tradizione locale ne forniscono diverse rappresentazioni che la descrivono a volte come una strega, altre come lo spirito di una persona defunta o una creatura simile ad un gatto (Jalal et al., 2020b). Se in alcune zone di Italia la paralisi del sonno viene definita come l’attacco della Pandafeche, in Turchia si fa riferimento ad una creatura chiamata Karabasan capace di causare la paralisi mentre il soggetto sta per svegliarsi o per passare dalla veglia al sonno. Sebbene non ci sia una descrizione univoca riguardante l’aspetto di questa creatura, sappiamo che il suo nome deriva dalle parole “kara” (= nero) e “basmak” (= sopraffare, premere), (Jalal et al., 2020a) che richiamano la percezione di pesantezza e di essere oppressi da qualcosa o qualcuno tipica della paralisi del sonno. Nel folklore brasiliano si tramanda la leggenda della Pisadeira, un’anziana donna dalle lunghe unghie e dalla capigliatura trasandata che si nasconde in agguato sui tetti per poi attaccare le proprie vittime schiacciandone il petto e impedendogli di respirare. In alcune varianti della leggenda, la Pisadeira indossa un cappuccio rosso; se la sua vittima riuscirà a sottrarglielo, essa perderà la propria forza e gli concederà di esprimere qualunque desiderio (de Sá e Mota-Rolim, 2016).

Se un tempo le cause di questi episodi venivano attribuite a fenomeni arcani che sfuggivano alla comprensione dell’uomo e talvolta venivano trattate come vere e proprie possessioni demoniache, oggi conosciamo le basi neurofisiologiche di questo evento. Infatti, la paralisi del sonno risulta essere molto comune. Essa può presentarsi in maniera isolata oppure in associazione con la narcolessia (Stefani e Högl, 2020) o altre condizioni mediche e/o psichiche. Ciascun episodio rende impossibile al soggetto muoversi, per cui la persona si ritrova in uno stato di semi-coscienza, a metà tra il sonno e la veglia, ma paralizzata e incapace di parlare. Si può immaginare quanto questa esperienza – soprattutto quando si verifica per la prima volta – possa suscitare vissuti di ansia e intensa paura. Gli episodi possono durare da pochi secondi a qualche minuto, ma per chi lo vive in prima persona quello della paralisi del sonno può essere percepito come un tempo molto più lungo che porta con sé ogni volta un forte senso di inquietudine. Ma oggi sappiamo che durante il sonno REM il nostro cervello – tramite la corteccia cerebrale – ci permette di sognare, mentre vi sono altre strutture che, comunicando con i motoneuroni spinali responsabili del movimento, innescano una paralisi che ci impedisce di eseguire con gesti e movimenti ciò che stiamo sognando, proteggendoci così dai pericoli a cui potremmo essere esposti se agissimo le scene oniriche nella realtà. Dunque la paralisi del sonno non è altro che un fenomeno indotto dalla mancata sincronizzazione tra i meccanismi che regolano la fase di veglia e la fase REM del sonno (Piazzi, 2019).

In altre parole, l’atonia che durante il sonno REM paralizza il corpo dalla testa ai piedi, è dovuta al fatto che durante questa fase alcuni pattern di attivazione neuronale sono molto simili a quelli presenti durante lo stato di veglia; il che è in linea con il fatto che i nostri sogni più vividi e ricchi di contenuti emotivi si manifestano proprio durante questo periodo. Nei casi in cui il risveglio avviene mentre questo stato di immobilità è ancora attivo, si verifica un episodio di paralisi del sonno. Per quanto riguarda la spiegazione dei fenomeni allucinatori, questi potrebbero derivare dai contenuti onirici che il soggetto si trova a sognare nel momento di passaggio tra il sonno e la veglia. Le allucinazioni che si presentano in occasione del risveglio o dell’addormentamento vengono chiamate rispettivamente allucinazioni ipnopompiche e ipnagogiche (Jalal e Ramachandran, 2017).

Alcuni fattori associati alla comparsa di questi episodi possono essere una scarsa qualità del sonno – sonno disturbato o interrotto – il lavoro su turni, o dormire in posizione supina. Inoltre, episodi di questo fenomeno sembrano essere comuni in soggetti con una storia di trauma o PTSD; anche condizioni quali ansia sociale, disturbo d’ansia generalizzatao e disturbo di panico sono spesso riscontrabili in soggetti che sperimentano la paralisi del sonno, sebbene non sia stata accertata una relazione di causalità tra questi disturbi e gli episodi di paralisi. Esistono inoltre alcune personalità che sembrerebbero maggiormente predisposte a questa esperienza, come quelle con tratti più marcati di dissociazione, credenze paranormali o una maggiore tendenza immaginativa, ma anche in questo caso il nesso di causalità è poco chiaro (Sharpless, 2016).

Attualmente, l’unico sistema di classificazione che consente l’inquadramento diagnostico della paralisi del sonno è l’International Classification of Sleep Disorders (ICSD)-3, nel quale troviamo tra le parasonnie un disturbo denominato Recurrent Isolated Sleep Paralysis (RISP); i criteri diagnostici prevedono la presenza di episodi multipli di paralisi del sonno associati a disagio clinicamente significativo – come ansia e/o paura associate al sonno (ibidem).

Bisogna ricordare che, seppure poco piacevole, la paralisi del sonno è un’esperienza alquanto comune che non necessariamente si presenta in associazione con altre condizioni patologiche e non sempre soddisfa i criteri per essere riconosciuta come un vero e proprio disturbo. Quando si ha a che fare con alterazioni del normale ciclo sonno-veglia, c’è però da considerare che alla base possono esserci delle abitudini scorrette che influenzano negativamente la qualità del risposo notturno. Nella società moderna in particolare, un cambiamento nelle abitudini di riposo può essere indotto da vari fattori quali l’avanzamento della tecnologia – con il conseguente abituale utilizzo di numerosi dispositivi elettronici – l’esposizione a ritmi di vita frenetici e ritmi di lavoro sempre più incalzanti. In un simile contesto socioculturale si è certamente più suscettibili di andare incontro ad alterazioni del sonno con ripercussioni potenzialmente significative sul benessere fisico e psicologico (Shochat, 2012).

 

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