Disturbi del sonno: la paralisi del sonno tra superstizione e realtà

Il fenomeno psicobiologico della paralisi del sonno è spesso spiegato secondo credenze sovrannaturali: è infatti anche chiamato attacco da Pandafeche.

ID Articolo: 113404 - Pubblicato il: 14 settembre 2015
Disturbi del sonno: la paralisi del sonno tra superstizione e realtà
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Molto spesso ci capita di sentire spiegazioni poco scientifiche su episodi o fenomeni che ci accadono e sui comportamenti delle persone. Ultimamente mi è capitato di leggere un articolo molto interessante su un argomento decisamente affascinante. Mi riferisco alla paralisi del sonno, un disturbo del sonno appartenente alla categoria delle parasonnie associate al sonno REM.

Se provate a chiedere a conoscenti, parenti o amici, sicuramente molti non conoscono nemmeno l’esistenza di questa particolare condizione del sonno, altri la hanno forse sperimentata e altri ancora probabilmente ricondurranno questo disturbo ad un qualcosa di soprannaturale. Ed è proprio su quest’ultima possibilità che uno studio svoltosi in Italia, più precisamente in Abruzzo, con la collaborazione internazionale dell’Università di Padova, quella della California e quella di Harvard, ha ricercato le credenze popolari sottostanti la paralisi del sonno.

Lo studio ha riunito 68 partecipanti che, durante la loro vita, hanno sperimentato almeno una volta la paralisi; i dati sono stati raccolti somministrando oralmente un questionario. I risultati sono interessanti: sono state trovate svariate interpretazioni culturali del fenomeno, definito nella maggior parte dei casi come attacco da Pandafeche, le quali sono risultate associate a varie credenze soprannaturali.
Messaggio pubblicitario La Pandafeche è stata definita in svariati modi, spesso come una strega malvagia, e qualche volta come uno spirito o un terrificante gatto umanoide. La cosa interessante è che, queste creature con ben poco di reale, venivano considerate la causa diretta della paralisi del sonno nel 38% dei casi. Il 24% dei partecipanti riferiva invece di aver sentito la presenza della Pandafeche durante la paralisi. Una parte dei partecipanti, 27 su 68, inoltre ha riferito di conoscere o mettere in atto rimedi tradizionali al fine di prevenire la paralisi; i metodi includevano posizionare una scopa lungo il lato del letto, mettere un sacchetto di sabbia dalla porta della camera, indossare una croce etc… Contrariamente, un discreto numero di partecipanti non credeva nell’esistenza della creatura ma era comunque a conoscenza dei rimedi di prevenzione, questo a testimoniare quanto nella cultura del luogo fosse radicata questa credenza.

Ma cos’è realmente la paralisi del sonno? È un fenomeno psicobiologico transitorio che ha origine dalla dissincronia nell’architettura della fase REM del sonno. Nella fase REM, durante la quale si fa la maggior pare dei sogni vividi, l’atonia dei muscoli scheletrici ha anche l’obiettivo di prevenire il mettere in atto i propri sogni (Jalal & Hinton, 2013). Può però capitare che questo meccanismo sperimenti una disfunzionalità, e l’individuo, al momento del risveglio, si senta sveglio non potendosi però muoversi o parlare: il cervello è attivo e cosciente pur essendo il corpo in uno stato di riposo.

Durante la paralisi del sonno l’attività percettiva che si ha durante il sonno può essere attivata causando così illusioni ipnagogiche (durante l’addormentamento) o ipnopompiche (durante il risveglio) e facendo quindi sperimentare al soggetto esperienze sensoriali vivide che spesso, se associate anche alla paralisi, possono tradursi in esperienze di paura o angoscianti.

Sperimentare una paralisi, nella maggior parte dei casi, non è affatto piacevole, come afferma E. :

ho letto su Internet solo cose diciamo ‘paranormali’ […] provavo sensazioni di paura, terrore, ansia, tremavo, non riuscivo a muovermi e parlare, ansimavo per farmi svegliare dai miei fratelli… (CICAP, n.d.).

È quindi intuibile del perché di certe spiegazioni a carattere soprannaturale del fenomeno, c’è inoltre da dire che la paralisi del sonno non è nemmeno un fenomeno tanto raro, si stima che sia sperimentato almeno una volta nella vita dal 18 al 40% della popolazione. Questo potrebbe quindi spiegare del perché le interpretazioni, le spiegazioni e i rimedi popolari siano così ampi e variegati. Di certo è innegabile che sia un fenomeno psicobiologico affascinante e di notevole interesse così come lo sono le credenze popolari alla sua base.

 

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