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Rendere umano lo psicoterapeuta: l’abbandono di idee onnipotenti e l’auto-somministrazione di questionari

E' inverosimile che il terapeuta sia sempre cosciente di ciò che prova in terapia, pertanto è stato pensato un self-report per valutare il controtransfert

ID Articolo: 183072 - Pubblicato il: 16 marzo 2021
Rendere umano lo psicoterapeuta: l’abbandono di idee onnipotenti e l’auto-somministrazione di questionari
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Il presente articolo nasce dalla presa di consapevolezza delle necessità di mettersi continuamente in discussione e in gioco all’interno di un percorso psicoterapeutico, indipendentemente che tu sia paziente o sia il terapeuta. 

 

Messaggio pubblicitario Inoltre, nella letteratura scientifica, è ben evidenziata l’importanza di non peccare di presunzione ritenendosi a conoscenza di tutto ciò che accade all’interno del percorso psicologico. Per tale ragione, di seguito sono riportati alcuni assunti teorici relativi al transfert e al controtransfert e la descrizione di un importante questionario self-report rivolto al clinico, finalizzato ad avere una maggiore consapevolezza delle dinamiche che si svolgono all’interno della relazione terapeutica.

Transfert e controtransfert: cenni teorici

Il transfert è un concetto psicodinamico fondamentale, che nel corso degli anni ha assunto molteplici sfumature. Secondo la tradizione classica, tale concetto riflette l’attribuzione – da parte del paziente – al terapeuta di caratteristiche proprie di una figura del passato e l’associazione dei sentimenti conseguentemente associati. Successivamente, i kleiniani e i teorici delle relazioni oggettuali hanno esteso la nozione di transfert attraverso il concetto di identificazione proiettiva, ossia ponendo attenzione al processo mediante cui il paziente proietta inconsciamente sul terapeuta una rappresentazione di se stesso o delle figure di attaccamento, esercitando una pressione interpersonale che porta il terapeuta ad assumere caratteristiche simili a quelle della rappresentazione proiettata. La psicologia del Sé, invece, ha ampliato la comprensione del transfert enfatizzando il fatto che i transfer da oggetto- Sé si realizza attraverso la ricerca di approvazione ed empatia. Il modello costruttivista ha posto l’attenzione su come i comportamenti del terapeuta contribuiscono inevitabilmente a generare la percezione che il paziente ha di lui e, in linea con tale prospettiva, tutte le più attuali concezioni concordano nell’affermare che le emozioni dei pazienti vissuti all’interno della relazione terapeutica è sempre una miscela di caratteristiche reali del terapeuta e aspetti di figure del passato, ossia esso è dato da una combinazione di vecchie e nuove relazioni (Gabbard, G. O. 2005).

Il controtransfert rappresenta l’altra metà della mela: fa riferimento alle reazioni emotive provate dal terapeuta. Più precisamente, quest’altro concetto cardine evidenzia come il paziente e il terapeuta hanno due soggettività distinte che interagiscono in maniera significativa nel corso della terapia e, analogamente al paziente, il terapeuta prova – elicitato dalla persona che ha di fronte – una variegata costellazione di reazioni emotive.

Tale visione moderna del controtransfert ha messo in luce come le reazioni emotive del terapeuta non rappresentano un ostacolo che impedisce di fornire aiuto al paziente, bensì ha evidenziato come tali vissuti forniscono preziose informazioni. Infatti, oggi, il controtransfert è ritenuto anche un strumento diagnostico e terapeutico fondamentale che dice al terapeuta molte cose sul mondo interno del paziente.

Messaggio pubblicitario La maggior parte delle prospettive teoriche attuali considera il controtransfert come un processo che si crea nel terapeuta a partire da elementi diversi, ad esempio dalle relazioni passate del terapeuta e dai sentimenti indotti dai comportamenti del paziente (Gabbard, G. O. 2005).

Il controtransfert quindi costituisce una componente costante e imprescindibile della terapia, così come di ogni altra relazione in cui due o più soggettività distinte entrano in gioco (McWilliams, N, Caretti V., e al, 1999).

Alla luce di quanto esposto, si evidenzia la necessità – nel favorire l’efficacia del trattamento – che il terapeuta abbia acquisito un’elevata consapevolezza del proprio mondo interiore, anche perché il controtransfert è un’importante fonte informativa circa l’alleanza terapeutica.

Tuttavia, pensare di poter essere sempre pienamente coscienti di tutto che si prova – oltre a riflettere idee onnipotenti – risulta inverosimile. Per tale ragione, è importante l’utilizzo di self-report da parte del clinico nella pratica clinica.

Assessment delle dinamiche interpersonali: il Countertransference Questionnaire

Il Countertransference Questionnaire (Therapist Response) è un questionario clinician-report a 79 items, costruito per effettuare l’assessment del controtransfert in atto nella seduta: il terapeuta è chiamato ad attribuire un punteggio da 1 (per niente d’accordo) a 5 (assolutamente d’accordo) a ciascun item del report. Più precisamente, il questionario misura un ampio ventaglio di emozioni, pensieri e comportamenti dello psicoterapeuta nei riguardi del proprio paziente e può essere compilato indipendentemente dall’approccio teorico di riferimento.

Il Countertransference Questionnaire è costituito da 8 scale, le quali riflettono le seguenti tipologie di controtrasfert:

  1. impotente/inadeguato, determinato da sentimenti di inadeguatezza, incompetenza, mancanza di speranza, ansia;
  2. positivo, elicitato dall’esperienza di una positiva alleanza di lavoro e connessione/vicinanza al paziente;
  3. disorganizzato/sopraffatto, che riflette il desiderio di distanziamento dal paziente e potenti sentimenti negativi;
  4. speciale/ipercoinvolto, che riflette la sensazione che il paziente sia speciale rispetto agli altri e problemi nel mantenere i confini;
  5. erotizzato, il quale è determinato da sensazioni erotiche nei riguardi del paziente;
  6. disimpegnato, caratterizzato da senso di distrazione, distanza, fastidio, noia nelle sedute;
  7. genitoriale/iperprotettivo, elicitato dal desiderio di protezione, sostegno parentale, al di sopra e al di là dei comuni sentimenti nei riguardi dei pazienti;
  8. criticato/maltrattato, che riflette la sensazione di non essere apprezzato, di essere respinto o svalutato dal paziente.

Il terapeuta, prima e dopo la compilazione del questionario, è chiamato a riflettere sulle proprie reazioni emotive affinché queste possano favorire l’efficacia della psicoterapia, non rappresentando così un ostacolo al cambiamento del paziente.

 

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Bibliografia

  • Gabbard, G. O. (2005). Introduzione alla psicoterapia psicodinamica.
  • Betan, E., Heim, A. K., Zittel Conklin, C., & Westen, D. (2005). Countertransference phenomena and personality pathology in clinical practice: An empirical Investigation. American Journal of Psychiatry, 162(5), 890-898.
  • McWilliams, N, Caretti V., e al (1999). La diagnosi psicoanalitica. Struttura della personalità e processo clinico
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