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Soul (2020): la scintilla è nel momento presente – Recensione del film

Soul ci invita a vivere adesso riconoscendo la preziosità del momento presente, senza condannarci ad aspettare il momento giusto per farlo

ID Articolo: 181019 - Pubblicato il: 18 gennaio 2021
Soul (2020): la scintilla è nel momento presente – Recensione del film
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Dopo l’indiscutibile successo di Inside Out, Pixar torna a sorprendere il suo pubblico con Soul, il nuovo film di animazione che ci invita ad osservare il mondo e a trovare il senso della vita nelle piccole cose di tutti i giorni.

 

Messaggio pubblicitario Il lungometraggio racconta di Joe, un insoddisfatto insegnante di musica jazz che sogna di potersi realizzare come artista sul palco di un club. A seguito di varie peripezie, tuttavia, egli si ritrova temporaneamente separato dal suo corpo nell’Ante-Mondo, un luogo dove le anime sono forgiate in vista della vita sulla Terra, accanto a Ventidue, un’anima impetuosa e incontenibile, che rivoluzionerà la sua esistenza.

‘Il tuo scopo non è la tua scintilla’. Con questa frase potremmo riassumere molto del contenuto di Soul, dichiarando che non sono gli obiettivi che ci diamo a definirci. Attraverso gli sforzi di Joe, infatti, il film ci mostra come la corsa ai traguardi della vita rischia di consumare le nostre energie, di esaurire lo slancio vitale sotteso alle passioni o di distrarci dalle preziosità del momento presente. Soul è un vero inno alla vita che a più riprese sprona lo spettatore a incuriosirsi della realtà che lo circonda e delle altre persone, troppo spesso inquadrate in modo stereotipato.

Le immagini del film che rappresentano tale auspicabile condizione di presenza sono potentissime e inducono un’esperienza incarnata nello spettatore: il morso alla primissima fetta di pizza, l’incantamento del pendolare che ascolta un artista di strada, un seme di acero che volteggiando cade sul palmo del protagonista (beh, non proprio…ma occorre guardare il film!).

Messaggio pubblicitario Il jazz, che accompagna quasi ogni sequenza del film, ribadisce l’importanza del ‘gioco’, dell’espressione libera dai canoni e rappresenta benissimo il fluire del tempo e di quelle sensazioni che rischiamo di perderci se non prestiamo loro attenzione. Ma non solo. ‘La melodia è una scusa per far emergere il tuo vero Io‘ dichiara ad un certo punto il padre del protagonista. Con questa frase egli intende dire che improvvisare su un tema musicale che è sempre lo stesso finisce per definirci come individui. Il verbo ‘jazzare’ descrive quindi chi prende la vita e la colora secondo l’estro e il jazz club rappresenta semplicemente il luogo dove la nostra autenticità può esprimersi in modo irripetibile in armonia con quella degli altri.

Soul insomma ci invita a vivere adesso, senza condannarci ad aspettare il momento giusto per farlo, a jazzare liberamente, se ci piace, uscendo dalle ‘bolle’ – positive e negative – che ci allontanano dai momenti preziosi del presente. Ho apprezzato molto il passaggio del film dove chi rimugina è accostato a chi, ossessionato dalle sue passioni, si isola dal mondo, fino a diventare ‘un’anima perduta’. Preoccuparsi di ciò che accadrà, rimestare il passato o coinvolgersi in una attività al punto di estraniarsi dal mondo di fatto produce sempre l’effetto di allontanarci dall’unico tempo che possiamo veramente percepire: il presente. La bolla, nel bene o nel male, determina la costruzione di una realtà ben poco condivisibile con altri e spesso foriera di sofferenza.

Dopo aver visto Soul perciò rispolveriamo i volumi di Jon Kabat-Zinn e dell’ACT, proviamo a porre la nostra attenzione consapevole su un piccolo gesto oppure saltiamo in sella ad una vecchia bicicletta per comprendere se ci piace pedalare piuttosto che per raggiungere nuovi e ambiziosi traguardi.

 

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