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Isolamento sociale da Covid-19, depressione e rischio suicidio nell’anziano: prospettive d’intervento

Un recente studio americano ha sottolineato l’importanza per gli anziani di mantenere le relazioni sociali durante le restrizioni dovute alla pandemia.

ID Articolo: 180664 - Pubblicato il: 08 gennaio 2021
Isolamento sociale da Covid-19, depressione e rischio suicidio nell’anziano: prospettive d’intervento
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In questo periodo di tensione causato dagli effetti della pandemia, la terapia CBT è un’opportunità che identifica approcci validi a promuovere la regolazione emotiva, la consapevolezza cognitiva, la gestione dello stress fisico e mentale e rappresenta un supporto anche per i soggetti anziani.

 

Messaggio pubblicitario I problemi di salute più comuni nelle persone anziane sono rappresentati da ipertensione, diabete, malattie cardiovascolari, malattie respiratorie e malattie psichiatriche che possono contribuire al rischio di morte in caso di infezione da Covid-19 (Zheng et al., 2020, Park & Unützer, 2011).

A questo quadro clinico si aggiunge l’isolamento sociale condizionato dal Covid-19, sia per gli anziani residenti negli istituti di cura sia per quelli che vivono soli, consigliato se non a volte imposto come prevenzione del rischio di contagio.

Questa condizione implica per gli anziani l’allontanamento dai luoghi più comuni vissuti come momenti di socialità, nonché la disconnessione dalla rete familiare. Uno scenario in cui il tempo per una persona anziana si tramuta spesso in senso di inutilità, solitudine e perdita di appartenenza. Uno studio recente mostra conseguenze importanti sulla salute e la morte prematura negli anziani derivanti da condizioni di isolamento sociale prolungato come disagio emotivo, deterioramento cognitivo e sensomotorio. (Plagg, Engl, Piccoliori, & Eisendle, 2020).

Per i soggetti in età avanzata, uno stile di vita stressante determina difficoltà di adattamento e si associa a una serie di esiti psichiatrici avversi come ansia, depressione, disturbi del sonno nonché frequenti atti suicidari (Conejero, Olié, Courtet, & Calati, 2018).

Un recente studio americano pubblicato su The American Journal of Geriatric Psychiatry ha sottolineato l’importanza per gli anziani di mantenere le relazioni sociali durante le restrizioni dovute alla pandemia. Gli autori di questo studio (Van Orden et al., 2020), descrivono la tragedia pandemica mondiale in atto attraverso una lettura sociologica, dove il concetto di comunità sociale, in genere percepito come germe di solidarietà e fratellanza che inspira senso di appartenenza alla collettività, viene associato a effetti di distruzione delle comunità e mette a rischio categorie più deboli come gli anziani.

Intervento cognitivo-comportamentale per ridurre i rischi dell’isolamento sociale nel soggetto anziano

Van Orden e colleghi hanno applicano un Piano di strategie di carattere cognitivo comportamentale (CBT) come prevenzione al disturbo dell’umore e agli atti suicidari comprensivo di brevi sessioni telefoniche/video (30 minuti) e l’invio di e-mail contenenti materiale informativo, al fine di mantenere il contatto con gli anziani soli e promuovere la salute sociale.

Secondo il modello CBT, in un primo momento il soggetto è stato accompagnato a individuare i pensieri negativi che molto spesso giudicano, svalutano e si accompagnano a sentimenti di scarso valore e inutilità, in una prospettiva che consentiva di individuare i bias cognitivi e sostituirli con immagini più positive.

Inoltre, i soggetti anziani coinvolti nello studio sono stati motivati a cambiare le azioni quotidiane con nuove attività sociali, ad esempio: connessioni in remoto o con la comunicazione scritta.

Sono state aggiunte le strategie derivanti dalla terapia dialettica comportamentale (DBT) rivolte al riconoscimento delle emozioni, dei pensieri e delle sensazioni corporee utili a tollerare il disagio e regolare lo stato emotivo.

Queste tecniche prevedono l’orientamento al “qui e ora” rispetto al passato e al futuro, contribuiscono ad alleviare la solitudine e migliorare l’appartenenza nonché la consapevolezza e l’accettazione della sofferenza condivisa dovuta al Covid-19.

In aggiunta, il piano di strategie messo in atto per garantire la sicurezza dei soggetti anziani soli chiama in causa la “mente saggia” (compresa nello sfondo DBT) atta a favorire la consapevolezza e la partecipazione alla connessione con l’universo, in una prospettiva contemplativa, spirituale e mistica.

In questo quadro, l’esercizio della “gentilezza amorevole” calma le emozioni di estrema intensità e lo stress, fino a che una sensazione di connessione, percezione di amore e accudimento consente di affrontare la somatizzazione ansiosa, l’irrequietezza e migliorare l’umore.

Le strategie cognitivo-comportamentali possono aiutare i soggetti a rischio a mantenere i collegamenti sociali e limitare le conseguenze dell’isolamento e della solitudine durante la pandemia COVID-19.

Considerazioni generali e prospettive future

Messaggio pubblicitario È bene considerare che tutta la popolazione mondiale al momento attuale sta vivendo una limitazione dei confini sociali dovuta alla pandemia. Isolamento e distanza fisica, non solo nei contesti sociali, ma anche nello spazio privato e familiare, sono la speranza di sfuggire all’infezione da Coronavirus.

Sul piano psicologico la distanza interpersonale mette a dura prova la salute mentale, in particolare per le categorie più vulnerabili come bambini e anziani.

È noto che le dinamiche sociali sono alla base della salute mentale a tutte le età, basti pensare alle teorie sullo sviluppo socio-emotivo del bambino (Pattwell & Bath, 2017), nonché al benessere derivante dalle relazioni sociali in età avanzata (Charles & Carstensen, 2010). Comunemente, il mondo mediatico ha paragonato la pandemia ad una guerra.

Questa metafora ha condotto la popolazione mondiale a una risposta sociale di allerta e difesa per di più, alla consapevolezza che il nemico vive in forza del proprio agire, alimentato la fragilità, l’impotenza, la solitudine, fino alla percezione di abbandono e perdita (Battistelli, 2020).

Dall’esigenza di fronteggiare la paura di un’incombente distruzione della propria salute, della sfera personale e affettiva, fino al rischio della perdita della vita, ne deriva un importante sindrome da stress sul piano biologico, psicologico, sociale ed economico (Taylor et al., 2020).

In questo periodo di tensione causato dagli effetti della pandemia, la terapia CBT è un’opportunità che identifica approcci validi a promuovere la regolazione emotiva, la consapevolezza cognitiva, la gestione dello stress fisico e mentale e rappresenta un supporto anche per i soggetti in età avanzata.

 

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