Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari: l’accettazione di sé e delle proprie ambivalenze – Rubrica Psico Canzoni

Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari - Il segreto per iniziare ad amarsi? E' accettare e riuscire ad apprezzare le proprie ambivalenze.

ID Articolo: 179857 - Pubblicato il: 09 dicembre 2020
Ringo Starr dei Pinguini Tattici Nucleari: l’accettazione di sé e delle proprie ambivalenze – Rubrica Psico Canzoni
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L’articolo si propone di dare un’interpretazione psicologica della canzone “Ringo Starr” dei Pinguini Tattici Nucleari. I concetti chiave che verranno menzionati sono l’identificazione proiettiva come meccanismo di difesa e l’accettazione di sé e delle proprie ambivalenze.

Psico canzoni – (Nr.2) Ringo Starr

 

Messaggio pubblicitario Un brano all’apparenza molto semplice, a volte può sorprendere per la ricchezza dei contenuti.

Il 6 Febbraio 2020 esce in Italia il singolo Ringo Starr del gruppo Pinguini Tattici Nucleari edito da Sony Music. Il brano si classifica al terzo posto al Festival di Sanremo.

La canzone prende il nome da Richard Starkley, in arte Ringo Starr, colui che suonava il tamburello e le maracas in composizioni dei Beatles quali Love me do e P.S. I Love you, e solo dopo la batteria. Ciononostante Ringo veniva descritto dal collega Paul McCartney come una persona di brio e spirito, così è anche la canzone che porta il suo nome.

L’autore del testo si paragona a Ringo Starr perché sembra mettersi ed essere messo in secondo piano. Come si legge dal primo verso del testo, “a volte penso che a quelli come me il mondo non abbia mai voluto bene“, l’autore è convinto che il mondo non lo ami e probabilmente tra le motivazioni c’è quella che il “cerchio della vita impone che per un re leone vivano almeno tre iene“. Per quanto oggettivamente a volte si possa nascere o ci si possa trovare in contesti difficili, noi stessi possiamo cooperare nel metterci al margine, essendo troppo rigidi con noi stessi e di conseguenza con gli altri.

Dentro ognuno di noi coabitano re leoni e iene, ovvero parti che ci piacciono e altre meno. A lungo ha primeggiato la convinzione che ciò che è cattivo vada non visto, messo da parte o addirittura eliminato. Se invece prendiamo in considerazione autori come lo psichiatra Sheldon B. Kopp e le circolari teorie sistemico-relazionali possiamo più facilmente vedere e abbracciare ogni parte di noi. Il “mondo” di cui parla la canzone sembra più quello interiore dell’individuo che quello esteriore.

Messaggio pubblicitario Genericamente l'”identificazione proiettiva”, intesa come meccanismo di difesa, rende dentro di noi l’altro portatore del nostro pensiero, indipendentemente da quello che egli realmente crede. Nel caso particolare, questa canzone evince come sia più facile prendersi tutta la parte del leone o tutta quella delle iene, chiamando “mondo” le proprie convinzioni. Chi non accetta l’ambivalenza di serbare tanto una parte da leone quanto una da iena ha difficoltà ad amarsi, rendendo l’altro, in questo caso il “mondo”, portatore di questa avversione lo allontana.

“La mia vita non è niente di speciale e forse alla fine c’hai ragione tu” diviene la plausibile conclusione di questo passaggio chiamato “identificazione proiettiva”.

Ringo Starr appare dunque un personaggio rifugio per sentirsi meno soli nel momento in cui “gli altri ormai si sposano alla mia età ed io mi incazzo se non indovino all’eredità“.

Il segreto per iniziare ad amarsi è accettare che dentro di sé possano convivere tanto Batman quanto Ted, inteso come il protagonista del telefilm How I Met Your Mother, ognuno con le sue parti buone e cattive, apprezzando così le proprie ambivalenze e smussando le rigidità.

 

RINGO STARR dei PINGUINI TATTICI NUCLEARI – Guarda il video del brano:

 

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Bibliografia

  • Ringo Starr, Pinguini Tattici Nucelari, Fuori dall’hype – Ringo Starr, Sony Music, 2020.
  • Se incontri il Buddha per la strada uccidilo.Il pellegrinaggio del paziente nella psicoterapia, Sheldon B. Kopp, Astrolabio, 1978.
  • Love me do, The Beatles, Please please me, Parlophone, 1962.
  • P.S. I love you, The Beatles, Please please me, Parlophone, 1962.
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