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Covid-19 e Suicidio – Tra Psicoanalisi e Analisi Transazionale

Isolamento sociale e solitudine legati al Covid-19 rimandano a una sensazione angosciante derivante da carenze percepite, con aumentato rischio di suicidio

ID Articolo: 180456 - Pubblicato il: 17 dicembre 2020
Covid-19 e Suicidio – Tra Psicoanalisi e Analisi Transazionale
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Alla fine del 2019, in Cina si è diffuso il COronaVIrus Disease 2019 che successivamente a livello globale ha contagiato milioni di persone, causandone la morte di centinaia di migliaia.

 

Messaggio pubblicitario Dal 31 Dicembre 2019 al 6 Novembre 2020 sono stati riportati 48.763.203 casi di COVID-19 inclusi 1.234.371 morti. Tale situazione drammatica ha fatto in modo che l’OMS dichiarasse, già l’11 marzo 2020, lo stato di Pandemia: questa è la prima Pandemia causata da un Coronavirus. Le pandemie sono diverse dagli altri disastri in quanto la risposta ad esse richiede una pianificazione specializzata e interventi di mitigazione volti a prevenire la diffusione dell’infezione. A differenza anche di altri disastri, come incendi, inondazioni o terremoti, i rischi associati alla pandemia aumentano dopo l’evento iniziale e questa minaccia è in gran parte invisibile a coloro che sono a rischio di infezione. Insufficienza respiratoria, sepsi, shock settico e sindromi da disfunzione d’organo multipla sono tipiche manifestazioni cliniche gravi del COVID-19 quando la forma non è asintomatica. Ben più complessi da individuare e prevenire sono i sintomi psichici legati alla pandemia, infatti molteplici evidenze scientifiche e ricerche indicano che la pandemia COVID-19 ha avuto ed ha tuttora, profondi effetti psicologici e sociali sulla popolazione. La quarantena, l’allontanamento sociale e l’autoisolamento impattano negativamente sulla salute mentale poiché sia la solitudine che la riduzione delle interazioni sociali, sono causa di fattori di rischio per molti disturbi mentali come la schizofrenia e la depressione maggiore. Congiuntamente a questo, l’incertezza sul futuro e le preoccupazioni su sé stessi ed i propri familiari aumentano il rischio di disturbi ansiosi, panico, disturbi ossessivo compulsivi, stress, disturbi correlati al trauma nella popolazione adulta, sia negli uomini che nelle donne. L’isolamento sociale, la solitudine è paragonabile ad una sensazione angosciante derivante da carenze percepite nelle proprie relazione sociali e questo contribuisce fortemente al rischio di suicidio. Di seguito vedremo la tematica del suicidio, sotto due prospettive, quella dell’Analisi Transasionale e quella Psicoanalitica.

Il suicidio nella prospettiva teorica Psicoanalitica

Ci sono molteplici approcci per comprendere la natura e il significato del suicidio. Nella prospettiva psicoanalitica, Freud, S. (1917) propone di considerare il suicidio come un omicidio mancato, perché l’Io può uccidersi solo quando riesce a trattare se stesso come un oggetto, dirigendo contro il sé l’ostilità che non può essere scaricata sull’oggetto relazionale con il quale è avvenuta un’identificazione. Fenichel, O. (1945), in un’ottica intrapsichica, legge il suicidio come il risultato di una relazione tra l’Io e il Super-Io sadico, capace di scatenare o un bisogno di perdono e riconciliazione nei confronti degli aspetti più protettivi dell’istanza superegoica, oppure una profonda ribellione e rabbia nei confronti delle sue coercizioni con il conseguente desiderio di distruggerlo. L’aggressione al sé potrebbe avere anche un’altra valenza, quella di ristabilire una relazione attraverso l’auto-punizione e rappresenterebbe un atto di rivolta nei confronti dell’abbandono subito da parte dell’oggetto perduto o che minaccia un possibile abbandono. Kohut, H. (1977) amplia questa prospettiva, evidenziando come una risposta aggressiva possa emergere da un crollo dell’integrazione del Sé a seguito di questa ferita narcisistica. Il suicidio rifletterebbe la risposta a sentimenti come la rabbia narcisistica e la vergogna. Altre prospettive psicodinamiche enfatizzano il ruolo della libido e dei sentimenti affettivi legati all’oggetto, vedendo la depressione e il suicidio come una fantasia narcisistica di riunione e ri-fusione con l’oggetto d’amore perduto con lo scopo di evitare la separazione.

La teoria delle relazioni oggettuali si focalizza sul suicidio come fantasia di distruggere gli oggetti interni ‘cattivi’ o aspetti indesiderati del Sé. Per esempio, Winnicott, D. W. (1958) descriveva il suicidio come una fantasia di distruzione degli aspetti negativi del sé unitamente a ciò che ad essi sopravvive, cioè come distruzione dell’intero sé quando questo è minacciato di annientamento. E, in effetti, secondo la teoria delle relazioni oggettuali, gli individui che tentano il suicidio si caratterizzano per la difficoltà di integrare le introiezioni ostili, e per i pochi introietti positivi. In estrema sintesi, l’emozione aggressiva rimane una reazione adattiva in difesa della sopravvivenza o al servizio di importanti bisogni vitali: il suicidio risolve un conflitto occasionale e apporta una soluzione alla vita stessa dell’individuo, generando una rottura interiore che libera dal mondo e dal dolore attraverso l’annullamento dell’oggetto e l’annientamento del soggetto. Ma cos’è che minaccia il Sé, al tempo della pandemia da Covid-19? Fattori come l’instabilità, la precarietà, la paura, la perdita di ruoli professionali e routine quotidiane, nonché la crisi dei rapporti relazionali, vissuti come potenzialmente pericolosi e mortali, ci ha fatto sentire estranei a noi stessi, fragili, non più onnipotenti. L’identificazione con il self made man che non conosce limite e può sconfiggere malattia, deformità, vecchiaia e morte, imponendo il suo potere su se stesso, sul proprio corpo, sull’altro e sulla natura, con cieca fiducia nella scienza e nel progresso, soccombe a un’estrema impotenza: siamo tutti mortali, tutti potenzialmente malati, tutti in pericolo, nessuno escluso.

Il suicidio nella prospettiva teorica dell’Analisi Transazionale

Sviluppata intorno agli anni ‘50 dallo psichiatra canadese Eric Berne (1910-1970), l’Analisi Transazionale ‘è una teoria della personalità e del rapporto sociale, e un metodo clinico di psicoterapia’ (Berne, 1972, pag.30). Tale approccio affronta i diversi processi psicologici dal punto di vista intrapsichico e interpersonale. Il termine ‘analisi transazionale’ (AT) viene utilizzato genericamente per indicare un sistema che ha i seguenti passaggi: analisi strutturale, analisi transazionale vera e propria, analisi dei giochi e analisi del copione (Berne, 1966).
Il cuore dell’AT è il modello degli Stati dell’Io, che sono oggetto dell’analisi strutturale e vengono definiti da Berne (1972) come coerenti sistemi di pensiero e di sensazione che si manifestano con determinati comportamenti. Ogni individuo presenta tre stati dell’Io: Genitore (che ripropone comportamenti, pensieri ed emozioni dei propri genitori o delle proprie figure significative); Adulto (il quale giudica obiettivamente il proprio ambiente, valutando le proprie possibilità di riuscita in base all’esperienza passata); Bambino (che indica il vero bambino che l’individuo è stato un tempo, di conseguenza agisce con comportamenti infantili legati a una determinata età).

Per una personalità sana ed equilibrata è necessaria la presenza e l’interazione di tutti e tre gli stati: l’Adulto consente di affrontare il qui e ora, il Genitore offre un ampio bagaglio di regole per stare nella società e il Bambino dà l’accesso alla parte più spontanea e creativa della persona.

Nei casi di patologia si possono manifestare invece due processi: contaminazione, in cui i confini degli stati dell’Io si sovrappongono e l’Adulto contaminato elebora la realtà sulla base dei contenuti del Genitore e/o del Bambino; esclusione, in cui uno stato dell’Io non è attivato e funzionano gli altri due stati restanti, oppure vengono esclusi due stati dell’Io e opera in maniera costante un solo sottosistema (Berne, 1966).

Contaminazione e/o esclusione sono alla base di differenti quadri patologici in cui il rischio di suicidio è molto elevato.

Messaggio pubblicitario Nel corso della vita, a seconda delle esperienze e relazioni vissute, dei messaggi verbali e non verbali ricevuti, la persona acquisisce una posizione esistenziale dominante, con cui esprime il valore essenziale che percepisce in se stessa e negli altri. Delle quattro posizioni esistenziali ipotizzate, Berne (1972) considera la più proficua Io sono ok tu sei ok, dove ogni persona è riconosciuta per la sua essenza, valore e dignità. L’individuo che commette il suicidio, come soluzione estrema di liberazione dal proprio dolore, assume una posizione esistenziale predominante che in Analisi Transazionale è espressa nella forma: Io non sono ok, tu non sei ok. Le convinzioni centrali di questa posizione ruotano attorno al sentimento di inutilità di se stessi e degli altri, i quali non possono offrire un valido aiuto (Stewart, Joines, 1987). Le svalutazioni rivolte a se stessi e agli altri allora giustificano la scena finale tragica prevista nel tornaconto di copione.

Il copione è ‘un piano di vita inconscio’ (Berne, 1966 pag. 175), una storia autobiografica che ogni bambino inizia a scrivere dalla nascita e completa all’età di 7 anni, ma che continua ad arricchire di dettagli con una revisione più aggiornata e aderente alla realtà in adolescenza. Il bambino decide il suo copione di vita, intendendo per decisioni non le capacità riflessive adulte di attuare delle scelte, ma capacità prelogiche che trovano fondamento nell’assetto emozionale. Queste decisioni rappresentano la migliore strategia che il bambino ha a disposizione per sopravvivere in un mondo che può apparire ostile e minaccioso. Pur avendo l’individuo un ruolo attivo sulle scelte decisionali, i genitori e l’ambiente esercitano una forte influenza trasmettendo dei messaggi verbali e non verbali, sulla base dei quali si giunge a conclusioni su se stessi, gli altri e il mondo (Stewart, Joines, 1987). L’ingiunzione centrale nel paziente suicida è ‘Non esistere’, un messaggio copionale che diviene parte dello stato dell’Io Bambino (Novellino, 1998). Solitamente la persona che presenta questa ingiunzione ha recepito in tenera età, a volte anche in modo erroneo, una minaccia di morte nei comportamenti genitoriali o in eventi esterni, per cui ha sviluppato la credenza di essere una persona senza valore e indegna d’amore. La presenza di tale ingiunzione non determina in tutti i casi una scena finale di suicidio, la persona, infatti, può difendersi prendendo delle decisioni miste che evitino questo esito (ad es.’posso continuare ad esistere fintanto che lavoro sodo’). Secondo i Goulding, il paziente suicidale in risposta all’ingiunzione ‘Non esistere’ può produrre sette possibili decisioni: ‘Se le cose dovessero andare troppo male, mi ucciderò’, ‘Se tu non cambi, mi uccido’, ‘Mi ucciderò e allora soffrirai’, ‘Ti porterò a uccidermi’, ‘Arriverò quasi a morire allora tu soffrirai’,’Ti farò vedere io anche se questo mi porterà a morire’, ‘Ti avrò anche se ciò mi ucciderà’ (Novellino, 1998, pag 204). Ognuna di queste decisioni presenta una serie di comportamenti, sentimenti e pensieri che riconducono ad un quadro patologico depressivo (ibidem) e porta avanti un copione perdente, che nei casi più tragici, come la morte, viene definito ‘amartico’ (dal greco ‘amartia’ che vuol dire ‘catastrofe’) (Berne, 1972).

La terapia in Analisi Transazionale promuove l’uscita da un copione perdente, stimolando la persona a soddisfare i bisogni dello stato dell’Io Bambino, che non sono stati esauditi nell’infanzia, con le risorse più adeguate dello stato dell’Io Adulto decontaminato. In AT decontaminare l’Adulto significa consentire a questo stato dell’Io di rivalutare le decisioni prese dal Bambino e ridimensionare il Genitore. La metodologia offre degli strumenti per lavorare a livello di tutti e tre gli stati dell’Io, favorendo l’integrazione di questi.

Quale prevenzione per il suicidio?

Secondo Maurizio Pompili (2020): ‘A causa della pandemia covid-19, l’Italia ha registrato un numero incredibilmente alto di decessi legati al virus. L’epidemia nelle regioni settentrionali del paese ha avuto un impatto maggiore di quanto si pensasse in precedenza e, a causa del numero di vite perse ogni giorno a causa del covid-19, a marzo è stato imposto un blocco nazionale nel tentativo di contenere la diffusione della malattia. Il paese ha vissuto il suo primo cambiamento radicale nello stile di vita dalla seconda guerra mondiale, con l’intera popolazione confinata nelle proprie case. Durante questo periodo difficile, caratterizzato da emergenze somatiche e mancanza di ventilatori e letti di terapia intensiva, parlare di prevenzione del suicidio può essere sembrato di scarsa rilevanza. Tuttavia, le misure di quarantena collettiva sono state collegate a un aumento del rischio di suicidio e la quarantena è stata associata a effetti negativi sulla salute mentale (…) La pandemia di coronavirus porterà anche a un approccio rivoluzionario ai pazienti. Data la necessità di restare separati per evitare il contagio, le consuete consultazioni faccia a faccia per la valutazione dei pazienti sono state sostituite da consulti digitali. Ai medici è richiesto di adottare un tale approccio anche con individui suicidi e di organizzare soluzioni valide per risposte attive e sensibili utilizzando l’innovazione tecnologica. Per quanto impegnativo possa essere, le strategie di prevenzione del suicidio dovrebbero far parte del pacchetto di intervento per le popolazioni vulnerabili. Dobbiamo ancora comprendere appieno gli impatti in corso sulla salute mentale della pandemia. Dobbiamo garantire che sia disponibile un supporto adeguato per coloro che ne hanno bisogno’.

 

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Perché nel periodo della pandemia da coronavirus sentiamo parlare più spesso di suicidio?

Il distanziamento e il lockdown hanno enfatizzato le condotte suicidarie. Da inizio marzo i suicidi e i tentativi di suicidio sono stati circa 200.

Bibliografia

  • Berne, E. (1966). Principles of Group Treatment. New York: Grove Press. (Tr. it.: Principi di     terapia di gruppo. Roma: Astrolabio, 1986).
  • Berne, E. (1972). What do you say after you say hello?. New York: Grove Press. (Tr. it.: Ciao !” …e poi?. Milano: Bompiani, 2018).
  • Fenichel, O. (1945). Neurotic acting out. Psychoanalytic Review, 32(2), 197-206.
  • Freud, S. (1917). Lutto e melanconia (trad. it. in: Sigmund Freud Opere, vol. 8. Torino: Boringhieri).
  • Novellino, M. (1998). L’approccio clinico dell’analisi transazionale. Milano: FrancoAngeli, 2017.
  • Kohut, H. (1977). La guarigione del Sé, Bollati Boringhieri, Torino.
  • Stewart, I. & Joines, V. (1987) TA: A new Introduction to Transactional Analysis. Nottingham:      Lifespace Publishing (Tr. It. L’analisi transazionale. Milano: Garzanti, 1990).
  • Winnicott, D. W. (1958), Through Paediatrics to Psycho-Analysis. In: Collected Papers, Introduction by Manuel Khan. London: Karnac Books.

Sitografia

  • Maurizio Pompili (2020). Suicide prevention at the time of covid-19. Retrivied online 22/11/2020 here.

 

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