Il disturbo ossessivo compulsivo: le ricerche genetiche, neurobiologiche ed immunologiche

Si ritiene che il disturbo ossessivo-compulsivo abbia eziologia multifattoriale, coinvolgendo fattori genetici, neurobiologici, psicologici e immunologici

ID Articolo: 176371 - Pubblicato il: 09 luglio 2020
Il disturbo ossessivo compulsivo: le ricerche genetiche, neurobiologiche ed immunologiche
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Il disturbo ossessivo-compulsivo è un disturbo a genesi complessa. Sono numerose le ricerche sugli aspetti genetici, neurobiologici ed immunologici del DOC. Questi aspetti, uniti alla considerazione dei fattori psicologici e al contributo dell’epigenetica, hanno chiarito la multifattorialità nell’eziologia di questo disturbo.

 

Messaggio pubblicitario Il disturbo ossessivo compulsivo o DOC è caratterizzato da pensieri (ossessioni) e comportamenti (compulsioni) ripetitivi, vissuti come intrusivi e spiacevoli da parte del soggetto che ne soffre.

Il DOC ha un’incidenza del 2%-2,5% nella popolazione generale e dopo la depressione, l’ansia e le dipendenze, rappresenta uno dei disturbi psichici più diffusi al mondo. Colpisce gli uomini in percentuale leggermente superiore alle donne. Nel 50% dei casi i primi sintomi si osservano già in età infantile, se questi persistono oltre la pubertà è piuttosto difficile assistere ad una guarigione spontanea.

Attualmente si ritiene che tale disturbo abbia un’eziologia multifattoriale. Vi sono fattori genetici, neurobiologici e psicologici, quali l’educazione rigida, le situazioni di forte impatto emotivo e la difficoltà nel gestire lo stress, che determinano la comparsa e la persistenza di questa patologia.

Numerosi sono gli studi scientifici che riguardano gli aspetti genetici, neurobiologici ed immunologici del DOC.

Le prime ricerche a favore di un’ipotesi genetica risalgono agli anni ’30 del secolo scorso e si basano sullo studio dei familiari dei pazienti. Le ricerche sulla familiarità sono state condotte nel tempo, esaminando campioni eterogenei per consistenza e composizione, la maggior parte degli studi concorda nel ritenere che il tasso di rischio per DOC nei parenti di primo grado oscilli tra il 10% ed il 20%.

Gli studi sui gemelli si basano sulla distinzione tra gemelli monozigoti, che hanno lo stesso patrimonio genetico, e gemelli eterozigoti che condividono solo il 50% del patrimonio genetico. In ogni caso si presume che in entrambi i tipi di gemelli, l’ambiente e le relazioni parenterali siano identiche. Il primo importante studio sui gemelli risale al 1965 quando fu condotta l’analisi di una serie di casi singoli con il dato di una più alta concordanza per il disturbo ossessivo fra i gemelli monozigoti, rispetto ai dizigoti, dato che è stato confermato dagli studi successivi.

E’ interessante l’associazione esistente tra sindrome di Tourette, disturbo caratterizzato dalla presenza di tic motori e fonatori incostanti, e DOC. Questa comorbidità ha portato a ritenere che i due disturbi possano rappresentare l’espressione di un’alterazione di uno stesso gruppo di geni. Circa il 50% dei soggetti con sindrome di Tourette presenta un DOC e oltre la metà dei bambini e degli adolescenti con DOC, in un momento della vita, sviluppa tic più o meno gravi.

Uno studio condotto da Elinor K. Karlsson e Kerstin Lindblad-Toh del Broad Institute di Cambridge, negli Stati Uniti, i cui risultati sono stati pubblicati su Nature Communications (2017), ha individuato quattro geni che con altissima probabilità hanno un ruolo causale nella genesi del DOC. In particolare si tratta di alcune varianti dei geni NRXN1 e HTR2A, del gene CTTNBP2  e del gene REEP3 che regola il comportamento delle vescicole cellulari in cui si accumulano i neurotrasmettitori da rilasciare nelle sinapsi.

Messaggio pubblicitario Gli studi neuroscientifici in ambito psichiatrico hanno permesso di individuare i circuiti neuronali coinvolti nella fisiopatologia del DOC. Gli strumenti utilizzati in quest’ambito sono stati soprattutto quelli di neuroimaging. Il principale circuito evidenziato è quello fronto-striatale-talamico. Le evidenze indicano un’iperattivazione della corteccia orbito-ventro-mediale che è responsabile del perdurare delle rappresentazioni emozionali e provoca un affaticamento a livello dei nuclei caudati, questi sembrano essere in grado di inibire l’ideazione ossessiva ed il comportamento compulsivo. Inoltre sono state evidenziate, nei soggetti con disturbo ossessivo-compulsivo, anomalie a livello dell’ippocampo e dell’amigdala. Il circuito amigdalo-corticale ha un ruolo specifico nell’espressione e regolazione della paura. In conclusione ossessioni e compulsioni sono legate ad una disfunzione del circuito fronto-striatale-talamico e del circuito amigdalo-corticale.

Uno dei principali neurotrasmettitori utilizzati nella comunicazione tra corteccia celebrale e strutture sottocorticali quali i nuclei caudati, l’ippocampo e l’amigdala è la serotonina. L’utilizzo di farmaci attivi nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo risale agli anni ’80 del secolo scorso, il primo farmaco ad essere utilizzato fu la cloripramina. Alla luce delle attuali evidenze la terapia con inibitori del re-uptake della serotonina, sia selettivi che non, rappresenta la prima scelta farmacologica nel trattamento del DOC.

Esistono, infine, vari studi che valutano il legame tra le infezioni streptococciche e lo sviluppo dei sintomi del DOC e dei tic. E’ stato ipotizzato che l’infezione da streptococco sia in grado di provocare, in soggetti predisposti, una produzione anomala di autoanticorpi capaci di legarsi alle cellule neuronali, provocando alterazioni a carico dei gangli della base. Il termine PANDAS, indica un gruppo di pazienti in cui si verifica l’insorgenza o l’esacerbazione brusca dei sintomi del DOC o di tic, o entrambi a seguito di infezioni da streptococco. Gli studi di neuroimaging hanno mostrato nei PANDAS aumenti di volume in corrispondenza dei nuclei della base. Il coinvolgimento del sistema immunitario è indicato anche dalla presenza di alterazioni quantitative di TNF-alfa, IL-6 e IL-1, molecole implicate nei processi infiammatori, nel siero dei pazienti con DOC e sindrome di Tourette.

Ad aprile 2020 sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Brain Behaviour and Immunity i dati di un lavoro di un team di ricercatori coordinati dall’Università di Roehampton e dalla Queen Mary University, a cui hanno partecipato anche studiosi delle Università di Teramo e Milano. Questa ricerca ha evidenziato un’alta presenza di Imood nei linfociti dei pazienti con DOC. Si tratta di una proteina che si trova nelle cellule immunitarie e che rappresenta, secondo lo studio, un tratto distintivo di chi soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo.

Sono molte e varie le evidenze riguardo gli aspetti eziologici del DOC. Il gran numero di dati, che si riferiscono ad aspetti differenti, rafforza il convincimento che questo sia un disturbo a genesi multifattoriale.

Sono ormai noti i legami tra espressione genica ed esperienze ambientali e psichiche, indagati dall’epigenetica. Secondo la visione classica il genoma è un codice fisso nel quale si possono verificare delle mutazioni. In realtà i nostri geni possono, a seconda delle condizioni, essere espressi oppure rimanere silenti. Tutto ciò può determinare la comparsa di uno stato patologico o al contrario contribuire al mantenimento dello stato di salute. Gli stimoli ambientali, psicologici e culturali funzionano da attivatori o disattivatori dell’epigenoma, questo meccanismo appartiene alla genesi del DOC e di numerose altre patologie.

 

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