Che relazione c’è tra l’abuso sessuale e i disturbi alimentari?

Vittime di abusi sessuali nell'infanzia si relazionano al cibo in modo da alleviare stati di tensione interna aumentando il rischio di disturbi alimentari

ID Articolo: 176484 - Pubblicato il: 09 luglio 2020
Che relazione c’è tra l’abuso sessuale e i disturbi alimentari?
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Subire un abuso sessuale in infanzia sembra essere un importante fattore di rischio per quel che riguarda lo sviluppo di disturbi alimentari, sembrerebbe infatti che il 30% delle persone con un disturbo alimentare abbia subito abusi sessuali nell’infanzia (Connors & Morse, 1993).

 

Messaggio pubblicitario L’abuso sessuale subito in tenera età è una potente esperienza traumatica, i suoi effetti possono manifestarsi anche molti anni dopo l’accaduto, quando il soggetto prende consapevolezza di ciò che gli è successo, le reazioni emotive e cognitive che si verificano nella persona abusata solitamente sono: confusione, senso di colpa, vergogna, paura, ansia, auto-punizione e rabbia (Cohen, 2020).

Si tratta di un’esperienza così traumatica che le sensazioni interiori come la fame, l’affaticamento o la sessualità diventano spesso difficili da identificare e si confondono tra loro. Infatti, le persone che sono state abusate sessualmente si rivolgono al cibo per alleviare una vasta gamma di stati di tensione interna che non hanno nulla a che fare con la fame; questo accade perché l’esperienza che hanno vissuto li ha resi disorientati per quel che riguarda le loro percezioni interiori (Cohen, 2020). Per queste persone, fidarsi del cibo è più sicuro che fidarsi delle persone, il cibo non ti abusa mai, non ti ferisce mai e non ti rifiuta mai, inoltre puoi dire quando, dove e quanto, nessun’altra relazione soddisfa le proprie esigenza in una maniera così assoluta (Cohen, 2020).

Una volta raggiunta l’adolescenza o l’età adulta, gli abusati spesso cercano di desessualizzare se stessi, possono diventare molto grassi o molto magri nel tentativo di rendersi poco attraenti, sperano che la loro armatura di grasso o di magrezza li protegga dall’esperienza sessuale, spesso non sono consapevoli di come manipolano il cibo o il corpo nel tentativo di sentirsi più sicuri (Cohen, 2020).

Oltre alla predisposizione a sviluppare disturbi alimentari, i sopravvissuti all’abuso sessuale sono vulnerabili a depressione, abuso di sostanze, disturbo da stress post traumatico e problemi di natura sessuale (Cohen, 2020).

Messaggio pubblicitario Secondo alcuni autori, dato che le relazioni dolorose sono state la causa dello sviluppo del disturbo alimentare, le relazioni di supporto e amorevoli saranno il mezzo di guarigione: risulta quindi fondamentale entrare in contatto con altre persone che possono convalidare il dolore e accettarlo, cosa possibile principalmente intraprendendo un percorso psicoterapico (Cohen, 2020).

Un altro elemento importante che porta al recupero e all’accettazione del trauma è la capacità di raggiungere l’intimità sessuale con un partner.

Raggiungere l’intimità significa arrendersi, rilassarsi, condividere e lasciarsi andare mentre il mangiare per combattere emozioni negative ha a che fare con il controllo, la rigidità, la paura e l’isolamento (Cohen, 2020).

Di seguito vengono riportati alcuni trascritti di interviste fatte a persone abusate, in cui è possibile notare la relazione tra abuso sessuale e abuso di cibo.

Amber, violentata quando era una bambina da suo cugino adulto: ‘L’eccesso di cibo e i lassativi sono diventati il ​​mio modo di liberarmi dal dolore e dalla confusione. Mi sono resa conto che stavo cercando di evacuare mio cugino dal mio corpo attraverso quei lassativi.‘ (Cohen, 2020).

Donald: ‘Dopo che i miei genitori divorziarono, mia madre si ubriacò e ballò per casa in camicia da notte. Mi spaventai, ma la parte peggiore fu che mi eccitai. Per cercare di riottenere il controllo, ho iniziato a non mangiare più e ho sviluppato l’anoressia. Attraverso la terapia, ora capisco come stavo cercando di far morire di fame i miei sentimenti orribili verso me stesso. E la mia vergogna mi ha anche fatto sentire che non meritavo nemmeno di mangiare’ (Cohen, 2020).

 

 

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