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Il narcisismo, dalle sue origini nell’attaccamento alla relazione col partner

Che ruolo ha la relazione d'attaccamento nello sviluppo del narcisismo? Quali caratteristiche contraddistingono le relazioni sentimentali del narcisista?

Di Francesca Bianco, Alba Miragliuolo

Pubblicato il 22 Mag. 2020

Se è vero che il narcisista basta a sé stesso, se è già così grandioso e soddisfatto, che bisogno ha di trovare un partner? E quando l’ha trovato, che bisogno ha di avere altre relazioni? Un compagno o una compagna non sono sufficienti? Da dove può nascere questo bisogno di relazioni parallele, di continue conferme da parte di altri?

Francesca Bianco e Alba Miragliuolo – OPEN SCHOOL, Studi Cognitivi Modena

 

Specchio specchio delle mie brame, chi è il più bello del reame?

Quante volte abbiamo sentito, letto e riletto questa frase? Possiamo definirla il biglietto da visita del narcisista, che non stenterebbe a rispondere a questa domanda con: “Ma sono io, ovviamente!”, perché lo specchio riflette semplicemente quella che è un’immagine grandiosa della quale non si può non essere innamorati.

Detto questo sembra quasi spontanea una riflessione. Se è vero che il narciso basta a sé stesso, se è già così grandioso e soddisfatto, che bisogno ha di trovare un partner? E quando l’ha trovato, che bisogno ha di avere altre relazioni? Un compagno o una compagna non sono sufficienti? Da dove può nascere questo bisogno di relazioni parallele, di continue conferme da parte di altri?

Questo articolo nasce nel tentativo di capire il comportamento delle persone narcisiste nelle relazioni sentimentali, con l’intento di carpire come si sviluppa il tratto narcisistico già nelle relazioni con le figure di attaccamento.

Lo sviluppo del narcisismo nell’infanzia

Nella mitologia, Narciso è un uomo bello e perdutamente innamorato del proprio riflesso nell’acqua. Talmente incapace di smettere di guardare il proprio riflesso, da annegare nel fiume. La descrizione di Narciso è l’emblema di ciò che in psicologia viene definito tratto di personalità narcisistica. Le persone narcisiste si distinguono per l’idea grandiosa che hanno di loro stesse, si sentono superiori agli altri, costruiscono fantasie sui propri successi personali, quasi sempre attribuiti a loro stessi e raramente a cause o persone esterne, e ritengono di meritare un trattamento speciale. Conseguentemente, quando sperimentano sentimenti di umiliazione o di critica, ossia in netto contrasto con l’idea che hanno di loro stessi, spesso reagiscono in modo aggressivo. Accettare l’idea che qualcuno possa svalutare la loro persona è talmente doloroso da scatenare una rabbia reattiva in cui è centrale il bisogno di far sentir l’altro allo stesso modo, come se non ci si potesse permettere di pensar male di qualcuno così tanto grandioso e speciale. Il narcisista è anche tradizionalmente carente di empatia nei confronti del prossimo, fattore che contribuisce ad alimentare una modalità di relazione non curante delle emozioni dell’altro.

Ma quali sono le origini di questa personalità tanto complessa quanto affascinante?

L’origine del narcisismo è ad oggi argomento poco chiaro e gli studi condotti sino ad ora non hanno consentito, per la loro natura trasversale, di identificare i precursori dello sviluppo di questo tratto di personalità. La letteratura evidenzia, tra i fattori scatenanti lo sviluppo del narcisismo, i primi contesti relazionali in cui il bambino si sperimenta e, in modo più specifico, lo stile educativo che i genitori adottano su di lui. A tal proposito sono interessanti i risultati di uno dei pochi studi longitudinali condotto da Brummelman e coll. (2015) in cui vengono messi a confronto due modelli teorici antitetici sullo sviluppo del narcisismo nei bambini: la teoria dell’apprendimento sociale, secondo cui il bambino svilupperebbe tratti narcisisti poichè è esposto a un’educazione genitoriale basata sull’ipervalutazione, “mio figlio è più speciale degli altri”. Di conseguenza il bambino può sviluppare la credenza di essere davvero più speciale e si sente autorizzato a ottenere privilegi. La teoria psicoanalitica, al contrario, sostiene che il narcisismo derivi da un’educazione genitoriale caratterizzata da una scarsa manifestazione affettiva, una ridotta espressione di apprezzamento, di supporto e di emozioni positive. Di conseguenza il bambino si porrebbe “su un piedistallo” nel tentativo di ottenere dagli altri l’approvazione che non ha ricevuto dai propri genitori. La ricerca di Brummelman e colleghi (2015) ha coinvolto bambini dai 7 ai 12 anni, periodo in cui emergono le prime differenze individuali dei tratti narcisisti e i loro genitori. A tutti i partecipanti è stato chiesto di compilare un questionario ogni 6 mesi per valutare nei bambini i tratti narcisistici e il calore genitoriale percepito e nei genitori l’ipervalutazione e l’affetto genitoriale (“permetto che mio figlio sappia che gli voglio bene”) .

I risultati di questo studio hanno supportato la teoria dell’apprendimento sociale: il narcisismo è correlato a una sopravvalutazione genitoriale e non a una mancanza di affettività e apprezzamento parentale. Questi risultati avvalorano la prospettiva secondo cui il bambino vede se stesso nel modo in cui crede di essere visto dalle persone a lui significative, come se imparassero a vedersi “attraverso gli occhi degli altri”.  Quando i bambini sono visti dai genitori come speciali e diversi dagli altri possono acquisire l’idea di essere persone superiori, tema centrale del narcisismo. È da sottolineare che la sopravvalutazione genitoriale non rappresenta l’unica variabile in gioco nell’origine del narcisismo. Difatti entrano in gioco altri aspetti come ad esempio i tratti del temperamento: essendo il narcisismo in parte ereditabile, così come per altri tratti di personalità (Vernon PA e coll., 2008), alcuni bambini con specifici tratti geneticamente acquisiti potrebbero essere più vulnerabili rispetto ad altri a sviluppare tratti narcisistici quando esposti a una ipervalutazione genitoriale. Questi risultati potrebbero contribuire allo sviluppo di interventi volti a prevenire o a ridurre lo sviluppo del narcisismo.

Il narcisista nelle relazioni interpersonali: il ruolo di “vittima”

Dunque i tratti di personalità narcisistica sono presenti già dall’infanzia, ma è nell’età adulta, e soprattutto all’interno delle relazioni interpersonali e di coppia, che non passano inosservati, soprattutto agli occhi del partner. Ma il narcisista come vive il mondo interpersonale? E come si comporta nelle relazioni conflittuali? È il modello dell’autoregolazione di Rhodewalt and Morf (Morf & Rhodewalt, 2001;Rhodewalt, 2001) a fornirci una prospettiva sui correlati interpersonali del narcisismo. Gli autori sostengono che il sé narcisistico è caratterizzato da tre nuclei: consapevolezza di sé, processi di valutazione del sé e processi di autoregolazione. Ciò che accomuna le tre caratteristiche del sé narcisistico è il fulcro motivazionale: il desiderio di mantenere una immagine di sé grandiosa e positiva. Questa necessità di instaurare e mantenere una elevata immagine di sé potrebbe influenzare il modo in cui il narcisista si approccia alle relazioni con gli altri e risolve eventuali situazioni interpersonali negative.

Uno studio condotto da McCullough e coll. (2016) ha evidenziato come, nelle relazioni conflittuali interpersonali, il narcisista tenda a porsi nel ruolo di “vittima” di comportamenti sbagliati da parte degli altri. Coerentemente con il modello di Rhodewalt and Morf (Morf & Rhodewalt, 2001;Rhodewalt, 2001), il narcisista si descriverebbe come “vittima” proprio per preservare l’immagine di sé: ad esempio potrebbe raccontare le proprie esperienze passate come molto dolorose per enfatizzare i traguardi raggiunti, o potrebbe raccontare esperienze in cui non ha ottenuto dei risultati a causa degli altri (“sebbene le persone mi abbiano ferito in passato, ho raggiunto il mio obiettivo contro ogni previsione”). Di conseguenza, descriversi come vittima può essere un valido motivo per giustificare i propri privilegi e “manipolare” gli altri per i propri scopi, come forma di riscatto personale. Così come, nella sfera sentimentale, potrebbe distorcere i propri ricordi sulle precedenti relazioni con il partner dopo aver sperimentato una delusione amorosa.

Ma perché i narcisisti tendono ad assumere questo ruolo nelle dinamiche interpersonali? Secondo McCullough e colleghi (2016), è possibile che proprio per mantenere una grandiosa immagine di sé, il narcisista sia più propenso a prestare particolare attenzione alle situazioni interpersonali negative che possano danneggiarlo. Di conseguenza, il narcisista diverrebbe più sospettoso e interpreterebbe il proprio mondo interpersonale in chiave ostile (Rhodewalt e Morf, 1995). Questa particolare sensibilità agli eventi negativi potrebbe manifestarsi nel modo in cui  il narcisista si aspetta di essere trattato dagli altri. Ad esempio, le persone narcisiste potrebbero concepire alcuni comportamenti come indecorosi (come ad esempio non porgere un complimento a qualcuno, non ringraziare), quando per la maggior parte delle persone questi stessi comportamenti possono essere semplici sbagli innocenti. L’aspetto centrale del narcisista di “sentirsi in diritto” lo porterebbe ad aspettarsi così tanta ammirazione  e rispetto da sentirsi  costantemente deluso e offeso.

Un’altra possibile spiegazione degli autori è che il narcisista sarebbe effettivamente la vittima nelle situazioni interpersonali negative proprio perché, a causa del suo sentirsi in diritto di sfruttare gli altri, porterebbe a trascurare il suo mondo interpersonale, stimolando gli altri a reagire in modo negativo verso di lui.

Narcisismo: il ruolo dell'attaccamento e la tendenza a tradire il partner FIG1

Narcisismo e infedeltà nelle relazioni di coppia

Ad oggi, quindi, numerose ricerche hanno evidenziato come i tratti narcisistici influenzino negativamente il mondo relazionale in generale, e nello specifico l’andamento di un rapporto amoroso. Non a caso l’infedeltà corrisponde a una sempre minor soddisfazione coniugale in entrambi i partner coinvolti, è una delle più comuni cause di divorzio, può compromettere la stima di sé e aumentare lo stress psicologico (McNulty & Widman, 2014). Eppure, sorprendentemente, gli studi che hanno cercato di dimostrare la relazione esistente tra narcisismo ed infedeltà, hanno mostrato risultati inconsistenti, o comunque non significativi per poter affermare con certezza che un narcisista è spesso infedele al partner.

Secondo alcuni dati, l’infedeltà è più comune di quanto possiamo pensare. Si stima che più del 25% di uomini sposati e il 20% delle mogli incorrano in relazioni extra-coniugali nel corso delle loro storie (McNulty & Widman, 2014). Si tratta solo di persone con disturbo narcisistico o può esserci qualcosa di più?

Nonostante la ricerca non lo possa confermare, ci sono molteplici ragioni per pensare che narcisismo e tradimento siano altamente correlati. Il narcisista doc infatti, è naturalmente orientato alla sessualità, non importa che sia rivolta solo ed esclusivamente al proprio partner. Anzi, se così fosse, non riceverebbe abbastanza conferme sul suo valore.

Quindi un amante non basta? Spesso no. E’ come un’equazione matematica. Come evidenziato da Sassaroli e Lorenzini (2015), se un amante serve per gonfiare ancora di più il mio ego, perché non eccedere? Avere uno o più amanti, per il narciso, è una conferma ulteriore della sua grandezza, del fatto che può avere tutti i partner che desidera, accresce la sua già elevata autostima. Perciò più sono meglio è e, soprattutto, più persone lo sanno meglio è. Non sorprenderebbe se fosse proprio lui, l’infedele narciso, a raccontare in giro le sue avventure amorose: tutti devono sapere quanto vale!

Ma se tutti lo sanno, anche il marito o la moglie ne saranno a conoscenza? Molto probabilmente sì, ma questo non è certo un problema. Il partner non viene scelto casualmente. Spesso si tratta di persone bisognose di protezione, che non lascerebbero mai un marito o moglie così tanto grandioso/a. E questo il narcisista lo sa. Sa che il partner non lo lascerebbe mai, che accetterebbe anche “qualche” scappatella, se il prezzo da pagare è poter avere l’uomo, o la donna, dei propri sogni. Su questo il narciso fa leva, proprio perché il fatto di poter essere un buon consorte e contemporaneamente un amante eccezionale per più persone è un arricchimento per lui, la dimostrazione che può gestire e avere tutto ciò che vuole e sempre in misura maggiore.

Viene spontaneo pensare: ma un po’ di senso di colpa? E perché dovrebbe? Dal suo punto di vista, lui al partner non fa mancare nulla (Sassaroli, Lorenzini, 2015). Questo potrebbe essere correlato ai bassi livelli di empatia che caratterizzano il narcisista, come riportato da diversi studi (McNulty & Widman, 2014).

Una ricerca recente (Tortoriello & Hart, 2018) mostra come anche il narciso provi sentimenti di gelosia, oltre che a suscitarla nel partner. Come mai, dal momento che è sicuro che il coniuge non lo lascerà mai? Tale studio ha considerato due tipologie di narcisismo: uno grandioso e uno vulnerabile. Tale differenziazione è risultata fondamentale poiché, pur avendo lo stesso fondamento, queste due “facce” dello stesso disturbo sono diverse sotto più aspetti. Mentre il narcisista cosiddetto vulnerabile presenta un’elevata sensibilità alla gelosia, sia dal punto di vista cognitivo che emotivo, lo stesso non è stato confermato per il sottotipo grandioso. A seguito di un tradimento, il vulnerabile esperisce un’immagine di sé distruttiva, prova emozioni negative, al contrario del grandioso che non sembra essere sensibile a gelosie o a minacce al proprio rapporto. Anzi, la ricerca sembra confermare che una possibile minaccia di tradimento da parte del partner funga da reminder della propria grandiosità: una eventuale minaccia esterna al proprio legame, infatti, potrebbe suscitare in lui la preoccupazione di non essere “unico, speciale e insostituibile” e da qui nascerebbe la necessità di ristabilire l’immagine di potere e dominanza (Tortoriello & Hart, 2018).

Il risultato interessante di questo studio evidenzia che forse non si può parlare di narcisismo in senso lato, ma che la chiave per poter esplorare meglio il suo rapporto con il matrimonio, la fedeltà, forse risiede nelle diverse sfaccettature che tale disturbo presenta. Allo stesso modo, come riportato precedentemente, nessun altro studio è riuscito a dimostrare una diretta connessione tra narcisismo e infedeltà. Rispetto a questo, Widman e McNulty (2010), nell’intento di trovare una correlazione tra questi fattori, preferiscono parlare non di narcisismo in senso globale, ma piuttosto di narcisismo sessuale, un aspetto preciso che concerne il voler sfruttare il partner per scopi sessuali, data la convinzione di avere grandiose doti in tale ambito. Questo aspetto dunque, è prettamente legato alla sfera sessuale, di conseguenza non necessariamente deve essere comune a chiunque presenti tratti di personalità narcisistica. Concentrandosi su questo particolare, i due autori hanno condotto due studi su 123 coppie sposate per verificare una specifica relazione tra infedeltà e narcisismo sessuale. A tal scopo hanno sviluppato uno strumento che ha permesso di differenziare quattro aspetti del narcisismo dal punto di vista sessuale, the Sexual Narcissism Scale (SNS). I quattro aspetti considerati sono: sexual entitlement (diritto sessuale, nel senso che il sesso è una cosa dovuta) sexual exploitation (sfruttamento sessuale), low sexual empathy (bassa empatia sessuale), inflated sense of sexual skills (esagerata stima delle abilità sessuali).

I risultati mostrano che tre delle quattro componenti esaminate potrebbero avere un importante ruolo nel tradimento verso il proprio partner. Lo “sfruttamento sessuale” (sexual exploitation) correla solo parzialmente in maniera positiva con l’infedeltà in entrambi gli studi. Al contrario, gli altri tre aspetti esaminati correlano positivamente ed in modo statisticamente significativo con l’infedeltà. Il diritto sessuale (sexual entitlement) e le abilità sessuali (inflated sense of sexual skills) correlano positivamente con l’infedeltà, indicando che i coniugi di partner esigenti verso la sessualità e con un’eccessiva stima delle proprie abilità sessuali hanno più probabilità di incorrere in un tradimento nel corso del matrimonio. La mancanza di empatia sessuale correla invece negativamente con l’infedeltà in uno dei due studi (solo tra le mogli, gli uomini correlano positivamente in entrambi). Questo dato, in qualche modo sorprendente, indica che chi è sposato con un partner che manca di empatia sessuale è meno portato al tradimento. Non risulta chiaro se può essere questo il fattore rilevante o se questi partner siano poco propensi al tradimento di per sè. Studi futuri potrebbero occuparsi di approfondire questa relazione. Ad ogni modo, tutte le correlazioni significative riscontrate con l’infedeltà riguardano un tratto prettamente sessuale, ma non generale.

Sulla base dei risultati ottenuti dunque, emerge che il narcisismo non è sinonimo di infedeltà: i due autori (2013) suggeriscono che forse esiste un legame tra infedeltà e un tratto del narcisismo prettamente sessuale (sexual narcisism), piuttosto che il narcisismo in senso globale, e che le motivazioni che conducono a tradire il proprio partner siano legate ad una sfera sessuale più che interpersonale. Quest’associazione tra narcisismo sessuale e infedeltà può essere utile nell’identificare i fattori di rischio per il tradimento ed agire preventivamente. Considerando i risultati dello studio sopra citato, rendere più consapevoli i partner di quanto siano esigenti verso la sessualità o incrementare i livelli di empatia sessuale potrebbe abbassare la probabilità di commettere tradimento all’interno della coppia.

Tutto quanto detto fino ad ora porta alla conclusione che forse il punto in questione non è “sono un narcisista e quindi tradisco”, ma che non tutte le persone con disturbo narcisistico di personalità sono infedeli in egual misura. Bisognerebbe prendere in considerazione le sfaccettature del disturbo, che probabilmente giocano un ruolo diverso nell’approccio alle relazioni coniugali ed extra-coniugali. E i partner? Chi ci può dire che anche i partner non siano a loro volta infedeli e che l’infedeltà del narcisista non sia riconducibile ad altri motivi che non siano confermare la sua immagine grandiosa?

Ad oggi sono ancora poche le ricerche che si sono occupate di questo specifico ambito e tanti sono ancora i dubbi riguardo al possibile legame tra narcisismo e infedeltà. Rispetto a ciò, studi futuri potrebbero indagare questi aspetti considerando le varie sfaccettature del narcisismo, per poter meglio indagare i processi coinvolti, con lo scopo di intervenire preventivamente e contribuire al benessere coniugale.

 

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