Mindcooking: mente e corpo in comunicazione attraverso la scoperta dei sapori

Mindcooking è un'esplorazione curiosa e consapevole attraverso il cibo che può insegnare a potenziare eventi piacevoli e a recuperarli quando occorre

ID Articolo: 174571 - Pubblicato il: 13 maggio 2020
Mindcooking: mente e corpo in comunicazione attraverso la scoperta dei sapori
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Ricordi, immagini, sensazioni, pensieri ed emozioni, tutta questa sensorialità, a partire per esempio da un semplice stimolo olfattivo, è in grado di evocare un soggettivo stato di benessere e di raccontare tanto di noi e della nostra storia personale. Ma è possibile rendere questo processo, spontaneo e naturale, un qualcosa di ripetibile?

 

Messaggio pubblicitario Immaginiamo di camminare per le strade piovose della nostra città. La giornata è grigia come ormai le precedenti dell’ultima settimana. Il nostro umore non è dei migliori dopo aver dedicato una fetta importante della nostra mattinata libera a trovare un parcheggio in centro per andare a sbrigare una pratica in comune. Stiamo consapevolmente o inconsapevolmente ruminando sul traffico affrontato, sulla prepotenza degli altri guidatori, sul perché non sia possibile ancora al giorno d’oggi sbrigare pratiche burocratiche così banali on-line. “Ecco, ma dimmi tu se è questo il modo di tenere una strada!”. Giriamo in un vicolo cercando di recuperare minuti, così forse riusciremo ad arrivare giusto in tempo per prendere i bambini da scuola. “Cavolo ma è oggi che devo accompagnarli a nuoto?”

Qualcosa però irrompe in questo flusso negativo. È familiare, diretto, intenso, ma soprattutto buono. Dal retro di un panificio che stiamo affiancando si affaccia il profumo del pane appena sfornato. Nella nostra mente vi sono due possibili strade da percorrere. Nella prima un’immagine ci trasforma il pensiero, le emozioni. Tutto è un po’ meno grigio. Per qualche secondo il nostro stato mentale è mutato. Possiamo esserne consapevoli o inconsapevoli, ma è innegabile che qualcosa in noi stia accadendo. Nella seconda strada, ci perdiamo il momento e torniamo dopo poche pozzanghere progressivamente alla grigia mattinata pronti per rimbalzare tra gli sportelli del comune. Se la nostra mente riesce a trattenere quel momento, allora qualcosa continua a modificarsi. I nostri passi potrebbero cambiare ritmo. L’attenzione si focalizzerebbe immediatamente sul presente e mentre solleviamo il naso il nostro respiro si fa più profondo assecondando il bisogno di restare il più possibile su quel profumo. Ognuno di noi immerso in una simile esperienza avrà uno stato mentale interno del tutto soggettivo, un’esperienza che Marcel Proust descrive cosi:

…All’improvviso il ricordo è davanti a me. Il gusto era quello del pezzetto di maddalena che a Combray, la domenica mattina, quando andavo a darle il buongiorno in camera sua, zia Leonia mi offriva dopo averlo inzuppato nel suo infuso di tè o di tiglio. (Marcel Proust, Dalla parte di Swann)

Ricordi, immagini, sensazioni, pensieri ed emozioni, tutta questa sensorialità si sprigiona nella nostra corteccia secondaria sensoriale (Sacco , Sacchetti , 2010) evocando un soggettivo stato di benessere che è in grado di raccontare tanto di noi e della nostra storia personale. Una porta di accesso ai nostri stati interni è aperta, la chiave? Un modesto stimolo olfattivo.

Le domande sono semplici ed essenziali: cosa è possibile fare per rendere questo processo, spontaneo e naturale, un qualcosa di ripetibile? Come possiamo richiamarlo in un momento di necessità? Essere più consapevoli di questo fenomeno ci permetterebbe di imparare qualcosa di più su noi stessi?

Da queste domande scaturiscono riflessioni condivise tra colleghi, uniti probabilmente anche dalla passione per il cibo, abbiamo iniziato a sviluppare un’idea: il Mindcooking. La psicoterapia offre un repertorio di strumenti e domande generoso. Lo sdoganamento di queste da un contesto puramente clinico ci ha permesso di mettere a punto una procedura in grado di creare un’esperienza sensoriale interattiva con il cibo alla quale chiunque può partecipare.

Il nostro tentativo è stato quello di cercare di creare una situazione esperienziale dove fosse possibile provare a incrementare la nostra consapevolezza attraverso il cibo. Creare una procedura che sia ri-evocabile, intensa e profonda utilizzando delle semplici tecniche. L’obiettivo è di creare un arricchimento alla propria esperienza interna dove i partecipanti possano scoprire come agiscono le proprie memorie e come gli stati sensoriali vissuti siano collegati ad esse, considerando tanto gli aspetti piacevoli e positivi quanto quelli negativi che ne possono scaturire.

Il passaggio iniziale attraverso il quale può essere avviato un simile processo è fondamentalmente uno: la consapevolezza.

Quando diciamo di essere presenti e consapevoli nel qui e ora in pratica stiamo descrivendo uno stato di mindfulness. Tutti siamo potenzialmente in grado di transitare in uno stato simile, può avvenire più volte durante il giorno, ma portare la nostra mente con intenzione e farla restare sulla consapevolezza è ben altra cosa. Essere presenti con un’attenzione consapevole su ciò che accade in noi, nella nostra mente e nel nostro corpo e fuori di noi, nell’ambiente che ci circonda è una conquista che si ottiene e che migliora con la pratica.

Nella clinica la pratica della mindfulness è sempre più diffusa. Nel corso degli anni sono stati improntati diversi protocolli di applicazione che hanno sfruttato le potenzialità della mindfulness su problematiche cliniche (Kabat-Zinn, Lipworth, Burney, 1985) e su problematiche specifiche legate ai disturbi alimentari (Epstein, 1995; Ray,1981), (Kristeller & Hallett, 1999). Da quest’ultime si sviluppa il panorama del Mindful Eating. Diversi sono gli studi di efficacia (Mason, Epel, Kristeller, et al., 2016; Mason, Jhaveri, Cohn, Brewer, Testing, 2018). Uno degli scopi principali è quello di arrivare a ottenere una consapevolezza non giudicante delle sensazioni fisiche ed emotive associate al mangiare. Da qui la nostra scelta di estrapolare da tali programmi alcune tecniche da inserire nella costruzione della nostra esperienza Mindcooking.

Le nostre idee si ispirano alla Terapia Metacognitiva Interpersonale (Dimaggio et al., 2013; 2019) e hanno il fine di guidare gradualmente il soggetto a esplorare il suo mondo interiore e prendere sempre maggiore consapevolezza di se stesso, in particolare di alcuni nessi tra stimoli sensoriali (che provengono dal cibo), cognizioni e affetti. Nel Mindcooking non abbiamo la pretesa di portare i partecipanti a livelli alti di metacognizione, ma utilizziamo alcune tecniche al fine di rendere alcune ore di esperienza con il cibo più intense e incrementare la consapevolezza del proprio mondo interiore.

Mindcooking può essere un momento in cui aumentare il contatto con i nostri stati positivi, andando a nutrire la nostra percezione positiva di noi. Allo stesso modo però è possibile anche che in tale esperienza si elicitino anche degli stati mentali negativi; in tal caso nell’esperienza è previsto un breve intervento dove è possibile comprendere come gestire simili sensazioni.

A  tal proposito ciò che tentiamo di fare nella prima ipotesi, attraverso una consapevolezza mindful, è cercare di tenere la nostra mente sul presente provando a individuare o rievocare sensazioni positive, allo scopo di alimentare quella che definiamo la nostra parte sana. Diversamente, in caso di attivazione di sensazioni negative o spiacevoli proveremo a guidare il soggetto all’accettazione di tali sensazioni al fine di provare a comprendere poi come “lasciarle andare”.

Questo rappresenta un modo per prendere distanza da eventuali stati negativi presenti in noi che ci dicono “No questo non puoi averlo” oppure “Questo piacere non puoi provarlo” cercando di tornare a nutrire invece il “Mi piace!” o “Questo mi dà benessere”.

Mindcooking è un’esperienza in cui è possibile tentare un piccolo arricchimento della propria consapevolezza anche provando a rievocare sensazioni legate al cibo nel nostro passato. Naturalmente non si tratta di quel tipo di consapevolezza ricca e capace di portare a un cambiamento strutturale, quella resta tipica della psicoterapia. Col Mindcooking vogliamo aumentare la conoscenza di sé e la scoperta della capacità di potere agire sui propri stati mentali.

L’obiettivo è quello di creare di questo processo una traccia un po’ più chiara e marcata di se stessi, al fine di portarsela a casa e conservarla per poi utilizzarla come strumento consapevole e pratico ogni qualvolta si desideri evocare uno stato positivo e di benessere oppure quel pizzico di consapevolezza in più sull’ipotesi che una sensazione negativa può anche dissiparsi se impariamo a non nutrirla.

L’esperienza Mindcooking può essenzialmente essere svolta in due modalità: “mani in pasta” o “degustazione”. Gli elementi comuni a entrambe sono che: uno chef prepara le diverse portate, i partecipanti prima le degustano e poi segue un momento di riflessione condivisa. Il cibo e l’individuo sono interconnessi attraverso l’integrazione delle esperienze sensoriali. La differenza tra le due situazioni è che in “mani in pasta” vi sono anche delle postazioni per cucinare seguendo lo chef, mettendosi così in prima linea nella preparazione di ciò che si andrà poi a mangiare. La scelta della modalità dipende molto dalla disponibilità dello Chef e della sala, poiché non sempre si hanno 12 postazioni singole disponibili e attrezzate con utensili e ingredienti necessari, stile Masterchef per così dire. Sicuramente la modalità “degustazione” è più semplice e fruibile.

Nella pratica, l’esperienza Mindcooking consta di quattro portate: antipasto, primo piatto, secondo piatto, dolce. Lo chef terrà in considerazione il fatto che i cinque sensi debbano essere coinvolti in ognuna delle quattro portate; ad esempio, nella degustazione dell’antipasto si potrà portare maggiore attenzione a ciò che la vista ci suggerisce e alle percezioni che ci suscita in termini di emozioni, sensazioni, immagini e pensieri. Dopo l’attenzione alla vista, l’assaggio si concentra sul gusto, e questo porterà a cercare eventuali differenze percettive.

La stessa esperienza potrà essere fatta con l’olfatto, i partecipanti annuseranno la pietanza tenendo gli occhi chiusi. Successivamente si passa all’esplorazione aprendo gli occhi e assaggiando (olfatto integrato al gusto). L’olfatto è un senso particolarmente importante nell’esperienza Mindcooking perché le aree cerebrali dedicate al processamento delle informazioni olfattive hanno connessioni con le aree dedicate alle emozioni e alla memoria autobiografica (Gottfried et al. 2004). In queste situazioni l’esperienza Mindcooking aiuta a rimanere sul presente connettendosi con tutte le sensazioni ed emozioni elicitate dal ricordo, se positivo, potenziandole attraverso l’integrazione dei vari sensi; si crea così un circolo virtuoso in cui gli elementi sensoriali evocano emozioni e immagini e a loro volta queste elicitano un ricordo che arricchisce l’esperienza di nuove immagini, emozioni e sensazioni. Mente e corpo iniziano a comunicare consapevolmente tra loro.

Il partecipante può quindi raggiungere la consapevolezza che l’integrazione di più sensi apre la mente e il corpo ad un’esperienza, soprattutto emotiva, più allargata. Quello che affiora confrontando le immagini, idee, emozioni, emerse esplorando coi cinque sensi, sarà poi condiviso nel momento di discussione successivo.

E’ possibile che, nel corso dell’esperienza, i partecipanti entrino in contatto principalmente con due tipologie di immagini mentali: a contenuto positivo e a contenuto negativo.

Quando l’immagine che emerge è positiva i conduttori invitano il partecipante a soffermarsi su di essa e ad integrare le sensazioni ed emozioni sperimentate, facendole proprie e registrandole, mettendo in comunicazione la parte sensoriale, emotiva e cognitiva.

Qualora l’immagine elicitata fosse a contenuto negativo, con emozioni e sensazioni spiacevoli, è importante lavorare verso la focalizzazione sul presente (Garland et al. 2015; 2016). L’immagine negativa e le emozioni connesse vengono notate, ma si invitano i partecipanti a lasciare andare queste attivazioni negative senza critiche né giudizi, invitandoli invece a esplorare in modo curioso ciò che hanno di fronte. I conduttori per esempio li possono invitare ad aprire gli occhi e assaggiare la pietanza concentrandosi sulle diversità dei sapori, delle consistenze, degli odori. L’esplorazione curiosa e non giudicante sul presente, soprattutto partendo da un’immagine a contenuto negativo, offre la possibilità di regolare le emozioni negative, di integrare mente e corpo finché il partecipante non scopre che può sì sperimentare sensazioni spiacevoli, ma padroneggiarle nel qui ed ora attraverso l’esercizio mindful abbinato al cibo. Di solito a questo punto, l’immagine e le sensazioni precedenti diventano più sbiadite per lasciare spazio all’integrazione sensoriale, dando vita alla consapevolezza di gestire le emozioni spiacevoli.

Nella riflessione condivisa successiva si rende esplicito tutto il percorso a partire dall’emersione di un’emozione negativa. L’obiettivo, riassumiamo, è di rendere consapevole l’individuo della possibile gestione di stati negativi/dolorosi attraverso la focalizzazione sul presente e soprattutto attraverso l’integrazione di diverse vie di percezione sensoriale, attivando allo stesso tempo una curiosa esplorazione del presente.

Quando invece l’esperienza evocata è positiva, il lavoro mira a permettere alla persona di goderne appieno, amplificando la connessione mente/corpo e integrando le diverse informazioni provenienti dai 5 sensi per imparare a soffermarsi sulle percezioni a contatto con la realtà immediata della portata assaggiata .

Messaggio pubblicitario Nel complesso, questa esplorazione curiosa e consapevole attraverso il cibo è uno strumento in più che aiuta l’individuo in due modi: a capire che sensazioni, immagini o ricordi negativi, possono essere lasciati andar via, focalizzandosi sul qui ed ora della percezione in un’esplorazione curiosa integrando le informazioni provenienti dai 5 sensi per essere consapevoli di poter agire recuperando uno stato di benessere e soprattutto essere capaci a farlo.

Allo stesso tempo Mindcooking può insegnare a potenziare eventi piacevoli e a recuperarli quando occorre. Alcuni hanno proposto tecniche comportamentali e di allocazione dell’attenzione per favorire il persistere di stati positivi: il cosiddetto “savoring”, “assaporare” consiste nel soffermarsi su stati positivi di esperienze passate, presenti e immaginate nel futuro (Bryant, 2003-2007). Molte ricerche confermano che gli affetti positivi hanno un ruolo attivo sullo stato di benessere dell’individuo (Langston, 1994). Quindi, padroneggiare una strategia di recupero di uno stato positivo aumenta la motivazione e ha effetti positivi sul comportamento in relazione a una maggiore percezione di soddisfazione nella propria vita (Smith & Bryant, 2016; Smith & Hollinger-Smith, 2015), maggiore percezione di buona salute (Geiger, Morey, & Segerstrom, 2017), benessere generale e felicità (Smith & Hollinger-Smith, 2015), bassa percezione di depressione e stati emotivi negativi (Garland et al., 2017; Hou et al., 2017; Smith & Hollinger-Smith, 2015). Si delinea quindi un percorso di cambiamento consapevole dell’individuo che parte dalla promozione di stati positivi e dal mantenerli nella coscienza. “Assaporare” permette agli individui di massimizzare il piacere e la soddisfazione creando dei pensieri ripetitivi adattivi (Segerstrom et al., 2010). Possiamo evocarli attraverso un lavoro sul corpo, di spostamento dell’attenzione oppure adottando specifici comportamenti, come ad esempio l’esperienza Mindcooking. I processi cognitivi e motivazionali beneficiano dello stato positivo che l’individuo ha contattato e diventa più semplice farlo accedere a ulteriori riflessioni positive, affrontare compiti con più motivazione e pianificare attività benefiche a lungo termine. Sarà anche più semplice favorire un punto di vista sovraordinato, più distaccato da cui osservare le parti di sé sofferenti (Dimaggio et al., 2013; 2019).

Raccontiamo un’esperienza di Mindcooking, realizzata grazie a uno Chef che ha avuto voglia di sperimentare e mettersi in gioco in modo creativo, partecipando attivamente anche alle discussioni sulle portate.

In questa occasione, caso ha voluto che Lorenzo, lo Chef esploratore curioso, fosse uno dei due proprietari dello splendido bistrot dove avremmo svolto l’esperienza Mindcooking. L’altro proprietario, Riccardo, si è occupato della gestione in sala per tutta la durata dell’evento. L’evento è stato del tipo degustazione.

Il menù è stato scelto dallo Chef a seguito di un briefing con i due terapeuti che hanno poi condotto l’esperienza: quattro portate  bilanciate in tutte le loro parti per permettere un’esplorazione sensoriale completa. Il briefing sostanzialmente ha avuto l’obiettivo di comunicare allo Chef, per ogni portata, i sensi che andavano maggiormente stimolati e, in base a queste istruzioni lui ha preparato i piatti. A quel punto i due conduttori hanno costruito degli esercizi mirati insieme ai commensali per poi ritrovarsi tutti nella fase di discussione alla fine della portata.

Il menù scelto appositamente da Chef Lorenzo è stato questo:

  • Antipasto: “Ingannevole alla vista”. Cannolo ripieno di gamberi su crema di topinambur.
  • Primo piatto: “Gioco di consistenze”. Gnocchetto di farro, tartara di baccalà, carciofi in crema di chips.
  • Secondo piatto: “Gusto e Olfatto”. Manzo al fumo di faggio, nido di cicoria e tuorlo fondente.
  • Dolce: “Dolce e salato”. Salame di cioccolato con mousse al mango e terra di cacao.

L’atmosfera del bistrot è calda e familiare. Oggetti vintage come il telefono della nonna e lampade di rame decorano il locale. Un grande tavolo per 12 persone è pronto per i partecipanti all’evento in un angolo dedicato vicino al grande bancone di legno dove Riccardo ci attende. Dopo che tutti abbiamo preso posto l’esperienza Mindcooking può iniziare.

Una breve introduzione con le istruzioni da seguire durante la degustazione esperienziale, così come descritto in precedenza, e un successivo momento per prendere contatto con il proprio corpo e la propria sensorialità, lasciano il posto alla prima portata: l’antipasto.

Durante la degustazione dell’antipasto la focalizzazione sensoriale è sulla vista cercando di osservare emozioni, pensieri ed immagini che il piatto suscita. Successivamente lo Chef Lorenzo presenta il piatto e dopo l’assaggio (gusto) si osservano nuovamente emozioni, sensazioni, pensieri ed immagini. I partecipanti prendono tutti nota delle variazioni per poi discuterne insieme. Emergono emozioni e immagini diverse. “Ho provato colpa perché ho immaginato che il cannolo fosse una pelle di porchetta arrotolata, ma quando l’ho assaggiato la colpa ha lasciato spazio alla sorpresa per poi assaporare con piacevolezza…”, “Sorpresa perché avevo immaginato fosse dolce, ma dopo l’assaggio la mia percezione è cambiata…”.

Il primo piatto viene servito mentre lo Chef presenta la portata e ci focalizziamo tutti, al primo impatto, sull’esplorazione tattile e uditiva della pietanza. Solitamente l’attenzione consapevole al tatto e all’udito, mentre si degusta un piatto, non è assolutamente automatica: è importante allenare questi due sensi alle percezioni che ci rimandano. Successivamente osserviamo le differenze tra esperienza visiva, in termini di emozioni, sensazioni, pensieri e immagini suscitate, ed esperienza gustativa. Anche qui i partecipanti prendono nota delle differenze, di ciò che notano e ne discutiamo insieme. Le prime impressioni che emergono sono legate all’esplorazione curiosa: “ho giocato con i miei sensi e ho scoperto che assaggiando poi il piatto tutto quello che avevo precedentemente esplorato, l’ho messo insieme e sentivo tutti i sensi collegati, ma nello stesso momento distinguevo le singole percezioni. I sapori poi li riconoscevo separatamente, ma anche insieme, funzionava tutto…”.

È il momento di chiudere gli occhi per lasciare entrare in sala il secondo piatto. Viene servito a i partecipanti che rimangono ad occhi chiusi. Quando l’affumicatura al fumo di faggio viene liberata, prendono vita immagini, emozioni, sensazioni e pensieri con un’immediatezza fulminea. Il senso dell’olfatto rimanda istantaneamente a vissuti emotivi, a volte dolorosi. Si procede allora con un momento di mindfulness dove ci si concentra tutti sul qui ed ora dell’esperienza, si prende consapevolezza dei punti di contatto del nostro corpo con il tavolo, il pavimento, la sedia, accettiamo con benevolenza le sensazioni e le emozioni che ci pervadono, stendiamo loro un tappeto rosso per lasciarle dimorare nella nostra locanda, stringiamo i pugni per aumentare l’agency e l’autoefficacia percepita. Successivamente si aprono gli occhi per svolgere l’esperienza olfattiva ad occhi aperti e, dopo la presentazione dello Chef, procedere all’assaggio, annotando le differenze percettive e cosa l’esperienza ha suscitato in noi, per poi discuterne insieme.“E’ stato immediato il collegamento con un’immagine della mia infanzia molto nitida, piacevole nel passato, dolorosa nel presente, nel ricordarla ho sentito tristezza. L’esercizio di mindfulness con ancora presenti tutti quegli odori, mi ha invece riportato alla piacevolezza di quel vissuto, ho sentito di nuovo quel ricordo come tale ma piacevole, l’assaggio poi ha confermato tutto questo, mi è rimasta una sensazione di nostalgia, ma ho recuperato insieme anche il piacere di quei momenti…”.

L’esperienza Mindcooking si conclude con il dolce, grande atteso della serata. Dopo una breve premessa sulla focalizzazione della nostra attenzione sui contrasti, lo Chef Lorenzo presenta il piatto e possiamo passare all’assaggio. I contrasti dominano la portata e l’attenzione viene posta sulla risonanza che i contrasti di sapore, dolce e salato, ci danno: fisica o emotiva? Entrambe? La discussione sarà animata. Emerge, come per l’antipasto, molto stupore e la conferma che le percezioni cambiano aggiungendo all’esperienza una focalizzazione sensoriale più ampia: “sembrava il classico salame di cioccolato, invece la parte salata, la consistenza del biscotto che era rimasto croccante, l’amaro del cacao e il dolce della mousse al mango, mi hanno stupito, le sentivo tutte insieme, ma distinte, mi sono immaginato steso sotto una palma in una spiaggia tropicale…”.

In conclusione, nelle diverse discussioni emergono svariate emozioni collegate sempre a immagini chiare e nitide. I partecipanti hanno preso consapevolezza di avere la tendenza a ricercare attivamente la conferma alle proprie percezioni iniziali, cambiata dopo l’introduzione di altri canali percettivi. Questi esercizi esplorativi consapevoli aiutano a cambiare il nostro iniziale punto di vista, a non rimanere affezionati ai propri pregiudizi e a comprendere come ciò che pensiamo, ad un primo impatto, della realtà non sempre vi corrisponde dopo un’analisi consapevolmente esplorativa ed integrata. Questo è ciò che in Terapia Metacognitiva Interpersonale chiamiamo differenziazione (Dimaggio et al., 2013; 2019) e attraverso il corpo possiamo allenare la nostra mente ad essere più attenta e flessibile.

Il risultato di queste riflessioni può essere sintetizzato da una frase, condivisa da una partecipante alla fine dell’esperienza Mindcooking: “sono andata sui divanetti fuori per una sigaretta prima dell’inizio dell’esperienza e poi sono andata ora, alla fine dell’esperienza, ed ho fatto caso ad un centrotavola sul tavolino, peraltro bellissimo e grande, che prima non avevo per niente notato. Ho sicuramente ampliato la mia esperienza del mondo, a regolare anche le immagini negative e a vivere in maniera insolita i sensi. Ho capito che li utilizziamo molto poco in modo completo e che spesso ci ingannano se non li integriamo tra loro. Quando la mente si crea un’aspettativa è difficile sganciarsi da essa, è importante soffermarsi”.

Gli spunti di riflessione confermano la difficoltà generale che le persone hanno a distaccarsi da una prima impressione percettiva, negativa o positiva che sia, ma anche la possibilità di andare oltre quello che è, alla lettera un pre-giudizio, e aprirsi alla novità dell’esperienza. In questo aiutano l’attenzione e l’integrazione delle percezioni provenienti dai cinque sensi, oltre che, con l’esercitazione mindfulness. Quest’ultima è di fondamentale aiuto nei momenti percettivi negativi ed il cibo può essere un valido mezzo per recuperare uno stato mentale, fisico ed emotivo positivo ma soprattutto un elemento che ci allena ad esplorare con curiosità osservativa. Mindcooking è un’esperienza percettiva e sensoriale che allena mente e corpo a comunicare tra loro.

 

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