Mai più indifesa (2019) di C. Gambino e G. Salvatore – Recensione del libro

Le storie di donne raccontate nel libro Mai più indifesa mostrano come sia possibile liberarsi di relazionoi dannose attraverso un'adeguata psicoterapia

ID Articolo: 172614 - Pubblicato il: 10 marzo 2020
Mai più indifesa (2019) di C. Gambino e G. Salvatore – Recensione del libro
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Mai più indifesa è un libro forte e d’impatto che cerca di spiegare le dinamiche psicologiche alla base di incastri relazionali perversi o malati, gli stili di personalità, gli schemi interpersonali maladattivi, i cicli interpersonali ed il ruolo che giocano le immagini e le cognizioni negative di sé.

 

Messaggio pubblicitario Essere donna significa incarnare molti aspetti. Essere donne in carriera vuol dire dimenarsi tra gli impegni personali e professionali sentendo la pressione di dover fare tutto e bene. Essere donne potenti vuol dire gestire il frequente senso di inferiorità di alcuni partner e il rapporto con colleghi, non sempre basati sulla cooperazione. Essere donne di casa vuol dire equilibrare il senso di sacrificio che media tra i sogni di una vita e quello a cui si è voluto o dovuto rinunciare. Essere belle e affascinanti vuol dire doversi costruire dei confini che l’altro non può e non deve travalicare. Se a tutto questo si associano storie di vita particolarmente problematiche o eventi traumatici, gestire le emozioni ed i rapporti con gli altri può non essere semplice e si incorre frequentemente in dinamiche interpersonali basate sull’umiliazione, sulla derisione, sulla manipolazione e sottomissione. Insomma, abusi di vario titolo e grado, in varie fasi e contesti di vita.

Mai più indifesa è un libro forte e d’impatto. In quanto donna ho sentito sulla pelle e nello stomaco le dinamiche scritte dagli autori, catapultandomi in varie scene della mia vita, in età diverse e con più soggetti. Libri scritti in questo modo, con cuore e delicatezza, non possono non avere questo effetto: le storie delle protagoniste e dei protagonisti, infatti, sono narrate in modo vivido e crudo e permettono al lettore di entrare nel vivo delle scene. Per chi li conosce, questo stile è il chiaro timbro personale dei due autori. Bello il ‘tu’ che crea intimità e calore assieme ad una struttura semplice e chiara che unisce casi clinici a spiegazioni teoriche in una modalità facilmente accessibile a tutti. Vengono spiegate le dinamiche psicologiche alla base di incastri relazionali perversi o malati, gli stili di personalità, gli schemi interpersonali maladattivi, i cicli interpersonali ed il ruolo che giocano le immagini e le cognizioni negative di sé. Si può considerare un libro di auto-aiuto? Direi di sì. Ritrovarsi in queste righe è già una fase di consapevolezza che prepara e determina il cambiamento. E le storie raccontate sono la testimonianza di come sia possibile arrivarci.

Lo dimostrano le vicende di Laura e la sua paura di commettere errori, gestita mediante un perfezionismo clinico e standard elevati da dover necessariamente raggiungere anche all’interno delle relazioni.

Lo dimostra la storia di Federica, la cui dipendenza affettiva disfunzionale la costringeva ad instaurare storie con uomini che la frequentavano solo per scopi sessuali, rinforzando l’idea nucleare di non essere degna d’amore.

Lo dimostra Eleonora con la sua necessità di trovare continue conferme all’immagine di sé speciale, ricercando ammirazione e rinunciando agli aspetti di calore e di affetto interpersonale.

Poi abbiamo Giuseppina che ha superato il dolore derivante da un senso di sé frammentato e caotico, un dolore spesso agito attraverso comportamenti disregolati che mettevano a dura prova i suoi rapporti.

E infine ecco Ginevra, legata ad un uomo violento ed aggressivo e verso il quale si sentiva impotente e sottomessa, che adottava strategie utili per frenare i suoi scoppi d’ira nel vano tentativo di preservare l’equilibrio familiare e proteggere i figli.

Messaggio pubblicitario Tutte queste storie di donne sono la prova tangibile che è possibile liberarsi da relazioni dannose e dal ruolo di vittima, attraverso un’adeguata psicoterapia. Nel libro viene descritta la terapia metacognitiva interpersonale (Dimaggio et al., 2013) che ha come scopo principale quello di riconoscere gli schemi maladattivi disfunzionali e le strategie con cui si cerca di gestirli favorendo la comprensione del proprio mondo interno fatto di pensieri, immagini mentali, emozioni, stati corporei, comportamenti e di come essi si fanno largo nella vita quotidiana ed interpersonale. Per ogni storia è descritto l’incastro perverso creatosi con uomini abusanti, umilianti, maltrattanti e viene sottolineato il ruolo giocato dalla mancanza di agency personale. Con questo termine ci si riferisce alla capacità di mettere a fuoco i propri desideri e di considerare sé stessi in diritto di perseguirli. L’agency include anche la dimensione del confine. Il confine è la capacità di mantenere costantemente il senso di un proprio centro come individuo, il senso di sé come un soggetto distinto dagli altri….a cui si associa il senso di uno spazio personale che non può essere invaso (Gambino & Salvatore, 2019). Infatti la terapia prevede di incrementare la possibilità di agire sui propri stati interni in modo funzionale, dopo aver imparato a riconoscere i propri desideri e bisogni legittimi.

I terapeuti, in maniera estremamente normalizzante e validante, hanno aiutato tutte queste donne a riconoscere la lettura degli eventi schema-guidata, nonché le previsioni, createsi nella mente nel corso del tempo, di come gli altri risponderanno ai bisogni, e infine come riappropriarsi del proprio senso di autodeterminazione. La terapia viene descritta nelle sue macro componenti principali con particolare attenzione agli stati corporei, fisiologici. Infatti gli schemi maladattivi interpersonali, oltre a contenere immagini nucleari del sé, pensieri, ed emozioni, rappresentano anche un assetto fisiologico e viscerale, cioè corporeo, attraverso cui esso viene sperimentato. Un senso di sé come priva di valore, piuttosto che un senso di inadeguatezza o di solitudine, viene percepito in modi specifici e soggettivi nel corpo e questo peculiare senso di sé predisporrà le azioni. Molto spesso le non-azioni. Ad esempio sentirsi impotenti, incapaci di difendersi, con un corpo debole o rigido, predispone verso la passività, la remissività o il ritiro. Così la distanza dall’altro aggressivo viene percepita come unica possibilità, senza però risolvere definitivamente il rapporto.

Nel libro vengono descritte varie tipologie di abuso, dalla manipolazione psicologica (es. minaccia di abbandono) alla violenza fisica. Viene descritto il modello interpretativo del fenomeno in questione e la successiva terapia. Gli autori si focalizzano in particolare sulla necessità del lavoro sul corpo per favorire maggior senso di padronanza di sé, maggiore capacità di gestire emozioni discrepanti e situazioni problematiche, oltre a ritrovare parti di sé nuove, vitali, spesso dimenticate o costruirle da zero. Si riscoprono così potenzialità personali e nuove possibilità relazionali. Ritroviamo la descrizione del laboratorio esperienziale di gruppo Mai più indifesa, da cui il nome del libro, condotto personalmente da Chiara Gambino e Giampaolo Salvatore. Questo percorso consta di 5 incontri, fasi psicoeducative, condivisioni di esperienze in gruppo e fasi esperienziali, comprendenti un lavoro sul corpo e sulla mente attraverso tecniche immaginative, meditative, tecniche marziali e simulazioni situazionali. L’obiettivo finale? Divenire consapevoli del radicamento della propria immagine di sé all’interno di schemi maladattivi interpersonali. La differenziazione tra queste rappresentazioni e la realtà è la fase che predispone al cambiamento. Esso è possibile agendo attivamente sul corpo per ottenere un effetto anche sulle emozioni che smettono di essere predominanti diventando tollerabili e gestibili.

Leggere questo libro infonde speranza. Per certi versi, aiuta a sviluppare un senso di forza e trasmette l’importanza di fidarsi e affidarsi, accedendo a professioni d’aiuto. Essere donna nel 2020 vuol dire anche questo. Fortunatamente.

 

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Bibliografia

  • Dimaggio, G., Ottavi, P., Popolo, R., Salvatore, G. (2019). Corpo, immaginazione e cambiamento. Raffaello Cortina Editore.
  • Gambino, C. & Salvatore, G. (2019). Mai più indifesa. Altrimedia Edizioni.
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