Vincere il perfezionismo (2012) di Camporese, Sartirana e Dalle Grave – Riflessioni sul tema a partire dal manuale

"Vincere il perfezionismo" aiuta le persone che soffrono delle conseguenze del loro perfezionismo con spiegazioni, procedure e strategie validate.

ID Articolo: 171996 - Pubblicato il: 17 febbraio 2020
Vincere il perfezionismo (2012) di Camporese, Sartirana e Dalle Grave – Riflessioni sul tema a partire dal manuale
Messaggio pubblicitario SFU Magistrale
Condividi

Il “perfezionismo clinico” spinge gli individui non solo a porsi degli standard elevati, a cui è difficile rinunciare perfino quando implicano una qualità della vita scadente, ma anche ad associare la propria valutazione di sé al raggiungimento di questi standard, senza prendere in considerazione le conseguenze avverse.

Ballerini Elisabetta e Forgione Daniela – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi, San Benedetto del Tronto

 

Messaggio pubblicitario Le persone perfezioniste valutano sé stesse in uno o pochi domini di vita, marginalizzando altre aree e riducendo gli interessi dell’individuo al solo raggiungimento di uno standard esigente, solitamente autoimposto, che contribuisce a sviluppare nell’individuo un sistema di autovalutazione funzionale, stabile e articolato. La valutazione di sé dipendente dal raggiungimento di standard esigenti porta la persona a sviluppare pensieri e preoccupazioni automatiche sulla prestazione e sul raggiungimento di standard. Tuttavia, nel momento in cui falliscono nel raggiungere tali standard elevati, crolla l’intero sistema di autovalutazione e sviluppano una valutazione negativa di sé. Questo succede soprattutto quando la scelta dell’individuo si orienta verso alcuni domini in cui è difficile avere un completo e duraturo successo. Il perfezionismo ha degli effetti negativi quali depressione, ansia, isolamento, limitazione delle attività piacevoli, insonnia, stanchezza, tensione muscolare, scarsa concentrazione, rimuginii, aumento delle critiche su di sé, bassa autostima, ecc. che sono considerati dalla persona come l’evidenza degli sforzi ottenuti per raggiungere lo scopo, infatti, per loro non è importante solo raggiungere l’obiettivo, ma anche quanto impegno è posto per perseguire la meta.

Tutti questi aspetti definiscono il “perfezionismo clinico” che porta gli individui non solo a porsi degli standard elevati a cui è difficile rinunciare, anche quando li portano ad avere una qualità della vita scadente, ma anche ad associare la propria valutazione di sé in relazione al raggiungimento di questi standard senza prendere in considerazione le conseguenze avverse. Il “perfezionismo clinico” va distinto dal “perfezionismo sano”, che spinge gli individui a una sana ricerca di eccellere in quanto funzionale al miglioramento della qualità della vita; ciò che guida l’azione è l’entusiasmo e il piacere nel cercare di raggiungere gli obiettivi e gli errori non vengono interpretati come l’evidenza di un difetto personale, ma come qualcosa da cui si può imparare per migliorare.

Autori quali Frost, Hewitt e Flett hanno proposto una visione multidimensionale del perfezionismo, enfatizzando l’eccessiva preoccupazione per gli errori, i dubbi sulla qualità della propria prestazione e il ruolo delle aspettative e del criticismo genitoriale come potenziali processi del perfezionismo.

Le cause del perfezionismo non sono note, tuttavia sembra derivare dalla combinazione di predisposizione genetica e di fattori di rischio ambientali, quali subire critiche o punizioni da genitori eccessivamente esigenti per alcuni comportamenti, che inducono a sviluppare la convinzione che sia molto importante soddisfare certi standard per piacere agli altri. Non ricevere approvazioni o riceverle in modo incoerente o condizionante spinge a sviluppare la motivazione a fare bene le cose per la paura di deludere e di non essere più amati; ricevere rinforzi positivi per la prestazione sviluppando la convinzione che per avere una buona valutazione di sé sia necessario perseguire e raggiungere standard esigenti; avere genitori perfezionisti, inoltre, porta la persona a sviluppare un comportamento appreso per imitazione.

Per superare il perfezionismo è necessario affrontare e interrompere i processi implicati nel suo mantenimento: il nucleo psicologico centrale del perfezionismo, ovvero l’eccessiva importanza attribuita all’inseguimento e al raggiungimento di standard personali esigenti e autoimposti è mantenuta e accentuata da numerosi processi cognitivi e comportamentali che possono essere presenti in numero e in combinazione diversi nelle persone perfezioniste. Tali processi sono la marginalizzazione di altre aree importanti della vita; il check della prestazione con attenzione selettiva agli errori (controllare, ripetere e correggere frequentemente un compito; chiedere frequentemente rassicurazione sull’esecuzione di un lavoro; difficoltà a delegare); il check di confronto (confrontarsi con la prestazione di altri); i comportamenti controproducenti (fare liste dettagliate; organizzare dettagliatamente un lavoro; voler fare troppe cose o farle di fretta); l’evitamento della prestazione; la procrastinazione; il raggiungimento degli standard (aumento temporaneo della valutazione di sé che agisce come rinforzo intermittente; innalzamento dello standard della prestazione successiva); il non raggiungimento degli standard (autocritica e autosvalutazione); i meccanismi di mantenimento aggiuntivo (apprezzamento positivo da parte della società del raggiungimento di standard elevati come rinforzo positivo esterno).

Il perfezionismo è stato anche identificato come fattore di rischio per i disturbi dell’alimentazione, come ostacolo al trattamento dei disturbi dell’umore e come elemento centrale del disturbo ossessivo-compulsivo di personalità.

Il libro Vincere il perfezionismo è stato scritto per aiutare le persone che soffrono delle conseguenze del loro perfezionismo. Il libro è diviso in due parti. La prima Parte descrive i dati della ricerca più aggiornati sui fattori di rischio, sui meccanismi di mantenimento e sul trattamento del perfezionismo. La seconda parte mette a disposizione delle procedure e delle strategie validate dalla ricerca per aiutare le persone che hanno la sensazione disabilitante di non essere mai abbastanza brave.

L’obiettivo del programma è sviluppare una valutazione di sé meno dipendente dall’inseguimento e dal raggiungimento di standard elevati. Per iniziare bene, nella prima settimana vengono introdotte tre procedure chiave del trattamento: la scheda di Automonitoraggio (permette di portare l’individuo ad essere più consapevole di quello che sta facendo, facilitando il cambiamento dei comportamenti che sembrano automatici e fuori dal controllo), la costruzione di una Formulazione Personalizzata (i principali meccanismi che mantengono il perfezionismo e che saranno affrontati durante il programma) e la Seduta di Verifica Settimanale (valutazione della corretta applicazione delle procedure previste nella fase del programma, utilizzo del Questionario di Verifica Settimanale e della Scheda Riassuntiva dell’Andamento del Programma).

Il primo modulo è volto a sviluppare uno schema di valutazione di sé più funzionale sia riducendo l’importanza attribuita alla valutazione di sé dipendente dal raggiungimento degli standard elevati rispetto ad un unico o pochi domini di vita, sia aumentando l’importanza di altri domini di autovalutazione, attraverso l’identificazione di nuove attività che aiutino a sviluppare una buona autovalutazione e stabilendo dei ritmi di lavoro più adeguati per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo.

Contemporaneamente alla promozione di altre aree di autovalutazione è consigliabile iniziare il modulo volto ad affrontare i check eccessivi della prestazione e i comportamenti controproducenti, due meccanismi di mantenimento molto potenti del perfezionismo. Il primo passo è l’identificazione sia dei check della prestazione che dei comportamenti controproducenti attraverso l’utilizzo della scheda di automonitoraggio che permette, nel primo caso, di individuare in tempo reale i comportamenti messi in atto per controllare la prestazione e, nel secondo caso, i comportamenti controproducenti. Il secondo passo riguarda la riflessione sia sull’utilità sia sugli effetti di questi continui controlli/comportamenti controproducenti, permettendo di mettere in risalto gli aspetti negativi. Il terzo passo è volto a ridurre o interrompere sia i comportamenti di controllo che quelli controproducenti. Un altro obiettivo è quello di ridurre il ripetuto confronto con la prestazione altrui che le persone perfezioniste mettono in atto riflettendo sulle conseguenze di questi confronti attraverso la valutazione del fine di tale confronto e l’identificazione degli aspetti e delle persone sulle quali si esegue il confronto. Dopo aver identificato tali conseguenze, è necessario ridurre la frequenza di questi comportamenti aumentando il focus dell’attenzione attraverso l’osservazione di altre caratteristiche della persona con cui ci si confronta. Inoltre, tale modulo fornisce all’individuo delle strategie immediate per gestire gli stati emotivi legati alla prestazione senza modificare il comportamento attraverso la “procedura delle cose da dire” e delle “cose da fare” seguendo istruzioni pre-determinate.

Il terzo modulo è volto ad affrontare la procrastinazione. Tale meccanismo può essere affrontato individuando sia le aree della vita in cui si verifica, sia le sue conseguenze; si invita la persona sia a provare a cambiare il comportamento per testare cosa succederà, che a utilizzare la “procedura di risoluzione dei problemi” per affrontare la procrastinazione, ma anche altri problemi legati al perfezionismo; infine, vengono indicate delle procedure per migliorare la gestione del tempo, che molte volte sembra scorrere troppo velocemente, e la gestione degli impegni eccessivi.

Il quarto modulo si propone di affrontare gli evitamenti volti a valutare la propria prestazione, identificando le conseguenze dell’esporsi alle prestazioni evitate, elencando le situazioni evitate, pianificando i passi necessari per effettuare l’esposizione, compilando la scheda di automonitoraggio durante l’esposizione e rivedendo l’esito del tentativo di esposizione il giorno seguente. L’esposizione risulta indispensabile poiché permette di raccogliere informazioni contrarie alla previsione che l’individuo perfezionista ha riguardo l’andamento della prestazione e permette di sviluppare un sistema di valutazione di sé più articolato permettendo di scoprire sia i propri limiti, ma anche le proprie qualità.

Il quinto modulo si pone l’obiettivo di affrontare gli errori di ragionamento e può essere utilizzato in parallelo ai due moduli precedenti quando rimane difficile raggiungere gli obiettivi proposti. Gli errori di ragionamento più comuni messi in atto dalle persone perfezioniste sono il pensiero dicotomico del tipo “tutto o nulla”, l’attenzione selettiva, il doppio standard, predizione negativa/catastrofizzazione e magnificazione/minimizzazione. La strategia della ristrutturazione cognitiva permette di affrontare tali distorsioni.

Nel modulo successivo, il perfezionismo è paragonato a un DVD che costituisce uno degli stati mentali della persona e che si attiva in maniera automatica. Arrivati a questo punto, la persona perfezionista dovrebbe essere riuscita a ridurre il tempo impiegato nella preoccupazione della prestazione. Le strategie utilizzate in questo modulo sono volte a identificare gli stimoli e le prime scene del “DVD perfezionismo” per poi decentrarsene immediatamente, anche attraverso l’interruzione dei pensieri critici sulla prestazione, la sostituzione di regole rigide con linee guida più flessibili, esplorando l’origine del perfezionismo, gestendo i commenti sulla prestazione e bilanciando l’accettazione e il cambiamento. Decentrarsi dal “DVD perfezionismo” appena si inizia ad attivare è estremamente importante poiché esso impedisce agli altri DVD mentali, ovvero altri stati mentali come lo sport, la famiglia, gli hobby, ecc., di attivarsi a causa dei comportamenti che si rinforzano e aumentano sempre di più una volta attivato il “DVD perfezionismo”.

Il programma termina con il modulo che si pone l’obiettivo di individuare i meccanismi di mantenimento residui e la prevenzione delle ricadute, individuando le circostanze più rischiose per la riattivazione del “DVD perfezionismo” e preparando un piano di mantenimento e uno che aiuta a gestire le “scivolate”.

Il libro, inoltre, presenta in appendice uno schema riassuntivo delle procedure e degli strumenti utilizzati nelle varie fasi del programma. Un’altra sezione dell’appendice si rivolge a parenti ed amici che hanno acquistato il volume perché pensano che una persona a loro cara abbia un problema di perfezionismo e gli fornisce delle indicazioni su come affrontare tale problematica con lei. Infine, vengono indicati degli indirizzi utili su centri che possono fornire informazioni e/o che applicano la terapia presentata nel volume.

Messaggio pubblicitario L’uso ideale della guida è come supporto alla CBT-E specialistica. La CBT-E (terapia cognitivo comportamentale migliorata) si basa sulla teoria cognitivo comportamentale transdiagnostica dei disturbi dell’alimentazione: la teoria analizza principalmente i processi cognitivi e i comportamenti implicati nel mantenimento dei disturbi dell’alimentazione.

La teoria propone che in alcuni pazienti possano essere presenti uno o più fattori di mantenimento aggiuntivi quali il perfezionismo clinico, la bassa autostima nucleare e le difficoltà interpersonali. I fattori di mantenimento aggiuntivi, se presenti, interagiscono con quelli specifici nel perpetuare il disturbo dell’alimentazione creando un ulteriore ostacolo al cambiamento, soprattutto in comorbilità con il perfezionismo clinico: i terapeuti infatti, hanno potuto constatare che la presenza del perfezionismo clinico nel paziente era un fattore prognostico negativo nella terapia.

Pertanto, il Centro per la ricerca sui disturbi dell’alimentazione di Oxford (CREDO), diretto dal prof. Fairburn, partendo dalla definizione di “perfezionismo clinico” proposta da Shafran che ne ha descritto la psicopatologia centrale come “l’eccessiva dipendenza della valutazione di sé dall’inseguimento e raggiungimento di standard personalmente esigenti in almeno un dominio altamente saliente nonostante le conseguenze avverse”, ha proposto un modello di mantenimento cognitivo comportamentale del perfezionismo clinico. Da questo modello è derivata la CBT del perfezionismo che può essere somministrata da sola o in aggiunta a un trattamento specialistico evidence-based per il disturbo di Asse I in cui il perfezionismo si esprime e che è stato illustrato nel manuale Vincere il perfezionismo.

Tale manuale può quindi essere anche usato da uno specialista all’interno di un modulo aggiuntivo che affronta il perfezionismo clinico in concomitanza al trattamento di un disturbo psicologico, come ad esempio si fa nella terapia cognitivo comportamentale transdiagnostica dei disturbi dell’alimentazione. Oppure può essere usato in forma di auto-aiuto (puro e guidato) in associazione alla terapia specialistica, all’interno di un trattamento specialistico.

La forma di auto-aiuto può essere una valida alternativa per le persone che non hanno possibilità economiche per affrontare un trattamento specialistico o non hanno specialisti disponibili vicino al loro luogo di residenza.

La maggior parte della ricerca sul trattamento del perfezionismo si è concentrata sulla CBT condotta da sola e fino ad ora è supportata da studi sperimentali su casi singoli, da uno studio randomizzato e controllato condotto su un piccolo campione di soggetti e da una meta analisi. Complessivamente questi studi hanno evidenziato che il trattamento è efficace non solo nel determinare miglioramenti clinicamente significativi nei livelli di perfezionismo nel 75% dei soggetti con diagnosi di disturbo d’ansia e depressione ma anche di avere un effetto specifico sul disturbo di Asse I, riducendo, fino a dimezzare, il numero di individui che avevano quelle diagnosi.

Nel manuale Vincere il perfezionismo le fasi del programma rispecchiano fedelmente la terapia cognitivo comportamentale ambulatoriale e riportano la descrizione dettagliata delle procedure e degli strumenti usati dal trattamento. Nel trattamento le fasi sono aggiuntive poiché ogni passo aggiunge qualcosa a quello precedente, pertanto si consiglia di partire dall’inizio seguendo le indicazioni. Molto utile per il lettore è anche la parte volta a comprendere il dominio in cui si esprime il perfezionismo, e prima ancora, se si ha un problema di perfezionismo, grazie alle informazioni fornite nella prima parte del libro, dando la possibilità al soggetto di valutare se si rispecchi in quanto riportato. Inoltre, fornisce anche un test di valutazione che può aiutare a valutare se si ha o si è a rischio di avere questo problema.

Nonostante l’apparente complessità del modello proposto, il manuale è di facile comprensione e si rivolge sia a persone che soffrono delle conseguenze del loro perfezionismo e che intendono seguire un trattamento cognitivo-comportamentale, sia ai familiari e amici che vogliono aiutare la persona perfezionista, sia agli psicoterapeuti che vogliono applicare un protocollo di intervento cognitivo-comportamentale in modo strutturato. Il testo risulta, inoltre, motivante e validante della sofferenza realmente esperita dalle persone perfezioniste, rassicurando il soggetto che l’obiettivo della terapia non sarà quello di abbassare i suoi standard, bensì di partire dalle aree libere da questo “meccanismo perverso”, mettendo in risalto come molte volte la prestazione possa migliorare anche con uno sforzo minore e fornendo incentivi per sviluppare una valutazione di sé meno dipendente dall’inseguimento e dal raggiungimento di standard elevati.

Nella guida vengono, inoltre, indicati alcuni consigli utili per usare il programma nel modo migliore quali iniziare bene per aumentare la fiducia sulla possibilità di cambiare, evitare le interruzioni, non adottare comportamenti e attitudini perfezioniste nei confronti del trattamento, considerare il programma come un nuovo inizio, dedicare il tempo necessario, non aspettarsi progressi facili e costanti, seguire il programma passo per passo, considerare il perfezionismo come un tallone di Achille e sapere che nella vita ci sarà un costante confronto con il perfezionismo, questo permette di avere una buona motivazione evitando battute d’arresto.

Il libro, soffermandosi sui meccanismi che innescano lo stato mentale del perfezionismo, permette alla persona che soffre di comprendere come tale sofferenza possa essere mantenuta e quali siano i comportamenti e pensieri disfunzionali messi in atto, inoltre vengono proposti esempi pratici e consigli per affrontare i vari moduli. Molto utili sono anche le schede proposte per lavorare durante la settimana. Infatti, gli autori forniscono del materiale scaricabile in forma pdf che fa parte del manuale ed è utilizzabile come ausilio sia per il terapeuta che per l’individuo perfezionista.

 

VOTA L'ARTICOLO
(voti: 2, media: 4,50 su 5)

Consigliato dalla redazione

Perfezionismo sul lavoro: costi e vantaggi per le persone - Psicologia

Perfezionismo nei contesti organizzativi: gli effetti sul lavoro

Perfezionismo: alcuni recenti studi lo riportano in crescita negli ultimi anni. Come gestire al meglio una tendenza che può diventare patologica

Bibliografia

  • Camporese, L., Sartirana, M., Dalle Grave, R. (2012). Vincere il perfezionismo. Un programma basato sulla terapia cognitivo comportamentale. Verona: Positive Press.
  • Fairburn, C. G., Cooper, Z., Shafran, R., Bohn, K., & Hawker, D. M. (2008). Clinical perfectionism, core low self-esteem and interpersonal problems. In C. G. Fairburn (Ed.), Cognitive behavior therapy and eating disorders (pp. 197-221). New York: The Guilford Press.
  • Shafran, R., Cooper, Z., & Fairburn, C. G. (2002). Clinical perfectionism: a cognitive-behavioural analysis. Behaviour Research and Therapy, 40(7), 773-791.
  • Shafran, R., Cooper, Z., & Fairburn, C. G. (2003). “Clinical perfectionism” is not “multidimensional perfectionism”: a reply to Hewitt, Flett, Besser, Sherry & McGee. Behaviour Research and Therapy, 41(10), 1217-1220.
  • Riley, C., Lee, M., Cooper, Z., Fairburn, C. G., & Shafran, R. (2007). A randomised controlled trial of cognitive-behaviour therapy for clinical perfectionism: a preliminary study. Behaviour Research and Therapy, 45(9), 2221-223
  • Halmi, K. A., Tozzi, F., Thornton, L. M., Crow, S., Fichter, M. M., Kaplan, A. S., Bulik, C. M. (2005). The relation among perfectionism, obsessive-compulsive personality disorder and obsessive-compulsive disorder in individuals with eating disorders. International Journal of Eating Disorders, 38(4), 371-374.
State of Mind © 2011-2020 Riproduzione riservata.
Condividi
Messaggio pubblicitario