Frozen: indegnità e controllo nella vita di Elsa – La LIBET nelle narrazioni

Si ripercorre la storia delle protagoniste di Frozen e in particolare ci si concentra su Elsa, indagando i suoi temi, piani e il processo di invalidazione

ID Articolo: 171248 - Pubblicato il: 03 febbraio 2020
Frozen: indegnità e controllo nella vita di Elsa – La LIBET nelle narrazioni
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Frozen – Il regno di ghiaccio è un film d’animazione (2013) diretto da Chris Buck e Jennifer Lee, prodotto dalla Walt Disney Pictures Studios. Le prime scene inquadrano la relazione protettiva e sicura presente tra le due principesse, le quali si differenziano per la vivacità, noncuranza delle regole e iperattività di Anna da un lato e per la posatezza di Elsa dall’altro.

La LIBET nelle narrazioni – (Nr. 4) Frozen

 

Messaggio pubblicitario L’ambientazione maggiormente ripresa è il Regno di Arendelle, situato nella penisola Scandinava, dove vivono le protagoniste del film: Elsa e Anna (inizialmente insieme ai loro genitori).

Le prime scene inquadrano la relazione protettiva e sicura presente tra le due principesse, le quali si differenziano per la vivacità, noncuranza delle regole e iperattività di Anna da un lato e per la posatezza di Elsa dall’altro.

La dinamica di gioco, che ha un ruolo di apertura nel film, evidenzia una relazione basata sul tentativo di Elsa di soddisfare il desiderio di aumento dell’adrenalina della sorella, che non presta attenzione al pericolo, bensì si lascia completamente trasportare dal divertimento.

Elsa, fin da subito, manifesta una capacità di previsione del pericolo e tentativi, a tratti goffi, di controllare la vivacità della piccola Anna (‘Shhhh’, ‘Anna attenta!’).

Tema e piano semi-adattivo:

Il momento di apprendimento del piano semi-adattivo di Elsa non è ben chiarificato nel film, si potrebbe ipotizzare che sia stata la richiesta genitoriale di responsabilità in quanto sorella maggiore ad aver creato in Elsa quel comportamento di contenimento alle condotte iperattive della sorella; ipotesi a cui non possiamo dare conferma o disconferma basandoci esclusivamente sugli elementi presenti nel film.

Ciò che invece è possibile rintracciare con certezza è il momento in cui le strategie acquisiscono le caratteristiche rigide e invalidanti, esplicitate in Elsa attraverso comportamenti estremamente controllanti (piano prescrittivo) ed evitanti (piano prudenziale).

L’episodio che acquisisce importanza si rintraccia proprio in uno dei momenti di gioco delle due sorelle già descritto in precedenza. Elsa, che fin dalla nascita si contraddistingue per la magia di creare il ghiaccio, colpisce involontariamente alla testa la sorella Anna, lasciandola priva di sensi.

All’arrivo dei genitori, il padre esordisce spaventato ‘Elsa cosa hai fatto!’, frase che può avere avuto un’influenza nell’elaborazione dell’evento traumatico nella principessa maggiore.

I genitori decidono di portare la piccola Anna dai Troll al fine di salvarle la vita, i quali riferiscono che l’unica soluzione per farlo è quella di cancellare il ricordo dei poteri di Elsa nella piccola Anna, pur mantenendo i momenti rappresentativi del legame tra di loro. Inoltre, aggiungono che il dono di Elsa può divenire una maledizione se la principessa non impara a governare le proprie emozioni, quindi i suoi poteri.

Messaggio pubblicitario Il Re e la Regina di Arendelle decidono di tenere Elsa chiusa nella sua stanza, lontana dal mondo esterno e da Anna, con l’obiettivo di aiutarla ad imparare a controllare la sua emotività. In questo tentativo di apprendimento di controllo, le difficoltà di Elsa sono visibilmente presenti, al punto tale che tanto più cerca di controllarsi, tanto più fatica a controllare la magia del ghiaccio. Insieme all’utilizzo di strategie di controllo (piano prescrittivo), quali utilizzo di guanti e monitoraggio costante di se stessa e dei suoi poteri, si uniscono le strategie di evitamento (piano prudenziale) quali l’allontanamento da tutte le situazioni sociali.

Queste strategie proteggono Elsa dalla sua più grande sensibilità: essere indegna (sbagliata e pericolosa). ‘Se ferisco gli altri con i miei poteri significa che sono indegna, cosa che per me è terribile o insopportabile per cui devo controllare le mie emozioni e le mie relazioni con il mondo esterno per prevenire, evitare, sopprimere e non posso fare altrimenti’.

Invalidazione:

La morte dei genitori e il raggiungimento dei 21 anni, quindi la proclamazione di Elsa come Regina, la costringono a rivalutare i suoi comportamenti protettivi del proprio tema.

Elsa, che è costretta ad esporsi alla società durante la cerimonia (quindi a rendere flessibile il suo piano prudenziale), tenta,  attraverso il rimuginio e il controllo, di gestire la propria emotività, quindi i propri poteri, al fine di adempiere ai suoi doveri di futura regina (piano prescrittivo).

A fine cerimonia, Elsa, ormai divenuta Regina, ha una discussione con Anna. La principessa, innamoratasi la sera stessa del Principe Hans, chiede la benedizione della Regina per la proclamazione delle nozze, quindi per portare di nuovo la vita e le relazioni sociali all’interno del palazzo. Questa immagine porta Elsa direttamente in contatto con il proprio tema e fa scattare in lei un atteggiamento protettivo di rifiuto rispetto alla richiesta così improvvisa della sorella. Durante la discussione Anna sfila inconsapevolmente il guanto a Elsa, la quale spaventata e arrabbiata, non gestisce più le sue emozioni e si palesa con i suoi poteri a tutto il Regno.

A seguito di questo episodio invalidante, Elsa si rifugia libera e sola nella montagna del Nord (‘No Anna, il mio posto è qui, da sola, senza poter ferire nessuno’).

In conclusione, l’invalidazione del piano di Elsa la porta in contatto direttamente con il suo tema (sono sbagliata), quindi alla conseguente manifestazione della sintomatologia. L’evitamento estremo non adattivo di Elsa nella montagna del Nord è, infatti, identificabile come sintomo dell’invalidazione del piano.

La manifestazione sintomatologica è evidente anche dallo stato emotivo negativo esplicitato da Elsa attraverso il canto, che è caratterizzato da significati dolorosi, di solitudine e forte senso di colpa.

Solo successivamente, attraverso un percorso di accettazione di se stessa, Elsa riuscirà a stare in contatto con il suo tema, attraverso comportamenti più flessibili e funzionali, che le permetteranno di stare nuovamente nella società e di lasciarsi vedere dal mondo per la persona che è, nella sua interezza.

 

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