L’effetto della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) sugli schemi di memoria emotiva nei pazienti depressi

Per indagare il funzionamento della memoria emotiva in pazienti con depressione è stata utilizzata la Theta Burst Stimulation (TBS), una nuova forma di TMS

ID Articolo: 171838 - Pubblicato il: 10 febbraio 2020
L’effetto della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) sugli schemi di memoria emotiva nei pazienti depressi
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Un recente studio (Bovy et al., 2020) propone un’analisi del funzionamento degli schemi della memoria, tenendo conto della distorsione della memoria nei pazienti con depressione, che hanno schemi negativi particolarmente forti.

 

Messaggio pubblicitario Uno dei principali sintomi cognitivi nella depressione è la maggior probabilità che gli individui depressi hanno di ricordare informazioni e materiale negativo rispetto agli individui senza depressione. Secondo il modello cognitivo di Beck (1967), le distorsioni della memoria congruenti con l’umore possono essere un meccanismo cognitivo che gioca un ruolo importante nel mantenimento della depressione. In quest’ottica, se un individuo è triste o depresso, una distorsione della memoria congruente con l’umore comporta una maggior accessibilità dei ricordi negativi e la rievocazione di tali ricordi può mantenere o esacerbare l’umore depresso, il quale può, a sua volta, richiamare sempre più ricordi negativi dando vita ad un circolo vizioso.

I meccanismi neurali alla base di queste distorsioni sono ancora parzialmente sconosciuti e sono stati principalmente attribuiti al ruolo dell’amigdala e alla sua modulazione dell’ippocampo. Tuttavia, il concetto di schema recentemente ripreso e applicato nelle neuroscienze cognitive può far luce sui meccanismi neurali alla base della distorsione della memoria nella depressione. L’elaborazione della memoria correlata allo schema si riferisce all’integrazione delle informazioni congruenti appena acquisite in una struttura di conoscenza esistente superordinata e adattabile (lo schema), che porta ad un’efficienza di codifica e consolidamento superiore. In termini più semplici, le nuove informazioni che si adattano bene a questo schema, vengono generalmente ricordate meglio.

Un recente studio (Bovy et al., 2020) propone un’analisi del funzionamento degli schemi della memoria, tenendo conto della distorsione della memoria nei pazienti depressi i quali hanno schemi negativi particolarmente forti che portano ad un miglioramento della codifica e del consolidamento delle esperienze negative, spiegando probabilmente l’alto tasso di recidiva nella depressione. Oltre ai cambiamenti nella memoria, i pazienti mostrano anche alterazioni del sonno, il quale ha un ruolo importante nel consolidamento dei ricordi.

Per indagare questa relazione, i ricercatori hanno stimolato la corteccia prefrontale mediale (mPFC), utilizzando la Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS) neuronavigata nel gruppo di controllo e la Theta Burst Stimulation (TBS) nel gruppo sperimentale. La TBS è una nuova forma di TMS in cui gli impulsi magnetici sono applicati in un certo schema chiamato burst. Studi di ricerca con TBS hanno dimostrato di produrre effetti simili, se non maggiori, sull’attività cerebrale rispetto alla stimolazione magnetica transcranica ripetitiva standard (rTMS). Le procedure TMS convenzionali in genere durano fino a 37 minuti per sessione, mentre la TBS può durare pochi minuti; il modello di TBS standard consiste in tre raffiche di impulsi emessi a 50 Hz e ripetuti ogni 200 ms.

Le ipotesi dello studio erano le seguenti:

  • La stimolazione attiva (TBS) diminuisce il numero di item critici totali ricordati erroneamente.
  • L’effetto della stimolazione (TBS) influenza in modo specifico gli schemi negativi a causa della loro attivazione dopo l’induzione dell’umore negativo, con conseguente riduzione della distorsione della memoria negativa rispetto al gruppo di controllo.
  • La quantità di sonno REM nella notte tra la codifica e il recupero è correlata al numero di item critici che sono falsamente ricordati.

Il campione finale comprendeva 40 soggetti (26 femmine, 14 maschi) di età compresa tra i 18 e i 34 anni.

Messaggio pubblicitario Lo studio consisteva in tre sessioni attuate in giorni separati. In primo luogo, i partecipanti sono stati preparati per l’intervento TMS; successivamente, essi hanno compilato i questionari di base: Beck Depression lnventory (BDI-I), State-Trait Anxiety Inventory (STAI), NEO Five-Factor Inventory (NEO-FFI), Morningness-eveningness questionnaire (MEQ), Pittsburgh Sleep Quality Index (PSQI), questionario sul sonno dell’Ospedale di St. Mary (SMH) e il Positive and Negative Affect Schedule (PANAS). Infine, per monitorare il sonno è stato collegato il sistema EEG portatile per la base delle registrazioni. Nella prima sessione sperimentale, in seguito alla stimolazione TMS e alla compilazione dei questionari SMH e PANAS, l’umore negativo è stato indotto guardando diversi filmati. Dopo il film, è stato somministrato un secondo PANAS per sondare l’efficacia dell’induzione dell’umore. In seguito, i partecipanti hanno ricevuto una seconda stimolazione TMS o TBS mirata alla mPFC. In un laboratorio comportamentale adiacente, i partecipanti hanno poi eseguito il compito emotivo di codifica in cui era chiesto di ricordare il maggior numero possibile di parole. È stata utilizzata una versione adattata del compito di falsa memoria Deese-Roediger McDermott (DRM, Roediger & Mcdermott 1995).

Infine, è stato compilato un terzo PANAS ed è stato collegato nuovamente l’EEG portatile per il sonno. Il giorno seguente, durante la seconda sessione sperimentale, i partecipanti hanno richiamato liberamente quante più parole codificate possibili, e hanno poi eseguito un compito di riconoscimento. Dopo aver completato tutti i compiti, i soggetti hanno risposto alle domande di debriefing sullo scopo dello studio.

I risultati del presente studio sembrano supportare il coinvolgimento della mPFC nell’elaborazione della memoria dello schema emotivo, poiché l’inibizione dell’mPFC con la stimolazione continua del theta burst (TBS) ha diminuito il falso riconoscimento nel gruppo sperimentale rispetto al gruppo di controllo. Ancora più importante, dopo un’induzione dell’umore negativa, è emersa una differenza di gruppo nel rapporto tra il riconoscimento di item postivi e negativi; qui la stimolazione attiva ha specificamente diminuito il falso riconoscimento di item negativi. In supporto a questo risultato, i gruppi sperimentali differivano anche nel rapporto dei tempi di reazione tra il riconoscimento dell’item positivo e negativo, dimostrando che non solo la memoria, ma anche la velocità di recupero, veniva influenzata dalla stimolazione. Infine, la potenza theta frontale (sonno REM) durante la notte tra la codifica e il recupero non era correlata alla quantità di item critici riconosciuti, né con il rapporto tra il riconoscimento di item positivi e negativi.

In conclusione, in accordo con le prime due ipotesi dello studio, i risultati mostrano una correlazione significativa tra schemi di memoria emotiva correlati alla mPFC e distorsioni della memoria congruenti all’umore; l’inibizione della mPFC dopo l’attivazione di uno schema negativo sembra essere in grado di ridurre specificamente gli schemi negativi. I ricordi negativi possono essere uno strumento prezioso per scopi terapeutici e, alla luce di queste nuove scoperte, sarebbe utile esplorare ulteriormente le possibilità di manipolare schemi emotivi.

 

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