Il razzismo e la discriminazione legata all’appartenenza a un gruppo etnico: uno sguardo ai fenomeni e alle loro conseguenze

Uno studio ha esaminato l'atteggiamento verso la diversità culturale a scuola e gli esiti in termini di salute mentale in relazione a esperienze di razzismo

ID Articolo: 170998 - Pubblicato il: 15 gennaio 2020
Il razzismo e la discriminazione legata all’appartenenza a un gruppo etnico: uno sguardo ai fenomeni e alle loro conseguenze
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Il razzismo può essere definito in generale come insieme di comportamenti, pratiche, credenze e pregiudizi che sono alla base di ingiuste disuguaglianze tra gruppi nella società basate sull’etnia, sulla cultura o sulla religione.

Roberta Carugati – OPEN SCHOOL Studi Cognitivi Milano

 

Messaggio pubblicitario La discriminazione basata sull’etnia si verifica quando tali comportamenti e le pratiche ad essi associati sfociano in disuguaglianze e ingiustizie tra i diversi gruppi all’interno della stessa società (Berman e Paradies, 2010). Questa definizione comprende diverse forme di razzismo, come la violenza razziale, ma anche forme più sottili come l’esclusione basata sull’appartenenza ad un gruppo etnico. La discriminazione basata sull’etnia può verificarsi a livello individuale, interpersonale, sociale e della comunità.

I bambini e i giovani sono particolarmente vulnerabili gli effetti dannosi del razzismo (Sanders-Phillips, 2009; Williams e Mohammed, 2009). Il razzismo ha il potenziale per influenzare negativamente lo sviluppo dei bambini e giovani adulti, con conseguenze negative per la salute e il benessere, sia durante infanzia che nelle altri restanti fasi della vita (Priest, Paradies et al., 2013).

Ciò include esperienze dirette di razzismo in cui i bambini e i giovani stessi sono gli obiettivi, ma anche esperienze vicarie come ascoltare abusi o essere testimoni di atti di razzismo (Kelly, Becares et al., 2012; Priest, Paradies et al., 2012).

In assenza di razzismo, i benefici della diversità culturale producono una migliore produttività, creatività tra gli studenti e un migliore livello di benessere nelle scuole (Pagina 2007).

Soprattutto le scuole si configurano come luoghi chiave nella vita di bambini e giovani dove si sperimentano le varie dinamiche delle relazioni tra pari, oltre che essere essenziali per l’apprendimento accademico e le abilità sociali (Mansouri e Jenkins, 2010). Le scuole sono anche luoghi privilegiati in cui i bambini imparano a relazionarsi in contesti culturali di diversità e imparano a comprendere la propria identità e senso culturale di appartenenza in una società multiculturale (Walton, Priest et al., 2014). Inoltre le scuole svolgono un ruolo importante nella formazione degli atteggiamenti verso la diversità culturale e la comprensione del razzismo (Paluck e Green, 2009; Walton, Priest et al., 2013). Le scuole, come microcosmo della società, riflettono anche più ampi atteggiamenti sociali verso la diversità culturale e il razzismo. In quanto ambiente interculturale, molto spesso sono presenti tensioni e atteggiamenti di razzismo (Mansouri e Jenkins, 2010).

Durante il corso della vita, i bambini che sperimentano una qualche forma di razzismo e discriminazione diretta e/o indiretta,  possono sviluppare più tardi nel corso della vita problemi di salute fisica e/o mentale. Inoltre, le recenti ricerche suggeriscono che anche le esperienze indirette possono influenzare lo sviluppo del bambino arrecando problematiche relative alla salute (Kelly, Becares et al., 2012).

Globalmente, il razzismo sta ricevendo crescente attenzione come fattore importante per la salute psicofisica (Braveman, Egerter et al., 2011). E’ presente infatti un corpo crescente di prove epidemiologiche che mostrano forti associazioni tra razzismo subito e problemi di salute in età adulta riscontrati in gruppi di minoranze appartenenti a Paesi con economia meno sviluppata  (Brondolo, Brady et al., 2011, Brondolo, Hausmann et al., 2011). C’è anche un crescente numero di studi che considera gli effetti della discriminazione razziale sul bambino e sulla salute giovanile (Priest, Paradies et al., 2013). Questi studi mostrano una forte correlazione tra razzismo ed esiti negativi sulla salute mentale nell’età infantile e giovanile. Tra i disturbi presenti si riscontrano ansia, depressione, uso di sostanze e problemi comportamentali. Ulteriori studi stanno dimostrando come sia presente anche una correlazione tra razzismo subito e l’insorgenza di patologie relative alla salute fisica, come basse difese immunitarie o disturbi alimentari e obesità.

Uno studio condotto in Australia nel 2011 da LEAD Education (The Localities accepting and embracing diversity) ha esaminato le esperienze raccontate dal personale e dagli studenti di nove scuole nel distretto di Victoria (Priest, Perry et al., 2014).

I dati sono stati raccolti tramite questionari self-report. Le variabili esplorate hanno riguardato anche l’atteggiamento nei confronti della diversità culturale e gli esiti in termini di salute mentale degli studenti in relazione ad esperienze di razzismo.

I questionari indirizzati allo staff hanno indagato e raccolto, oltre ai dati anagrafici, la presenza o assenza di esperienze dirette di razzismo all’interno del contesto scolastico, testimonianze di episodi di razzismo anche nei confronti di genitori e la qualità delle relazioni interculturali all’interno della comunità scolastica.

I questionari indirizzati agli alunni hanno avuto lo scopo di indagare la presenza/assenza di atteggiamenti di eguaglianza nei confronti di tutti gli studenti, indipendentemente dall’etnia o dal background, di esperienze dirette o indirette di razzismo e presenza/assenza di sentimenti di tristezza e solitudine negli studenti.

I questionari sono stati distribuiti a 444 membri del personale scolastico (48,9% di donne con fascia di età media di 35-39 anni). La maggior parte del personale è nato in paesi di lingua inglese e il 13,4% (n = 59) è nato in paesi non di lingua inglese.

Messaggio pubblicitario I questionari indirizzati agli studenti, hanno riguardato un campione di 264 studenti (54,2% femmine) con un’età media di 11,2 anni (DS = 2,2). Circa un terzo degli studenti (37,6%) era nato in paesi di lingua inglese come i loro genitori, il 29,3% era nato in paesi di lingua inglese ma aveva genitori nati in paesi esteri, il 25,1% di studenti era nato in paesi non anglofoni come i loro genitori e infine l’8 % non conosceva la provenienza di uno o entrambi i genitori.

I risultati hanno mostrato che mentre la maggior parte del personale ha riferito che la loro scuola promuoveva una cultura dell’uguaglianza, appartenenza e sostegno alla diversità, quasi la metà dello staff ha tuttavia riferito di aver visto o vissuto esperienze dove i loro studenti erano vittime di episodi di razzismo da parte di altri studenti.

Oltre un terzo (33,2%) degli studenti ha riportato esperienze dirette di razzismo a scuola e oltre un quinto (22,5%) ha sperimentato almeno una forma di razzismo diretto ogni giorno.

Esperienze di razzismo diretto e indiretto riferite dagli studenti sono state riscontrate come abbastanza comuni, con quasi la metà degli studenti nati in paesi non anglofoni che hanno sperimentato almeno una forma di razzismo diretto una o più volte al mese, in particolare la più comune sembrava essere verbale (gli veniva detto di non essere australiani). Quasi un quarto degli studenti ha dichiarato di avere subito almeno un tipo di razzismo diretto ogni giorno.

Le esperienze indirette di razzismo sono state più comuni delle esperienze dirette: due terzi degli studenti hanno riferito di aver visto o sentito altri studenti venire chiamati con nomi o presi in giro a causa del loro background culturale.

Inoltre i risultati hanno mostrato come gli studenti delle classi elementari abbiano subito un maggior numero di episodi di razzismo rispetto agli studenti delle scuole secondarie. Studenti nati in paesi stranieri con genitori non australiani hanno riportato un maggior numero di esperienze di razzismo diretto.

Esperienze di razzismo hanno avuto effetti dannosi sul benessere degli studenti come si evidenzia dalla presenza di sentimenti di solitudine e di tristezza in tutti i gruppi demografici.

La maggior parte degli studenti ha segnalato alti livelli di promozione di eguaglianza da parte dei loro insegnanti e da altri adulti presenti a scuola.

Solo la metà degli studenti ha riportato atteggiamenti positivi verso studenti appartenenti ad altri gruppi culturali.

Questi risultati sostengono fortemente la necessità di efficaci interventi scolastici per prevenire la discriminazione attraverso l’istituzione di cambiamenti organizzativi e politici. Questi risultati suggeriscono inoltre che gli interventi per promuovere una cultura dell’uguaglianza a scuola possano avere un impatto positivo sulle esperienze ed emozioni di solitudine per tutti gli studenti.

Il contrasto tra le esperienze degli studenti e le percezioni del personale potrebbe significare che alcuni membri del personale non siano pienamente consapevoli del comportamento discriminatorio che si svolge tra le mura scolastiche. Le esperienze di razzismo subite dagli studenti e gli effetti risultanti di queste esperienze potrebbero dover essere comunicate in modo più chiaro al personale scolastico al fine di creare un maggior supporto e favorire interventi più specifici a favore della promozione della diversità culturale.

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