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Stereotipi e pregiudizi nei bambini. Origini del fenomeno e strategie di intervento a scuola

Stereotipi e pregiudizi nei bambini: in un momento storico come questo, le famiglie e la scuola dovrebbero favorire la curiosità e l'inclusione

ID Articolo: 164272 - Pubblicato il: 17 aprile 2019
Stereotipi e pregiudizi nei bambini. Origini del fenomeno e strategie di intervento a scuola
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“Maestra io vicino ad Abdul non ci voglio stare, perché è nero e puzza!” “Maestra ma perché gli arabi vogliono invaderci? Io li odio perché non vogliono farci più credere a Gesù”

Isabel Canicatti e Alessandra Sheila Vincitore

 

E’ più facile spezzare un atomo che un pregiudizio.
(Albert Einstein)

 

Messaggio pubblicitario San Giorgio fino al 15 Luglio “Maestra io vicino ad Abdul non ci voglio stare, perché è nero e puzza!” “Maestra ma perché gli arabi vogliono invaderci? Io li odio perché non vogliono farci più credere a Gesù”. Spaccati di vita quotidiana, all’interno di una classe terza elementare. I casi come questi sono rari, per fortuna, ma esistono e purtroppo sono in continuo aumento. E’ vero che le caratteristiche delle società e i relativi cambiamenti si riflettono nello psichismo del singolo, come dimostrato già all’inizio del ‘900 dagli studi di Linton e Kardiner (Kardiner, 1973), e che stiamo vivendo in un’epoca segnata dall’odio verso il diverso, soprattutto se nero e povero, ma è altresì innegabile che fenomeni di razzismo ci sono sempre stati. Cosa sta cambiando allora? A nostro avviso, il fattore più preoccupante è che tali fenomeni si stiano diffondendo sempre più anche tra i bambini, come dimostra anche un recente fatto di cronaca avvenuto in una scuola di Gerenzano (VA), dove ad una bambina di colore è stato detto “Con te non gioco perché sei nera, non ti prendo per mano perché sei sporca”.

Ma cerchiamo di affrontare il problema con ordine.

Stereotipi e pregiudizi: le basi del razzismo

Innanzitutto che cos’è il razzismo? Il razzismo è un fenomeno che si basa sull’idea, scientificamente errata, che esistano delle differenze biologiche tali per cui alcune razze possono essere definite superiori a delle altre; tale ideologia è sempre stata usata storicamente per giustificare forme di oppressione e discriminazione nei confronti degli stranieri.

Il concetto di razza, studiato nel tempo (Linneo, 1735) oggi viene categoricamente disconfermato: non si può definire la differenziazione della razza umana, come avviene per gli animali, quindi si è sostituito al concetto di razza quello di etnia, che invece sposta l’accento su una differenziazione culturale e antropologica tra i gruppi umani, più che biologica e genetica.

Ma cosa porta un gruppo ad essere razzista nei confronti di un altro? Il fenomeno si può spiegare considerando i processi mentali che influenzano la percezione degli altri e che portano alla formazione di stereotipi e pregiudizi.

Con pregiudizio intendiamo la tendenza a considerare in maniera ingiustamente sfavorevole le persone appartenenti a un determinato gruppo sociale; a questo concetto si lega strettamente anche quello di stereotipo, una credenza radicata che porta gli individui a giudicare malamente un altro gruppo o un’altra categoria sociale (Mazzara, 1997). Lo stereotipo è un insieme di rappresentazioni mentali che contengono la nostra conoscenza, le nostre credenze e aspettative circa un gruppo sociale. Essi assomigliano molto a degli schemi mentali, poiché utilizzandoli, noi non facciamo altro che adoperare una scorciatoia mentale affidandoci all’ipotesi che chi rientra in una determinata categoria avrà probabilmente le caratteristiche proprie di quella categoria. Lo stereotipo può degenerare in pregiudizio e portare alla valutazione dei soggetti in base alla loro appartenenza a gruppi percepiti come significativamente diversi dal nostro, sulla base di voci e/o opinioni comuni e quindi di generalizzazioni (Arcuri, 1995).

Ma come fanno pregiudizi e stereotipi a diffondersi nella società, portando alla diffusione di veri e propri fenomeni di razzismo anche tra i più piccoli? Per rispondere a questa domanda ci viene in aiuto la Teoria dell’identità sociale (Tajfel, 1999), secondo cui c’è una parte della nostra identità, l’identità sociale appunto, che deriva dal fatto di appartenere a un determinato gruppo (ingroup), che quindi va valorizzato e categorizzato positivamente, anche al fine di aumentare la propria autostima, in contrapposizione ad altri gruppi (outgroup), formati da individui che non hanno le caratteristiche dei membri dell’ingroup e che quindi vanno connotati in modo negativo, sminuiti e svalorizzati.

Stereotipi e pregiudizi nei bambini: tra sviluppo cognitivo e cause ambientali

Messaggio pubblicitario NETWORK CLINICA Questi processi si attivano molto precocemente: molti studi degli ultimi decenni, che si sono occupati di indagare la questione dei pregiudizi e degli stereotipi in età evolutiva, infatti, hanno dimostrato che, al netto delle influenze sociali, sin dai primissimi anni di vita i bambini iniziano a sviluppare un senso di appartenenza all’ingroup che genera pregiudizi e stereotipi verso l’outgroup (Arcuri & Cadinu, 1998). Tutto questo sarebbe legato ai normali processi di categorizzazione e alle scorciatoie cognitive insite nello sviluppo cognitivo e già messi in luce da Piaget (Piaget, 1999). Verso i 7 anni, quando i bambini giungono a uno stadio del pensiero più flessibile e meno legato ai principi di economizzazione, la rigidità e la persistenza dei pregiudizi e degli stereotipi inizia ad allentarsi e ad influenzare meno le credenze e le azioni dei bambini, che iniziano a valutare le differenze anche come fattori positivi per discriminare i soggetti e conoscere cose nuove.

Al di là della dimensione cognitiva dobbiamo però anche considerare che i bambini assorbono tutto ciò che accade nel loro ambiente, mezzi di comunicazione e gruppo dei pari compresi, ed è innegabile che anche questo abbia delle ricadute su pensieri, atteggiamenti e comportamenti. Per evitare che crescano rafforzando i loro pregiudizi è importante, quindi, che gli adulti di riferimento (famiglia, insegnanti, educatori) siano un buon esempio, sia a livello di dialogo che di comportamento e che intervengano immediatamente di fronte agli atteggiamenti discriminanti e scorretti dei bambini. In una società come la nostra, sempre più globalizzata e multietnica, è fondamentale educare al rispetto della diversità. Per questo si dovrebbe parlare di razzismo ai bambini: bisognerebbe “sfruttare” la loro curiosità nei confronti di ciò che è diverso, facendo nascere in loro la voglia di aprirsi alle diversità attraverso la scoperta del mondo circostante.

Stereotipi e pregiudizi: come combatterli a scuola per sconfiggere il razzismo

Incoraggiare bambini e ragazzi ad assumere la prospettiva di un individuo appartenente ad un gruppo stigmatizzato e ad empatizzare con lui, può portare ad una riduzione del pregiudizio, per le generazioni future, nei confronti dell’intero gruppo e all’attuazione di comportamenti di aiuto.

Siccome nell’età scolare la dimensione del gruppo dei pari è di grande importanza, a scuola si possono proporre diverse attività collegiali per riflettere sul tema: partendo dalla lettura di una storia o di un fatto di cronaca, in base all’età dei bambini, si può attivare un circle-time o un brainstorming, in cui i bambini a turno esprimo il proprio parere sull’argomento, mentre l’adulto interviene solo come moderatore in caso di necessità. E’ importante ricordare che la modificazione del comportamento è molto più efficace quando accompagnata dalla riflessione e dal dialogo, piuttosto che attraverso la sterile imposizione di norme.

Per altre attività si può sfruttare il cooperative learning, per cui, ad esempio, i bambini divisi in gruppi ricercano usanze e tradizioni dei paesi del mondo per poi presentarli alla classe; questo tipo di lavoro sfrutta molto la curiosità dei bambini, di cui sono per natura molto dotati, e soprattutto nelle classi dove sono presenti bambini stranieri, aiuta l’inclusione, facilita i bambini a conoscersi meglio e a cementificare l’identità di classe.

Insegnare, quindi, la diversità ai bambini come naturale e necessaria può essere il modo migliore per cercare di superare o quantomeno arginare i pregiudizi e gli stereotipi.

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Bibliografia

  • Arcuri L. (1995). Manuale di Psicologia Sociale. Il Mulino: Bologna.
  • Arcuri, L., & Cadinu, M. R. (1998). Gli stereotipi. Il Mulino: Bologna.
  • Kardiner, A., (1973). Le frontiere psicologiche della società. Il Mulino: Bologna.
  • Linneo, C. (1975). Prima Edizione. Systema Naturae. Theodorum Haak: Rotterdam.
  • Mazzara, B. M., (1997). Stereotipi e pregiudizi. Il Mulino: Bologna.
  • Piaget, J., (1999). La nascita dell’intelligenza nel bambino. La Nuova Italia: Venezia.
  • Tajfel, H. (1999). Gruppi Umani e Categorie Sociali. Il Mulino: Bologna.
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