Paura delle altezze? I vantaggi della realtà virtuale in uno studio di Daniel Freeman, Professore dell’Università di Oxford

Un importante studio ha mostrato l'alta efficacia della terapia con realtà virtuale, rispetto a quella vis à vis, nel trattamento della paura delle altezze

ID Articolo: 171651 - Pubblicato il: 30 gennaio 2020
Paura delle altezze? I vantaggi della realtà virtuale in uno studio di Daniel Freeman, Professore dell’Università di Oxford
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Daniel Freeman, psicologo, professore e ricercatore presso la University of Oxford, ha co-fondato l’Oxford VR, un’azienda spin-off dell’Università stessa che utilizza tecnologie immersive automatizzate per la terapia allo scopo di sviluppare dei trattamenti clinicamente validati e convenienti da un punto di vista economico.

Daniel Freeman aprirà con una lectio magistralis la prima European Conference on Digital Psychology che si terrà a Milano il 19 e 20 Febbraio 2021 organizzata dalla Sigmund Freud University.

 

Messaggio pubblicitario Nell’Oxford VR sono stati realizzati diversi studi in questi anni. Uno degli ultimi studi condotti sull’uso della realtà virtuale (virtual reality, VR) a scopo terapeutico è stato pubblicato nel 2018 sulla rivista The Lancet Psychiatry e riguarda la paura di volare, o acrofobia, un disturbo d’ansia molto diffuso.

Secondo un recente sondaggio dell’Eurodap (Associazione Europea Disturbi Attacchi di Panico, 2018) 6 italiani su 10 soffrono di aerofobia. Data la frequenza di questo disturbo d’ansia, si ritiene importante poter sviluppare delle tecniche terapeutiche destinate al trattamento della “paura di volare”.

La fobia del volo può essere considerata una fobia specifica capace di determinare una paura travolgente e debilitante, sproporzionata rispetto al rischio effettivo. Tale emozione può generare sintomi tra cui nausea, aumento della sudorazione, aumento della frequenza cardiaca e tremori. La presenza di queste sgradevoli e talvolta terrificanti sensazioni emotivo-fisiologiche conducono spesso le persone ad evitare l’oggetto, fonte della fobia. Così le persone il cui timore maggiore è quello di volare, tenderanno ad evitare di volare, rinunciando a grandi opportunità lavorative, a piacevoli vacanze oppure trovandosi a svolgere queste attività prendendo altri mezzi di trasporto, riducendo indubbiamente le emissioni di CO2 , ma sacrificando al contempo il proprio tempo e disperdendo grandi quantità di risorse.

Aiutare le persone a fronteggiare la paura del volo, così come altre forme fobiche, permette loro di aumentare il proprio benessere e diviene, per questo, focus principale di setting clinici e laboratori di ricerca. Daniel Freeman, a questo proposito, ritiene che la realtà virtuale abbia il potenziale di aumentare sostanzialmente l’accesso ai migliori trattamenti psicologici, i quali possono divenire automatizzati e così accessibili a basso costo e su larga scala. Inoltre, essendo il trattamento in VR più rapido e coinvolgente di un trattamento in vivo, si ritiene che i pazienti possano mostrare una maggiore aderenza all’intervento.

Ho appena finito le mie sedute, ne ho fatte quattro in totale. La settimana scorsa, dopo la mia terza sessione, sono andato al Westgate [un negozio in centro]; la differenza nella mia capacità mentale di affrontare l’altezza è stata incredibile. In precedenza, non mi sarei mai avvicinato ai bordi, stavo quasi penzolando, guardando in verticale giù.

Nel presente studio randomizzato e controllato il professor Freeman ed i suoi collaboratori hanno prescritto a 100 persone con paura dell’altezza, reclutate tramite annunci radiofonici, una terapia in VR (n. 49) oppure il proseguo delle proprie cure abituali, generando così il gruppo di controllo (n. 51).

La terapia in realtà virtuale presupponeva la progettazione di un software automatico capace di presentare un coach avatar il cui scopo era quello di supportare il paziente all’interno del programma (sei sessioni di 30 minuti in due settimane), con compiti interattivi in un edificio virtuale di dieci piani. La presenza di uno psicologo reale è stata predisposta per motivi di sicurezza.

Messaggio pubblicitario È stato innanzitutto somministrato un questionario di interpretazione delle altezze (Heights Interpretation Questionnaire, HIQ) e, in seguito al trattamento VR/trattamento abituale, la paura dell’altezza è stata rivalutata, ricorrendo all’utilizzo di ulteriori strumenti psicometrici, ottenendo i seguenti risultati: i pazienti assegnati al gruppo di trattamento virtuale hanno visto la propria paura dell’altezza ridursi maggiormente rispetto ai partecipanti del gruppo di controllo. Gli stessi benefici sono stati mantenuti nella misurazione di followup. Lo strumento psicometrico utilizzato è un questionario composto da 16 item capace di indagare l’angoscia, l’ansia e l’evitamento delle altezze reali. Le misure secondarie sono state registrate tramite un questionario sull’acrofobia (acrophobia questionnaire, AQ), un questionario sull’evitamento (Improving Access to Psychological Therapies, IAPT phobia scale–avoidance) ed un questionario sulla sensazione di disagio provocata dal simulatore VR (Simulator Sickness Questionnaire, SSQ).

Inoltre, sono state osservate delle riduzioni nel miglioramento nell’evitamento per quanto riguarda il gruppo sperimentale, rispetto al gruppo di controllo. Nel gruppo sperimentale è stato inoltre registrato un aumento del disagio relativo alla simulazione. Si auspica che, nel tempo, le migliorie tecnologiche potranno garantire minori sensazioni sgradevoli.

È stato ritenuto al contempo che i partecipanti, selezionati tramite pubblicità radiofonica, non siano esattamente rappresentativi di una popolazione generale, in quanto potrebbero essere più ricettivi di altre persone. Nonostante questa limitazione si ritiene che ci siano tutti i presupposti per proseguire in questa direzione, implementando gli studi di laboratorio inerenti l’uso delle tecnologie digitale a livello terapeutico.

Di seguito la testimonianza di un partecipante allo studio:

Tutto quello che pensavo sarebbe stato, non lo è stato. Mi aspettavo che sarebbe stato come un gioco, che sarebbe stato qualcosa che non avrebbe risvegliato i miei sensi. Mi sono ritrovato anche dopo il terzo piano, quarto piano, ad andare in piedi, nervoso, ansioso per quello che sta per succedere al prossimo scalino. Ha decisamente spinto i limiti (…) e poi mi sono fatto superare. Ora che è fatta, dopo la mia quarta seduta, devo dire che mi sento meglio per questo. Ho già sperimentato nelle settimane per vedere come sarebbe in un ambiente di vita reale (…). Penso che il mio timore delle altezze ora sia sicuramente molto meglio di prima.

 

Contatti per informazioni: digitalconference@milano-sfu.it

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