Soddisfazione corporea: il ruolo dell’orientamento sessuale nel mediare le differenze di genere nella percezione del proprio corpo

Soddisfazione corporea: qual è il ruolo dell’orientamento sessuale nel mediare le differenze di genere nella percezione del proprio corpo?

ID Articolo: 168866 - Pubblicato il: 04 ottobre 2019
Soddisfazione corporea: il ruolo dell’orientamento sessuale nel mediare le differenze di genere nella percezione del proprio corpo
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Un recente studio eseguito da Basaba e colleghi (2019) su di un vasto campione della popolazione Neozelandese, si è proposto di indagare il ruolo dell’orientamento sessuale nel mediare le differenze di genere circa la propria soddisfazione corporea.

 

Messaggio pubblicitario L’immagine corporea è stata definita come “l’immagine che abbiamo nella nostra mente della forma, dimensione, taglia del nostro corpo e i sentimenti che proviamo rispetto a queste caratteristiche e rispetto alle singole parti del nostro corpo” (Slade, 1988). È possibile pensarla come l’esperienza in terza persona del proprio corpo come oggetto, o il corpo-oggetto Hussleriano, il Korper; a questo si contrappone invece il Leib, il corpo vissuto dal suo interno, una percezione incarnata, anche detta propriocezione, determinata dagli input sensomotori che danno vita invece allo schema corporeo di un individuo.

Per quanto sia vissuta in terza persona, l’immagine corporea non riesce a godere di piena oggettività, risultando influenzata dalle attitudini personali, da varie componenti affettive e comportamentali che da ultimo modificano l’esperienza individuale impattando in particolare sull’autostima del soggetto (Posavac & Posavac, 2002). Sono così le valutazioni e le emozioni connesse all’esperienza del proprio corpo, a determinare infine la soddisfazione corporea di un individuo (Dittmar, 2009; Stice & Shaw, 2002).

In ambito clinico una scarsa soddisfazione corporea è risultata connessa all’insorgenza e al mantenimento di disturbi alimentari o dismorfofobici, depressione, ansia e uso di sostanze (Griffiths et al., 2018a; Griffiths, Murray, Dunn & Blasshill, 2017), è stato inoltre riscontrato da diversi studi indipendenti come le donne riportino generalmente livelli di soddisfazione corporea significativamente più bassi (Furnham, Badmin, & Sneade, 2002; McGuinness & Taylor, 2016; Peplau et al., 2009), risultando dunque più vulnerabili a tali problematiche.

Studi recenti sulla soddisfazione corporea rivolti a popolazioni specifiche, ad esempio analizzando i tassi riscontrati nella popolazione degli uomini omosessuali, hanno suggerito come l’orientamento sessuale possa essere un moderatore: essi infatti hanno riportato livelli di insoddisfazione statisticamente superiore rispetto alla media degli uomini eterosessuali, ottenendo punteggi equiparabili a quelli delle donne eterosessuali (Beren et al., 1996; Peplau et al., 2009); inoltre, la casistica circa l’incidenza di disordini alimentari o l’aderenza a regimi ortoressici nella popolazione omosessuale sembra dare ulteriore conferma di tale aspirazione ad un ideale di magrezza ed un corpo muscoloso (Yean et. Al., 2013). È stato ipotizzato che la maggior attenzione riservata dagli uomini verso l’aspetto estetico del proprio partner, sia il motivo per cui gli uomini che aspirino ad avere partner sessuali maschili incorrano, così come le donne eterosessuali, nella tendenza a monitorare costantemente il proprio aspetto e a percepirsi come oggetti-sessuali, anche detta auto-oggettificazione, a causa dei rigidi standard estetici culturalmente imposti (Fredrickson and Roberts’, 1997).

Le donne omosessuali, contrariamente a quanto si potrebbe semplicisticamente pensare, non presentano dei pattern speculari: sembrerebbe infatti che nonostante vi sia tra queste donne un atteggiamento generalmente più accettante e accogliente delle diverse fisicità, che rigetta l’aderenza a canoni estetici propri della narrativa dominante sull’aspetto che il corpo di una donna dovrebbe avere, questa modalità di pensiero potrebbe essere frutto dell’ingresso nella sottocultura lesbica in età adulta. Ciò tuttavia non è sufficiente a proteggere le donne dall’interiorizzazione già in età precoce degli imperativi perpetrati dalla cultura di riferimento; queste donne presentano, secondo alcune ricerche, dei profili di insoddisfazione corporea equiparabili a quelle delle donne eterosessuali (Koff, Lucas, Migliorini, & Grossmith, 2010; Peplau et al., 2009; Yean et al., 2013).

Inoltre, ricerche precedenti hanno messo in luce come gli uomini bisessuali riportassero livelli di soddisfazione corporea maggiori rispetto agli uomini omosessuali, e di come invece nelle donne bisessuali non si riscontrassero differenze significative rispetto alle donne eterosessuali o omosessuali (Yean et al., 2013; Polimeni et al., 2009), fenomeno ancora una volta attribuibile all’internalizzazione degli ideali estetici della cultura dominante.

Messaggio pubblicitario Un recente studio eseguito da Basaba e colleghi (2019) su di un vasto campione della popolazione Neozelandese pari a 21.937 individui, si è proposto di indagare il ruolo dell’orientamento sessuale nel mediare le differenze di genere circa la propria soddisfazione corporea.

Il campione preso in considerazione comprendeva uomini e donne cisgender, che si identificassero quindi con il sesso biologico di appartenenza, i quali hanno definito liberamente il proprio orientamento sessuale per poi venire assegnati alle categorie eterosessuale, omosessuale/lesbica o plurisessuale (categoria comprensiva dell’orientamento bisessuale e pansessuale). I partecipanti hanno inoltre fornito un indice della propria soddisfazione corporea esprimendo un punteggio da 1 a 7.

L’analisi della covarianza tra il genere e l’orientamento sessuale ha messo in luce dei risultati non sempre in linea con le aspettative degli autori: come già rilevato nelle precedenti ricerche si è riscontrata anche in questo caso una maggiore soddisfazione corporea esperita dai maschi eterosessuali rispetto ad ogni altra categoria considerata; le donne lesbiche riportavano livelli di soddisfazione corporea superiori ai maschi omosessuali, i quali in assoluto riferivano i livelli di soddisfazione più bassa tra tutte le categorie. Per le donne plurisessuali e le donne eterosessuali la differenza di soddisfazione rispetto agli uomini gay è risultata statisticamente non rilevante. Contrariamente all’ipotesi degli autori si è inoltre rilevato come uomini plurisessuali abbiano espresso punteggi di soddisfazione corporea equiparabili a quelli degli uomini gay.

Il presente studio sembra quindi supportare l’idea che il desiderio di divenire attraenti allo sguardo maschile, possa essere il fattore determinante nello spiegare le differenze di genere riscontrate in letteratura. Ricerche future potrebbero ad esempio prendere in considerazione il sesso del partner attuale nel modulare le attitudini verso il proprio corpo, dal momento che è facile immaginare come essere impegnati in una relazione con un partner dell’uno o dell’altro sesso possa in qualche modo influenzare la pressione percepita verso l’aderenza a dei canoni proposti dall’immaginario maschile; allo stesso modo è necessario comprendere come anche identità di genere non conformi (ad esempio individui intersessuali o transessuali) possano acquisire ed eventualmente interiorizzare tali canoni estetici, con conseguenze rilevanti per la percezione dell’immagine corporea, spesso riportata come particolarmente problematica in questi casi (Jones, Haycraft, Murjan, & Arcelus, 2016).

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