EMDR e Disturbi Sessuali (2019) – Recensione del libro

Quando l'origine dei disturbi sessuali si rintraccia nella condizione traumatica, l’EMDR si rivela un'utile integrazione al lavoro psicoterapeutico.

ID Articolo: 168915 - Pubblicato il: 07 ottobre 2019
EMDR e Disturbi Sessuali (2019) – Recensione del libro
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EMDR e Disturbi Sessuali, scritto da Elena Isola e Bruna Maccarone, conduce il lettore nella approfondita conoscenza di due costrutti: la sessualità come elemento fondamentale dell’esperienza soggettiva e l’E.M.D.R. (Eye Movement Desensitizazion and Reprocessing), quale metodo per la cura di alcune patologie oggigiorno ampiamente diffuse.

 

Messaggio pubblicitario La sessualità è un aspetto centrale dell’essere umano lungo tutto l’arco della vita […]” sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità, definendone gli aspetti del sesso, identità, ruolo di genere, orientamento sessuale, erotismo, piacere, intimità e riproduzione, allargando il concetto ad aspetti del nostro essere importanti e trasversali.

La sessualità non è dovere, è piacere condiviso, non è performance, ma ricerca intima di contatto, non è ansia, ma luogo sicuro dove incontrare la persona amata. Questa è parte del messaggio del libro. Parte scandita dalla presenza dell’evento traumatico e dell’insorgenza del trauma, freno feroce dell’intimità e libertà di darsi all’altro per accedere allo sviluppo, costruzione e libero godimento del diritto alla soddisfazione sessuale; ecco allora il ruolo del sessuologo, archeologo delle memorie implicite, incorporate nei tessuti della nostra vita, che insieme al paziente scava e propone una soluzione, l’EMDR viene in aiuto come strumento aggiuntivo nella cassetta degli attrezzi del professionista.

EMDR e Disturbi Sessuali, scritto da Elena Isola e Bruna Maccarone, conduce il lettore nella approfondita conoscenza di due costrutti; la sessualità come elemento fondamentale dell’esperienza soggettiva e l’E.M.D.R. (Eye Movement Desensitizazion and Reprocessing) quale metodo per la cura di alcune patologie oggigiorno ampiamente diffuse.

Con le sue parole, Isabel Fernandez spiega che l’EMDR nacque quale metodo innovativo nel trattamento del disturbo da stress post-traumatico, diventando poi il punto di riferimento per le cure di molte psicopatologie, fino a rivelarsi un intervento efficace e mirato nel contesto della sessuologia.

L’obiettivo di questo libro è proprio condividere una buona prassi in quest’ambito di intervento.

La sessualità, depurata da elementi quali tabù e stigma, viene raccontata lungo l’asse storico alla luce delle evoluzioni cliniche e scientifiche, dove l’atteggiamento di ricerca ha prevalso sui pregiudizi sociali, culturali e religiosi, prendendo in prestito dal modello BioPsicoSociale (BPS) il concetto di cura. Qui prende origine l’idea di utilizzare l’EMDR nel trattamento dei disturbi sessuali, ponendo il professionista della salute in condizioni di lavorare sui livelli cognitivo, emotivo e corporeo. La malattia vista nella prospettiva più ampia, così come la patologia sessuale come espressione specifica, di fatto non è inquadrata nella cornice puramente biologica, ma definita con la visione multidisciplinare; pertanto la relazione tra soggetto e ambiente pone in secondo piano l’interesse esclusivo per il sintomo/patologia (relazione causa-effetto indotta da un fattore eziologico biologico).

Il cambiamento di approccio è palesemente osservabile nel DSM 5, dove dall’analisi del testo emerge e si “sottolinea l’importanza del criterio del distress, del disagio soggettivo che il paziente avverte. [..] L’importanza data alla valutazione del distress nella diagnosi di una disfunzione sessuale evidenzia la pregnanza dell’aspetto soggettivo e relazionale in tale ambito.” Successivamente il manuale usa un linguaggio e concetti più di competenza del professionista. Il modello teorico, suddiviso e spiegato con una buona penna, conduce il lettore nel campo della pratica clinica, fertile di strumenti utili ma, probabilmente, poco pratici per i profani.

Messaggio pubblicitario Un capitolo dedicato alla suddivisione nosografica dei disturbi sessuali segue quello, ben sviluppato e conciso, sulla storia della sessuologia. Quest’ultimo argomento, che potrebbe essere interessante per il non competente, indubbiamente formativo per il professionista, partendo dalla spiegazione psicopatologica dataci da Freud, conduce il lettore a confrontarsi con le ultime letture multidimensionali. Gli autori introducono la disfunzione sessuale definendola come un’anomalia del processo generante il ciclo della risposta sessuale o dolore associato al rapporto sessuale.

Ed ecco che il ruolo della qualità della relazione interpersonale che si ritrova nella lettura del paragrafo che classifica le disfunzioni sessuali femminili, non ci abbandona. Elemento codesto ormai caratterizzante la visione presentata dagli autori. Questi ultimi sottolineano come:

oggi si è concordi nel definire il desiderio sessuale come un complesso costrutto che deve essere inserito in un’ottica multidimensionale. In particolare il desiderio femminile sarebbe più sfumato e genitale rispetto a quello maschile, articolandosi prevalentemente intorno alla qualità della relazione.

Nella pratica clinica, i professionisti rintracciano la descrizione dei disturbi sessuali nel DSM5, riferimento condiviso dalla comunità scientifica e clinica; nell’opera di comprensione il lettore non è lasciato solo nel rigore nosografico. Gli autori, per rendere maggiormente fruibile l’attuale significato nosografico delle patologie, propongono il confronto tra le definizioni proposte nelle versioni precedenti del DSM e l’odierna.

Nell’approfondimento, il nuovo modo di pensare, di approcciarsi al mondo attraverso il nostro essere globale, uomini e donne assaporano il gusto del cambiamento attraverso il quale avviene la comprensione e remissione del disturbo sessuale. Detto in altre parole, condurre uno stile di vita maggiormente sano; aspetto che è in linea con i risultati di studi recenti in ambito eziopatologico su cui l’attenzione non era ancora stata posta dai ricercatori (es. infiammazione cronica). Proposta rafforzata dagli autori quando sostengono che

la sessualità del nuovo millennio sia rivolta verso quello che sembriamo o che vogliamo essere, e che ci allontani dalle relazioni interpersonali e sociali che sono alla base di un percorso comune tra un uomo o una donna.

Con uno stile linguistico pregevole, gli autori spiegano in modo comprensibile, ma non superficiale, il processo che conduce alla genesi della traumatizzazione e, soprattutto, quali sono gli effetti nel soggetto vittima di esperienze traumatiche. Quando i disturbi sessuali sono da imputare a origine traumatiche, “l’utilizzo del metodo EMDR si rivela essere un trattamento efficace e risolutivo”. Si favoriscono così l’elaborazione e l’integrazione delle esperienze stressanti.

In ultima analisi, i disturbi sessuali emergono come risposta a diversi aspetti del vissuto della persona. Quando l’origine si rintraccia nella condizione traumatica, il lavoro psicoterapeutico può essere integrato con l’EMDR. Per concludere, la teoria dell’attaccamento è lo sfondo dal quale emerge la cornice concettuale che delinea il protocollo EMDR per il trattamento delle disfunzioni sessuali, nel capitolo dedicato sono elencate al professionista le fasi specifiche del trattamento.

Dopo l’attenta analisi delle fasi e suggerimenti teorici organizzati in paragrafi strutturati come strumenti, un esempio di caso clinico aiuta il lettore nella lettura pratica del lavoro clinico. Non viene preso in considerazione solo il trattamento dell’individuo, bensì anche della coppia. Si completa in tal modo il ventaglio di possibilità di trattamenti che il professionista può attuare.

 

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Bibliografia

  • Isola E., Maccarrone B. EMDR e Disturbi Sessuali (2019). Astrolabio Ubaldini
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