Body shaming e oggettivazione sessuale: descrizione e rapporto tra i due fenomeni

Il body shaming è una critica sull'aspetto fisico e più in generale sulla persona, che si subisce da parte di altri attraverso dei commenti denigratori

ID Articolo: 167611 - Pubblicato il: 29 agosto 2019
Body shaming e oggettivazione sessuale: descrizione e rapporto tra i due fenomeni
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Il body shaming è un fenomeno molto diffuso sul web perché chi lo attua sente di essere protetto da un nome falso o dalle frasi simili proferite da altri, inoltre non sembra soffermarsi sulla numerosità indefinita di soggetti che leggeranno un commento, che potrebbe restare, essere rimosso, o riciclato da altri utenti fino ad aumentare in maniera esponenziale il numero dei visualizzatori.

 

Messaggio pubblicitario Il body shaming è una denigrazione sull’aspetto estetico che si estende a varie parti del corpo, mentre l’ oggettivazione sessuale è la considerazione degli individui come oggetti tesi al soddisfacimento sessuale, privati delle caratteristiche umane e quindi deumanizzati (Calogero et. al 2012; Rollero & De Piccoli, 2017).

Questi due fenomeni appaiono interrelati e predominanti nelle critiche sull’aspetto estetico che recenti e pregressi avvenimenti hanno esposto al pubblico di internet. In tal senso, alcune modelle e personaggi pubblici, ad esempio, hanno ricevuto commenti sprezzanti sul peso corporeo o per l’assenza del trucco sul viso, come se la bellezza rispondesse a precisi canoni che perfino la moda, per certi versi, cerca di abbattere, valorizzando varie estetiche.

L’oggettivazione sessuale e il body shaming: come interagiscono

Chi esercita un body shaming è solitamente insoddisfatto del proprio aspetto fisico, può maturare l’idea che le donne siano sessualmente desiderabili solo se soddisfano standard elevati e irraggiungibili, consistenti in diete rigide, un esercizio fisico esasperante, un parossistico e interminabile controllo sui cambiamenti corporei. Chi lo riceve, per di più, è predisposto ad interiorizzare l’occhio critico con cui il pubblico diffamante le osserva, sviluppando disturbi alimentari, stati depressivi, l’ansia di apparire sempre al meglio con notevoli conseguenze sull’identità e sul benessere psicofisico (Rollero & De Piccoli, 2017).

A questo si aggiunge anche una cultura sessista, il perfezionismo estetico e le denigrazioni subite nella storia di sviluppo, nonché una struttura di personalità improntata sulla sensibilità al giudizio esterno il cui nucleo del sé è oscillante e ostacola la doverosa distanza dai pensieri altrui (Guidano & Liotti, 2018; Guidano, 2013).

Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe, esistono anche altri body shaming dove l’eccessiva magrezza o il trucco elaborato sono oggetto di pesanti critiche, che sottintendono comunque il desiderio di umiliare il bersaglio.

In sostanza le donne che rivolgono critiche sulle altre reagirebbero alla loro insoddisfazione corporea, puntellando chi mostra, in quel momento, caratteristiche fisiche che giudicano incompatibili con quegli standard di bellezza a cui aspirano, specialmente se appartengono a personaggi desiderabili da un pubblico maschile. Show girls, modelle, influencers impiegano molto tempo a curare il proprio aspetto, propendendo sovente verso canoni irrealistici, pertanto sono i bersagli perfetti perché il confronto percepito è assolutamente impari. Gli haters, pertanto, selezionano la più piccola imperfezione per sminuirle e rassicurarsi che la loro bellezza vale meno di quello che la maggior parte pensa.

Messaggio pubblicitario Non molto tempo addietro, compariva sui social un video dove la giovane e fresca supermodella namibiana Behati Prinsloo, moglie di Adam Levine, l’ambitissimo leader dei Maroon 5, si mostrava al naturale per la sua beauty routine: pullulavano commenti sulla bellezza, ma anche pesanti critiche per le piccole imperfezioni che compaiono in ogni donna e dovrebbero essere considerate assolutamente normali. Lo stesso accade per i rumors attuali su Lady Gaga e Bradley Cooper, in ragione dei quali certe donne non hanno perso occasione per paragonare Miss Germanotta alla storica modella di Intimissimi Irina Shayk, proclamando l’ennesimo divario estetico.

Un punto importante, spesso trascurato, è che esiste una vastità di argomenti da intavolare: ad esempio, alla notizia della presunta relazione tra la cantante e l’attore, alcuni reagiscono con indignazione per una storia terminata dopo poco tempo, solidarietà verso una bambina che vedrà i genitori separarsi in tenera età, ironia sulla veridicità del contenuto e così via. Alla luce di quanto esposto, si ipotizza che la prevalenza di schemi di giudizio su di sé e sull’altro, localizzati sulla fisicità, porti l’hater a focalizzare l’attenzione sull’aspetto esteriore, minimizzando o accantonando le altre componenti, come in questo caso l’ipotesi di una relazione che termina e di un’altra che incomincia (Bara, 2005).

Body shaming: meccanismi psicologici dell’hater e conseguenze per le vittime

Come anticipato sopra, chi esordisce con commenti denigratori ha la precisa intenzione di minare l’autostima della ragazza in questione, rivelando però l’invidia nei suoi confronti. Nella maggioranza dei casi sono cresciute con l’idea che la bellezza sia la chiave principale per il successo e l’autostima, pertanto sono inclini ad osservare se stesse e gli altri come pensano che un uomo possa guardarle. Non maturano, pertanto, una complessità di rappresentazioni interne relativamente al concetto di femminilità e seduzione e alle caratteristiche dell’essere umano, mostrano una mancanza di empatia e spesso un’incapacità di assumersi le responsabilità di ciò che hanno scritto, minimizzando le critiche e mostrando di non conoscere alcuna differenza tra un parere costruttivo e distruttivo.

Il body shaming, infatti, accade frequentemente nel web perché, chi lo attua, sente di essere protetto da un nome falso, dalle frasi simili proferite da altri o dalla distanza interposta dal dispositivo. In più, non sembra soffermarsi sulla numerosità indefinita di soggetti che leggeranno un commento, che potrebbe restare, essere rimosso, o riciclato da altri utenti fino ad aumentare in maniera esponenziale il numero dei visualizzatori. In altre parole tali soggetti non riflettono né sull’effetto delle loro azioni, né sull’impatto emotivo sulla vittima, con le conseguenze potenzialmente devastanti l’autostima.

Se le critiche influenzano la giornata, il lavoro o lo studio, nonché i rapporti con gli altri, si è già in presenza di un campanello d’allarme che dovrebbe destare l’attenzione. Chi è oggetto del body shaming non può fare altro che lavorare su se stessa, alimentando una doverosa distanza dai pensieri degli altri, positivi o negativi che siano, ricercando una sicurezza interna da nutrire e curare continuamente attraverso un percorso psicoterapico. In tal senso, allenandosi a pensare autonomamente sarà meno vulnerabile agli attacchi esterni, nonché attribuirà meno importanza alla villania dei commenti, sperimentando maggior serenità e prevenendo gli effetti devastanti dei potenziali scompensi psicopatologici, come i disturbi alimentari, la fobia sociale e i disturbi depressivi.

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Bibliografia

  • Bara, B. (2005). Nuovo manuale di psicoterapia cognitiva. Bollati Boringhieri.
  • Calogero, R.M. (2012). Objectification Theory, Self Objectification and Body Image in Thomas F. Cash, editor.
  • Enciclopedia of Body Image and Human Appearence, Vol 2. San Diego. Accademic Press; 2012, pp. 574-588.
  • Guidano, V. (2013). La complessità del sé. Bollati Boringhieri
  • Guidano, V., Liotti, G. (2018). Processi cognitivi e disregolazione emotiva. Apertamente web.
  • Rollero, C., De Piccoli, N. (2017). Self Objectification and Personal Values. An Exploratory Study. Front Psychol. 2017; 8: 1055.
  • Wallace, P. (2016). La psicologia di Internet. Scienza e Idee.
  • Zanardo, L. (2010). Il corpo delle donne. Feltrinelli.
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